Bookchiacchierando: Un disperato bisogno di pop di Massimo Coppola

Bookchiacchierando

Un disperato bisogno di pop di Massimo Coppola

Non credo di avervi mai detto di essere una fedele lettrice della rivista musicale Rolling Stone. Credo che sia fantastica, piena Massimo Coppoladi spunti musicali e non, di ogni genere. Una finestra rock sul mondo.
Non temete, non voglio recensirvi la rivista, ma voglio proporvi uno stralcio dell’edizione di Maggio. 
Massimo Coppola, direttore editoriale della rivista, cura ogni mese l’editoriale di apertura della rivista in cui presenta un po’ quelli che saranno i contenuti, ma fa molto di più. O almeno questo mese mi sono ritrovata ad annuire fermamente davanti alla prima pagina. Ecco due spezzoni che tenevo a farvi leggere. Vi anticipo che quando Coppola parla di pop, non si riferisce al genere musicale, ma a qualsiasi prodotto culturale che diventa mainstream.

[…] Segnalerei dunque al nostro Primo ministro che cominciare a insegnare storia della musica, del cinema e della letteratura a scuola, fin dalle elementari, potrebbe essere un passo avanti gigantesco. Senza un pubblico esigente, che abbia gli strumenti per capire e quindi emozionarsi di fronte a un prodotto culturale, pop, complesso, stratificato, che si presti a letture diverse e reazioni diverse, se ne produrranno sempre meno di prodotti così. È il capitalismo, baby. Senza domanda non c’è offerta. Io voglio (disperatamente) che tutti i bambini di 6 anni sappiano chi sono i Beatles, perché poi capiscano meglio Fabri Fibra. Voglio che venga insegnato loro come si guarda un video e com’è fatto, perché poi sappiano distinguere tra un’inquadratura riuscita e una fatta a cazzo di cane. Con una scuola un po’ diversa – e non basta una legge, serve una visione – avremmo una televisione diversa, proprio ora che il suo ruolo centrale è in diCopertina Rolling Stonescussione, avremmo una pop culture diversa. Più ricca e più divertente; più contraddittoria e più combattiva; con più futuro davanti che passato dietro le spalle.

[…] Ciò che è interessante non deve per forza piacerci – lo so è una brutta botta nel mondo dei like, ma ci ho sempre creduto e sempre ci crederò. Una cosa interessante è più figa di una che mi piace e basta. Una cosa ti piace magari solo perché è la canzone che c’era su a casa dei genitori della Vanessa quando hai limonato per la prima volta – cosa importantissima, ma non può diventare l’unico punto di vista. Se ti fermi lì sei spacciato. Ascolterai la stessa canzone tutta la vita, pensando che siano tante canzoni diverse. […]

Ecco, ovviamente il discorso viene in questo caso principalmente applicato alla musica, ma vale sicuramente anche per i libri. Vale anzi ancora di più, perché mentre per la musica non c’è bisogno di un’educazione all’ascolto, perché quasi tutti ascoltano musica, non quasi tutti leggono, anzi.
Cosa succederebbe se i bambini italiani studiassero davvero la letteratura? Se i testi di antologia delle scuole elementari non fossero finalizzati solo a fornire esempi di grammatica o di tecnica, ma avessero proprio lo scopo di far conoscere e amare la lettura e la scrittura? Non dico che un bambino di sei anni debba studiare Alessandro Manzoni, ma perché non far leggere loro brani tratti da I Promessi Sposi, magari semplificati, magari quelli più leggeri.
you are what you listen to Forse quegli stessi bambini, qualche anno dopo, saranno in grado di apprezzare la letteratura contemporanea. Io voglio (disperatamente) che tutti i bambini di 6 anni sappiano chi sono i Beatles, perché poi capiscano meglio Fabri Fibra. vuol dire anche Io voglio (disperatamente) che tutti i bambini di 6 anni sappiano chi è Charles Dickens, perché poi capiscano meglio J.K.Rowling, Umberto Eco, Stephen King.
Perché conoscendo i classici, i grandi, usati come modelli, ogni lettore può essere in grado di distinguere e riconoscere la bellezza, scinderla dal prodotto vuoto.

Solo se noi siamo in grado di comprendere prodotti stratificati, complessi, interpretabili, allora se ne produrranno, allora la letteratura avrà un futuro. Mercato, dice Coppola.
Si comincerebbe a leggere di più, non solo ciò che piace. Si aprirebbero gli orizzonti di chi legge solo magari romanzi rosa o gialli (senza sminuire i generi, solo per fare esempi), perché è tutto ciò che crede di poter apprezzare, o perché lo ha sempre fatto. Se ti fermi lì sei spacciato.
Io ho sempre ascoltato tutti i generi musicali, e parlando di questo editoriale con mia madre lei mi ha detto che è stata lei a farmi sempre ascoltare tutta la musica, così come leggo libri che spaziano dai classici agli young-adult (che nell’800 se li sognavano), perché in fondo mi hanno insegnato così. Sempre mia mamma mi ha detto che non ha senso ascoltare solo musica anni ’80, perché è quella che ascoltava, o solo musica di oggi, per essere alla moda…
C’è quindi ovviamente la base dell’educazione, dell’istruzione, che è importantissima e sottovalutata. Certo, io oggi you are what you readstudio letteratura italiana e inglese, e amo queste due materie. Ma per 18 anni ho letto libri di ogni genere, mentre la maggior parte dei miei compagni e coetanei non l’ha mai fatto. Magari cominceranno adesso, ma avrebbero potuto farlo prima; magari non cominceranno mai.
Per non parlare di musica: fatta alle elementari solo nella pratica con flauto e percussioni (vi giuro, ero negata), e alle medie nella parte storica. Ma si fa poco e male. Mi ricordo che non vedevo l’ora di arrivare a studiare il jazz ma non lo studiai. Credo ci fossimo fermati al 1800.
Ecco, il discorso vale per ogni cosa, ogni arte, ogni prodotto capace di emozionare. E se ne creeranno solo se noi per primi saremo in grado di riconoscerli.

Cosa ne pensate? Ci terrei a leggere le vostre opinioni su un argomento così interessante e anche complesso. Perché credete che abbiano così tanto successo, molte volte, romanzi che nelle recensioni dei giornalisti vengono stroncati? Perché credete che si dica che un grande problema del nostro tempo sia quello di non riuscire a far emergere una voce, musicale o letteraria, che sia accostabile a quelle del passato? Forse non le riconosciamo, o non le conosciamo; forse usiamo male il passato e non guardiamo al futuro.

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