Recensione: Barnabo delle montagne e Il segreto del Bosco Vecchio di Dino Buzzati

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  • Titolo: Bàrnabo delle montagne – Il segreto del Bosco Vecchio
  • Autore: Dino Buzzati
  • Casa Editrice: Garzanti editore
  • Data pubblicazione: 1957
  • Pagine: 320
  • Trama: Barnabo delle montagne e Il segreto del Bosco Vecchio, che questo volume riunisce, sono le due lunghe novelle, o brevi romanzi, che nella storia letteraria e spirituale di Buzzati sono datate “prima dei Tartari”. Nel 1940, mentre cominciava quel lungo “assedio dell’anima” che doveva essere la guerra mondiale, Buzzati ebbe il suo primo grande successo con Il deserto dei Tartari, monumento alla Sentinella Inutile. Ma già prima, negli allegri e incoscienti anni trena, il giovane croinista del Corriere della Sera era diventato scrittore noto con due libri felicissimi (Barnabo è del 1933, Il segreto è del 1935), nella cui compiutezza al limite tra favola e realtà non è difficile leggere la cifra della dolce magia di uno dei più grandi scrittori italiani del mezzo secolo

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Piazza del Duomo di Milano, Dino Buzzati, 1952

Fino allo scorso anno, non avevo mai letto nulla di Buzzati. Poi durante una lezione del corso di scrittura creativa, il mio insegnante ci portò Sessanta raccontie ce ne fece leggere alcuni (un paio di pagine a testa, in cerchio, in quel modo bellissimo che mi ricorda tanto le scuole elementari). Mi piacciono moltissimo i racconti, anche se ne leggo davvero pochi: questi in particolare mi colpirono tanto nello stile, nel linguaggio e in quella sensazione così inafferrabile che ci sia sempre qualcosa in più.
Credo che fu proprio in quel momento che una persona molto speciale mi consigliò di leggere Bàrnabo delle montagne, l’esordio narrativo di Dino Buzzati nel 1933, spesso messo in ombra dal ben più celebre Il deserto dei Tartari uscito nel 1940. Sono trascorsi un po’ di mesi fino a quando, qualche settimana fa quella stessa persona speciale me lo ha regalato in un’edizione del 1972 che riporta in copertina un particolare di un quadro di Dino Buzzati (quello che vi ho messo qui accanto) e che comprende sia Bàrnabo delle montagne che Il Segreto del Bosco Vecchio, il secondo romanzo dell’autore, uscito nel 1935. Continua a leggere

Viaggi e libri // un’intervista per Rolling Pandas

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Una decina di giorni fa ho ricevuto un’email da Alice, responsabile dei contenuti di Rolling Pandas. Mi ha proposto un’intervista che avesse come tema i viaggi e i libri, dal momento che spesso fondo questi due argomenti qui sul blog.
Vi lascio qui il link all’intervista, spero vi piaccia. La trovate comunque sempre nella side bar del blog, insieme al logo di Rolling Pandas.
Per quanto riguarda il sito, si tratta di una piattaforma di pacchetti viaggio, che dispone anche di un blog molto carino. Praticamente ogni giorno escono interviste che abbiano sempre come tema di fondo quello dei viaggi, ma sempre nel contesto di un’altra passione che ci si sposa perfettamente. Vi consiglio di dare un’occhiata, troverete sicuramente consigli e persone interessanti.
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False credenze sui fenomeni migratori, una conferenza tra medicina e società

