Recensione: Eleanor Oliphant sta benissimo di Gail Honeyman

Titolo: Eleanor Oliphant sta benissimo (Eleanor Oliphant is complitely fine) | Autore: Gail Honeyman | Casa Editrice: Garzanti | Data pubblicazione: 9 Maggio 2017 | Prima edizione italiana: 17 Maggio 2018| Pagine: 384

Mi chiamo Eleanor Oliphant e sto bene, anzi: benissimo.
Non bado agli altri. So che spesso mi fissano, sussurrano, girano la testa quando passo. Forse è perché io dico sempre quello che penso. Ma io sorrido, perché sto bene così. Ho quasi trent’anni e da nove lavoro nello stesso ufficio. In pausa pranzo faccio le parole crociate, la mia passione. Poi torno alla mia scrivania e mi prendo cura di Polly, la mia piantina: lei ha bisogno di me, e io non ho bisogno di nient’altro. Perché da sola sto bene.
Solo il mercoledì mi inquieta, perché è il giorno in cui arriva la telefonata dalla prigione. Da mia madre. Dopo, quando chiudo la chiamata, mi accorgo di sfiorare la cicatrice che ho sul volto e ogni cosa mi sembra diversa. Ma non dura molto, perché io non lo permetto.
E se me lo chiedete, infatti, io sto bene. Anzi, benissimo.
O così credevo, fino a oggi.
Perché oggi è successa una cosa nuova. Qualcuno mi ha rivolto un gesto gentile. Il primo della mia vita. E all’improvviso, ho scoperto che il mondo segue delle regole che non conosco. Che gli altri non hanno le mie stesse paure, e non cercano a ogni istante di dimenticare il passato. Forse il «tutto» che credevo di avere è precisamente tutto ciò che mi manca. E forse è ora di imparare davvero a stare bene.
Anzi: benissimo.


Ancor prima di iniziare a leggere Eleanor Oliphant sta benissimo, la sua copertina mi risultava assurdamente familiare. Forse questo può rendere l’idea di quante volte l’avessi vista in giro sui vari blog o pagine, specialmente un paio di anni fa quando uscì in Italia, quasi sempre accompagnata da una recensione positiva. Alla fine quest’estate l’ho ricevuto in regalo da mia mamma, complice l’uscita di un’edizione economica a soli 5€ (vi lascio qui il link all’acquisto su amazon). Ed ecco come finalmente ho letto questo libro.
Eleanor Oliphant, o meglio la signorina Oliphant, come vorrebbe essere chiamata da una sconosciuta, ha appena trent’anni. Vive da sola nel suo appartamento, lavora come contabile in un’agenzia di graphic design. Le piacciono i cruciverba, la pizza, che mangia ogni venerdì, e la vodka, che beve a litri nel fine settimana. Il mercoledì sera parla a telefono con sua madre, per il resto i suoi contatti umani si limitano a pochi scambi di parole, quando capita, con i suoi colleghi di lavoro, con cui non ha particolari rapporti. Eleanor Oliphant è sola.
Poi qualcosa accade: conosce Raymond, il nuovo tecnico informatico, e insieme soccorrono Sammy, un anziano signore che ha un malore davanti a loro per strada. Incrocia lo sguardo di Johhny Lemmond, un musicista locale, per cui semplicemente prende una cotta.

Suppongo che una delle ragioni per cui siamo in grado di continuare a esistere nell’arco di tempo assegnatoci in questa valle verde e azzurra di lacrime è che, per quanto remota possa sembrare, c’è sempre la possibilità di un cambiamento.

