Recensione: Le mie amiche streghe di Silvia Bencivelli

Le mie amiche streghe.jpg

  • Titolo: Le mie amiche streghe
  • Autore: Silvia Bencivelli
  • Casa Editrice: Einaudi
  • Data pubblicazione: 24 Aprile 2017
  • Pagine: 184
  • Trama: Alice ha quasi quarant’anni, non beve caffè, ha paura dei gabbiani, cura la gastrite con le banane, e sul mondo si concede di avere più domande che risposte. Capire le cose difficili è la sua passione, e dopo che le ha capite ha il dono di saperle spiegare agli altri. Tecnicamente è un medico, in realtà fa la giornalista scientifica, è rigorosa fino all’impossibile, adora gli aperitivi e ha le stesse amiche dalle elementari. Amiche che la considerano una clamorosa rompiscatole. Perché Alice ultimamente le ascolta parlare e non le riconosce più. Erano lucide e ragionevoli, adesso credono alle pozioni miracolose, alle terapie alternative, ai magici benefici del cetriolo e agli spaventosi malefici di generiche multinazionali del male. Ma forse sono i suoi occhi testardi a voler negare il potere inesauribile dell’irrazionalità. Alice detesta le cose semplici, soprattutto se sono anche sbagliate. Fa la giornalista scientifica, perciò il mondo è abituata a interrogarlo e poi a raccontarlo. Anche alle sue amiche, che intrattiene per ore con le sue storie bislacche di scienziati. D’un tratto però le sue amiche sono diventate tutte streghe. Cioè, sono ancora le stesse di sempre, eppure sono diventate incomprensibili. Credono alle pozioni magiche, ai piani astrali, ai complotti, ai rimedi della medicina non ufficiale. Valeria, per esempio, spera di far girare il feto podalico che ha in grembo facendo le capriole in acqua. Vuole evitare il cesareo a tutti i costi perché ha letto su internet che non è il modo migliore per iniziare il rapporto con suo figlio. E dire che la nonna di Alice, ai suoi tempi, un parto podalico se l’è fatto per via naturale aiutata solo da una bottiglia di brandy, e a distanza di settant’anni non è affatto certa che sia stato un bel modo per iniziare alcunché. E poi c’è Lucia, fissata con l’alimentazione sana e i prodotti bio. E Arianna, medico anestesista, che si scopre fautrice dell’omeopatia. E ancora quella che non vuole vaccinare i figli, quella che segue l’ultima dieta del momento, quella che legge il futuro negli oroscopi. Alice si arrabbia, cerca di farle ragionare, e a volte pontifica, perché sembra incapace di vedere anche lei una semplice realtà, cioè che le emozioni possono tradire.

arno.jpgEra da un po’ che avrei voluto leggere qualcosa di Silvia Bencivelli. Qualche settimana fa, con il pretesto di una sua presentazione a Pisa, ho scelto come prima lettura per fare la sua conoscenza Le mie amiche streghe, il suo unico (per ora) romanzo.
Alice è una giornalista scientifica, che vive e lavora a Roma, ma si muove spesso tra lì e Pisa, città dove c’è la sua famiglia e le sue amiche di sempre. È una persona molto razionale, che ama conoscere e documentarsi con certezza su qualunque cosa e si trova a guardarsi intorno e a rendersi conto di quanta irrazionalità ci sia tra le persone che ha accanto. A partire da superstizioni tradizionali, passando per la scelta della sua amica anestesista di affidarsi alla medicina non convenzionale, fino al classico dell’oroscopo e a strane ossessioni sul cibo. Lei, a costo di risultare pesante, difende la sua amata scienza e i dati di fatto, le ricerche e le statistiche. A tratti ne ride, a tratti si preoccupa dello strano modo che hanno gli altri di cercare sicurezze e nel frattempo si prepara ad affrontare proprio una di quelle situazioni in grado di mettere in crisi la lucidità di una persona.

Ci tiene tantissimo a descriversi all’inizio di ogni aneddoto e lo fa usando la formula: “Sono una di quelle persone che”. È una formula che mi disorienta, mi fa lo stesso effetto di: “Sono cancro ascendente scorpione”.
Perché si riferisce a categorie che non capisco. O anche perché in me è forte il desiderio di sentirmi libera di diventare ogni volta una persona diversa, di avere una scappatoia.

