Recensione: Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci

  • Lettera a un bambino mai nato.jpgTitolo: Lettera a un bambino mai nato
  • Autore: Oriana Fallaci
  • Casa Editrice: Rizzoli
  • Data pubblicazione: 1975
  • Pagine: 131
  • Trama: “Non sono io la donna del libro. Tutt’al più le assomiglio, come può assomigliarle qualsiasi donna del nostro tempo che vive sola e che lavora e che pensa. Proprio per questo, perché ogni donna potesse riconoscersi in lei, ho evitato di darle un volto, un nome, un indirizzo, un’età.” Così Oriana Fallaci in occasione della pubblicazione nel 1975 di Lettera a un bambino mai nato, il monologo di una donna che aspetta un figlio e che guarda alla maternità non come un dovere ma come una scelta personale e responsabile. In un’analisi di esemplare razionalità che fa ricorso a una lingua tersa ed essenziale, senza mai rinunciare alla consueta passione, la Fallaci interroga la propria coscienza affrontando il fondamento della natura femminile. Basta volere un figlio per costringerlo alla vita? Ed è giusto sacrificare una vita già fatta a una vita che ancora non è? Il libro supera i dilemmi legati al dibattito sull’aborto, si impone all’attenzione dei lettori del mondo intero ed è oggi considerato un classico della letteratura di tutti i tempi e Paesi.

Volevo leggere Lettera a un bambino mai nato da una vita. L’ho fatto finalmente qualche settimana fa. Ho comprato il libro come acquisto post-esame approfittando di uno sconto dalla Feltrinelli e mi ha tenuto compagnia in un fine-settimana a Firenze (con memorabile concerto dei Negramaro incluso). Ora che ci penso, coincidenza: ero proprio nella sua città.
Si legge veloce, questo libro. Forse troppo per tutte le cose che ci sono dentro ed è stato inevitabile per me chiedermi se fossi riuscita ad afferrare proprio tutto. La voce narrante è quella di una donna che scrive o parla, direttamente al figlio che porta in grembo. Stanotte ho saputo che c’eri: una goccia di vita scappata dal nulla. Anche solo l’incipit, anche solo la prima frase, è già una poesia. Pagina dopo pagina, le parole passano in rassegna tutte le paure, i limiti, le gioie che il diventare madre nasconde. Ma prima ancora del lato personale, ciò che viene messo in primo piano è il concetto stesso di dare la vita ad un altro essere umano, di costringerlo ad un mondo imperfetto e ad una vita che lui forse non vorrebbe. La prepotenza di decidere sulla vita di qualcun’altro e l’altrettanto inevitabile modo in cui questa nuova vita piegherà quella della madre. Il dilemma tra vita e morte, tra l’esistere e il nulla. Il limite del senso di appartenenza e dell’identità, identità di una madre e di un figlio, che per forza di cose sono tali solo grazie all’altro.

Non è vero che non credi all’amore, mamma. Ci credi tanto da straziarti perché ne vedi così poco, e perché quello che vedi non è mai perfetto. Tu sei fatta d’amore. Ma è sufficiente credere all’amore se non si crede alla vita?

ORIANA FALLACI E' MORTA A FIRENZEGli racconta storie sulla crudeltà del mondo, sulle disillusioni che si troverà ad affrontare; gli fa promesse; divide con lui sensi di colpa e prova ad abbattere quel senso di inevitabilità, di dovere, attraverso il dialogo con la sua coscienza, prima ancora che con il suo bambino. A volte è un dialogo spietato, nel suo essere senza filtri.
È inutile stare qui a parlare di personaggi, c’è solo Lei e Lui, in un dialogo intimo che sa oltrepassare l’apparente impossibilità di comunicare, di guardarsi negli occhi, di toccarsi. Tutto il resto sono comparse, voci che parlano e spesso giudicano, ma che in realtà non possono nulla: il tentativo di un processo non può niente contro il dolore del distacco, di un nuovo vuoto che si riempie di colpe. Tutte le voci servono solo a sottolineare quanto di voce ce ne possa essere una sola.
Mi piace di questa edizione, oltre alla prefazione di Lucia Annunziata, che alla fine siano riportate un paio di interviste all’autrice in occasione dell’uscita del libro nel 1975 più una del 1993, anno in cui esce l’audio-libro letto dalla stessa Fallaci e in cui la rimozione di una singola parola, cambia definitivamente il finale del libro. Poi ci sono anche le opinioni di personaggi politici di spicco sul libro e sui temi trattati. Credo sia un bel modo di capire meglio l’impatto di un’opera del genere in quegli anni. Anni in cui in Italia si discuteva la legge sull’aborto (poi approvata nel 1978, quindi tre anni dopo).

