Recensione: La tentazione di essere felici di Lorenzo Marone

Ce l’ho fatta, finalmente a scrivere e pubblicare questa recensione. Spero che vi piaccia almeno un pizzico di quanto a me è piaciuto questo libro! ❤

La tentazione di essere felici

  • Titolo: La tentazione di essere felici

  • Autore: Lorenzo Marone

  • Casa Editrice: Longanesi
  • Data pubblicazione: Gennaio 2015
  • Pagine: 268
  • Genere: Narrativa italiana
  • Trama: Cesare Annunziata potrebbe essere definito senza troppi giri di parole un vecchio e cinico rompiscatole. Settantasette anni, vedovo da cinque e con due figli,  è un uomo che ha deciso di fregarsene degli altri e dei molti sogni cui ha chiuso la porta in faccia. Con la vita intrattiene pochi bilanci, perlopiù improntati a una feroce ironia, forse per il timore che non tornino. Una vita che potrebbe scorrere così per la sua china, fino al suo prevedibile e universale esito, tra un bicchiere di vino con Marino, il vecchietto nevrotico del secondo piano, le poche chiacchiere scambiate malvolentieri con Eleonora, la gattara del condominio, e i guizzi di passione carnale con Rossana, la matura infermiera che arrotonda le entrate con attenzioni a pagamento per i vedovi del quartiere. Ma un giorno, nel condominio, arriva la giovane ed enigmatica Emma, sposata a un losco individuo che così poco le somiglia. Cesare capisce subito che in quella coppia c’è qualcosa che non va, e non vorrebbe certo impicciarsi, se non fosse per la muta richiesta d’aiuto negli occhi tristi di Emma… I segreti che Cesare scoprirà sulla sua vicina di casa, ma soprattutto su se stesso, sono la scintillante materia di questo romanzo, capace di disegnare un personaggio in cui convivono, con felice paradosso, il più feroce cinismo e la più profonda umanità.

Opinione personale:

La tentazione di essere felici è la storia di Cesare Annunziata, anziano in bilico tra sentirsi e non sentirsi tale, tra l’essere scorbutico e l’essere comprensivo, tra l’indifferenza e i sentimenti. È vedovo ormai da quatumblr_mht1veCBXL1qz5fsio1_1280lche anno, in un rapporto particolare con i suoi figli, di cui pensa di sapere tutto, conduce una relazione piuttosto carnale (ma anche quasi d’affari) con Rossana, si fa i fatti suoi e risponde male quanto più possibile. Guarda tutti dall’alto in basso, anche se stesso, odia i sentimentalismi. In realtà poi c’è dietro una persona che è sempre pronta ad aiutare chi glielo chiede, che non giudica e non costruisce pregiudizi, che nel momento in cui ha messo il cuore in qualunque cosa, lo ha riavuto indietro spezzato. Ma tra questi due aspetti cerca di mantenere un equilibrio apparente: non essere stato un buon padre, ma non pretendere nulla, per esempio. Ecco, la storia comincia quando questo equilibrio è completamente intatto e termina quando è totalmente distrutto. Cosa c’è in mezzo? C’è Emma (ho sempre amato questo nome), con suo marito e i loro rumori strani e i suoi lividi, c’è Sveva, la figlia di Cesare, con la sua felicità tormentata e i segreti che si porta dentro, quelli di Dante e della loro madre, Caterina. E c’è Cesare che comincia ad aprire gli occhi sui suoi errori, ma soprattutto sulla gente che gli sta intorno, che filtra tutte le storie che vede attraverso i suoi occhi vecchi ma saggi e astuti.

“…e la vecchiaia, caro Cesare, è un compromesso continuo”

Vi confesso che non avrei voluto aspettare così tanto per scrivere questa recensione, per il semplice fatto che a libro appena finito ero carica di mille emozioni, le stesse che poche pagine prima mi avevano fatta piangere. E già, non mi capitava da un po’ a dire il vero, ma questa volta sì: ho pianto quasi senza rendermene conto, sopraffatta da troppe cose.
Quello che dicevo prima, Cesare che14495-Father-And-Kids filtra le storie attorno a lui è un buon modo per farvi capire: il libro si compone di tante storie satellite che ruotano attorno a quella del protagonista, ne fanno inevitabilmente parte. Sono storie di dolore, ma anche di felicità. Ogni personaggio è perfetto, mai scontato, né prevedibile. Ho pensato per un intero capitolo che Rossana stesse odiando Cesare, ma in realtà si stava divertendo da matti, mentre io lo imploravo silenziosamente di smetterla. Il protagonista nel frattempo ricuce la sua vita sulle pagine, con tutte le scelte sbagliate, i rimpianti, i ricordi. Ogni storia si integra con i loro comportamenti e le loro scelte, come dovrebbe essere, ma inoltre si integra con una trama, un filo più ampio: quello della felicità. Il senso non è banale: non è scontato perché c’è scritto nel titolo, anzi. È difficile riuscire a cogliere il significato della sofferenza che ognuno dei personaggi inevitabilmente farà provare a qualcun’altro, non perché sia cattivo (oddio, a volte sì), ma perché le cose vanno così anche nella realtà. Perché le conseguenze delle nostre azioni sconfinano in altre vite. Poi però c’è quel momento in cui si capisce di aver sbagliato, e che non è mai troppo tardi, e si va avanti cercando di dare il meglio.

