Recensione: Il cervello anarchico di Enzo Soresi

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Il cervello anarchico

  • Titolo: Il cervello anarchico
  • Autore: Enzo Soresi
  • Casa Editrice: UTET
  • Data pubblicazione: 2006
  • Pagine: 213
  • Trama: Possiamo riappropriarci della nostra salute. Siamo abituati a considerare il corpo come qualcosa di separato da noi: un organismo il cui “star bene” viene sempre più delegato a medici e specialisti di varia natura. Eppure, ricorda Enzo Soresi ne Il cervello anarchico, il nostro benessere non deve di necessità passare attraverso la medicalizzazione: «Assumersi la responsabilità della propria salute significa in primo luogo adottare uno stile di vita che innalzi il livello di resistenza alle malattie». Un invito, dunque, ad ascoltare con attenzione il nostro corpo, a riavvicinarsi alle sue esigenze e non trascurarne i segnali, che siano essi di natura psichica o fisica. Come dimostrano le ultime scoperte della Psico-neuro-endocrino-immunologia, il nostro organismo è infatti un’unità, un insieme indiviso di mente e corpo la cui crescita armonica dipende dalla comprensione del legame fra eventi cognitivi, emotivi e fisiologici. E il cervello è il luogo dove tutti questi fattori si incontrano: nel suo sviluppo giocano un ruolo importante le nostre emozioni; pensieri e convinzioni si ripercuotono sulla nostra capacità di provare dolore; e anche lo stress psicologico, se da una parte ci aiuta a fornire prestazioni efficienti, è tuttavia in grado di determinare l’insorgere di varie patologie.

    Attraverso l’analisi di diversi casi clinici, raccontati con la passione e la competenza di un medico che da più di cinquant’anni è all’avanguardia nella ricerca scientifica, Enzo Soresi costruisce un libro rigoroso eppure coinvolgente, approfondito ma scorrevole, invitandoci a riflettere sulla complessa ed eccezionale macchina organica che ciascuno di noi, come individuo, costituisce.


Ho ricevuto questo libro in regalo a Natale e forse la mia prima impressione leggendo la trama non è stata la migliore da subito. Ricordo di aver pensato a uno di quei libri di scienza da bancarella in cui si incitano le persone a riappropriarsi della propria salute, convincendoli della superfluità della medicina, se solo ci crediamo davvero. Cose che in realtà potete trovare davvero nel risvolto di copertina che ho riportato anche qui. Credo che sia una presentazione invitante per il grande pubblico, ma che sminuisca notevolmente il contenuto di queste pagine, pur non stravolgendolo, in fondo.enzosoresi_
Iniziando la lettura, infatti, mi sono trovata davanti ben altro, a partire dalla presentazione di Umberto Galimberti, di cui non ho mai letto nulla (anche se a questo punto conto di farlo presto). Le pagine da lui scritte si focalizzano sulla dualità corpo-mente nella percezione comune, nella storia della filosofia e della lingua.
Tutte le pagine a seguire, invece, quelle scritte da Enzo Soresi, tracciano un percorso dal doppio sentiero parallelo: da un lato la storia dell’autore, che tappa dopo tappa si sposta dalle sale autoptiche, alla corsia di pneumologia, fino al suo ambulatorio privato. Dall’altro lato c’è il maturare contemporaneo del suo pensiero, il prendere forma di consapevolezze che si costruiscono attraverso i volti e le storie dei suoi pazienti, attraverso casi clinici dai più bizzarri ai più comuni. Qual è il potere della mente sul corpo, sulla malattia? Quanto queste sono entità distinte?
Lo scopo che questo libro si propone non è affatto semplice, perché affronta temi che ancora oggi sono oggetto di studio, nebulose ancora da affrontare. Una cosa ormai assodata, ma che ai tempi in cui Soresi sezionava cadaveri non lo era affatto, è il ruolo universale, all’interno dell’universo organismo, del sistema neuroendocrino, come questo intervenga nelle situazioni di stress e quante conseguenze questi interventi abbiano. Da questo presupposto, i quesiti da porsi possono essere infiniti e spingersi in ogni direzione. Quanto conta una predisposizione mentale (ma che cos’è poi la mente?) positiva in un percorso di guarigione, il cui cardine resta comunque la terapia medica? Quanto la figura di uno psicologo può rivelarsi fondamentale? Ma ci si può spingere ancora più in là: lo stress ha quindi un effetto immediato sulla salute di un’individuo, e cosa si può dire sulla memoria di uno stress passato? Quanto incide un’infanzia carica di eventi negativi sulla nostra salute fisica di oggi?
Non vorrei davvero rendere questa recensione un susseguirsi di domande e SorresiLamainterrogativi, ma credo che renda bene l’idea di quanta riflessione possano suscitare queste pagine. Molte sono, per ammissione stessa dell’autore, dei puri castelli in aria: non c’è attualmente un legame certo e scientificamente indagato tra un trauma infantile e una maggiore predisposizione a sviluppare un tumore. Ma sicuramente potrebbe essere una prospettiva futura di studio. Altre deduzioni che il dottor Soresi espone, diventano invece suoi stessi argomenti di studio: percentuali alla mano, lui ci parla di quanti dei suoi pazienti con una neoplasia ad oggi quasi incurabile o comunque con una prognosi pessima (il microcitoma polmonare) abbiano beneficiato di un percorso psicologico, di quanti hanno rivelato un profondo disagio soggiacente della natura più disparata.

