Recensione: Il cervello anarchico di Enzo Soresi

58f4723d8f23906bdcb058604075ad2aPrima di lasciarvi a questa nuova recensione (che spero possa piacervi e incuriosirvi), vi avviso che proprio ieri ho creato la pagina facebook del blog: se volete dare un’occhiata cliccate qui.

 

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Buona lettura a tutti!


Il cervello anarchico

  • Titolo: Il cervello anarchico
  • Autore: Enzo Soresi
  • Casa Editrice: UTET
  • Data pubblicazione: 2006
  • Pagine: 213
  • Trama: Possiamo riappropriarci della nostra salute. Siamo abituati a considerare il corpo come qualcosa di separato da noi: un organismo il cui “star bene” viene sempre più delegato a medici e specialisti di varia natura. Eppure, ricorda Enzo Soresi ne Il cervello anarchico, il nostro benessere non deve di necessità passare attraverso la medicalizzazione: «Assumersi la responsabilità della propria salute significa in primo luogo adottare uno stile di vita che innalzi il livello di resistenza alle malattie». Un invito, dunque, ad ascoltare con attenzione il nostro corpo, a riavvicinarsi alle sue esigenze e non trascurarne i segnali, che siano essi di natura psichica o fisica. Come dimostrano le ultime scoperte della Psico-neuro-endocrino-immunologia, il nostro organismo è infatti un’unità, un insieme indiviso di mente e corpo la cui crescita armonica dipende dalla comprensione del legame fra eventi cognitivi, emotivi e fisiologici. E il cervello è il luogo dove tutti questi fattori si incontrano: nel suo sviluppo giocano un ruolo importante le nostre emozioni; pensieri e convinzioni si ripercuotono sulla nostra capacità di provare dolore; e anche lo stress psicologico, se da una parte ci aiuta a fornire prestazioni efficienti, è tuttavia in grado di determinare l’insorgere di varie patologie.

    Attraverso l’analisi di diversi casi clinici, raccontati con la passione e la competenza di un medico che da più di cinquant’anni è all’avanguardia nella ricerca scientifica, Enzo Soresi costruisce un libro rigoroso eppure coinvolgente, approfondito ma scorrevole, invitandoci a riflettere sulla complessa ed eccezionale macchina organica che ciascuno di noi, come individuo, costituisce.


Ho ricevuto questo libro in regalo a Natale e forse la mia prima impressione leggendo la trama non è stata la migliore da subito. Ricordo di aver pensato a uno di quei libri di scienza da bancarella in cui si incitano le persone a riappropriarsi della propria salute, convincendoli della superfluità della medicina, se solo ci crediamo davvero. Cose che in realtà potete trovare davvero nel risvolto di copertina che ho riportato anche qui. Credo che sia una presentazione invitante per il grande pubblico, ma che sminuisca notevolmente il contenuto di queste pagine, pur non stravolgendolo, in fondo. Continua a leggere

Recensione: Tutti giù per aria di Rosella Postorino

Tutti giù per aria

  • Titolo: Tutti giù per aria
  • Autore: Rosella Postorino
  • Casa Editrice: Salani
  • Data pubblicazione: 7 Ottobre 2019
  • Pagine: 139
  • Trama: Tina non sa cosa le è saltato in mente quel pomeriggio, quando ha accettato di giocare a pallavolo con i compagni. Di solito fa solo le cose che sa fare bene, perché ha sempre paura di sbagliare. Gli altri bambini la chiamano ‘perfettina’ e non la trovano molto divertente: la perfezione non ha mai fatto ridere nessuno! La palla cadrà nel fume, Tina per riprenderla precipiterà giù da una cascata e da qui tutto avrà inizio. Recuperata da un’enorme signora-mongolfera, viene portata in volo fino a uno strano paese, pieno di personaggi strampalati, quel giorno in festa per la Fiera degli Scarti e l’annuale Caccia al Tesoro. Chi arriverà primo? Ma soprattutto, cosa vinceranno gli altri? Perché, quando si gioca insieme, nessuno perde mai. 