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Oggi ho deciso di raccontarvi una cosa un po’ distante dal mondo dei libri, eppure perfettamente in linea con gli ultimi articoli. Ho iniziato Lacrime di sale, perché volevo farlo da tempo, perché mi incuriosiva la figura di questo medico che porta umanità nella disumanità e sicuramente per leggere un punto di vista vicino (che più vicino non si può) sull’accoglienza ai migranti.bracci
Mentre lo leggevo, ho scoperto Fuocoammare, di cui parla un capitolo del libro: il documentario che Gianfranco Rosi ha girato a Lampedusa. E sempre mentre leggevo il libro mi sono imbattuta in questa locandina che vedete qui su.
Si tratta di una conferenza, a cui poi ho ovviamente partecipato, dal titolo False credenze sui fenomeni migratori: un percorso fra medicina e società per capire gli aspetti della salute dei migranti, il loro rapporto con la sanità e la percezione del fenomeno da parte dei cittadini. La conferenza era organizzata dalla sede di Pisa del SISM (Segretariato Italiano Studenti in Medicina) e strutturata in due interventi: il primo del sociologo Fabio Bracci e il secondo dell’epidemiologa e ricercatrice Lara Tavoschi.
Credo sia interessante riportarvi un po’ quello che è stato detto, non pretendo di fare una trascrizione e spero che sia un argomento interessantetavoschi anche per voi. Sicuramente è attualissimo e perfettamente calzante e mi ha aiutato anche a reinterpretare in modo più critico e completo tante cose che ho letto. E a scoprirne di nuove. L’argomento è vastissimo e le due ore di conferenza sono servite per lo più a riportare un po’ di dati che siano utili per porci delle domande e individuare un po’ quali sono i problemi dei fenomeni migratori e ancora di più della loro percezione, spesso errata. Farò un discorso unico tentando di mettere insieme la maggior parte delle informazioni raccolte, ma non farò distinzione tra i due interventi, per rendere più organico il discorso. In generale, Lara Tavoschi ci ha presentato gli aspetti più relativi all’aspetto sanitario e Fabio Bracci gli aspetti più demografici e sociologici, nonostante poi abbiano riportato aneddoti ed esempi comuni a completare il quadro.

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Fuocoammare, un documentario di Gianfranco Rosi

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Come vi avevo detto nella recensione di Lacrime di sale di Lidia Tilotta Pietro Bartolo, quest’ultimo è stato uno dei protagonisti di Fuocoammare. Si tratta di un documentario di Ganfranco Rosi, uscito nel 2016, anno in cui si è conquistato l’Orso d’oro per il miglior film al festival di Berlino.
È ambientato a Lampedusa, di cui cerca di seguire sia l’aspetto di vita quotidiana, sia l’aspetto sicuramente più celebre dell’accoglienza ai migranti a cui si affiancano però le continue tragedie.
Io ho deciso di guardarlo proprio la sera in cui mi trovavo a leggere il capitolo del libro in cui Pietro Bartolo parla della nascita di questo documentario. Nel caso foste interessati, potete trovarlo su Netflix.
Nel libro il dottor Bartolo racconta che un giorno qualunque si presentò all’ambulatorio un signore molto distinto, chiaramente un turista. Dopo qualche insistenza gli raccontò di essere un regista, Gianfranco Rosi appunto, e di essere pronto a ripartire poiché a Lampedusa non aveva trovato l’ispirazione che cercava. Questo molto probabilmente perché il centro di accoglienza era chiuso in quel periodo. Pietro Bartolo però coglie in lui l’occasione di raccontare quello che vede e vive da oltre vent’anni, di lasciare un segno che vada ben oltre un’intervista in tv quasi fine a sé stessa. Così gli consegna una chiavetta USB in cui ci sono migliaia di foto raccolte anno dopo anno, giorno dopo giorno. 
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Recensione: Lacrime di sale di Pietro Bartolo e Lidia Tilotta

Lacrime di sale

  • Titolo: Lacrime di sale
  • Autore: Pietro Bartolo, Lidia Tilotta
  • Casa Editrice: Mondadori
  • Data pubblicazione: 2016
  • Pagine: 139
  • Trama: Pietro Bartolo è il medico che da oltre venticinque anni accoglie i migranti a Lampedusa. Li accoglie, li cura e, soprattutto, li ascolta. Queste pagine raccontano la sua storia: la storia di un ragazzo mingherlino e timido, cresciuto in una famiglia di pescatori, che si è duramente battuto per cambiare il proprio destino e quello della sua isola. E che, non dimenticando le difficoltà passate, ha deciso di vivere in prima persona quella che è stata definita la più grande emergenza umanitaria del nostro tempo.

