Recensione: Saltatempo di Stefano Benni

Saltatempo

  • Titolo: Saltatempo
  • Autore: Stefano Benni
  • Casa Editrice: Feltrinelli
  • Data pubblicazione: 29 Maggio 2003
  • Pagine: 272
  • Trama: Lo incontriamo da ragazzino mentre una mattina di fine inverno “scarpagna” verso le Bisacconi (le scuole elementari del paese, un cubo giallo vomito dentro un giardino di erbacce barbare). Canticchia “Se mi vuoi lasciare dimmi almeno perché”. Sono gli anni cinquanta e mentre ruba in una vigna un grappolo di schizzozibibbo, Lupetto, così lo chiamano, vede un uomo, alto come una nuvola, con una barba immensa e un cane vecchio al suo fianco. Un dio? Una divinità pagana grande e sozza come un letamaio che gli regala, per tutta la vita, una facoltà meravigliosa: un orologio interno, anzi un orobilogio che gli consentirà di correre avanti nel tempo, di vedere quello che accadrà nel mondo e insieme di vivere il suo tempo, tra premonizioni e rivelazioni. Così Lupetto diventa Saltatempo, cresce bislacco e combattivo, mentre il paese dove vive si va trasformando e l’orobilogio con i suoi giri improvvisi e vorticosi prospetta il tempo che verrà. Dalla guerra partigiana al Sessantotto, dalla nascita della televisione al tempo eroico del rock, dal primo amore al primo amico perduto, sotto la profezia di un delitto che forse si compirà: è il tempo dell’Italia che cambia, dei paesi che perdono la loro identità per diventare svincoli autostradali, del nascere e crescere dell’avidità e dei nuovi padroni, il tempo del consumismo che avanza, della trasformazione della politica e del mondo.

verde.PNGCredo che ricevere un libro in regalo sia una delle cose che amo di più al mondo, in particolar modo se quel libro ha un significato speciale per chi lo regala e inevitabilmente lo assume anche per chi lo riceve. Saltatempo è stato un regalo bellissimo e il miglior compagno che potessi augurarmi per la maggior parte di queste vacanze. Pensandoci a posteriori, credo di averci riposto molte aspettative, ma sono state tutte superate… Continua a leggere

Recensione: Il mio infinito di Margherita Hack

In uno dei periodi dell’anno in cui di più ci affidiamo alle stelle, puntiamo gli occhi al cielo, ricominciamo da capo in un ciclo sempre uguale e sempre diverso, credo che non ci sia miglior modo di fare a tutti i miei migliori auguri per questo 2019. ♥


Il mio infinito

  • Titolo: Il mio infinito
  • Autore: Margherita Hack
  • Casa Editrice: Dalai Editore
  • Data pubblicazione: 26 Aprile 2011
  • Pagine: 207
  • Trama: Fin dagli esordi dell’umanità la volta stellata è sempre stata la culla di dei e cosmogonie, racconti per esorcizzare il mistero della vita e della morte. Nel contempo, in ogni civiltà, alla visione religiosa del mondo si sono contrapposte menti curiose che hanno cercato spiegazioni razionali dei fenomeni naturali e celesti. Questo libro racconta come si è evoluta la nostra capacità di leggere il cielo e con essa la visione scientifica del mondo, dagli astronomi della Grecia classica alla nascita della scienza moderna con Galileo e Keplero alle scoperte di Newton,- per arrivare all’astronomia e alla fisica quantistica dopo le rivoluzioni del Novecento. Ci pone di fronte ai problemi cui ancora la scienza non sa rispondere: l’origine dell’universo e della vita. Ci interroga sulla natura del nostro universo: è tutto ciò che esiste? E finito o infinito nel tempo e nello spazio? E uno fra tanti? Com’è possibile che da una caotica zuppa di particelle elementari si sia originato il Cosmo gerarchicamente ordinato, le stelle e galassie, dai cui elementi è nata la vita biologica evolutasi fino ad arrivare a quello straordinario strumento di conoscenza che è il cervello umano? A tanta meraviglia si può rispondere invocando un Creatore, oppure accettando la bellezza di un mondo governato dalle leggi della materia senza altri fini.

