Intervista #3 – La ragazza Lunatica

Quanti modi ci sono di vivere con e per i libri?
Con i libri in paradiso proverà a raccontarvelo con una serie di interviste a scrittori, librai, editori e mille figure di questo universo.
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La Ragazza Lunatica

La ragazza lunaticaCarlotta Gualtieri alias La ragazza lunatica si laurea in lettere a Siena con una tesi su Romano Bilenchi sotto la guida di Romano Luperini e Franco Fortini Lattes. Dopo la tesi parte per Parigi, dove vive due anni come jeune fille au pair, conseguendo un diploma di letteratura francese e pubblicando articoli di letteratura e cinema su una rivista italo-francese, che le permetteranno, rientrata in Italia, di conseguire il titolo di pubblicista giornalista. Intraprende quindi la sua attività di insegnante in scuole medie e superiori della provincia di Pisa, dove attualmente vive. Nel 2001 comincia a dipingere facendo esposizioni personali e collettive da Asti a Trapani. Nell’estate del 2013, non avendo mai abbandonato la passione per la scrittura, in seguito a un lungo viaggio in Canada e più precisamente nell’isola di Vancouver, progetta una sorta di Baedeker di viaggio rivolto a tutte le sue amiche sparse in Italia, che resta la genesi del suo recente blog.  Infatti, da qui l’idea di rivolgersi a queste amiche con audio da lei rudimentalmente prodotti, divenuti dalla fine di ottobre 2018 i video de La ragazza Lunatica.

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Vi avevo già parlato de La ragazza lunatica in questo articolo. Oggi sono felicissima di portarla qui sul blog per parlare del suo progetto e della sua pagina.
Ormai da un paio di anni, come vi racconterà lei stessa nell’intervista, La ragazza lunatica crea e condivide video in cui legge i suoi racconti. Lo fa però con una firma molto caratteristica e personale: ogni video è un rito fatto di piccoli gesti familiari, ogni racconto è accompagnato da un quadro e da un’ironia delicata e acuta.
Ho pensato che questa rubrica di interviste potesse dare voce a diversi modi di creare storie e di vivere l’arte del raccontare. Quello de La ragazza lunatica mi sembra del tutto personale, insolito e al tempo stesso rassicurante: fonde arte e letteratura, la voce e l’immagine svolgono un ruolo condiviso.
Come ho detto anche durante l’intervista, ogni suo video è per me una fonte di evasione, sia essa fatta di sorrisi o riflessione, ma più spesso entrambi.
Vi consiglio con tutto il cuore di guardare i suoi video per concedervi una pausa e un momento di respiro che ne varrà la pena. In realtà basta consigliarvi la lettura di questa intervista che saprà convincervi molto meglio di me.

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Come è nata l’idea di realizzare e pubblicare video? Quella di scrivere e raccontare brevi storie e riflessioni è un’abitudine che coltiva da tempo o che è nata con la pagina?

Ho sempre scritto e raccontato brevi storie. Raccontare resta credo il mio specifico. Poi nel novembre 2017, sollecitata da alcune colleghe ho iniziato a inviare loro sotto forma di audio piccoli consigli concernenti la moda e il costume. Non che ne sapessi niente, ma secondo il mio stile discettavo ironicamente su biancheria intima e scarpe, dispensavo ricette su come affrontare serenamente il sonno oppure su cosa indossare quando si è soli in casa. Dopo qualche settimana in cui amiche e colleghe si rotolavano dalle risate e richiedevano altri audio beoti, un giorno, per caso, ne scrissi uno riguardante il fascino, dal tono più serioso o pretenzioso che dir si voglia.. Da allora ho alternato come i giorni della vita racconti ameni e faceti ad altri più introspettivi. Debbo dire che tutta la mia nostalgia va agli audio: erano gli albori, si materializzavano nell’etere tramite Whatsapp. Bastava trovare un luogo della casa appartato, della buona musica, registrare possibilmente al mattino con una voce un po’ sporca, che si intonava perfettamente a quelli più seri. Si figuri che non avevo neppure capito che nel telefonino esistesse un tasto registratore e all’inizio tenevo premuto il dito per tutto il tempo della lettura con uno sforzo tale che mesi dopo mi venne un’epicondilite al gomito. Fu un inverno bellissimo e dolente. L’intimità creta dal puro ascolto è qualcosa che conservo per me. E questo mi basta.

ragazzalunatica

E come è sbarcata su Facebook?

Solo l’estate dopo, sollecitata da amici e parenti cominciai a riflettere su come far uscire dal gruppo Whatsapp le mie creazioni affinché altre persone potessero goderne. L’opportunità, come a tanti, me la dette Facebook. Occorreva costruire un video. Non avevo i mezzi speciali, allora mi inventai la mia formuletta. Avevo i miei quadri, la mia faccia tosta, acquistai un leggio perché non ero in grado di recitarli, ma di leggerli. Trovai un gentile ragazzo che di professione faceva il videomaker e mi accorsi solo allora che il più era fatto. Come Eugene de Rastignac: “Fb à nous deux!”  

Ogni video è incentrato su un argomento più o meno concreto, tra i più disparati. Come sceglie di cosa scrivere e parlare? Segue un filo conduttore o si lascia guidare dall’ispirazione del momento?  Inoltre la sua è una narrazione molto aneddotica, sono tutti episodi e riferimenti reali autobiografici o c’è dietro anche un lavoro di fantasia? 

I miei racconti nascono sul momento. Sono sprovvista purtroppo di piani strategici. Dipende da come mi sento, dall’ultimo pensiero che mi ha accompagnato prima della notte, o dal primo che mi ha annunciato il giorno. All’inizio ho scandagliato tutti i must della moda. Ma poi ho dato fondo ai miei veri interessi la lettura, la scrittura, la pittura, il cinema, per poi giungere a note private che ho cercato sempre di raccontare con pudore, talvolta rivisitando la memoria, che a causa del tempo si è fatta labile, dilatata, talvolta addolcita, spesso involontaria.

