Recensione: Dovremmo essere tutti femministi di Chimamanda Ngozi Adichie

Dovremmo essere tutti femministi.jpg

  • Titolo: Dovremmo essere tutti femministi (We should all be feminists) 
  • Autore: Chimamanda Ngozi Adichie
  • Casa Editrice: Einaudi
  • Data pubblicazione: 9 Luglio 2014
  • Prima edizione italiana: 12 Maggio 2015
  • Pagine: 44 
  • Trama: In questo saggio molto personale, scritto con grande eloquenza – frutto dell’adattamento di una conferenza TEDx dal medesimo titolo di straordinario successo – Chimamanda Ngozi Adichie offre ai lettori una definizione originale del femminismo per il XXI secolo. Attingendo in grande misura dalle proprie esperienze e riflessioni sull’attualità, Adichie presenta qui un’eccezionale indagine d’autore su ciò che significa essere una donna oggi, un appello di grande attualità sulle ragioni per cui dovremmo essere tutti femministi. In un contesto in cui il femminismo era considerato un ingombrante retaggio del secolo scorso, la posizione di Adichie ha cambiato i termini della questione. Alcuni brani della sua conferenza sono stati campionati da Beyoncé nel brano Flawless e hanno fatto il giro del mondo. La scritta FEMINIST a caratteri cubitali come sfondo della performance dell’artista agli Mtv Video Music Awards e il famoso discorso dell’attrice Emma Watson alle Nazioni Unite in cui si dichiara femminista sono segni evidenti del fatto che c’è un prima e un dopo Dovremmo essere tutti femministi.

chimamanda.jpgHo conosciuto questo libro tramite il web e più precisamente tramite Instagram. Seguo vari profili che consigliano libri (un po’ come faccio qui su WordPress) e mi è capitato più di una volta di imbattermi in Dovremmo essere tutti femministi. Me lo sono annotato mentalmente tra le letture da fare e ne ho approfittato per acquistarlo in occasione di una promozione su Amazon (spendendo 20€ in libri, ne venivano restituiti 7€).
Ammetto di non essermi documentata a sufficienza su questo libro, ma in realtà non meno di quanto faccia di solito prima di acquistarne uno. Sapevo che si trattava di un adattamento di una conferenza TEDx, ma lo avevo interpretato come “a partire da quella conferenza l’autrice ha scritto un saggio”. E non ho neanche controllato il numero delle pagine, ma di solito per me non ha molta importanza.

Insomma, 44 pagine al prezzo di 9€. Pagine che si possono tranquillamente ascoltare da youtube, guardando il video della conferenza. Il che rende molto meglio: Chimamanda Ngozi Adichie è molto brava, e anche bella, è divertente, ammicca al pubblico, intrattiene. Ma anche solo per il fatto che è un brano pensato per essere esposto ad un pubblico. Io ho guardato parte del video dopo aver letto il libro, e vi assicuro che non c’è paragone.

La cultura non fa le persone. Sono le persone che fanno la cultura. Se è vero che la piena umanità delle donne non fa parte della nostra cultura, allora possiamo e dobbiamo far sì che lo diventi.

Però io queste cose non le sapevo prima. Mi sono fatta un po’ abbindolare dal fatto chechimamanda2.jpg tutti lo leggessero, che avesse solo recensioni positive, che a quanto pare avesse segnato il femminismo moderno (forse la conferenza, non il libro).
Sicuramente è stato un mio errore, ma mi fa sorridere con un po’ di delusione capire quanto conti la moda (qualcuno è stato in grado di scrivere “si legge tutto d’un fiato”). Premetto che io non ho mai letto i romanzi di questa scrittrice: quasi sicuramente lo farò in futuro, perché mi incuriosisce molto e mi sembra che affronti argomenti molto molto importanti e in modo intelligente. Però non credo che questa particolare pubblicazione sia assolutamente degna di tutte le lodi che le sono state dedicate.
Un discorso di trenta minuti, trascritto in 44 pagine e pensato per un pubblico comune, non del settore… come può contenere grandi verità e rivelazioni sul tema? Dalle recensioni a cui avevo dato uno sguardo, mi aspettavo un’analisi profonda e delle riflessioni importanti sul femminismo. Invece così non è stato: sicuramente l’autrice racconta degli aneddoti che fanno riflettere, mette in luce grandi e gravi ingiustizie della società moderna e l’urgenza di rendersi conto di quanto ancora ci sia da fare. Ma sono aneddoti, sono esempi e non vanno in profondità nella cosa. Fondamentalmente si sostiene dall’inizio alla fine un problema nell’educazione di base di bambini e bambine. Mentalità errate nel contesto familiare, messaggi sbagliati, retaggi probabilmente, ma che hanno ancora molto potere. Nella mia ignoranza in materia, però, queste sono cose che ho sempre pensato e sempre sostenuto: niente di nuovo, purtroppo. 