Quando ero al primo anno di scuole superiori avevo una professoressa moltoMargherita-Hack.png appassionata di astronomia che periodicamente ci leggeva brani tratti da libri di Margherita Hack. Da lì, l’astronomia, la mitologia e il suo nome, sono rimasti indissolubilmente legati nel mio immaginario. Quando lo scorso Black Friday, scorrendo tra i titoli scontati, ho trovato Il mio infinito-Dio, la vita e l’universo nelle riflessioni di una scienziata atea, ho colto l’occasione per fare un tuffo nel passato. E mi sono ritrovata a leggerlo in un periodo in cui le stelle popolano il mio presente. Continua a leggere

I libri che mi hanno regalato e mi sono regalata per Natale 2018

Come ogni anno, Natale è l’occasione per ricevere tanti libri, tra quelli attesi e i più inaspettati. A dirla tutta, quest’anno ho cominciato a collezionare nuovi libri da inizio Dicembre, fino a ritrovarmi oggi con una sfilza di titoli che popoleranno quanto meno i primi mesi del 2019.
Ogni fine dell’anno è poi l’ottimo pretesto per fare il punto della situazione e stillare liste varie. Ricordo di averlo fatto anche un paio di anni fa, e mi era piaciuto parecchio (qui il mio articolo).
Quindi eccomi qui, a parlarvi di tutti i bei libri che ho ricevuto negli ultimi giorni di questo 2018


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FOTO DI: SARA CICERO (INSTAGRAM  FACEBOOK)

Comici spaventati guerrieriIl primo libro del mio Natale è Comici spaventati guerrieri (1989) di Stefano Benni, che ho già recensito qui. L’ho comprato usato a  2€ in una bancarella una mattina un po’ triste di fine Novembre, che ho deciso di riempire anche comprando un fantastico calendario dell’avvento.
Di Lupetto, Lucia, Lucio, Leone e tutti gli altri vi ho già abbondantemente parlato nella recensione, così come dell’ironia geniale e creativa di Stefano Benni. Posso solo aggiungere che  le pagine di questo libro e i cioccolatini hanno davvero colorato tutte le giornate del mio mese di Dicembre. [Amazon] Continua a leggere

Recensione: Comici spaventati guerrieri di Stefano Benni

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  • Titolo: Comici spaventati guerrieri
  • Autore: Stefano Benni
  • Casa Editrice: Feltrinelli
  • Data pubblicazione: 1 Maggio 1989
  • Pagine: 198
  • Trama: Comici spaventati guerrieri è una “recherche” metropolitana, che si dilata coralmente come un blues ritmando spostamenti e appostamenti, separazioni e incontri, agguati e fughe, colpi di kung-fu e spari, amori improvvisi e improvvise amicizie, dialoghi e monologhi, visioni e sogni. Sulle sue note ilari aleggia l’atmosfera acre della città e l’infinita distanza tra “centro” e “periferia”. Giacché questo è un romanzo in cui il riso ricade sul cinismo, la corruzione squallida e dorata, la stupidità di questi anni che qualcuno ha definito e qualcuno ha voluto bui. E’ un romanzo che risuona delle impreviste possibilità polifoniche del tragicomico quotidiano, un libro in definitiva che non somiglia a nessun altro, somigliando a Stefano Benni. Il quale raggiunge qui un’altra meta del suo percorso solitario, rivolto a riscattare il comico dagli avvilimenti imperanti, a restituirgli dignità letteraria in una scrittura vibrante di modulazioni musicali e poetiche, e in una torsione tematica che porta questo genere ad affacciarsi – come per sfida – sull’opposta sponda del tragico.

