Recensione: Alla ricerca della memoria di Eric R. Kandel

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  • Titolo: Alla ricerca della memoria (In Search of Memory)
  • Autore: Eric R. Kandel
  • Casa Editrice: Codice Edizioni
  • Data pubblicazione: 2010
  • Prima edizione italiana: 2006
  • Pagine: 478
  • Trama: La storia di una nuova scienza della mente. In che modo il terrore provato da un bambino nel sentire i colpi dei nazisti alla porta di casa, la vigilia della Notte dei cristalli, si è impresso come una cicatrice nel tessuto molecolare e cellulare del cervello, con una forza tale da consentirgli di rivivere quell’esperienza a decenni di distanza? La memoria ha guidato la vita e il lavoro di Eric Kandel, e proprio con questa domanda inizia la sua autobiografia, un viaggio alla scoperta di ricordi personali e scoperte scientifiche, dai pionieristici esperimenti con la lumaca marina Aplysia fino all’avvento dell’ingegneria genetica e delle biotecnologie. Decenni di ricerche che hanno dimostrato come il consolidarsi della memoria produca modificazioni fisiologiche nel nostro cervello, sviluppando e consolidando nuove connessioni sinaptiche tra i neuroni. «Se vi ricorderete qualcosa di questo libro» ci avverte Kandel, «è perché dopo che avrete finito di leggerlo il vostro cervello sarà leggermente diverso».

kandel3Come vi avevo anticipato qui e qui, eccomi a recensire Alla ricerca della memoria di Eric Kandel.
Potremmo definirla un’autobiografia, perché sicuramente, come da definizione stessa del genere, racconta la vita dell’autore: tutto comincia dalla sua infanzia nella Vienna degli anni ’30, fino alla Notte dei Cristalli, in seguito alla quale Kandel (che a quei tempi si chiamava ancora Erik, con la k tedesca) e la sua famiglia emigrarono negli Stati Uniti. Sarà questo il Paese che gli permetterà di inseguire i suoi sogni, prima verso la psicoanalisi, e poi sempre mosso dalla stessa curiosità per la conoscenza dell’Io, verso la ricerca scientifica e lo studio della memoria.
Insomma è un’autobiografia a tutti gli effetti, ma è un po’ speciale. Oltre al racconto degli eventi della sua vita, Kandel ripercorre la storia della nascita della nuova scienza della mente. Ed è infatti proprio questo il sottotitolo del libro: Alla ricerca della memoria, la storia di una nuova scienza della mente. E così, 
seguendo un po’ il suo stesso percorso di ricerca (dalla singola cellula all’organismo), a partire da volti e nomi con cui studia e collabora, viene fuori il racconto delle principali scoperte che ci hanno portato un piccolo passo alla volta alla scoperta del neurone, della sinapsi, del neurotrasmettitore.

Fino alla sua morte, nel 1926, Golgi rimase convinto, erroneamente, che le cellule nervose non fossero unità autonome. Da parte sua, in merito al premio Nobel condiviso, Cajal avrebbe in seguito commentato: “Che crudele ironia del destino l’aver appaiato, come gemelli siamesi uniti per le spalle, degli avversari scientifici così contrastanti per carattere”.

Sono sicuramente argomenti che mi piacciono particolarmente, quindi do un giudizio dikandel1 parte, ma trovo davvero che si tratti di un lavoro bellissimo: un libro in cui si rendono accessibili a tutti, tanto il percorso storico della scoperta scientifica, quanto i concetti che questa ha raggiunto e fatto propri.
Le due storie procedono l’una accanto all’altra e si basano su un altro percorso praticamente contemporaneo: quello della nascita di una vera e propria biologia moderna, sancita dalla scoperta del DNA. Mi è sembrato quasi strano pensare che Kandel intraprese i suoi studi di medicina, prima che avvenisse tale scoperta. Praticamente quando si trovava nel punto della sua formazione in cui mi trovo io oggi, al terzo anno di medicina, lui non aveva idea dell’esistenza del DNA. (Okay forse non è così scioccante per tutti voi, ma per me lo è).
Ho amato ritrovare nomi che conoscevo già e scoprirne di più, o completare le tappe della (neuro)scienza che non conoscevo. È una bella immersione anche nella vita di un ricercatore: mesi e mesi (per non dire anni interi) a ripetere molto spesso sempre il solito esperimento, con il rischio (davvero molto alto) di non arrivare da nessuna parte. Diciamo pure che non ci crederò più quando sentirò “tutte le scoperte più importanti sono state fatte per caso”. Chiamatelo caso…

Avendo studiato la storia e le materie umanistiche, da cui non si manca di imparare quanto possa essere deprimente la vita, sono ben felice di essere poi passato alla biologia, in cui ancora abbonda un ottimismo delirante.

