Recensione: L’amante di Barcellona di Care Santos

Titolo: L’amante di Barcellona (El aire que respiras) | Autore: Care Santos | Casa Editrice: Salani | Data pubblicazione: 2013  | Prima edizione italiana: 3 Settembre 2020| Pagine: 667

C’è una storia sommersa sotto la polvere delle infinite copie e le carte accumulate nell’antica libreria Palinuro. E sommersa sarebbe rimasta, se una scrittrice non avesse notato e raccolto i frammenti del mistero nascosto tra gli scaffali. È la storia di un libro perduto, prezioso ed enigmatico, dal titolo scandaloso: Mémoires secrets d’une femme publique, ‘memorie segrete di una donna pubblica’. Punta di diamante della biblioteca di un ricco signore della Barcellona napoleonica, il volume è bramato dalla nobiltà e dalla borghesia locali, tanto da essere sottratto al suo possessore. Sparito nel nulla, oltre due secoli dopo il memoriale non è stato ancora ritrovato, ma il suo viaggio rocambolesco ha lasciato qualche traccia…
Sullo sfondo delle ambientazioni popolari, bohémienne e aristocratiche della Barcellona dei decenni più convulsi dell’Ottocento, la ricerca della scrittrice porta alla luce una vicenda intricata che coinvolge una galleria di personaggi affascinanti e controversi: a partire dal viscido Néstor Pérez de León, così avido di lusso e ricchezze da non farsi scrupoli pur di mettere le mani sul volume; passando per il giovane rivoluzionario Brancaleone, che si scontra con il libro per una strana casualità; fino a Carlota Guillot, la figlia del primo possessore, che paga, suo malgrado, la passione antiquaria del padre.


Quando ho saputo dell’uscita di questo libro (ormai due mesi fa), mi è subito venuta voglia di leggerlo e al tempo stesso ho avuto un po’ paura che non fosse proprio il mio genere. Provo a spiegarmi meglio: questo tipo di libri mi affascina sempre molto, non riuscirei a trovare nulla che non mi piaccia nella trama o nei personaggi, ma al tempo stesso impiego una vita a leggerli e poi non ne conservo un ricordo particolare. In questa riflessione mi sto (purtroppo) riferendo a Zafon: ho letto diversi suoi libri e trovo che abbia scritto delle trame meravigliose in ambientazioni altrettanto belle. Eppure ho letto i suoi libri molto lentamente, non ho terminato la saga e ho ricordi vaghi e confusi del contenuto (nonostante non sia passato molto tempo, anzi!).
Ecco, davanti alla possibilità di leggere L’amante di Barcellona, ho temuto tutto questo: in moltissimi infatti paragonano lo stile e le ambientazioni di Care Santos a Carlos Ruiz Zafon. Poi però, con molta curiosità, mi sono buttata e ho richiesto il libro alla Salani (che ringrazio di cuore).
Premessa sentimentale sui libri della Salani: non so se per suggestione mentale, ma l’odore di ogni loro libro mi ricorda quello di un nuovo capitolo della saga di Harry Potter appena uscito e davvero mi ritovo ogni volta ad iniziar la lettura di buon umore.

Sotto, a lettere dorate, corrose anche loro da un cancro, quello del tempo, un motto che faceva sorridere quanti si fermavano a leggerlo: Libri letti. Né vecchi, né usati.

L’amante di Barcellona ha per protagonisti tredici libri antichi di genere erotico. Ogni libro, si sa, ha un proprio destino da seguire e il potere che possono avere su di loro gli uomini che riescono a metterci le mani, è in fondo un’illusione. Siamo nella Barcellona di inizi ‘800, i francesi sono entrati e hanno preso possesso della città e a Matarò, i tredici libri sono stati rubati, dal loro proprietario Guillot, bibliotecario in fuga di Re Luigi XVI. Da quel momento in poi, in molti si affanneranno sulle tracce delle loro pagine preziose, molti personaggi, tra i più insospettabili e per i motivi più disparati. E le vicende di questi personaggi si intrecceranno più e più volte: i due Brancaleone, un po’ condannati a causa dei libri e di (Perez) De Leon, avido uomo disposto a tutto pur di raggiungere il potere; Guillot e sua figlia Carlota, probabilmente altre vittime di un gioco di vanità…
La narrazione si svolge su due piani: uno è quello che vi ho appena accennato, l’altro è invece ambientato ai giorni nostri e ha per protagoniste Virginia, figlia di un libraio, e la sua amica scrittrice (e narratrice) che mettono insieme i pezzi di quasi un secolo di storia di Barcellona.
Sinceramente, questo secondo piano narrativo l’ho trovato spesso un po’ vuoto e forzato: sicuramente si tratta di escamotage relativamente semplice e comodo, ma al tempo stesso richiede di arricchire la trama in modo adeguato. Ho avuto invece l’impressione che alle due protagoniste moderne accadessero cose messe lì per caso, che stonavano con la narrazione più grande. A volte addirittura la storia prendeva le sembianze di una telenovela poco credibile, oltre che assolutamente non necessaria.