Catturra.PNGHo insolitamente conosciuto Stefano Benni prima di persona e poi attraverso le sue parole scritte. Lo scorso 29 settembre infatti, ho assistito ad un incontro in occasione del festival Firenze Libro Aperto, in cui Benni ha parlato dei suoi libri, del suo lavoro, delle varie forme che ha assunto per lui l’esperienza della scrittura a seconda dell’opera che si trovava a creare. Ha parlato degli scrittori che apprezza, contemporanei e non, del suo processo creativo e soprattutto di cosa significhi creare e scrivere una storia di qualità.
Prima di questo incontro, dei suoi libri avevo letto solo Cari mostri qualche anno fa, ma non mi erano rimasti particolari ricordi, per cui dopo Firenze sono rimasta abbastanza incuriosita e ho acquistato Comici spaventati guerrieri da una bancarella di libri usati.
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Recensione: Pasolini un uomo scomodo di Oriana Fallaci

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  • Titolo: Pasolini un uomo scomodo
  • Autore: Oriana Fallaci
  • Casa Editrice: Rizzoli
  • Data pubblicazione: 2015
  • Pagine: 116
  • Trama: Quella tra Oriana e Pier Paolo è una delle più affascinanti e intense storie di amore-odio della letteratura e del costume italiani del Novecento. Scrittori di primissimo livello, polemisti spietati, personaggi venerati e infangati dall’opinione pubblica del tempo, le loro personalità contrapposte non potevano far altro che incrociarsi. Forse anche perché, a differenza dei loro colleghi italiani, Oriana e Pier Paolo si muovono con agio sullo scenario internazionale: lei grazie ai suoi reportage dalle zone di guerra e a una serie di interviste ai potenti della terra, lui soprattutto per merito del suo cinema che spiazza, divide e scandalizza i censori di tutto il mondo. Tra gli anni Sessanta e i primi Settanta, questi due protagonisti del panorama intellettuale si incontrano e si scontrano, si cercano e si negano: lei ammira e detesta il suo essere sempre bastian contrario, lui adora e disprezza la sua intensa visceralità. Ma la morte di Pasolini, il brutale omicidio che lo strappa alla vita il 2 novembre del 1975, spinge Oriana a rinsaldare il legame con questo amico-nemico andato via troppo presto. E lo fa con i mezzi a sua disposizione, quelli del giornalismo e della scrittura. Sotto la sua spinta, “L’Europeo” – il settimanale per cui lavora – si lancia in una controinchiesta che smentisce e ribalta la versione offerta dalle autorità. Introduzione di Alessandro Cannavò.

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Ho un debole per Pasolini sin dal quinto superiore, quando l’ho studiato sotto la guida di un’insegnante che indubbiamente lo amava. Provo ammirazione per il suo pensiero e le sue analisi sociali, meraviglia per le sue poesie e quasi affetto per lui, per l’idea di lui che mi sono costruita. Me lo immagino così solo e malinconico, eppure così vitale; immensamente buono, intelligente, bello e probabilmente dannato. Mi si spezza il cuore ogni volta che leggo quei versi che amo (E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame d’amore).
Per Oriana Fallaci invece provo un po’ di antipatia più o meno dallo stesso periodo. Ne avevo sentito parlare (sia molto bene che molto male) e così decisi di leggere La rabbia e l’orgoglio. Ricordo che non lo recensii perché mi aveva lasciata un bel po’ spiazzata. Ho usato la parola antipatia, ma in realtà è stato inevitabile sentirsene comunque attratta e non so se le due cose siano proprio compatibili. Continua a leggere

Recensione: Il castello dei destini incrociati di Italo Calvino

Il castello dei destini incrociati

  • Titolo: Il castello dei destini incrociati
  • Autore: Italo Calvino
  • Casa Editrice: Mondadori
  • Data pubblicazione: 1969
  • Pagine: 160
  • Trama: Un gruppo di viaggiatori che, per un complesso di circostanze diverse, hanno perso la parola si ritrovano in un castello. L’unico mezzo che hanno per comunicare è rappresentato da un mazzo di tarocchi. Un romanzo affascinante composto da tante storie intrecciate.

