Recensione: Questa è l’America di Francesco Costa

Titolo: Questa è l’America | Autore: Francesco Costa | Casa Editrice: Mondadori | Data pubblicazione: 28 Gennaio 2020 | Pagine: 204

Ci sono pochi posti nel mondo dove il divario tra quello che crediamo di sapere e quello che sappiamo è tanto ampio quanto nel caso degli Stati Uniti. L’influenza statunitense nei nostri consumi è così longeva che pensiamo di conoscere bene l’America quando in realtà, nella gran parte dei casi, la nostra idea è un impasto di luoghi comuni e poche informazioni concrete. Convinti che gli statunitensi siano tutti armati fino ai denti, non sappiamo, per esempio, che la metà delle armi in circolazione in America è posseduta dal 3 per cento della popolazione. Coltiviamo il luogo comune per cui gli Stati Uniti usino la mano pesante contro l’evasione fiscale e i reati dei cosiddetti colletti bianchi, ma in carcere ci vanno ancora soprattutto ragazzi neri. Ragioniamo e discettiamo sulla cultura americana e sulla sua idea di Stato e libertà, paragonando il tutto a quello che succede qui da noi, senza sapere o tener conto che gli Stati Uniti sono un Paese molto poco popolato: ci sono più persone nella sola New York di quante ce ne siano in 40 dei 50 Stati. Siamo abituati a leggere l’intera politica estera statunitense innanzitutto sulla base del petrolio, e della necessità di trovarlo, ma oggi gli Stati Uniti sono pressoché indipendenti dal punto di vista energetico. L’elenco potrebbe continuare. Allo stesso modo, abbiamo accolto il risultato elettorale più clamoroso in quasi tre secoli di storia statunitense, la vittoria del repubblicano Donald Trump alle presidenziali del 2016, a pochi anni di distanza dell’elezione di Barack Obama, primo presidente nero, come la logica e prevedibile conseguenza dei nostri luoghi comuni. Eppure ci sono fatti e cambiamenti profondi e non sempre visibili che spiegano eventi così straordinari. In quest’anno così cruciale per la politica statunitense, Francesco Costa riflette sulle trasformazioni e i problemi dell’America, quella vera, raccontandoci il doloroso ma inesorabile smarrimento di un Paese speciale che diventa ogni giorno più normale.


Seguo Francesco Costa su instagram da qualche mese, più precisamente dal periodo immediatamente precedente alle elezioni negli Stati Uniti. Il suo stile comunicativo mi ha conquistata sin da subito: ha un modo di spiegare molto semplice e al tempo stesso approfondito, a cui si aggiunge un’evidente passione che traspare da ogni parola, rendendo il tutto sempre interessante e coinvolgente. Negli ultimi giorni del 2020 ho deciso che fosse finalmente arrivato il momento di recuperare questa lettura, complice anche l’annuncio dell’uscita del suo secondo libro, Una storia americana, il 19 gennaio 2021.
Tra le pagine di Questa è l’America, ho immediatamente ritrovato la voce calda e fresca al tempo stesso (si può?) che mi piace tanto e (nonostante il poco tempo lasciatomi libero dallo studio) ogni sera mi immergevo tra le pagine come in un rituale, o come in un racconto unico, cosa che è difficile da provare di fronte a un’opera di saggistica. Francesco Costa racconta gli Stati Uniti, o almeno alcuni dei loro mille volti, smontando gli stereotipi più radicati di cui ci siamo sempre accontentati e andando a scavare sul fondo di ognuno di questi. Ogni capitolo pone al centro un tema caldo e familiare al lettore, ma diventa l’occasione per raccontare tutto un universo che sta intorno a questo. L’estrema diffusione della dipendenza da oppiacei ci porta a guardare con occhi diversi a tutti i cambiamenti demografici a cui il sistema sanitario non è stato in grado di star dietro o sui quali le aziende farmaceutiche hanno fatto leva; il problema delle armi ci conduce fino alle radici della stessa società americana, fino a quel secondo emendamento e a tutte le leggi che sono venute dopo.

L’eclissi che gli Stati Uniti stanno attraversando è una sensazione di perenne precarietà e paura, che ha soffocato l’identità stessa del paese, il suo ottimismo proverbiale e incrollabile, la sua fiducia nel futuro.