Quello che viene fuori è un romanzo che in modo quasi leggero, riesce a far riflettere sumarina infiniti comportamenti comuni. Ognuno di noi si è trovato da entrambe le parti del gioco: ognuno di noi ha le sue abitudini o credenze irrazionali, o si trova ad affrontare situazioni che lo spingono ad accogliere la sua parte più strega. Però, chi di noi non ha mai alzato gli occhi al cielo alla domanda di che segno sei? non appena ci si conosce, o davanti ad osservazioni scarsamente scientifiche e spesso banali?
Le mie amiche streghe sa giocare molto bene con la capacità di far riconoscere il lettore in mille situazioni comuni. Comuni, ma raccontate con una bella dose di ironia, una punta di analisi critica e uno stile piacevole e scorrevole. Tutti gli ingredienti per renderlo un romanzo che si legge volentieri, con cui si ride (ho riletto un passaggio almeno tre volte perché mi ha fatto ridere troppo) ma si riflette anche, facendosi una necessaria auto-critica. Devo aggiungere, per onestà, che alcune situazioni e alcuni personaggi, mi hanno dato di tanto in tanto la sensazione di esagerazione. Forse rientra anche un po’ negli intenti di far emergere tanti aspetti grazie ad una sorta di parodia, che è infatti sempre accompagnata da ironia pungente.

Del resto a ciascuno di noi piace ricordare di essere stato un bimbo speciale, e di certo piace anche a me.

garibaldiIo ci ho riflettuto molto durante la lettura, sull’urgenza e la bellezza di farsi domande, chiedersi sempre il perché delle cose, un po’ come fanno i bambini. Forse con il tempo lo si fa sempre più mal volentieri perché questo tipo di curiosità è un po’ un abbraccio alle incertezze, un rifiuto di sicurezze confortevoli. Convincersi ciecamente del potere benefico delle bacche di goji o evitare di confrontarsi sulle proprie idee ci tiene al sicuro. Così come incastrare la persona che si ha davanti in caratteristiche definite da un segno zodiacale, credere in tal modo di conoscerla. O contemporaneamente sentirsi definiti dal proprio segno, per avere qualcosa di rassicurante da leggere a inizio settimana.
Ma farsi domande è una cosa meravigliosa, scoprire, capire. Aggiunge valore alle cose e alle esperienze, oltre a quella della scoperta in sé. Vi lascio in fondo alla recensione un passo del libro che riprende e spiega una riflessione di Richard Feynman, fisico statunitense premio Nobel. Ed è una sensazione che io conosco molto bene e che condivido al cento percento: mi ha fatto venire in mente una sensazione sepolta da qualche parte nei miei ricordi. Quella di guardare un arcobaleno e stupirmi della bellezza di un’assurda interazione fisica.
È un romanzo astuto sotto certi punti di vista, che si serve di espedienti interessanti e riusciti. Come il tema dello strabismo e del vederci doppio: una situazione che ha il potenziale di far venir fuori la strega in Alice. Ma anche una metafora, la rappresentazione di un punto di vista singolo che non ha mai saputo confrontarsi con gli altri. O almeno io ci ho visto anche questo.
La consiglierei a chiunque come lettura per l’estate: non è assolutamente il classico libro da ombrellone. Ma è un ottimo compagno, piacevole e divertente, pieno di aneddoti, vero e necessario, che vi lascerà comunque e sicuramente tanto.

Un fiore ha una bellezza che tutti gli esseri umani possono vedere: anche se non sono raffinati con un artista, e la vedono solo con le emozioni, quelle sono di tutti, anche mie. In più io, proprio come scienziato, nel fiore non vedo solo quello che vedono gli altri, ma ci vedo anche le cose invisibili. Vedo le cellule e il loro finissimo funzionamento interno, vedo i colori e vedo l’evoluzione della natura e degli animali, che col fiore hanno a che fare. Così vedo anche la nascita del senso estetico, per dire. Cioè: alla fine, non capisco perché le domande della scienza debbano toglier fascino al fiore. Per me possono soltanto aggiungerne di nuovo.

♥ ♥ ♥ 


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Silvia Bencivelli: è laureata in medicina e chirurgia, ma fa la giornalista scientifica e la conduttrice radiotelevisiva. È tra i conduttori di Pagina 3 e Radio3 Scienza, suRai Radio3, ed è stata tra i conduttori di Tutta Salute e di altri programmi su Rai3 e su Rai Scuola. Scrive per «la Repubblica», «Le Scienze» e «Focus». Insegna giornalismo scientifico alla Sapienza, Università di Roma, e in altre sedi. Ha pubblicato diversi saggi tra cui ricordiamo: Perché ci piace la musica (Sironi 2007 e 2012, tradotto all’estero) ed È la medicina, bellezza! (con Daniela Ovadia, Carocci 2016). Presso Einaudi ha pubblicato il romanzo Le mie amiche streghe (2017) e Sospettosi. Noi e i nostri dubbi sulla scienza (2019).

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