Silvia Bencivelli presenta “Sospettosi, noi e i nostri dubbi sulla scienza”

 

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Venerdì 7 Giugno sono stata ad OpenPisa (a cui tra l’altro ho rubato le foto dell’avento) alla presentazione del libro di Silvia Bencivelli: Sospettosi, noi e i nostri dubbi sulla scienza, uscito per Einaudi il 14 Maggio 2019. (Amazon)
Avevo sentito parlare di Silvia Bencivelli e letto ottime recensioni soprattutto sul blog Escherichia Libri, quindi alcuni suoi titoli erano in lista da un po’. Poi per caso, camminando per Pisa ho scoperto che sarebbe venuta a presentare il suo ultimo libro uscito e quindi ho colto l’occasione per iniziare a leggere qualcosa di suo.
Ho così cominciato il romanzo Le mie amiche streghe (Einaudi, 2017) e lo stavo ancora leggendo quando il 7 Giugno sono andata alla presentazione. (L’ho finito un paio di giorni fa, quindi a breve vorrei scrivere la recensione.)
Silvia Bencivelli è laureata in Medicina e Chirurgia proprio all’Università di Pisa, ma dopo un Master in comunicazione della scienza, conseguito a Trieste, ha intrapreso la carriera di giornalista scientifica. Lavora per trasmissioni televisive e radiofoniche, scrive per vari giornali e riviste e conta ormai varie pubblicazioni tra saggi e romanzi. Per la biografia completa vi rimando al suo sito.

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A vederla, e soprattutto ad ascoltarla, mi è stata simpatica sin da subito. Parla in modo calmo, fa molti esempi e molte battute. Sono cose che ovviamente ho riscontrato anche nel suo modo di scrivere, ed è stato bello sentire che la sua voce era in grado di riportare esattamente lo stesso stile. Proverò a raccontarvi l’incontro citando i passaggi che più mi hanno colpita.
Una delle prime cose che ho notato, è stata sicuramente la composizione del pubblico: non è la prima volta che vado alla presentazione di un libro e quindi non è la prima volta che lo noto, ma erano tutti adulti, se non anziani. Facevano eccezione, questa volta, gli amici dell’autrice e un altro piccolo gruppetto di circa trentenni chiaramente medici. Ma sorvolando su questa triste osservazione…
Sospettosi, il suo ultimo libro appunto, nasce da una mail, mandata ad amici e colleghi: raccontami di quella volta in cui qualcuno ha messo in crisi un’assoluta certezza scientifica in cui credevi fermamente. Non parlo del no-vax, del tipo che ce l’ha con Big Pharma o cose così. Ma di quella volta in cui un dubbio, un’incertezza, si è insediata nella tua razionalità scientifica.
I sospettosi siamo noi, nessuno di tanto lontano o diverso. Noi con la nostra insicurezza e a volte presunzione. I dati statistici ci aiutano a tracciare l’identikit del consumatore medio di MNC (Medicina Non Convenzionale): si tratta di una donna, tra i 25 e i 55 anni, in possesso di un titolo di studio, molto spesso una laurea. Vive al nord-est della penisola, è autonoma, ha un conto in banca dignitoso che si gestisce da sola. Le percentuali di utilizzo delle MNC aumentano con l’aumentare del reddito e seguono quindi una diminuzione progressiva man mano che si percorre lo stivale da nord a sud, seguendo appunto l’andamento del reddito medio.
Questi dati dimostrano che non è l’ignoranza a condurre una sfiducia nei confronti della medicina, quanto piuttosto la cultura (ovviamente l’unico parametro statistico indice di cultura è il grado di istruzione, pertanto è questo il parametro di misurazione, più o meno attendibile). E per quale motivo allora? In questo caso è appunto per l’eccessiva cultura e l’eccessiva disponibilità di informazioni, che portano ciascuno ad avere la presunzione di conoscere cosa sia meglio per il proprio corpo. Le statistiche mostrano anche che nella maggior parte dei casi ci si rivolge alle MNC per problemi più lievi, da un dolore muscolare ad un raffreddore, quindi in fin dei conti risulta non inficiare davvero la salute, ma resta comunque un indice importante di scetticismo e sfiducia.
Ma torniamo al siamo noi i sospettosi. In realtà accade che, chi critica e punta il dito contro coloro che si affidano alle MNC (per citare un esempio specifico), tende a vedere tali persone come distanti da noi, praticamente in un altro universo. Ma se l’identikit non dovesse bastare a convincerci, c’è una teoria sociologica che giustifica la nostra percezione di distanza. È quella che Silvia Bencivelli chiama, la teoria delle Bolle. In sostanza che cosa vuol dire: tendiamo a vedere il mondo molto più simile a noi di quanto non sia in realtà. Questo accade perché ci circondiamo di persone che hanno i nostri stessi interessi o la nostra stessa mentalità. Con i social è tutto amplificato, perché oltre alla nostra tendenza sociale, c’è anche l’algoritmo che ci propone esclusivamente cose affini ai nostri interessi. Questo ci fa percepire come distanti (se non inesistenti) dei pensieri o giudizi opposti ai nostri.