Non importa il dolore, le lezioni apprese o il tempo trascorso. Ci sono occhi che ci riportano d’un balzo al punto di partenza, all’innocenza più pura. Persone di fronte a cui tutti i travestimenti che la vita ci ha fatto indossare perdono importanza, perché di fronte a loro saremo sempre nudi.

Che dire invece della storia più grande… In un primo momento sembrava che si stessero realizzando le mie paure sulla lettura: ho letto la prima parte molto lentamente, ho avuto l’impressione che sarebbero comparsi troppi volti anonimi a cui stare dietro. Come spesso mi succede, apprezzavo le belle descrizioni, almeno in teoria, ma non riuscivo a godermele durante la lettura. Poi piano piano qualcosa è cambiato: i mille personaggi hanno acquistato spessore e hanno teso fili rossi invisibili tra sé e gli altri, mi sono affezionata a loro e la lettura ha acquistato tutto un altro sapore. La minuzia storica e descrittiva sulla città di Barcellona è stata un pretesto per scoprire cose nuove sulla città e sulla storia delle sue biblioteche e dei mille poteri che, nell’ottocento l’hanno governata.
La narrazione procede in maniera un po’ inusuale: in alcuni momenti c’è un punto di vista esterno e un racconto più canonico; per la maggior parte del tempo, però, gli eventi vengono presentati attraverso l’alternarsi di testimonianze epistolari, diari, antiche enciclopedie sui personaggi della Barcellona del tempo e persino leggi emanate (che poi sono sempre collegate al contenuto del capitolo successivo). Mi rendo conto che può non essere apprezzato, questo modo di procedere, però per quanto mi riguarda mi ha tenuta incollata alle pagine, a mettere insieme i pezzi e seguire piste inaspettate lungo questa trama. Molti personaggi sono realmente esistiti, ed è bello scovarli tra le righe.
E poi: quanto è bella questa Barcellona qui? La città dei libri per eccellenza, evocata in un modo che le rende assolutamente giustizia. Ce l’ho avuta vivida nella mente durante ogni momento della lettura, con un filo di nostalgia.
Non sono una lettrice di romanzi storici, quindi non so dirvi se la storia che ho letto è originale o ben costruita o se rispetta i canoni di realisticità di un romanzo storico (che poi chissà se esistono dei canoni simili). Io l’ho trovata una lettura piacevole e coinvolgente e a differenza di ciò che mi è accaduto altre volte, mi sono immersa davvero tra queste pagine, senza freni. Credo che non sia poco. Certo, un paio di cose mi hanno fatta storcere il naso, ma alla fine quel buon odore caldo e familiare di inizio lettura, mi ha tenuto compagnia fino all’ultima pagina.
Se avete voglia di un bel viaggio, nel tempo e in luoghi meravigliosi, leggetelo. E fatemi ovviamente sapere se vi piacerà.

Oggi il marchese ce la Broca mi ha chiesto se mi manca la mia città. Be’, è probabile, gli ho risposto, ma i ricordi sono molto concreti. Mi mancano mia madre, i mii amici, il suono delle campane di Sant’Anna all’alba, il sole tiepido d’autunno che dipinge d’oro gli alberi avvizziti della Rambla, il mare visto dalle mura in un giorno di freddo, i venditori di carquinyolis, quelli di libri sotto gli archi degli Incanti vecchi, il viavai alla moda della plaza de Palacio, le feste di Carnevale alla Lonja, il cielo blu dell’estate, i caffè della plaza del Teatro, i drammi esacerbati di Altés, le caldarroste, le riunioni in casa di Rojo, i campanili orfani dei conventi…
“Figliolo” mi ha interrotto il marchese, “bastava un sì”.

♥ ♥ ♥


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Care Santos: è nata a Matarò, Barcellona. Dopo gli studi in Giurisprudenza e Filologia ha iniziato la sua carriera come giornalista per varie testate. Ha fondato e diretto l’Associazione giovani scrittori spagnoli, tiene regolarmente laboratori di scrittura in Spagna e in America e firma articoli per il quotidiano El Mundo. Della stessa autrice Salani ha già pubblicato Il colore della memoria (quarantamila copie in tre edizioni), Tre tazze di cioccolata (vincitore del premio Ramon Llull e tradotto in sedici lingue) e La cena dei segreti.

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