Orgosolo // Storie da leggere sui muri

Col cielo coperto, in una sera d’autunno, Orgosolo può somigliare a tutto ciò di cui si ha una confusa nostalgia.
-Edouard Vincent

Ho trascorso i primi dieci giorni di Agosto in Sardegna: non ci ero mai stata e ho scoperto una regione meravigliosa. Il mare de La Maddalena mi ha fatto conoscere sfumature di blu che non pensavo possibili, oltre all’emozione infantile di nuotare tra i pesci e di guardarli così da vicino.
Le montagne dell’Ogliastra mi hanno fatta sentire un pochino a casa per il semplice fatto di esserci, seppur così diverse. Mi hanno impresso nella mente un insieme di profumi portati dal vento, un odore indimenticabile che ha la forma delle rocce e dei fiori
Molte storie in Sardegna me le ha raccontate il vento, molte i miei compagni di viaggio, alcune le ho scoperte nel museo etnografico di Nuoro. Altre storie le ho lette sui muri di Orgosolo e ho pensato di raccontarvele qui, nel posto in cui più mi piace parlare di storie scritte.

(Non sono molto brava a fare foto, per cui le ho prese in prestito dalla mia amica e compagna di viaggio e guida in Sardegna, Stef ♥)


Orgosolo è un piccolo comune di circa 4500 abitanti in provincia di Nuoro: il paese dei banditi e dei murales. Dei banditi in parte per il film del 1961 di Vittorio De Seta, Banditi a Orgosolo, e in parte per la diffusione reale del banditismo nel paese e nei dintorni come fenomeno di protesta e ribellione, ma forse soprattutto di malessere. Dei murales perché ospita, o ancora meglio è, un vero e proprio museo a cielo aperto, che poi è un’altra faccia e una voce migliore del suo spirito di protesta.

Riproduzione di Guernica

L’anno di inizio di questa bellissima storia è il 1969, un anno chiave in Italia e nel mondo. Anche a Orgosolo succedono diverse cose, come la rivolta di Pratobello: sui muri del paese compaiono, prima ancora dei murales, cartelli che impongono ai pastori di trasferire il loro bestiame per due mesi, dal momento che l’area di Pratobello dovrà essere utilizzata dall’Esercito Italiano come poligono di tiro e di addestramento. I cittadini mettono quindi in atto una protesta di occupazione dei campi che in qualche giorno induce l’esercito a ritirarsi.
Attirati da questi eventi di protesta nei confronti dello stato, un gruppo di anarchici milanesi di nome Dioniso, realizza proprio quell’anno ad Orgosolo il primo murales di una lunga serie.

Uno dei murales di Orgosolo. La parte a destra riporta il telegramma di Lussu di supporto ai cittadini di Orgosolo in occasione della rivolta di Pratobello

Bisognerà però aspettare il 1975 perché le strade di Orgosolo comincino davvero a prendere vita: in quell’anno un artista senese, nonché insegnante delle scuole medie del paese, Francesco Del Casino, e i suoi studenti realizzano vari murales lungo il Corso Repubblica in occasione dei 30 anni dalla liberazione dal nazifasciamo. Del Casino continuò poi negli anni ad arricchire le strade di Orgosolo con le sue opere, fornendo una delle firme più ricorrenti a questo museo (praticamente il 90% dei murales sono opera sua; in questo articolo trovate gli ultimi otto realizzati da lui nel 2016).
Sin dagli albori, quindi, l’arte di Orgosolo è critica sociale, strumento di ribellione, sottolinea l’importanza della memoria e si fa narratrice di politica e società, per lo più contemporanea a chi disegna, a chi racconta.
Negli anni artisti da tutto il mondo hanno portato a Orgosolo la loro arte, servendosi del muro come fosse una tela, uno strumento potente per alzare la voce, colori che fanno rumore. Ci sono temi ricorrenti, come quello delle migrazioni o della condanna alla guerra, del femminismo e dell’emancipazione femminile. Altri parlano di eventi ben precisi e muovono critiche a personaggi politici più o meno contemporanei.

Casa Museo

Le storie che i colori raccontano sono anche storie di tradizioni, costumi e identità sarda: da ciò che ho letto, questo tipo di murales fu per lo più realizzato negli anni ’80, in un periodo di minor tensione politica, in cui però la narrazione sociale continua. Ecco quindi che compaiono uomini a cavallo, pastori e contadini a lavoro, donne con i loro figli. Il sardo e in particolare il dialetto orgolese racconta quello che le immagini lasciano in sospeso…

Tritzas dorados, filos e trama, manos fatatas de jajas e mamas.

Vari murales poi sono omaggi a personaggi di spicco del ‘900: Gramsci, Lussu, De Andrè, Che Guevara…ognuno di loro prende vita tra quelle strade.

Gramsci

I murales, ad oggi più di 400, ricalcano per lo più lo stile cubista, ma spaziano tra stili e tecniche diverse. Sono quasi tutti realizzati con colori a acqua, destinati a scomparire con il tempo. Questo fa sì che per una legge non decretata, ogni opera venga restaurata solo se la collettività ne sente il bisogno (allego prova video), altrimenti lascerà il posto ad una nuova voce.

Questa tappa del viaggio per me è stata indimenticabile. La genuina curiosità di ogni passo e poi lo stupore nel trovarsi davanti un’opera nuova, un tema diverso, un frammento proveniente da un angolo qualunque del mondo e della sua storia. Ogni opera diventa più viva grazie al paese che la espone in questo modo così insolito e quotidiano, e al tempo stesso Orgosolo diventa più preziosa agli occhi di chi la guarda, un album fotografico dell’universo intero e di sé stessa. I murales ti spingono a guardare in ogni angolo e ad esplorarla con entusiasmo, ti concedono di respirare la sua storia, la completano in un certo senso.
Nel nostro viaggio è stata proprio la perfetta tappa mancante, e mi hanno dato l’impressione di visitare una cittadina in un modo diverso dal solito, come se ne stessi visitando mille. Se ne avete l’occasione passateci e lasciatevi guidare dagli sprazzi di colore che vedete in lontananza, sono delle ottime guide.

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