Montale 2020
Montale, 2020

Ascoltarla è per me una bella evasione fatta di sorrisi e immaginazione, inoltre credo che riesca a dar voce a delle sensazioni comuni in modo divertente e originale. A lei cosa piace comunicare agli altri con i suoi video? C’è un intento che in generale la guida, come quello di far sorridere o riflettere, o ogni racconto è un viaggio a sé?

L’intento che mi guida è quello di strappare un sorriso anche nella riflessione. L’ironia e l’autoironia mi hanno salvato la vita. Il mio babbo me ne ha lasciata in dote barili come una cantina di buon vino. Tutte le volte che nella vita mi sono osservata dall’alto e mi son vista troppo presa da me stessa, dai miei piccoli successi e dalle mie esigue qualità, l’ho sfoderata come a pareggiare i conti, ché ridere del mondo e di se stessi è un salutare esercizio e se anche non servisse a farci amare dagli altri, servirebbe a farci amare da noi stessi. E per me questo è tanto.

Ogni suo video è costruito come un rituale ben preciso: lei appende al muro un quadro (da lei disegnato), apre il suo libro e poco prima di iniziare a leggere viene inquadrato il dipinto in primo piano. Come sceglie il quadro da appendere in ogni suo video? Lo svolgersi del rituale è nato per caso o è una scelta pensata? 

Il rituale è nato per caso, attingendo però a quel poco che possedevo, i miei quadri e la capacità di leggere senza troppo sbagliare.
Mi ricordai di Maurizio Costanzo che apriva il suo show spalancando una finestra  per poi richiuderla alla fine. Pensai quindi di entrare con un leggio, di posizionarlo, di appendere uno dei miei quadri alla parete, di leggere i miei racconti e alla fine di smontare il tutto. L’idea poi venne ridimensionata nelle azioni per renderla più snella possibile. Son restati il leggio e i quadri  a farmi compagnia. All’inizio i quadri venivano scelti per analogia al racconto. Sennonché non avevo un numero infinito di quadri di formato piccolo che entrassero bene nell’inquadratura senza che fossero troppo invadenti rispetto alla mia figura e ad al racconto. Per cui ho finito per riutilizzarli più volte sempre però individuando in loro una sintonia con ciò che andavo a leggere.

La ragazza lunatiica

Come diceva prima, uno dei temi costanti dei suoi racconti è l’ironia, a partire soprattutto dall’autoironia, in una forma del tutto personale. Sicuramente è una sua caratteristica anche nella vita quotidiana, ma trasportarla nella narrazione è altrettanto naturale? C’è qualche autore che usa come modello di ironia?

Ho avuto modo già di raccontare che oltre al mio babbo i miei modelli di ironia sono stati la Sora Cecioni di Franca Valeri, ma soprattuto la centralinista di Bice Valori. Non che abbia mai tentato di emularle, ma hanno popolato la mia giovinezza di un godimento che non ho minimamente scordato. Insomma sorridere ha sempre vinto per me sul ridere. Trovo la risata ottenebrante. Mi pare lasci poco spazio a tutto quello che viene dopo.

La narrazione letteraria e quella artistica si incontrano in molti modi nei suoi lavori. Lo stesso appellativo di Ragazza Lunatica deriva da un’opera d’arte che le è cara. Eppure se nel disegno è molto poco figurativa, nel racconto è carica di dettagli e di descrizioni: ascoltandola riesco a costruire nella mia mente ogni particolare di cui parla. Crede che disegno e scrittura possano raccontare gli stessi sentimenti con due voci diverse? Cosa affida ad ognuna di queste due voci?

Trapani 2010
Trapani, 2010

Sì la narrazione letteraria e quella pittorica diventano un tutt’uno. La prima però la reputo primaria e prepotente. Mi spiego: ho una formazione letteraria e quindi la scrittura è un dominio che sento più mio con tutti gli oneri che questo comporta. La pittura è un acquisto recente, che mi sgrava dagli oneri e che mi restituisce la leggerezza del dilettante. E’ verissimo che tanto sono aneddotica, descrittiva, connotativa nella scrittura, tanto sono astratta, essenziale nella pittura dove ho sempre rifuggito il concettuale al contrario di quando scrivo. Citando Whitman: “Mi contraddico? Ebbene sì mi contraddico, sono vasto, contengo moltitudini. “

Ha qualche idea o progetto per il futuro? So che organizza letture dei suoi testi, pensa che potrebbe portarla ad organizzare eventi più grandi? O magari ad altre forme di scrittura e racconto…

Progetti o meglio sogni ce ne sono tanti. ci si addormenta e ci si risveglia in loro compagnia. Il grande sogno è che La Ragazza Lunatica possa riappropriarsi della sua veste originaria che è quella della scrittura e della lettura, attraverso la pubblicazione dei suoi racconti o attraverso uno spazio radiofonico. I giorni in cui cominciai a scrivere in ogni ritaglio di tempo e a registrare lontana da orecchie indiscrete custodiscono una intimità che si è frantumata con l’avvento di Facebook, che  ha comunque  prodotto un’altra magia altisonante, inebriante. Un’altra cosa.

Un punto di approdo

Consiglio Un punto di approdo di Hisham Matar . Il titolo in inglese è A month in Siena. È un libro folgorante come l’incontro dello scrittore con la pittura senese antica. Ho studiato a Siena e ho scritto anche un racconto su di lei che si chiama Una città. È il mio preferito, come questo piccolo, preziosissimo libro.

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