italy-lampedusa-image3-superJumboLa prima volta che ho sentito parlare di Pietro Bartolo è stata ad Aprile, quando ho letto il racconto di una ragazza, studentessa di medicina a Modena, che aveva partecipato ad un incontro con Bartolo. Il post della ragazza su Facebook è diventato a dir poco virale: c’era parte di quello che lui aveva detto e mostrato ai ragazzi, parte della sua testimonianza, e mi ha emozionata molto. Così ho cercato chi fosse questo medico e ho scoperto che in realtà aveva già pubblicato due libri per Mondadori: il primo è proprio Lacrime di sale, uscito nel 2016 e poi nel 2018 Le stelle di Lampedusa. Inoltre è stato tra i protagonisti, ma anche tra i fautori del documentario Fuocoammare di Gianfranco Rosi (Orso d’Oro 2016).
Non so perché non ne avessi mai sentito parlare. Mi sono sentita un po’ fuori dal mondo, ma mi sono proposta di recuperare. 
Tra l’altro, alle ultime elezioni europee è anche stato eletto come europarlamentare: una  bella nota di speranza.
In Lacrime di sale Pietro Bartolo racconta, in pagine che stanno tra l’autobiografia e il diario, la sua storia di medico di Lampedusa, ma ancora prima di abitante dell’isola. Alla sua storia personale, da bambino che gioca con la fionda e va in barca con suo padre, fino al ritorno a casa da medico ginecologo, si affiancano quelle di migliaia di volti che emergono dal mare. Bartolo li aspetta sulla banchina, si occupa della prima assistenza sanitaria, ma è sempre anche qualcosa in più. Le storie sono infinite, tutte diverse e tutte spaventosamente simili. Le tragedie che ogni giorno si susseguono tra le onde del nostro mare sono inimmaginabili. Continua a leggere

Matera // Luoghi, libri e letteratura

“Nelle grotte dei Sassi si cela la capitale dei contadini, il cuore nascosto della loro antica civiltà.
Chiunque veda Matera non può non restarne colpito
tanto è espressiva e toccante la sua dolente bellezza.”
-Carlo Levi 

 

Dal 23 al 26 Agosto sono stata con la mia famiglia a Matera. Era la prima volta per me e il fatto che quest’anno sia capitale europea della cultura, mi è sembrata un ottimo pretesto per visitarla.
Comincio dicendo di essermene completamente innamorata. Dietro ogni angolo, sopra ogni gradino o sotto ogni discesa scivolosa, Matera nasconde una meraviglia: una chiesa imponente, un panorama mozzafiato, che sia affacciato sulla Murgia o sui sassi. Una chiesa rupestre nascosta da una più recente e imponente (è il caso della chiesa di Sant’Agostino che accoglie quella di San Giuliano) o una facciata che ne nasconde dietro un’altra (parlo della meravigliosa chiesa di San Giovanni Battista). Ogni angolo del centro, anche il meno frequentato, merita il soffermarsi a contemplarlo.
Il mio scorcio preferito è probabilmente quello che offre la vista di due chiese, quella di IMG_20190823_150342.jpgSan Pietro Caveoso e quella della Madonna dell’Idris: la prima più in basso, semplice ma bellissima nel suo sporgersi sulla Murgia materana, la seconda rupestre, più in alto, incastrata e assolutamente perfetta.
E se la città in sé mi ha dato questa impressione, gli eventi che la popolano in questi mesi non fanno altro che accentuare questo suo essere così imprevedibilmente bella: il 2019 è decisamente il suo anno, la ricopre di turisti, di eventi, arte, cultura. Ad un certo punto, camminando tra le case in tufo, inaspettatamente appare un esercito di figure strane: in fila una dietro l’altra stanno davanti al convento di Sant’Agostino. Man mano che mi IMG_20190824_105427.jpgavvicino cominciano ad acquisire un aspetto metallico, quasi robotico. E invece poi si rivelano delle figure completamente fatte di spazzatura: sono le Trash people di Ha Schult, l’esercito dei rottami, un’istallazione esposta nei più bei scenari e paesaggi del mondo, sulla Muraglia Cinese, davanti alle piramidi egizie, a Piazza del Popolo a Roma e ora anche a Matera. Per l’occasione ne sono state costruite alcune in tufo, la pietra che costituisce l’anima della città.
Tre sculture di Salvador Dalì si trovano invece in tre posti della città, inaspettate come tutto il resto e bellissime. Sono stata anche alla mostra, ma conto di scrivere un articolo dedicato, soprattutto perché un grande spazio è stato dato all’attività di Dalì come illustratore di opere letterarie. In ogni caso oltre alle opere veramente spettacolari, la cornice delle chiese rupestri credo sia imperdibile.
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Recensione: Fahrenheit 451 di Ray Bradbury