 


bosco.PNGÈ difficile far rientrare Il castello dei destini incrociati in una definizione precisa: non è propriamente un romanzo, né una raccolta di racconti; potrebbero esserne due, di raccolte, ma non sarebbe corretto neanche definirlo così. È piuttosto una sorta di gioco che si svolge in due tempi e il cui scopo e raccontare e meravigliare.
Nell’edizione che ho letto io, il testo è preceduto da una nota dell’autore che compare per la prima volta alla fine del libro in un’edizione del 1973: si tratta di alcune pagine in cui Calvino spiega l’ideazione del libro, nelle due parti che lo compongono, il castello e la taverna.
In entrambi, un gruppo di viaggiatori sconosciuti si ritrovano insieme, incapaci di parlare ma con la voglia di raccontare la propria storia. In entrambe le situazioni hanno a disposizione solo un mazzo di tarocchi, che però non è lo stesso: tarocchi del mazzo visconteo nel primo caso e mazzo popolare dei tarocchi marsigliesi nel secondo. Combinando le varie carte, ogni viaggiatore racconta la propria storia agli altri. Calvino si serve delle immagini delle carte, poste ai margini di ogni pagina, per tracciare tanti racconti interpretati da una voce narrante, che si occupa di decifrare, mettere insieme i pezzi, trarre conclusioni. 
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Tra pagine e palcoscenico #5 // Patti Smith

Tra pagine e palcoscenico #5

Ovvero cantanti e musicisti che hanno scritto romanzi che potreste voler leggere


Patti Smith

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Le opere pubblicate dall’artista Patti Smith, tra romanzi, racconti e poesie, sarebbero impossibili da elencare. Scrive e pubblica poesie sin da prima di fare il suo ingresso nel mondo della musica. Seventh Heaven (1972), pubblicato in Italia con il titolo Poesie (Newton Compton, 1979). Tra gli altri primi lavori è stato tradotto anche Babel (Newton Compton1980), altra raccolta di testi che comprende sia prosa che poesia, ma anche suoi disegni e illustrazioni. 

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Recensione: Cara Napoli di Lorenzo Marone

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  • Titolo: Cara Napoli
  • Autore: Lorenzo Marone
  • Casa Editrice: Feltrinelli
  • Data pubblicazione: 8 Novembre 2018
  • Pagine: 127
  • Trama: Dalla leggenda della sirena Partenope alle celebrazioni in onore di Totò, passando per l’arteteca e Higuaín, una guida molto sui generis a una città che, mai come adesso, è al centro dell’interesse del grande pubblico, sul piccolo e grande schermo e in libreria. Una lettura appassionante e un regalo prezioso, per napoletani e non. Perché Napoli è una filosofia di vita, una continua e stupenda contraddizione: forse comprenderla ci aiuterà a vivere meglio.

parthenope.jpgCara Napoli nasce dalla rubrica che Lorenzo Marone tiene settimanalmente su la Repubblica di Napoli, Granelli. Cerca appunto di raccontare Napoli, città in cui l’autore è nato e ha sempre vissuto, attraverso immagini, granelli, frammenti. 
Il libro è diviso in sezioni, ognuna delle quali prende il nome di due opposti: nord e sud, ieri e oggi, storia e leggenda, sacro e profano… e così sin dall’indice, la bellissima città di Napoli si viene a delineare come il miscuglio di contraddizioni che è, un posto in cui gli estremi non si limitano a coesistere, ma caratterizzano ogni cosa.
Il libro si apre con una descrizione della città attraverso i suoi colori, o meglio il suo colore per eccellenza, il grigio del piperno. Attraverso il moto di una pallina e il volo di una rondine che subito si fa gabbiano, Lorenzo Marone guida il lettore alla scoperta delle bellezze più e meno note che si nascondono in ogni viuzza. Offre viste sul mare, scorci di storia, aneddoti divertenti…
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Recensione: Suite Francese di Irène Némirovsky