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Cercando un po’ in rete ho scoperto che questa teoria è precisamente definita come filter bubble o bolla di filtraggio e che esistono infiniti dibattiti sul suo ruolo positivo o negativo di tali filtri: creano confronto o estremizzano? E questo ci porta ad un’altra teoria sociale, quella delle echo chambers o camere dell’eco: all’interno di queste bolle di opinioni tutte uguali, ognuna trova conferma nell’altra e tutto porta ad un’amplificazione dell’idea e spesso ad un’estremizzazione. Non c’è confronto, ma solo rinforzo. Ed è così che si polarizzano i dibattiti.
Silvia Bencivelli ha parlato anche di questo, portando come esempio i vaccini e tutto il dibattito costruito attorno alla questione. In questo caso particolare c’è stato anche un contributo notevole da parte delle autorità, che ha fatto diventare del pubblico, un dibattito che doveva essere di nicchia (non tutti possono essere in grado di dire la propria su un tema come i vaccini), ma in sostanza c’è stata appunto una polarizzazione: o sei pro o sei contro. Non esistono i dubbi ragionevoli sul “come funziona” o “ma mio figlio ha la febbre”, esistono solo due poli. E questo mette una benda davanti agli occhi di tutti, non si sa più chi sia il nemico o quanto sia numeroso (c’è stata un’esagerazione, prima ancora di sapere le vere statistiche, merito anche della clusterizzazione regionale dei no-vax). E fa danni anche perché, chi ha dubbi all’interno di una situazione così schierata, tende già di per sé a porsi nel polo contro, quasi per autodifesa.

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E che cos’è che funziona quando qualcuno ha dubbi (più o meno ragionevoli), sfiducia, sospetto? Funzionano le costrizioni? Silvia Bencivelli non ne è così convinta, ma è sicuramente la strategia che è stata adottata con l’introduzione dell’obbligo vaccinale per l’ammissione a scuola. E i dati che ne sono venuti fuori sono un po’ confondenti: effettivamente si è registrato un aumento della copertura vaccinale. Ma è stata davvero l’introduzione dell’obbligo a permetterlo? Non lo si può affermare con certezza, perché subentrano tutta una serie di altri fattori, quali una migliore informazione, un maggior coinvolgimento di pediatri e medici di famiglia nel promuovere la vaccinazione e soprattutto una maggiore efficienza di ASL e dei centri vaccinazioni, in quanto l’introduzione dell’obbligo, obbligava anche loro ad essere al massimo della disponibilità. Quindi forse non è la costrizione quello che serve, ma una maggiore efficienza generale o anche l’utilizzo di alcune accortezze. E qui, dati alla mano, Silvia Bencivelli ci ha raccontato che i paesi europei in cui si registra una più alta copertura vaccinale, sono quelli in cui le vaccinazioni vengono effettuate dal pediatra, una persona che hai scelto, di cui ti fidi, in un ambiente sereno (sicuramente più di un corridoio in cui i bambini urlano disperati). Puoi chiedere informazioni con una certa calma e hai davanti qualcuno che conosce tuo figlio.
A questo punto è intervenuto un ragazzo tra il pubblico, medico e più precisamente medico-che-fa-i-vaccini. Ha detto che un paio di anni fa la regione Toscana ha deciso di provare ad affidare per un anno le vaccinazioni ai pediatri, e i risultati sono stati deludenti, con una diminuzione della copertura vaccinale. L’intervento di un’altra signora ha però posto l’accento sul fatto che i pediatri non erano preparati a svolgere un simile ruolo e non avevano gli strumenti né il tempo necessario.
Ma se il modello costrittivo non è efficace, forse c’è anche da rivedere qualcosa nei nostri modelli comunicativi. Funziona davvero il “vaccinati sennò ti ammali” o “vaccinati sennò ti multo/punisco”? E quindi (riflessione personale) funziona il modello Burioni? Forse anche questa volta la risposta è no. Silvia Bencivelli ha provato a dircela in un altro modo: vacciniamoci affinché i nostri figli non dovranno mai conoscere certe malattie, e forse neanche vaccinarsi, perché queste saranno state debellate. Mi sembra una propaganda molto più propositiva.
Questo articolo sta diventando lunghissimo…ma c’è ancora altro di cui abbiamo parlato in effetti, spunti forniti da varie domande fatte dal pubblico. Un punto è stato quello sulla figura del medico, cambiata radicalmente negli ultimi venti anni. Si è modificata la sua posizione sociale, la specificità delle sue conoscenze. Sarebbe auspicabile che insieme a questi cambiamenti, si abbia il miglioramento anche del rapporto medico-paziente, che a volte è responsabile di una bella fetta di insoddisfazione e sfiducia. Silvia Bencivelli ha definito questo momento dell’evoluzione del rapporto, come un’adolescenza, in cui il paziente deve imparare a gestire la propria libertà, e il medico la propria (non)autorità.

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Credo sia stato un incontro veramente interessante, carico di spunti di riflessione, ma anche di aneddoti divertenti e momenti di leggerezza. Si è parlato anche del fascino della medicina orientale o presunta tale, della truffa che c’è dietro, ma credo sia un discorso ampio e facendo un giro tra wikipedia e altre fonti mi sono resa conto di non poterne parlare affatto.
Un ultima cosa che volevo raccontarvi è anche la tristezza e lo sconforto che mi ha investita nel constatare quanto odio ci sia in rete nei confronti di Silvia Bencivelli. Me ne sono accorta dai commenti a video su youtube in cui c’è lei. Molti contengono veri e propri insulti, altri disprezzo gratuito. E non capivo il perché: io non la conosco, ma mi sembra sia abbastanza brava. Ho scoperto che tutto nasce da un suo articolo sulla bufala delle scie chimiche uscito su La stampa qualche anno fa. Vi lascio il link ad un articolo di Repubblica che racconta la vicenda.

 

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