La persona più qualificata per comandare non è quella più forte. È la più intelligente, la più perspicace, la più creativa, la più innovativa. E non esistono ormoni per queste qualità.

chimamanda3.jpgGli altri due fili conduttori sono: la particolare situazione in Nigeria, paese dell’autrice (ma sempre in un resoconto aneddotico) e la trafila di pregiudizi e stereotipi che si porta dietro la parola femminismo.
Certo, è un modo di vedere le cose molto affine al mio e forse queste cose non sono scontate per tutti: ma il fatto che abbia aggiunto davvero poco al mio bagaglio di conoscenze, mi ha un po’ delusa. Ribadisco che io non ne so praticamente nulla dell’argomento, se non riflessioni che ho costruito personalmente, senza essermi mai documentata. Ad essere sincera, speravo un po’ che questa sarebbe stata una lettura iniziante…
Credo che si confonda l’importanza e l’urgenza del tema, con l’effettiva qualità dell’opera. Credo che sia per questo che tutti lo hanno osannato, ma purtroppo non posso essere d’accordo. Anzi, sono un po’ meravigliata dal non aver trovato una singola opinione uguale alla mia.
Vi consiglio personalmente di guardare il video della conferenza su youtube. Credo ci siano comunque dei bei messaggi sui cui riflettere. Per il resto, leggerò sicuramente gli altri libri della Adichie.

 Io vorrei che tutti cominciassimo a sognare e progettare un mondo diverso. Un mondo più giusto. Un mondo di uomini e donne più felici e più fedeli a se stessi. Ecco da dove cominciare: dobbiamo cambiare quello che insegniamo alle nostre figlie. Dobbiamo cambiare anche quello che insegniamo ai nostri figli.

♥ ♥ ½


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Chimamanda Ngozi Adichie: è nata ad Abba, in Nigeria, nel 1977 ed è cresciuta nella città universitaria di Nsukka. Là ha completato il primo ciclo di studi, poi proseguiti negli Stati Uniti. Già vincitrice di importanti premi con L’ibisco viola eMetà di un sole giallo (il Commonwealth Writers’ Prize for Best First Book 2005, il primo, e l’Orange Broadband Prize 2007 e il Premio internazionale Nonino 2009, il secondo), entrambi pubblicati da Einaudi, con Americanah, il suo terzo romanzo, ha conquistato la critica aggiudicandosi il National Book Critics Circle Award 2013 e giungendo tra le finaliste del Baileys Women’s Prize for Fiction 2014. Nel 2017 ha pubblicato, sempre per Einaudi, Cara Ijeawele. Un brano del discorso Dovremmo essere tutti femministi (pubblicato in Italia da Einaudi) tenuto da Adichie nel 2013 durante una conferenza TEDx, è stato campionato dalla cantante Beyoncé nella canzone Flawless. Time Magazine l’ha inclusa nell’elenco delle 100 persone più influenti al mondo nel 2014. Adichie è stata definita «la Chinua Achebe del XXI secolo». 

7 commenti

  1. Ho sentito il titolo del libro, ma non l’ho mai letto; né tantomeno sapevo che in origine fosse un discorso; a questo proposito, in un’altra pagina ho aperto youtube, così da avere modo di ascoltarlo. Benché non sappia se incrementare la ricerca su questa tematica, m hai comunque incuriosito. 😉

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      • Ciao Dalì, ho ascoltato iol discorso solo adesso, e mi è piaciuto veramente tanto! Hai qualche altra risorsa da farmi conoscere per farmi conoscere meglio la tematica? Grazie! Un abbraccio forte. ❤

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      • In realtà io sono molto inesperta sull’argomento, cioè ho delle mie idee, ma non ho mai letto molto. Però tra le letture che vorrei fare, restando sul genere saggistica ci sono sicuramente: “Il secondo sesso” di Simone de Beauvoir, sicuramente non fa riferimento alla situazione attuale, essendo del 1949, ma dicono sia una bella analisi della condizione femminile. Poi anche “Perché non sono femminista” di Jessa Crispin, che invece tratta in modo particolare della nuova moda del femminismo sbandierato e dei suoi controsensi. E poi ho in lista anche “Dalla parte delle bambine” di Elena Gianini Belotti, uscito nel 1973, ma con tematiche interessantissime. Non ho ancora letto nessuno di questi, ma mi sembrano interessanti. Un abbraccio anche a te ♥

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      • Ciao! 🙂 Neanch’io sono molto esperto nell’argomento, e anche a me piacerebbe approfondire; il saggio di Simone de Beauvoir l’ho in ebook sul kindle, metre “Dalla parte delle bambine” l’ho letto qualche anno fa e lo trovai interessante. 🙂 Ricambio il tuo abbraccio ❤

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