Crediamo che la vita non finisca mai e dietro l’angolo ci sia sempre a novità che cambierà tutto. È una specie di raggiro che facciamo a noi stessi, così da non prendercela troppo per un fallimento, un’opportunità svanita, un treno perso.

Lo stile mi ha divertita, con astuzia, con un autoironia (ma anche ironia verso gli altri), che forse solo gli anziani possono avere e che a volte può essere amara; ovviamente lo stesso stile, però, mi ha anche commossa, è stato forse brutale, ma terribilmente efficace.  Il quadro che viene dipinto è perfetto nell’inserimento di ogni componente, dai personaggi a Napoli, che fa capolino ma non domina le vicende, anzi le incornicia.
Cesare non cambia nel corso della storia, più che altro sceglie di mostrarsi in un modo piuttosto che in un altro. Sceglie di images (1)rimediare alla sua indifferenza dando più attenzione, proprio come ha fatto con Emma e come forse avrebbe dovuto fare anche con Marino e sua moglie; sceglie di andare lui stesso incontro a Dante invece di lamentarsi di dover aspettare; sceglie di buttarsi, con Rossana, perché appunto non è mai troppo tardi.

Se c’è da morire, ebbene, voglio farlo da vivo.

Ve lo consiglio, come uno dei migliori libri che io abbia letto, e sicuramente il migliore da molto tempo. Ve lo consiglio come lezione di vita, nel bene e nel male, e come fonte di tutti gli insegnamenti nascosti che volete. Perché sul serio, ne troverete molti. Ve lo consiglio come piccolo capolavoro tecnico: strappalacrime, strappa-risate, con un finale dolce/amaro e uno svolgimento da cui non riuscirete a staccarvi, anche dopo aver chiuso il libro.
P.S. È ufficiale, dopo questo e tutto ciò che esce dalla penna della D’Urbano, amo la Longanesi.

“Anna è stata la mia prima esperienza con l’amore non corrisposto, u’invenzione inutile, a pensarci. Ci sono tante persone sole al mondo che potrebbero incontrasi, amarsi, essere felici, fare figli, tradirsi e poi lasciarsi, invece molti perdono il tempo a inseguire chi a stento si accorge della loro esistenza.
Comunque questa storia una lezione me l’ha insegnata: le persone accigliate, scontrose e sfiduciate non sono davvero cattive, è solo che, a differenza degli altri, non sono state in grado di reggere la verità, cioè, che il mondo non è un posto per buoni.
Io ero buono. Poi è arrivata Anna con il suo calcio nel sedere.
Dovrei raccontare la storia ai miei figi, spiegare a Sveva che anch’io sono stato un uomo migliore prima che la vita mi’insegnasse a guardarmi attorno con circospezione, come una lepre che esce dalla tana per cercare il cibo. L’animale ha insito nel Dna il senso del pericolo, nasce già pronto per difendersi dai predatori, io, invece, ho perso i primi vent’anni per imparare a ripararmi da un mio simile.
La vita terrena dovrebbe essere come un viaggio in Oriente, un’esperienza che ci apre la mente e ci rende esseri speciali. Invece accade l’esatto contrario, ci tirano fuori dal buco nero che siamo candidi e ci infilano in una cassa dopo che ne abbiamo combinate di tutti  colori. Mi sa che qualcosa, nel lasso di tempo che restiamo quaggiù, non funziona a dovere.”

Il mio voto:

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L’autore:
Lorenzo Marone: è nato a Napoli, dove vive, nel 1974. È stato avocato per dieci anni prima di diventare impiegato in un’azienda privata e di inviare i giro i suoi scritti, arrivando a vincere alcuni premi letterari e a pubblicare due libri con editori più piccoli (Daria e Novanta), prima di approdare a Longanesi, per il quale a gennaio 2015 è uscito La tentazione di essere felici.

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