Suite Francese

  • Titolo: Suite Francese (Suite française)
  • Autore: Irène Némirovsky
  • Casa Editrice: Garzanti
  • Data pubblicazione: Settembre 2004
  • Prima edizione italiana: Ottobre 2005
  • Pagine: 412
  • Trama: Suite francese, pubblicato postumo nel 2004, è l’ultimo romanzo di Irène Némirovsky. Scritto agli albori del secondo conflitto mondiale a Issy-l’Évêque, in Borgogna, è un affresco spietato, composto quasi in diretta, della disfatta francese e dell’occupazione tedesca, in cui le tragedie della Storia si intrecciano alla vita quotidiana e ai destini individuali. È un caleidoscopio di comportamenti condizionati dalle aberrazioni della guerra, dalla paura, dal sordido egoismo, dalla viltà, dall’indifferenza, dagli istinti di sopravvivenza e di sopraffazione, dall’ordinaria crudeltà, dall’ansia di amore. È il racconto della passione, ambigua e tormentata, che nasce tra una giovane donna il cui marito è disperso al fronte e un ufficiale tedesco. Con lucida indignazione ma anche con pietà, Némirovsky mette a nudo le dinamiche profonde dell’esistenza umana di fronte alle prove estreme e scrive un insperato capolavoro della letteratura del Novecento. 

L’anno scorso per il mio compleanno ho ricevuto un buono da spendere da laFeltrinelli e tra i miei acquisti c’è stato proprio Suite Francese: avevo visto il film (che ora voglio assolutamente riguardare) e mi era piaciuto. In più mi sembrava un’edizione molto bella. Esattamente un anno dopo, finalmente, l’ho letto.
parigiIrène Némirovsky, quando nel 1942 viene deportata ad Auschwitz, dove morirà solo un mese dopo, lascia incompleta un’opera che sarebbe dovuta essere composta da quattro o cinque movimenti, libri. Nel suo quaderno rilegato in pelle, riesce a scriverne solamente due, Tempête en juin e Dolce, pubblicati nel 2004, ben sessant’anni dopo, sotto il titolo di Suite française, grazie a sua figlia Denise.
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Di quando ho (finalmente) incontrato Valentina D’Urbano

Il rumore dei tuoi passi l’ho letto grazie a mia mamma che non ne era rimasta estasiata (pur apprezzando), ma aveva in qualche modo colto che a me sarebbe piaciuto. Aveva ragione: mi ha conquistata totalmente, mi ha fatta piangere come nessun altro libro prima e mi ha permesso di scoprire la meraviglia della scrittura di Valentina D’Urbano.
Ai tempi lo lessi circa tre volte in un anno e ora è diventato uno di quei libri di cui conservo un ricordo talmente idealizzato da aver paura di rileggerlo: magari era quello il momento giusto per esserne rapita, e ora non avrebbe lo stesso effetto. Confesso però di non averlo mai abbandonato del tutto e perciò di tanto in tanto ricerco quelle due o tre pagine che mi piacciono da impazzire.
Per fortuna però, Valentina D’Urbano è cresciuta insieme a me, di libri ne ha scritti altri (per ora siamo a quota sei), e io non ne ho perso neanche uno. Colgo ogni occasione per parlare di lei (qui la sfilza di miei post in cui compare) e per ora non ne sono rimasta delusa neanche una volta.
A Settembre è uscito il suo ultimo libro Isola di Neve che l’autrice ha promosso (e continua a promuovere) con una serie di eventi di presentazione in tutta Italia, tra cui a fine Settembre (il 29 e 30), una data a Firenze (nell’ambito del festival Libro Aperto) e una a Pisa. Ci ho provato con la data di Firenze ma è andata male, perché per una serie di problemi di organizzazione, Valentina D’Urbano alla fine non ha tenuto la presentazione. Ho comunque passato la giornata tra stand e altri incontri, e il giorno dopo sono stata alla presentazione a Pisa, alla Libreria Fogola.

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