Recensione: Cose spiegate bene, a proposito di libri

Titolo: Cose spiegate bene, a proposito di libri | Autore: AAVV | Casa Editrice: Iperborea – Post | Data pubblicazione: 3 giugno 2021 | Pagine: 240


A proposito di libri è il primo numero di Cose spiegate bene, la rivista di carta del Post realizzata in collaborazione con Iperborea. Di tutti noi appassionati di «libri», che ne celebriamo la bellezza e il pregio, chi sa cosa sia successo a un testo per diventare un oggetto di carta? Chi sa quante sono e di chi sono le case editrici e perché usano quasi tutte lo stesso font? Chi ha capito come si contano le copie nelle classifiche pubblicate nei supplementi culturali dei quotidiani e perché i libri spariscono così rapidamente dalle vetrine delle librerie? Chi sa perché a volte vengono scritti nei fatti da qualcun altro, editor, traduttori, ghostwriter? 


A giugno 2021, proprio con A proposito di libri è stata inaugurata la rivista Cose spiegate bene del Post in collaborazione con la casa editrice Iperborea. Nel frattempo alla collana si sono aggiunti altri due volumi (che spero di leggere presto): Questioni di un certo genere e Le droghe, in sostanza, uscito proprio l’11 maggio.
Si tratta di un volume a metà tra la rivista e il saggio, che si propone di parlare e spiegare tutti gli aspetti dei libri su cui ci siamo interrogati almeno una volta, o magari mai, ma che ugualmente definiscono il libro, come oggetto e come concetto, nella sua complessità. Si comincia dalla carta e dai caratteri utilizzati, per arrivare alle librerie e alle classifiche di vendita, passando per copertine, case editrici e audiolibri.
Accanto ai contenuti più tecnici ci sono anche pezzi di autori ed editori che raccontano esperienze della loro vita lavorativa o personale, arricchendo il tutto con note più leggere e aneddotiche.
Ho scoperto e imparato molte cose nuove grazie a queste pagine: alcune non me le ero mai neanche chieste, altre le conoscevo forse in modo un po’ più vago. Vivo circondata dai libri praticamente da tutta la vita e ormai da un po’ di anni sperimento anche un rapporto più diretto con il mondo dell’editoria (grazie a questo blog), quindi un po’ mi ha stupita rendermi conto di quanto poco ne sapessi.

È più che altro questo – il tempo della cura – quel che distingue qualcosa di scritto per restare da ciò che si scrive per dire, rivelare, provare a interpretare la corsa dei giorni.

Al tempo stesso questa riflessione mi ha dato proprio la consapevolezza del bel progetto che hanno creato quelli del Post: raccontare cose che sono tra gli interessi di tanti, eppure che nessuno conosce così a fondo. Forse questo lo dico con troppa presunzione e forse ero solo io a saperne così poco, ma è vero che il racconto dell’editoria che viene messo su in queste pagine non è mai banale, mai pesante e anzi sempre attuale e ricco di curiosità e analisi.
Una volta terminata la lettura l’impressione è quella di poter guardare ai libri con uno sguardo diverso e rendersi finalmente conto di una complessità che ci era assolutamente sconosciuta, pur essendo così lampante. Quante persone ruotano intorno alle pagine e le abitano, quante penne ci lavorano e quante voci lo definiscono.

Tra le storie che ho amato di più c’è sicuramente quella della casa editrice Sellerio, che conoscevo quasi solo di nome e alle mie orecchie si era sempre confusa con tutte le altre. Mi sono sentita trascinare nei loro uffici a Palermo, circondata dalla cura e dalla familiarità con cui pubblicano i loro libri. Tra le figure raccontante che più ho apprezzato c’è invece quella del traduttore: mi sembra assurdo come possa riuscire ad offrire la sua voce ad un autore senza snaturarlo e trasformarlo. E che dire poi della spiegazione sul funzionamento delle librerie: per chi se lo fosse sempre chiesto (tipo me), ecco tutte le informazioni che avreste sempre voluto avere.

Di un buon editor non si riconosce la mano, perché ogni libro ti chiede un lavoro diverso. L’editor dev’essere neutrale e trasparente, è l’autore che deve parlare, è il libro che deve avere visibilità.

Un’altra cosa meravigliosa di questo libro e per nulla di secondo piano, è la grafica. Le illustrazioni sono state realizzate da Giacomo Gambineri e ogni pagina è un piccolo capolavoro. Sono belli i colori, le icone utilizzate, le scelte di stile che richiamano continuamente i contenuti. Credo sia uno di quei libri che sei proprio felice di stringere tra le pani e gustare in ogni aspetto (proprio quello che dovrebbe fare un libro che parla di libri) e che ti dispiace molto rovinare, come ho fatto io proprio sulla copertina, da persona orribile quale sono.
Non ci si annoia mai, non ci si stanca mai. Tutto è scorrevole e leggero, nonostante le mille informazioni. Credo sia molto bello imparare e scoprire così.
Certo, deve interessarvi l’argomento, ma credo che siamo nel posto giusto per trovare persone a cui interessi, quindi è indubbiamente il libro per voi.

Non so se ci sia davvero qualcuno capace di spiegare definitivamente e senza equivoco quale sia una sineddoche e quale una metonimia: è un po’ come cercare di capire certe regole del baseball. Ma se l’uso del contenitore per indicare il contenuto conveniamo qui, per le necessità di chiarezza di questo testo, di chiamarlo metonimia, be’, “libro” è forse la metonimia più usata del mondo. Pensateci.
“Ho letto un libro.”
Nessuno di noi ha davvero letto il “libro”: il libro è stato stampato, rilegato, trasportato, sfogliato, venduto, appoggiato sul comodino, infilato nella libreria, prestato, perduto, rivenduto, bruciato, persino. A essere letto è stato il testo stampato nel libro, le sue parole.

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