Tutti giù per aria3Ho avuto la possibilità di leggere Tutti giù per aria quando era appena uscito (ormai qualche mese fa) grazie alla Salani e a Simona, che ringrazio di cuore. Ho richiesto di leggerlo non appena ho visto la copertina, perché la trovavo bellissima. Forse non avevo ben capito che si trattava di un libro per bambini, almeno come genere in cui collocarlo. In realtà è, come spesso accade per questo genere, molto di più.
È la storia di Tina, una bambina perfettina che da una semplice partita a pallavolo, si ritrova catapultata tra le braccia di una donna a testa in giù: Gianna Baloon, la prima tappa in un mondo di stramberie quasi da circo, che Tina attraversa in una fantastica caccia al tesoro. Un incontro dopo l’altro, dietro l’apparente insensatezza di questo nuovo mondo, Tina scopre un nuovo modo di guardare gli altri, ma soprattutto sé stessa, spogliandosi di paure e pregiudizi.
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Bookcity Milano #2: Roberto Piumini e Stefano Benni

Dopo troppo tempo mi sono finalmente decisa a riordinare le idee per continuare (e terminare) il mio racconto di Bookcity Milano che avevo iniziato qui con il Friendship Tour. Sono ormai passati più di due mesi, ma in fondo ha poca importanza: ci tenevo molto a raccontarvi i momenti più belli del festival. Questa volta è il turno di due incontri con due scrittori che mi hanno assolutamente conquistata: Roberto Piumini e Stefano Benni.


Roberto Piumini

Storie sul tappeto volante

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All’interno del giornale che conteneva l’elenco degli oltre mille eventi del festival, l’incontro con Roberto Piumini figurava in una sezione di eventi per bambini all’interno del Teatro del Buratto. Questo, unito alla corsa che avremmo dovuto fare per arrivare in tempo, ci aveva quasi convinti a rinunciare, seppur a malincuore. Per fortuna poi, alla ricerca di un numero di telefono da contattare per avere informazioni, abbiamo trovato sul sito la precisazione: questo incontro è per un pubblico adulto.
A quel punto ci siamo precipitati in metro verso il teatro.

Il titolo dell’incontro, Storie sul tappeto volante, faceva riferimento un po’ al titolo e un po’ alla copertina del libro oggetto della presentazione: Storie per voce quieta, uscito a Maggio 2019 per Oligo. Ai miei occhi Piumini resta indissolubilmente legato a titoli come Lo Stralisco (che mi è rimasto nel cuore), ma questo nuovo titolo, invece, non è pensato per i bambini, nonostante l’idea nasca da un originario racconto per bambini. Da qui la necessità di precisare che non si trattasse di un evento per bambini (cosa evidentemente non colta dagli organizzatori del festival).
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Recensione: L’Arminuta di Donatella Di Pietrantonio

L'Arminuta

  • Titolo: L’Arminuta
  • Autore: Donatella Di Pietrantonio
  • Casa Editrice: Einaudi
  • Data pubblicazione: 14 Febbraio 2017
  • Pagine: 163
  • Trama: Ci sono romanzi che toccano corde così profonde, originarie, che sembrano chiamarci per nome. È quello che accade con L’Arminuta fin dalla prima pagina, quando la protagonista, con una valigia in mano e una sacca di scarpe nell’altra, suona a una porta sconosciuta. Ad aprirle, sua sorella Adriana, gli occhi stropicciati, le trecce sfatte: non si sono mai viste prima. Inizia così questa storia dirompente e ammaliatrice: con una ragazzina che da un giorno all’altro perde tutto – una casa confortevole, le amiche più care, l’affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori. Per «l’Arminuta» (la ritornata), come la chiamano i compagni, comincia una nuova e diversissima vita. La casa è piccola, buia, ci sono fratelli dappertutto e poco cibo sul tavolo. Ma c’è Adriana, che condivide il letto con lei. E c’è Vincenzo, che la guarda come fosse già una donna. E in quello sguardo irrequieto, smaliziato, lei può forse perdersi per cominciare a ritrovarsi. L’accettazione di un doppio abbandono è possibile solo tornando alla fonte a se stessi. Donatella Di Pietrantonio conosce le parole per dirlo, e affronta il tema della maternità, della responsabilità e della cura, da una prospettiva originale e con una rara intensità espressiva. Le basta dare ascolto alla sua terra, a quell’Abruzzo poco conosciuto, ruvido e aspro, che improvvisamente si accende col riflesso del mare.