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  • Titolo: Fahrenheit 451
  • Autore: Ray Bradbury
  • Casa Editrice: Mondadori
  • Data pubblicazione: 1951
  • Prima edizione italiana: 1966
  • Pagine: 165
  • Trama: Montag fa il pompiere in un mondo dove gli incendi, anziché essere spenti, vengono appiccati. Armati di lunghi lanciafiamme, i militi irrompono nelle case dei sovversivi che conservano libri o altra carta stampata e li bruciano: così vuole la legge. Ma Montag non è felice della sua esistenza alienata, fra giganteschi schermi televisivi e slogan, con una moglie indifferente e passiva e un lavoro che svolge per pura e semplice routine. Finché un giorno, dall’incontro con una donna sconosciuta, nasce un sentimento impensabile, e per Montag il pompiere inizia la scoperta di un mondo diverso da quello in cui è sempre vissuto, un universo di luce non ancora offuscato dalle tenebre della società tecnologica imperante.

bradbury.jpgQuesta edizione di Fahrenheit 451 mi piace molto, sia per il formato della copertina che per l’introduzione di Neil Gaiman che ci porta in poche pagine al periodo storico in cui questo libro è stato scritto: quello dei primi anni ’50. La televisione sta conquistando le case delle persone e si fa strada l’idea di una cultura di massa, le donne sono confinate al focolaio domestico e fuori c’è la Guerra Fredda.
In questo contesto Ray Bradbury scrive un romanzo ambientato in un futuro distopico in cui la televisione da piccola e in bianco e nero è diventata enorme, fino a ricoprire le pareti intere delle stanze e ad avvolgere completamente lo spettatore in un universo parallelo e malsano. Guy Montag, il protagonista, è un pompiere: il suo lavoro consiste nel bruciare i libri, oggetti ormai illegali. Svolge il suo lavoro con soddisfazione e senza porsi domande fino a quando una serie di eventi, incontri (prima Faber e poi Clarisse) e pensieri non arrivano a scuoterlo dalle sue certezze. 
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Recensione: …e venne chiamata Due cuori di Marlo Morgan

e venne chiamata due cuori

  • Titolo: …e venne chiamata Due cuori (Mutant Message Down Under)
  • Autore: Marlo Morgan
  • Casa Editrice: Sonzogno
  • Data pubblicazione: 1990
  • Prima edizione italiana: 1994
  • Pagine: 219
  • Trama: 1400 miglia nell’Outback australiano, a piedi nudi, cibandosi di quanto la natura offre, vermi compresi, sotto un sole implacabile. Ma, privata anche del più piccolo agio cui la civiltà ci ha abituati, condividendo la vita quotidiana degli aborigeni, imparando i loro segreti per sopravvivere, Marlo Morgan scopre un altro mondo e un altro modo di essere, in completa armonia con se stessa e con gli altri, e comprende il vero significato della parola esistere.

