Fuocoammare, un documentario di Gianfranco Rosi

fuocammare locandina

Come vi avevo detto nella recensione di Lacrime di sale di Lidia Tilotta Pietro Bartolo, quest’ultimo è stato uno dei protagonisti di Fuocoammare. Si tratta di un documentario di Ganfranco Rosi, uscito nel 2016, anno in cui si è conquistato l’Orso d’oro per il miglior film al festival di Berlino.
È ambientato a Lampedusa, di cui cerca di seguire sia l’aspetto di vita quotidiana, sia l’aspetto sicuramente più celebre dell’accoglienza ai migranti a cui si affiancano però le continue tragedie.
Io ho deciso di guardarlo proprio la sera in cui mi trovavo a leggere il capitolo del libro in cui Pietro Bartolo parla della nascita di questo documentario. Nel caso foste interessati, potete trovarlo su Netflix.
Nel libro il dottor Bartolo racconta che un giorno qualunque si presentò all’ambulatorio un signore molto distinto, chiaramente un turista. Dopo qualche insistenza gli raccontò di essere un regista, Gianfranco Rosi appunto, e di essere pronto a ripartire poiché a Lampedusa non aveva trovato l’ispirazione che cercava. Questo molto probabilmente perché il centro di accoglienza era chiuso in quel periodo. Pietro Bartolo però coglie in lui l’occasione di raccontare quello che vede e vive da oltre vent’anni, di lasciare un segno che vada ben oltre un’intervista in tv quasi fine a sé stessa. Così gli consegna una chiavetta USB in cui ci sono migliaia di foto raccolte anno dopo anno, giorno dopo giorno. 

fuocoammare

Gianfranco Rosi restituisce la chiavetta solo a riprese terminate, in un momento emozionante che viene raccontato sia nel libro che nel documentario (credo sia la parte più bella). Esegue però le riprese in modo discreto e delicato, immortalando momenti di quotidianità più e meno normale. Gioca sui contrasti e sugli accostamenti in modo magistrale.
Devo dire la verità, il documentario è indubbiamente un po’ lento. Lascia poco spazio al linguaggio esplicito e alle spiegazioni e forse per questo è stato poco nelle mie corde, tant’è che ho preferito decisamente quei momenti di maggior dialogo. Credo che in alcuni punti questa volontà di accostare finzione e realtà (che più reale non si potrebbe), banalizza un po’ le cose, fa perdere la genuinità. Però io non sono un’esperta di documentari e ci sono temi così importanti e riflessioni così indispensabili che vi parlerò solo delle cose belle, quelle che ho portato con me.
È efficace a suo modo: ritrae un’innocenza bambina che si scontra con la disumanità in un’isola così piccola eppure teatro così grande. Segue voci nelle case dei pescatori, dediche fatte alla radio da casalinghe normali, mentre in un’altra radio risuona la richiesta di soccorso disperata. Un bambino lampedusano, Samuele, gioca con la sua fionda, mentre al centro di accoglienza dei ragazzi migranti giocano a calcio tra loro. Accostamenti e contrasti.

fuocammare

Pietro Bartolo è ritratto proprio come il medico di tutti: di Samuele che è solo un bambino un po’ ansioso, come della donna incinta probabilmente appena sbarcata a cui cerca di comunicare che aspetta una femmina.
È un documentario di storie di vita: di Samuele che parla con un pescatore e lo ascolta raccontare dei mesi passati in mare, solo cielo e acqua. E dei razzi lanciati in tempo di guerra che tingevano il mare di rosso tanto che sembrava che ci fosse fuoco nel mare (tra l’altro Fuocoammare è anche una canzone lampedusana). Dei ragazzi nigeriani che intonano un canto carico di disperazione in onore del loro viaggio e dei compagni persi.
E poi il film è pronto e Rosi restituisce la chiavetta a Pietro Bartolo e gli chiede di raccontare quelle foto. Non ci si abitua mai, non ci si può abituare.
I paesaggi sono bellissimi, il mare è ovviamente il vero protagonista, vita e morte al tempo stesso. Se dovessi dire la mia, non è il mio genere di film o per lo meno non il più efficace nel passare dei contenuti. Però ha delicatezza, coglie degli aspetti inediti, crea un’opera d’arte e non era scontato dato il tema. Lascia tempo e spazio per riflettere. E credo proprio che ne abbiamo bisogno, davanti a questo.

Trailer Netflix Amazon

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