Poi, che altro c’è? C’è una riflessione sociale continua su quanto l’Austria si porti ancora dietro dell’antisemitismo che esplose apparentemente dal nulla all’arrivo di Hitler. Sicuramente una fuga di cervelli di cui risente ancora oggi e una presunzione nel dichiararli propri. La scelta di non aver mai porto delle scuse, la mancata condanna di molti colpevoli.
kandel2C’è un animo appassionato che racconta con amore dell’arte, della psicoanalisi, criticandola anche. Ci sono riflessioni interessanti su quanto essa si sia in realtà allontanata dagli intenti di Freud, che se avesse avuto gli strumenti necessari, sarebbe stato un grandissimo ricercatore.
Ma poi le foto? Meravigliose! Dagli archivi personali di Kandel e da ogni dove nel mondo: volti in bianco e nero che raccontano la nostra stessa storia e identità. E poi aneddoti su studi interessantissimi, su persone incapaci di immagazzinare qualsiasi nuovo  ricordo. E poi una vita intera dedicata allo studio della memoria, questa potenza che permette ad un bambino di ricordare, decenni dopo, il terrore provato nel sentire i nazisti alla porta di casa. Questa forza capace di scolpire il nostro cervello, di diventarne parte. Kandel scegli di dedicarsi a questo in particolare, per quanto possa essere difficile, per un ragazzo negli anni ’50 cercare di capire qualcosa di un’entità biologica tanto complessa quanto la memoria (ricordate? era appena stato scoperto il DNA). E così studia medicina, ma rinuncia alla pratica clinica; sceglie Aplysia, una lumaca marina, come oggetto della sua ricerca (tra la disapprovazione generale) e a questa si dedica per tutta la vita, studiando ogni materia necessaria per compiere i suoi studi.
Agli appassionati dell’argomento, lo consiglio davvero di cuore: l’ho trovato prezioso e coinvolgente, una fonte di informazioni e una testimonianza carica di cultura, storia e passione.

Fonte immagini: erickandel.blogspot.com

È difficile far risalire la complessità degli interessi e delle azioni della vita di un adulto a specifiche esperienze dell’infanzia e della giovinezza. Eppure non posso fare a meno di collegare al mio ultimo anno a Vienna il mio successivo interesse per la mente: per il modo in cui le persone si comportano, l’imprevedibilità delle motivazioni e il persistere della memoria. Dopo l’Olocausto, uno dei moniti degli ebrei è stato “Non dimenticare mai”, un’esortazione alle generazioni future per rimanere vigili contro l’antisemitismo, il razzismo e l’odio, le disposizioni mentali che hanno reso possibile il verificarsi delle atrocità naziste. Il mio lavoro scientifico indaga le basi biologiche di quel motto: i processi del cervello che ci mettono in grado di ricordare.

♥ ♥ ♥ ♥ ½


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Eric R. Kandel: insegna alla Columbia University di New York e dirige il Kavli Institute for Brain Sciencepresso la stessa Università. Nel 2000 è stato insignito del premio Nobel per la medicina grazie alle sue ricerche sui meccanismi biochimici che portano alla formazione della memoria nelle cellule nervose.  Tra i suoi testi tradotti in italiano, Psichiatria, psicoanalisi e nuova biologia della mente (Raffaello Cortina, 2007), Come funziona la memoria (Zanichelli, 2010),  L’età dell’inconscio. Arte, mente e cervello dalla grande Vinna ai nostri giorni (Raffaello Cortina, 2016), Alla ricerca della memoria (Codice, 2017) e La mente alterata (Raffaello Cortina, 2018)

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