La maternità non è un dovere morale. Non è nemmeno un fatto biologico. È una scelta cosciente.

Il libro della Fallaci si inserisce in questo contesto non come un manifesto a favore oriana
dell’aborto, né tanto meno come una condanna, tutt’al più come un inno alla libertà e contro le costrizioni di qualunque tipo. C’è un femminismo che si discosta però dal concetto di maternità come schiavitù, di cui parla Lucia Annunziata nella prefazione. C’è un amore materno, che forse è l’unico amore perfetto che possa mai esistere, che ti fa cercare il viso che ancora non hai mai visto in ogni immagine che possa aiutarti a figurartelo, che si fonda sull’attesa e sulla conoscenza. Racconta una storia, delicata e tragica, e così, semplicemente attraverso questo, emerge un ritratto della realtà e dell’animo umano che non ha bisogno di nessun altra spiegazione, di nessuna riflessione morale che possa reggere.

Povera cara: hai scoperto che pensare significa soffrire, che essere intelligenti significa essere infelici. Peccato che ti sia sfuggito un terzo punto fondamentale: il dolore è il sale della vita e senza di esso non saremmo umani.

Poche settimane fa, come credo ormai sappiano tutti, in occasione del Congresso mondiale delle famiglie, si sono tenute tra le altre cose manifestazioni e cortei contro l’aborto, con annesse dichiarazioni, slogan e feti in plastica da distribuire come gadget. Credo che sia sterile e inutile polemizzare su un qualcosa che non dovrebbe essere in discussione a priori (e infatti non lo è), ma credo anche che la necessità di mettere in piedi una condanna morale ad una scelta (non sempre scelta) del genere riveli una crudeltà e una piccolezza raccapricciante e imbarazzante. Quindi mi piace riportare proprio sotto a questa recensione, qualche riga scritta da Enrica Tesio in questo articolo, che seguo sempre.

Eppure “naturale” non è così erronea come definizione nel contesto del congresso. La natura, si sa, è crudele e non riesco a pensare nulla di più crudele dell’operazione feto-di-plastica. Bestialità a più livelli: nei confronti delle donne che hanno affrontato un aborto, tra l’altro nel pieno rispetto della legge, facendo una scelta che è una scelta di vita, contrastata, difficile, personale, privata e intima. Una scelta di vita, ribadisco, e non di morte. Bestialità nei confronti delle donne che un aborto l’hanno vissuto per motivi naturali (nel mio caso al terzo e al sesto mese) e che avrebbero evitato volentieri l’esperienza di vedersi rifilare il proprio dolore formato cicciobello never born.

Certo siamo una ben strana coppia, io e te. Tutto in te dipende da me e tutto in me dipende da te: se tu ti ammali io mi ammalo, se io muoio tu muori. Però io non posso comunicare con te e tu non puoi comunicare con me. In quella che forse è la tua sapienza infinita, non conosci nemmeno la faccia che ho, l’età che ho, la lingua che parlo. Ignori da dove vengo, dove mi trovo, cosa faccio nella vita. Se tu volessi immaginarmi, non avresti neanche un elemento per indovinare se sono bianca o nera, giovane o vecchia, alta o bassa. Ed io mi chiedo ancora se sei o no una persona. Mai due estranei legati allo stesso destino furono più estranei di noi. Mai due sconosciuti uniti nello stesso corpo furono più sconosciuti, più lontani di noi.”

♥ ♥ ♥ ♥


Link all’acquisto su Amazon

Oriana Fallaci: (Firenze, 1929 – 2006) è stata una scrittrice, giornalista e attivista italiana. Partecipò giovanissima alla Resistenza italiana e fu la prima donna italiana ad andare al fronte in qualità di inviata speciale. Durante gli ultimi anni di vita fecero discutere le sue dure prese di posizione contro l’Islam, in seguito agli attentati dell’11 settembre 2001 a New York, città dove viveva. Come scrittrice, con i suoi dodici libri ha venduto circa venti milioni di copie in tutto il mondo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...