Quando sono sano, io (che sono il mio corpo) sono rivolto verso il mondo. Quando mi ammalo, io mi dissocio dal mio corpo e rivolgo lo sguardo verso il corpo anziché verso il mondo.

Soresi sviscera il legame biologico tra sistema neuroendocrino e sistema immunitario partendo dalle singole molecole responsabili di questo continuo dialogo, attuali o futuri bersagli terapeutici. Accanto all’approfondimento biologico, però non manca mai quel lato umano che mi è piaciuto tanto. Sin dall’inizio del libro, infatti l’autore dichiara la sua volontà di guardare al paziente come persona e non come malattia, ma non è solo un intento teorico: pagina dopo pagina sono le loro storie a parlare. Ogni caso è un’eccezione, un nuovo approccio, un altro modo di curare.
E poi ancora le citazioni sempre interessanti, di medici, filosofi e critici, che offrono altri spunti di riflessione, altre possibili vie da percorrere. C’è una bibliografia talmente varia e fitta, da poter prendere spunti di lettura a non finire.
Forse dal punto di vista della lettura avrei qualche appunto da fare: molti concetti sono rimarcati in maniera esagerata, fino ad annoiare a lungo andare. Forse è per questo che alla fine non sono stata pienamente entusiasta, ma avevo un po’ l’ombra di questa noia. Poi avrei anche qualcosa da dire sulle illustrazioni del libro, che sembrano quasi slide universitarie, ma è una cosa che scrivo solo perché mi ha fatta molto ridere durante la lettura. Ho anche trovato un capitolo che (purtroppo) sembrava quasi un riassunto di un libro di Eric Kandel che ho letto (qui la mia recensione): chiaramente è citato nelle fonti, ma mi è sembrato davvero uno spunto eccessivo. (Ok chiudo qui questa parentesi di appunti negativi che dovevo comunque fare)
enzo_soresi_La salute fisica si collega in modi impensabili a mille aspetti della persona, ambiti che abbiamo appena iniziato ad esplorare: la vita sociale, la creatività artistica, la comunicazione, il linguaggio. Non si tratta solo di riappropriarsi della propria salute, o di ricorrere meno alla medicina, ma di capire in quanti modi diversi siamo in grado di prenderci cura di noi stessi, attraverso azioni che danno vita a interazioni biologiche impensabili, e prenderci cura anche degli altri. Parlare di tutto questo in un singolo libro, senza risultare superficiali e approssimativi, era un grosso rischio, ma Il cervello anarchico ne esce assolutamente vincitore. Apre una finestra di riflessione e curiosità su un mondo vasto e interessante, lasciando la voglia di approfondire, di saperne di più.
Inoltre è un libro per tutti, per chi non ne sa nulla dell’argomento, perché l’approccio è estremamente semplice e accessibile; ma è un libro e una bella occasione anche per chi è dentro il mondo della medicina, per riflettere e avere un bello scorcio di come la medicina si è evoluta per quasi un secolo (Soresi si serve anche di racconti di suo padre), di cosa è cambiato e cosa è rimasto uguale, di cosa è scienza e cosa non debba essere solo scienza.
Ci sarebbe veramente tanto da dire, ma preferisco concludere qui, consigliandovi una lettura che vi spinga a trovare un nuovo modo di percepire il corpo e la salute fisica e vi invogli a prendervene cura. Un libro che inevitabilmente vi darà l’idea di quanta strada ancora la medicina ha davanti a sé, ma che riesca anche a darvi la speranza di essere sul percorso giusto.

Un ultimo e infinito ringraziamento a Marisa, giovane pittrice, morta di linfogranuloma a cui accenno nel libro, mia prima compagna di vita, a cui devo anni felici, un figlio meraviglioso, Nicolò e una frase in corsivo: a Enzo che continua che è stata per me lo stimolo a non negarmi mai ad alcun malato nel ricordo e nel rispetto della sua sofferenza.

♥ ♥ ♥ ½


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Enzo Soresi: (1938), medico chirurgo, è specialista in anatomia patologica, malattie dell’apparato respiratorio e oncologia clinica. È stato membro attivo dal 1970 al 1998 della IASLC (International Association for the Study of Lung Cancer) e della EORTC (European Organisation for Research and Treatment of Cancer). Dal 1980 al 1998 ha insegnato come professore a contratto a Milano presso la Scuola di specialità di pediatria diretta dal professor Marcello Giovannini e successivamente presso la Scuola di specialità in malattie dell’apparato respiratorio diretta dal professor Luigi Allegra. Dal 1990 al 1998 ha diretto come primario pneumologo la Divisione di pneumotisiologia dell’Ospedale di Niguarda. È direttore scientifico della associazione “Our common emotions”. Con Pierangelo Garzia e Edoardo Rosati ha scritto Guarire con la nuova medicina integrata (Sperling & Kupfer, 2012). Per Utet, nel 2005 ha pubblicato Il cervello anarchico, long-seller che ha avuto numerose ristampe, e, con Pierangelo Garzia, Mitocondrio Mon Amour.

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