…e venne chiamata due cuori è stato un regalo da parte di mia madre che lo ha trovato in una bancarella di libri usati. Lei lo aveva letto anni fa, appena uscito (quindi nel ’94) e le era piaciuto molto. L’ho letto con curiosità e sentendomi anche un po’ al sicuro, perché i consigli di mia mamma sono di solito una certezza. [piccola nota: vi lascio una foto del biglietto che ho trovato tra le pagine. Amo i libri usati e trovarci dentro frammenti di vita altrui].
La storia è quella autobiografica di Marlo Morgan che per lavoro si trova a passare un periodo in Australia: durante questo periodo viene contattata da una tribù aborigena e si ritrova così a compiere un viaggio di quattro mesi a piedi lungo l’Outback australiano, il deserto dell’entroterra. Tornata a casa, decide di raccontare la sua storia e quella della Vera Gente con queste pagine che raccontano non solo gli eventi vissuti in quei mesi, ma ancora di più le abitudini e le tradizioni del popolo aborigeno, il loro modo profondamente diverso dal nostro di vivere, di rapportarsi con gli altri e con il pianeta. 
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Sei libri e sei ricordi

Tornare a casa per le vacanze è, almeno per me, l’occasione di guardarsi intorno con uno sguardo diverso, più riflessivo, più attento nel cogliere i cambiamenti e nell’afferrare i ricordi. Se al ritorno a casa aggiungiamo il dover passare un paio di giorni a sistemare scatoloni della mia stanza svuotata, il tutto è amplificato.
Mi sono passati sotto gli occhi molti libri, ognuno dei quali inevitabilmente legato ad un ricordo. Li ho sfogliati un po’ e mi sono immersa a mio modo nel passato. Quindi mi è venuta l’idea di questo articolo…

Il gabbiano Jonathan Livingston.jpgUno dei primi libri che ho memoria di aver letto è Il gabbiano Jonathan Livingston, di Richard Bach. Mia mamma mi insegnò a leggere prima di cominciare la prima elementare (le suore raccontano che alla scuola materna leggevo storie alle mie compagne) e questo è proprio uno dei suoi libri preferiti. In realtà non sono sicura sia stato proprio tra i primi che ho letto, ma nella mia memoria lo è. In realtà non è per niente un libro banale, anzi! Infatti l’ho apprezzato davvero solo qualche anno fa quando l’ho riletto nuovamente. Ma sicuramente resterà per sempre legato a questo ricordo, di essere stato il primo. Continua a leggere

Recensione: La mia cosa preferita sono i mostri #1 di Emil Ferris

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  • Titolo: La mia cosa preferita sono i mostri #1 (My Favorite Thing Is Monsters #1)
  • Autore: Emil Ferris
  • Casa Editrice: Bao Publishing
  • Data pubblicazione: 14 Febbraio 2017
  • Prima edizione italiana: 12 Aprile 2018
  • Pagine: 420
  • Trama: Kare Reyes ha dieci anni, vive a Uptown Chicago, con la madre e il fratello Deeze. Ama l’arte, i giornalini horror e i vecchi film di mostri. Un giorno torna a casa da scuola e apprende che la vicina è morta. Suicidio, dicono, ma Karen non ci crede. Siamo nel 1968, nel pieno della contestazione, e questa storia la leggiamo dal diario scribacchiato, scarabocchiato e illustrato di Karen. I misteri sono fuori e dentro casa, perché più Karen cerca di capire cosa sia successo alla sua vicina, Anka, una sopravvissuta dell’Olocausto nazista, più comprende che c’è un terribile segreto del passato che tormenta suo fratello Deeze.

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Non sono una grande esperta di graphic novel, anzi: La mia cosa preferita sono i mostri è solo il secondo che leggo dopo Patience di Daniel Clowes (di cui vi avevo parlato qui). In entrambi i casi ho sperimentato questo nuovo genere grazie alla pazienza di Gianluca (qui il link al suo profilo instagram) che mi ha prestato i due volumi e ha aspettato che li leggessi. Se farò riferimenti eccessivi a Patience perdonatemi, ma è l’unico metro di paragone che ho ed è stato spontaneo fare un confronto durante la lettura.
Karen vive con mama e Deeze a Uptown Chicago, in un condominio pieno di persone interessanti. Quando improvvisamente la sua vicina Anka muore, in quello che viene definito un suicidio, Karen si improvvisa investigatrice e comincia ad indagare su tutte le persone che la circondano, su strane porte e conversazioni origliate, su quadri che sembrano in grado di parlarle e su misteri del passato di cui lei è all’oscuro. 
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