Recensione: Arte e neuroscienze, le due culture a confronto di Eric R. Kandel

Arte e neuroscienze

  • Titolo: Arte e neuroscienze (Reductionism in Art and Brain Science: Bridging the Two Cultures)
  • Autore: Eric R. Kandel
  • Casa Editrice: Raffaello Cortina Editore
  • Data pubblicazione: 2016
  • Prima edizione italiana: 19 Ottobre 2017
  • Pagine: 227
  • Trama: Arte e scienza possono trovare un terreno comune? In questo nuovo libro, il premio Nobel Eric Kandel sostiene che la scienza può plasmare il nostro modo di assaporare le opere d’arte e aiutarci a comprenderne il significato. Il riduzionismo, che mira a riportare i concetti scientifici o estetici complessi a componenti più semplici, ha guidato la transizione dall’arte figurativa alle prime manifestazioni dell’arte astratta, di cui si vede il riflesso nelle opere di Monet, Kandinsky e Mondrian. Kandel spiega come nel dopoguerra Pollock, de Kooning e Rothko abbiano utilizzato un approccio riduzionista per arrivare al loro espressionismo astratto e come Warhol e altri abbiano reimmaginato l’arte figurativa e minimale. Arricchito da esplicativi disegni del cervello e stupendamente illustrato da riproduzioni a colori dei capolavori dell’arte moderna, questo libro mette in evidenza i punti di contatto fra scienza e arte e il modo in cui esse si illuminano a vicenda.

Eric KandelHo conosciuto Kandel come primo autore del libro Principi di neuroscienze, il libro che ho usato per preparare l’esame di fisiologia II. Poi, a Natale, mia mamma mi ha regalato due suoi libri: uno è appunto questo, Arte e neuroscienze, mentre l’altro è Alla ricerca della memoria, che spero di recensirvi presto (vi avevo parlato qui di entrambi). Li ho letti uno dopo l’altro, cominciando da questo, che è il più corto dei due (per non parlare di quanto sia bello con tutte le immagini, gli schemi e le foto) e che mi sembrava affrontare un argomento che avevo già studiato (al contrario della memoria): quello della visione.In parte è stato davvero così, ma più precisamente, il tema centrale del libro è il riduzionismo, un meccanismo comune all’arte, alle neuroscienze e alla stessa mente umana. L’arte, progressivamente nel corso dei secoli e poi più bruscamente con l’avvento della fotografia, ha smesso di porsi come obiettivo quello di riprodurre la realtà. Di conseguenza ha cominciato a proiettare sulla tela l’interpretazione e l’interiorità dell’artista. Poi via via, attraverso un processo di riduzione, che riguarda in particolar modo il ‘900, ma non solo (vi cito tra tutti William Turner, il pittore delle onde, da quelle iper-realistiche alla loro riduzione a puro vento su tela), l’arte si è fatta strumento di comunicazione dell’essenziale: forma, colore, linea, ogni corrente pittorica ha fatto di un elemento fondamentale il cuore, ma anche la cornice della sua arte. Il riduzionismo nell’arte non interessa solo il secolo nella sua globalità, ma anche l’esperienza individuale di ogni artista, da Mondrian ai nomi più celebri dell’astrattismo americano.
TurnerNelle neuroscienze (ma più in generale nella biologia) il riduzionismo è il modello di studio che ha permesso la comprensione del globale. Il fatto di aver costruito un modello attendibile sulla trasmissione delle informazioni nelle vie visive, partendo dallo studio di un singolo neurone isolato, è qualcosa che forse noi oggi diamo per scontato. Ma non lo è affatto: gruppi di scienziati si sono confrontanti a lungo con la possibilità che un approccio microscopico sarebbe stata una perdita di tempo, un processo lungo e pieno di incognite. Lo stesso Kandel fu molto contestato quando nei suoi studi sulla memoria scelse come modello Aplysia, una lumaca marina. Gli aspetti riguardanti il suo lavoro di ricerca sono l’argomento centrale di Alla ricerca della memoria, ma vi posso anticipare che il tutto lo ha portato a vincere nel 2000 il premio Nobel per la medicina.
La mente umana usa il riduzionismo per la sua stessa esistenza. Ogni immagine complessa viene scomposta in linee, colori, forme, luci che stimolano singoli neuroni. Ognuna di queste componenti, viene poi di nuovo inserita al proprio posto per ricostruire una percezione che abbia, in più, l’esperienza individuale dell’osservatore.
Kandel utilizza questo ponte per muoversi tra capitoli di storia dell’arte e pagine di spiegazioni biologiche sulla visione, l’apprendimento, la percezione, in modo particolare dell’arte astratta. Come la percezione di un colore suscita un’emozione? Come l’orientamento di una linea, rispetto a quelle che la circondano, è in grado di trasmettere leggerezza? E poi quanto conta l’esperienza individuale, la componente top-down?
close chuck.jpgNon è assolutamente un libro di nicchia: la semplicità con cui Kandel racconta la nostra mente è fantastica. Anche i processi più articolati sono spiegati in un modo affascinante, più come un viaggio attraverso le scoperte e le intuizioni della scienza, che come un trattato scientifico. Un viaggio che porta all’evoluzione dell’arte, o alla sua involuzione allo stato più elementare ed efficace (questione di punti di vista). Un viaggio che vede la nascita di quella che Kandel definisce nuova scienza della mente.
Io ho trovato super interessante sia l’aspetto artistico che quello più scientifico (anche se probabilmente non è possibile separarli in questo caso). Non sono mai stata una grande amante dell’arte puramente astratta (ma non è solo di questa arte che si parla), però mi è piaciuto cogliere un punto di vista che in modo scientifico indagasse la soggettività della percezione e dell’emozione. Poi ho scoperto qualche nome nuovo ma spettacolare nella sua arte, come quello di Chuck Close, e ammirato l’insieme di significati che un elemento essenziale, quasi un concetto su una tela, può suscitare nella nostra mente.
Ho ammirato anche un’altra cosa: l’amore e la passione di Eric Kandel, per ciò di cui parla e per ciò che studia, che traspare dalle parole piccole con cui racconta cose così grandi e dal suo lavoro di divulgatore scientifico. 

La scienza tenta di spostarci verso una maggiore obiettività, una descrizione più accurata della natura delle cose. Esaminando la percezione dell’arte come un’interpretazione dell’esperienza sensoriale, l’analisi scientifica può, in linea di principio, descrivere come il cervello percepisce e risponde a un’opera d’arte, e ci dà indicazioni su come questa esperienza trascenda la nostra percezione quotidiana del mondo che ci circonda. Questa nuova scienza biologica della mente aspira a una comprensione più profonda di noi stessi, creando un ponte tra la scienza del cervello e l’arte, così come verso altre aree del sapere. Se questo sforzo avrà successo, ci aiuterà a capire meglio come rispondiamo alle opere d’arte e forse anche come le creiamo.

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Eric R. Kandel: insegna alla Columbia University di New York e dirige il Kavli Institute for Brain Science presso la stessa Università. Nel 2000 è stato insignito del premio Nobel per la medicina grazie alle sue ricerche sui meccanismi biochimici che portano alla formazione della memoria nelle cellule nervose.  Tra i suoi testi tradotti in italiano, Psichiatria, psicoanalisi e nuova biologia della mente (Raffaello Cortina, 2007), Come funziona la memoria (Zanichelli, 2010),  L’età dell’inconscio. Arte, mente e cervello dalla grande Vinna ai nostri giorni (Raffaello Cortina, 2016), Alla ricerca della memoria (Codice, 2017) e La mente alterata (Raffaello Cortina, 2018)

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