Mi sono trovata a viaggiare tra stati così diversi tra loro eppure così simili per i cambiamenti che stanno vivendo; la composizione demografica e sociale differisce molto tra uno stato e l’altro e questo rende profondamente inadeguata l’immagine che i media ci propinano; eppure ci sono tendenze, necessità, virtù o storture che si ripetono uguali e percorrono il paese da est a ovest. Grazie all’abile penna di Francesco Costa, io mi sono sentita proprio su quelle strade, in quegli spazi sterminati di nulla, ma anche tra gli hotel poco sobri di Las Vegas o nei quartieri di San Francisco pieni di senzatetto.
Ho ammirato molto la costruzione dei capitoli e delle spiegazioni: sebbene ogni aspetto venga analizzato partendo da molto lontano, è impossibile perdere il filo o annoiarsi. Ogni tassello è destinato ad inserirsi al proprio posto, in un quadro complesso ma mai difficile. Non è sicuramente un saggio che si propone di analizzare la società e la cultura statunitense a tutto tondo, non è un saggio da studiare ecco. Forse però l’obiettivo che si pone è anche più difficile, come per tutti i libri estremamente divulgativi, perché far arrivare al grande pubblico un ritratto così accurato e reso così linearmente, non è affatto semplice.
Sinceramente non ho mai avuto l’impressione di conoscere bene gli Stati Uniti: li ho sempre percepiti come un mondo distante ed estremamente diverso, che ho costruito nella mia testa grazie alle immagini del cinema e ai racconti di qualche amico, conservando però la consapevolezza di avere solo una conoscenza superficiale. Allo stesso tempo, però, non avevo mai avvertito neanche la necessità di saperne di più, o meglio, non più di quanto mi piacerebbe conoscere qualunque cultura o stato del mondo. Nonostante questo mio essere apparentemente immune al fascino degli States, crescendo mi è diventato evidente quanto ciò che accade oltre oceano influenzi in molteplici modi il nostro futuro e quanto impatto abbia a livello mondiale. L’abilità straordinaria di questo libro è quella di tentare (e poi riuscire) di dipanare la matassa di storie e pregiudizi, di idealizzazioni e generalizzazioni per giungere ogni volta all’altro capo del filo.

men are created equal era diventato per tutti l’obiettivo verso il quale guardare, lo scopo finale di ogni fatica, il tipo di paese a cui ambire. I problemi da risolvere restavano, ovviamente, ma la strada era stata segnata. L’America era rimasta un paese speciale.

Tutti i contenuti sono estremamente attuali e utili oggi ancora più di un anno fa. Si parla di polarizzazione della politica, di estremismi e conflitti ideologici, delle esigenze a cui l’elezione di Trump ha dato voce; si parla di leggi elettorali fantascientifiche che esistono sin da quando esistono gli Stati Uniti e di politiche che cambiano, che rendono tutto inadeguato (ma il gerrymandering è uno strumento assurdo!!); si parla anche del linguaggio della politica e dei media che hanno contribuito a cambiarlo.
La quantità di cose che ho scoperto e imparato è grandissima, come grandissima è la curiosità che mi è rimasta a fine lettura. Ho desiderato che esistesse un Francesco Costa per ogni argomento del sapere umano: imparare sarebbe bellissimo. Molto semplicemente questo è il libro di un narratore eccellente e di una mente appassionata: una combinazione come questa è la ricetta in grado di trasformare delle semplici pagine in un viaggio di scoperta meraviglioso.

Viviamo anni di risposte semplici a domande difficili. Facciamo fatica ad accettare che i problemi complessi abbiano ragioni e soluzioni complesse, che niente abbia mai una sola spiegazione, che le faccende degli esseri umani si intreccino e si influenzino tra loro in modi non del tutto indagabili. Che sia vano pensare di individuare e isolare l’inizio inequivocabile di un qualche specifico fenomeno. Che un battito d’ali di farfalla a Pechino eccetera eccetera. Che le cose non succedano perché qualcuno preme un interruttore. Tutto vero. Eppure certe volte, per quanto il contesto sia intricato e longevo, le cose succedono per una ragione evidente, precisa, come qualcuno che preme un interruttore. Di più: certe volte le cose accadono letteralmente perché qualcuno preme un interruttore.

♥ ♥ ♥ ♥ ½


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Francesco Costa: è nato a Catania nel 1984, vive a Milano ed è giornalista e vicedirettore del giornale online «il Post». Esperto di politica statunitense e più volte inviato sul campo, dal 2015 cura il progetto Da Costa a Costa, una newsletter e un podcast sugli Stati Uniti per i quali ha vinto nel 2016 il Premio internazionale Spotorno nuovo giornalismo, nel 2018 il premio per il miglior podcast italiano alla Festa della Rete e nel 2020 il premio Amerigo. Ha collaborato alla realizzazione dei documentari La Casa Bianca per Rai 3 e conduce periodicamente la rassegna stampa di Rai Radio 3, «Prima Pagina». Ha insegnato giornalismo allo IULM di Milano e alla Scuola Holden di Torino. Nel 2020, con Mondadori, ha pubblicato Questa è l’America e nel 2021 Una storia americana.

2 commenti

  1. Ciao Dalì! ❤ E' tanto che manco da queste tue pagine, e ti chiedo scusa… ❤
    Mi piace molto questa tua recensione; non conosco l'autore, però da come lo "dipingi" sembra essere molto bravo; uno che sa il fatto suo, insomma, e che dipinge gli Stati Uniti con penneate reali e non illusorie… grazie! 😉 Buonanotte… 🙂

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  2. Ho scoperto Francesco Costa anche io su Instagram e ormai lo seguo tutti i giorni. Gli Stati Uniti sono un territorio così vasto e complesso che è davvero impossibile per noi, così lontani, poter dire di conoscerli.
    Non ho ancora letto nessuno dei suoi due libri, ma sono lì, prima o poi verrà il loro turno!

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