Abruzzo2.jpgL’arminuta è stato un regalo inaspettato eppure desiderato. Volevo leggerlo da un po’, incuriosita dall’ambientazione e dal titolo abruzzese, come la provenienza mia e dell’autrice. Ho poi scoperto che l’Abruzzo è una costante anche degli altri romanzi di Donatella Di Pietrantonio (uno dei motivi per cui li leggerò).
L’arminuta si chiama semplicemente così, la ritornata, (non saprei scrivere il modo in cui si dice in realtà) e mai viene citato il suo vero nome. A tredici anni viene costretta a tornare dalla sua vera famiglia, della quale ignorava totalmente l’esistenza, e a lasciare i genitori del mare, quelli che l’hanno cresciuta. La sua famiglia del paese conta tanti fratelli, pochi soldi e poco cibo. Non c’è spazio neanche per dormire e la pianta del piede di sua sorella Adriana diventa il suo cuscino. C’è lo spazio per interrogarsi, navigare tra i sensi di colpa e il dolore dell’abbandono e lo spazio per cambiare prospettiva, non necessariamente in meglio. 
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Bookcity Milano #1: The friendship tour

Dal 15 al 17 novembre sono stata a Milano in occasione del festival Bookcity Milano: migliaia di eventi (gratuiti) sparsi per l’intera città di Milano ad ogni ora del giorno, fino a tarda serata. Presentazioni di libri, conferenze, tavole rotonde, laboratori…
Purtroppo per motivi di tempo (soprattutto quello necessario per gli spostamenti), la scelta è stata molto limitata, ma indubbiamente è stata un’esperienza bellissima! Abbiamo partecipato a due visite guidate e a vari incontri, alcuni un po’ deludenti, altri bellissimi ed emozionanti. Sarebbe impossibile parlarvi di tutto, ma ci sono alcuni momenti che volevo assolutamente raccontare e condividere.
In questo periodo molto molto pieno, ho lasciato indietro tante recensioni e articoli vari, compreso il resoconto del Pisa Book Festival (che c’è stato addirittura dal 7 al 10 novembre), ma spero pian piano di recuperare tutto.
Buona lettura!


The friendship tour

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La domenica mattina siamo stati al Teatro Carcano ad assistere ad uno spettacolo un po’ insolito: un tour di quattro autori britannici tra le principali città europee a parlare di amicizia, in una veste ancora più insolita. I quattro autori in questione sono Ken Follett, Jojo Moyes, Lee Child e Kate Mosse: io ero elettrizzata all’idea di vedere e sentire Jojo Moyes in particolar modo, ma alla fine sono rimasta conquistata da tutti.
L’idea del tour, di cui Milano era la prima tappa, nasce da Ken Follett: contatta i suoi colleghi e amici e propone loro di andare in giro per l’Europa a raccontare (come fanno nel loro mestiere) una storia e una cultura comune, un rapporto tra scrittore e lettori europei che non rispecchia affatto i principi della Brexit.
Hanno iniziato con un giro di interventi introduttivi sul loro intento, sulla voglia di creare un ponte e di farsi veicolo di un messaggio importante, che nessun media può farci arrivare. Mi è piaciuto soprattutto l’intervento di Kate Mosse (che per altro ho trovato sempre interessante durante tutto l’evento): ha sottolineato l’importanza del ruolo sociale dello scrittore, un ruolo che ha rivestito per secoli, di denuncia e verità, ma fondato sulla fiducia reciproca con i lettori. E l’importanza e il potere delle parole, come veicolo di qualunque messaggio e come unica arma in nostro possesso.
Non c’è stata mai neanche l’ombra di una polemica nei loro interventi, eppure allo stesso tempo sono riusciti a far emergere un forte dissenso e una posizione ben precisa, semplicemente attraverso una serie di aneddoti e riflessioni che raccontavano una storia.

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Recensione: Barnabo delle montagne e Il segreto del Bosco Vecchio di Dino Buzzati

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  • Titolo: Bàrnabo delle montagne – Il segreto del Bosco Vecchio
  • Autore: Dino Buzzati
  • Casa Editrice: Garzanti editore
  • Data pubblicazione: 1957
  • Pagine: 320
  • Trama: Barnabo delle montagne e Il segreto del Bosco Vecchio, che questo volume riunisce, sono le due lunghe novelle, o brevi romanzi, che nella storia letteraria e spirituale di Buzzati sono datate “prima dei Tartari”. Nel 1940, mentre cominciava quel lungo “assedio dell’anima” che doveva essere la guerra mondiale, Buzzati ebbe il suo primo grande successo con Il deserto dei Tartari, monumento alla Sentinella Inutile. Ma già prima, negli allegri e incoscienti anni trena, il giovane croinista del Corriere della Sera era diventato scrittore noto con due libri felicissimi (Barnabo è del 1933, Il segreto è del 1935), nella cui compiutezza al limite tra favola e realtà non è difficile leggere la cifra della dolce magia di uno dei più grandi scrittori italiani del mezzo secolo