In realtà in lei non c’è niente di semplice, tranne un dato di fatto: è uno dei migliori personaggi che mi capita di incontrare da secoli. Sicuramente il migliore di questo 2020. Che dire per raccontarvela: ha qualcosa di estremamente infantile e qualcosa di estremamente adulto al tempo stesso. Abita il mondo come una trentenne che però lo fa per la prima volta, con tutte le implicazioni che questo ha nel suo modo di relazionarsi con gli altri, di presentarsi a loro, o di mettersi nei loro panni. Eppure di cose ne ha viste, con quegli occhi che a tratti brillano di stupore e a tratti sono spenti dal dolore, cose orribili a cui lei è sopravvissuta. Ecco un’altra cosa che Eleanor è: una sopravvissuta. Ha un’anima buona, ma la mente e la mentalità di una strega bambina: gli altri la infastidiscono nel loro modo di parlare, di vestire, di mangiare. Nessuno è alla sua altezza e al tempo stesso lei non sarà mai alla loro. Loro che la fissano, la deridono, la evitano.
Riesce ad essere terribilmente sola e al tempo stesso sa far ridere il lettore più di quanto potrebbe fare il personaggio di una qualunque commedia. Perché è completamente su un altro pianeta, dice e fa cose imbarazzanti, pensa che tutti intorno a lei siano pazzi o con problemi di educazione o di socializzazione (e potrebbe non avere tutti i torti).
Mi sono affezionata a lei con tutto il mio cuore: ho letto per ore e ore, senza essere in grado di chiudere il libro (un libro che parla di solitudine e depressione!! ma non solo, è evidente). L’ho seguita nei suoi giorni belli, in quelli brutti e in quelli migliori. Ho esultato per ogni sguardo gentile e ho apprezzato ogni singolo gesto d’amore, per quanto raro, in ogni sua declinazione. Ho sperato che arrivasse anche per lei un lieto fine, tutte le volte in cui si guardava indietro e si diceva che non le era andata poi così male, che non le era mancato nulla in fondo.

…attraverso l’attenta osservazione dai margini, avevo scoperto che spesso il successo sociale si basa su un minimo di finzione. A volte le persone popolari devono ridere di cose che non trovano molto divertenti, devono fare cose cui non tengono particolarmente, con gente di cui non apprezzano particolarmente la compagnia. Io no. Anni prima avevo deciso che se la scelta fosse stare tra fare così o volare in solitaria, allora avrei volato in solitaria.

Ho sentito una solitudine che mai avrei creduto potesse essere evocata da parole su pagine. L’ho abitata insieme a Eleanor, ne ho toccato il fondo fino a sentire sulla pelle il desiderio di abbracciarla, di riempire quei vuoti, sanare le sue cicatrici. Ho versato qualche lacrima, perché tutto quel dolore era troppo per una sola persona; nonostante quella forza un po’ inconsapevole, con cui si aggrappava ad ogni briciola di vita, l’ho vista spezzarsi. Poi insieme a lei mi sono lentamente rialzata, lei ha afferrato le mani tese di Raymond (o forse sarebbe meglio dire che lui le ha lottato per prenderle), si è liberata dei fantasmi del passato e al tempo stesso li ha rievocati, come non aveva mai fatto.
Ho finito il libro incredula, con quella sensazione addosso che ti sa dare solo una lettura bella così. Sono stata quasi addolorata dal distacco da lei e poi sono corsa a scrivere, cercando di dire qualcosa che non si può raccontare .
Mi avevano detto che sapeva raccontare la solitudine in un modo unico, ma io non me lo aspettavo tutto questo. Mi aspettavo tanta pesantezza, che non ho trovato mai, neanche nei punti peggiori. Tutto è leggero e inafferrabile, tutto è silenzioso, purtroppo, la solitudine non fa rumore. Ho pianto sì, ma ho anche riso tanto. In fila da Starbucks, in autobus, davanti a un palloncino di Spongebob….
Mi mancherai Eleanor Oliphant, spero che tu stia per sempre bene, anzi benissimo.

A volte ho la sensazione di non trovarmi qui e di essere un frammento della mia immaginazione. Ci sono giorni in cui i miei legami con la terra sembrano così labili che i fili che mi tengono fissata al pianeta sono sottili come una ragnatela, come zucchero filato. Una violenta folata di vento potrebbe staccarmi del tutto, sollevandomi e facendomi volare via, come un seme di tarassaco.

♥ ♥ ♥ ♥ ♥


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Gail Honeyman: è nata e cresciuta in Scozia, ora vive a Glasgow, e fin dai tempi della scuola la scrittura per lei è stata non solo un’attitudine ma un sogno. Un sogno che ha custodito e coltivato per anni. Un sogno che è diventato un progetto a cui ha dedicato tutto il suo tempo: dalle pause pranzo alle notti di ispirazione. Quel progetto è Eleanor Oliphant sta benissimo, che oggi è un caso editoriale eccezionale, un bestseller venduto in 40 paesi.

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