Recensione: L’amico immaginario di Stephen Chbosky

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Titolo: L’amico immaginario (Imaginary friend) | Autore: Stephen Chbosky | Casa Editrice: Sperling & Kupfer | Data pubblicazione: 1 ottobre 2019 | Pagine: 633


Mill Grove è una tranquilla e isolata cittadina della Pennsylvania: solo una strada per arrivare, solo una per andarsene. A Kate Reese sembra il luogo ideale per fuggire da un compagno violento, far perdere le proprie tracce e ricominciare una nuova vita. Lo deve al suo bambino, Christopher, che ha solo sette anni ma sa già quanto il mondo dei grandi possa far male. In quella nuova casa, tutto sembra andare a meraviglia: Christopher incontra nuovi amici, Kate trova un nuovo lavoro. Ma poi, all’improvviso, Christopher scompare. Per sei lunghissimi giorni, nessuna traccia di lui. Finché, una notte, il bambino riemerge dal bosco di Mission Street, al limitare della piccola città. È illeso, ma profondamente cambiato. Nessuno sembra accorgersene; solo sua madre sospetta qualcosa, perché Christopher, che ha sempre faticato a scuola, di punto in bianco prende ottimi voti ed è un vorace lettore. Ma nemmeno lei può immaginare tutta la verità. Christopher ora sente una voce in testa, e vede cose che agli altri sono impercettibili. Conosce i segreti del passato, inghiottiti dal bosco di Mission Street; quelli del presente, celati dietro le facciate rispettabili della città. Conosce il futuro tragico che sta per abbattersi su tutti loro. Non può parlarne a nessuno, nemmeno a sua madre, o lo prenderebbero per pazzo. Ma può e deve compiere la missione che quella voce amica gli detta: costruire una casa nel bosco, prima che arrivi Natale. Altrimenti, per sua madre, i suoi amici e l’intera città, sarà la fine.


Volevo leggere questo libro da molto tempo per diversi motivi. Il primo è che ne avevo letto una recensione molto bella da parte di Emma Watson e mi ero incuriosita. Poi non dimentichiamo che Noi siamo infinito (di cui abbiamo parlato qui e qui) è uno dei miei film del cuore e Stephen Chbosky ne è il regista; a dirla tutta, il libro (di cui abbiamo parlato qui) non mi era piaciuto così tanto quanto il film (stranamente), ma ne conservo comunque un ricordo piacevole.
L’occasione di leggere L’amico immaginario si è presentata perché su Amazon il libro, nell’edizione in copertina rigida, costa pochissimo. Nel caso in cui vogliate leggerlo e se riuscirete a non farvi dissuadere da questa recensione, sapete dove acquistarlo.

L’amico immaginario è la storia di Christopher e della sua mamma Kate, una famiglia in fuga che si trasferisce a Mill Grove, città lontana in cui nulla potrebbe mai succedere, o almeno così credono. A poche settimane dal loro arrivo, però, Christopher scompare e viene ritrovato dopo sei giorni trascorsi nel bosco. Neanche lui ricorda cosa sia successo in quei sei giorni, ma da quel momento in poi Christopher sente delle voci e vede delle cose. Entra in un intero mondo parallelo, che popola le strade della città, fatto da spiriti buoni e cattivi e da fitti misteri inquietanti.

Divora la paura, o sarà lei a divorare te.

Nonostante la mia curiosità nei confronti di questa lettura, devo ammettere che ero un po’ spaventata: effettivamente lo stile di Stephen Chbosky non era riuscito a conquistarmi neanche con Noi siamo infinito, storia che avevo tanto amato sullo schermo, mi sembrava difficile trovare sintonia con lui in questo secondo libro. In realtà per la prima metà del libro mi sono goduta appieno la lettura: le pagine scorrevano veloci e la trama era riuscita a prendermi. Nonostante la sensazione perenne di angoscia e inquietudine, mi sono immersa nella lettura per pomeriggi interi: ho apprezzato i personaggi e i toni sempre a metà tra il reale e il surreale. Ho sentito quel folle prurito sulla mia pelle e ho avuto paura di avere incubi di notte: più o meno quello che ti aspetti dalla lettura di un horror/thriller/paranormale, quindi fin qui tutto okay.
Nella seconda metà del libro, invece, tutto è diventato decisamente troppo.
I tempi della narrazione si sono dilatati enormemente: pagine e pagine per raccontare pochi minuti, a cui si vanno a sommare continui spostamenti inutili dei personaggi e un succedersi di eventi tra l’assurdo e il paradossale. Il sogno e la realtà si confondono davvero, la follia si appropria di tutti i personaggi e lo fa in un modo fastidioso e inverosimile. E tutto questo prima di renderti conto che mancano ancora 250 pagine alla fine e non hai la minima voglia di passarle così.
Credo sia stato davvero un peccato che l’inquietudine si sia trasformata in noia e confusione, perché credo che la trama (o almeno l’idea di trama iniziale) avesse del potenziale, rimasto però inespresso. Ho avuto la sensazione che ci fosse moltissimo rumore, così tanto da nascondere il nocciolo della trama e anche qualunque messaggio lo scrittore volesse veicolare.
Senza dubbio questo non è un genere che leggo di solito, quindi è molto probabile che non abbia gli strumenti per apprezzarlo e che non abbia capito molte cose. Però la noia è sempre noia e questa so riconoscerla. Come sempre, se qualcuno di voi lo ha letto, fatemelo sapere nei commenti perché sono molto curiosa di ricevere spiegazioni e sapere la vostra.

Gesù morì per i nostri peccati?
O per quelli di Suo Padre?
Tenne stretto quel pensiero come un fumatore l’ultimo fiammiferp.
Non condannarono a morte Gesù come martire.
Lo giustiziarono in quanto complice.
Sentiva la risposta sulla punta della lingua.
Gesù ci perdonò per averLo ucciso.
Suo Padre no.

♥ ½


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Stephen Chbosky: scrittore, sceneggiatore e regista, è l’autore del bestseller Noi siamo infinito che, dopo aver venduto milioni di copie in tutto il mondo, è diventato un film di grande successo, da lui stesso scritto e diretto, con Emma Watson, Ezra Miller e Logan Lerman come attori protagonisti. È anche il regista del film Wonder. L’amico immaginario è il suo secondo, attesissimo romanzo.

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