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Piazza del Duomo di Milano, Dino Buzzati, 1952

Fino allo scorso anno, non avevo mai letto nulla di Buzzati. Poi durante una lezione del corso di scrittura creativa, il mio insegnante ci portò Sessanta raccontie ce ne fece leggere alcuni (un paio di pagine a testa, in cerchio, in quel modo bellissimo che mi ricorda tanto le scuole elementari). Mi piacciono moltissimo i racconti, anche se ne leggo davvero pochi: questi in particolare mi colpirono tanto nello stile, nel linguaggio e in quella sensazione così inafferrabile che ci sia sempre qualcosa in più.
Credo che fu proprio in quel momento che una persona molto speciale mi consigliò di leggere Bàrnabo delle montagne, l’esordio narrativo di Dino Buzzati nel 1933, spesso messo in ombra dal ben più celebre Il deserto dei Tartari uscito nel 1940. Sono trascorsi un po’ di mesi fino a quando, qualche settimana fa quella stessa persona speciale me lo ha regalato in un’edizione del 1972 che riporta in copertina un particolare di un quadro di Dino Buzzati (quello che vi ho messo qui accanto) e che comprende sia Bàrnabo delle montagne che Il Segreto del Bosco Vecchio, il secondo romanzo dell’autore, uscito nel 1935. Continua a leggere

Viaggi e libri // un’intervista per Rolling Pandas

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Una decina di giorni fa ho ricevuto un’email da Alice, responsabile dei contenuti di Rolling Pandas. Mi ha proposto un’intervista che avesse come tema i viaggi e i libri, dal momento che spesso fondo questi due argomenti qui sul blog.
Vi lascio qui il link all’intervista, spero vi piaccia. La trovate comunque sempre nella side bar del blog, insieme al logo di Rolling Pandas.
Per quanto riguarda il sito, si tratta di una piattaforma di pacchetti viaggio, che dispone anche di un blog molto carino. Praticamente ogni giorno escono interviste che abbiano sempre come tema di fondo quello dei viaggi, ma sempre nel contesto di un’altra passione che ci si sposa perfettamente. Vi consiglio di dare un’occhiata, troverete sicuramente consigli e persone interessanti.
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False credenze sui fenomeni migratori, una conferenza tra medicina e società

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Oggi ho deciso di raccontarvi una cosa un po’ distante dal mondo dei libri, eppure perfettamente in linea con gli ultimi articoli. Ho iniziato Lacrime di sale, perché volevo farlo da tempo, perché mi incuriosiva la figura di questo medico che porta umanità nella disumanità e sicuramente per leggere un punto di vista vicino (che più vicino non si può) sull’accoglienza ai migranti.bracci
Mentre lo leggevo, ho scoperto Fuocoammare, di cui parla un capitolo del libro: il documentario che Gianfranco Rosi ha girato a Lampedusa. E sempre mentre leggevo il libro mi sono imbattuta in questa locandina che vedete qui su.
Si tratta di una conferenza, a cui poi ho ovviamente partecipato, dal titolo False credenze sui fenomeni migratori: un percorso fra medicina e società per capire gli aspetti della salute dei migranti, il loro rapporto con la sanità e la percezione del fenomeno da parte dei cittadini. La conferenza era organizzata dalla sede di Pisa del SISM (Segretariato Italiano Studenti in Medicina) e strutturata in due interventi: il primo del sociologo Fabio Bracci e il secondo dell’epidemiologa e ricercatrice Lara Tavoschi.
Credo sia interessante riportarvi un po’ quello che è stato detto, non pretendo di fare una trascrizione e spero che sia un argomento interessantetavoschi anche per voi. Sicuramente è attualissimo e perfettamente calzante e mi ha aiutato anche a reinterpretare in modo più critico e completo tante cose che ho letto. E a scoprirne di nuove. L’argomento è vastissimo e le due ore di conferenza sono servite per lo più a riportare un po’ di dati che siano utili per porci delle domande e individuare un po’ quali sono i problemi dei fenomeni migratori e ancora di più della loro percezione, spesso errata. Farò un discorso unico tentando di mettere insieme la maggior parte delle informazioni raccolte, ma non farò distinzione tra i due interventi, per rendere più organico il discorso. In generale, Lara Tavoschi ci ha presentato gli aspetti più relativi all’aspetto sanitario e Fabio Bracci gli aspetti più demografici e sociologici, nonostante poi abbiano riportato aneddoti ed esempi comuni a completare il quadro.

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Fuocoammare, un documentario di Gianfranco Rosi

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Come vi avevo detto nella recensione di Lacrime di sale di Lidia Tilotta Pietro Bartolo, quest’ultimo è stato uno dei protagonisti di Fuocoammare. Si tratta di un documentario di Ganfranco Rosi, uscito nel 2016, anno in cui si è conquistato l’Orso d’oro per il miglior film al festival di Berlino.
È ambientato a Lampedusa, di cui cerca di seguire sia l’aspetto di vita quotidiana, sia l’aspetto sicuramente più celebre dell’accoglienza ai migranti a cui si affiancano però le continue tragedie.
Io ho deciso di guardarlo proprio la sera in cui mi trovavo a leggere il capitolo del libro in cui Pietro Bartolo parla della nascita di questo documentario. Nel caso foste interessati, potete trovarlo su Netflix.
Nel libro il dottor Bartolo racconta che un giorno qualunque si presentò all’ambulatorio un signore molto distinto, chiaramente un turista. Dopo qualche insistenza gli raccontò di essere un regista, Gianfranco Rosi appunto, e di essere pronto a ripartire poiché a Lampedusa non aveva trovato l’ispirazione che cercava. Questo molto probabilmente perché il centro di accoglienza era chiuso in quel periodo. Pietro Bartolo però coglie in lui l’occasione di raccontare quello che vede e vive da oltre vent’anni, di lasciare un segno che vada ben oltre un’intervista in tv quasi fine a sé stessa. Così gli consegna una chiavetta USB in cui ci sono migliaia di foto raccolte anno dopo anno, giorno dopo giorno. 
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Recensione: Lacrime di sale di Pietro Bartolo e Lidia Tilotta

Lacrime di sale

  • Titolo: Lacrime di sale
  • Autore: Pietro Bartolo, Lidia Tilotta
  • Casa Editrice: Mondadori
  • Data pubblicazione: 2016
  • Pagine: 139
  • Trama: Pietro Bartolo è il medico che da oltre venticinque anni accoglie i migranti a Lampedusa. Li accoglie, li cura e, soprattutto, li ascolta. Queste pagine raccontano la sua storia: la storia di un ragazzo mingherlino e timido, cresciuto in una famiglia di pescatori, che si è duramente battuto per cambiare il proprio destino e quello della sua isola. E che, non dimenticando le difficoltà passate, ha deciso di vivere in prima persona quella che è stata definita la più grande emergenza umanitaria del nostro tempo.

italy-lampedusa-image3-superJumboLa prima volta che ho sentito parlare di Pietro Bartolo è stata ad Aprile, quando ho letto il racconto di una ragazza, studentessa di medicina a Modena, che aveva partecipato ad un incontro con Bartolo. Il post della ragazza su Facebook è diventato a dir poco virale: c’era parte di quello che lui aveva detto e mostrato ai ragazzi, parte della sua testimonianza, e mi ha emozionata molto. Così ho cercato chi fosse questo medico e ho scoperto che in realtà aveva già pubblicato due libri per Mondadori: il primo è proprio Lacrime di sale, uscito nel 2016 e poi nel 2018 Le stelle di Lampedusa. Inoltre è stato tra i protagonisti, ma anche tra i fautori del documentario Fuocoammare di Gianfranco Rosi (Orso d’Oro 2016).
Non so perché non ne avessi mai sentito parlare. Mi sono sentita un po’ fuori dal mondo, ma mi sono proposta di recuperare. 
Tra l’altro, alle ultime elezioni europee è anche stato eletto come europarlamentare: una  bella nota di speranza.
In Lacrime di sale Pietro Bartolo racconta, in pagine che stanno tra l’autobiografia e il diario, la sua storia di medico di Lampedusa, ma ancora prima di abitante dell’isola. Alla sua storia personale, da bambino che gioca con la fionda e va in barca con suo padre, fino al ritorno a casa da medico ginecologo, si affiancano quelle di migliaia di volti che emergono dal mare. Bartolo li aspetta sulla banchina, si occupa della prima assistenza sanitaria, ma è sempre anche qualcosa in più. Le storie sono infinite, tutte diverse e tutte spaventosamente simili. Le tragedie che ogni giorno si susseguono tra le onde del nostro mare sono inimmaginabili. Continua a leggere