Film belli tratti da libri più e meno belli #1

È evidente che questo 2019 qui sul blog sia particolarmente incentrato sulle recensioni. In realtà, però, mi sono resa conto di quanto mi mancasse scrivere qualcos’altro, qualcosa di più originale come faccio di tanto in tanto.
Ecco perché, in memoria del mio divertimento e soddisfazione nello scrivere l’articolo di qualche anno fa a tema San Valentino, ho deciso di cimentarmi in un’altra lista: quella dei migliori film tratti dai libri. Non è una top ten e riguarda ovviamente solo libri che ho letto e film che ho visto.
Certo che sono innumerevoli le volte in cui “Sì ok, ma il libro è meglio”, però qualche volta la trasposizione cinematografica regge egregiamente il confronto.
In corso di scrittura mi sono accorta che ne stava venendo fuori un articolo eccessivamente lungo, per cui ho deciso di dividerlo in due parti.


Noi siamo infinito

da Ragazzo da parete di Stephen Chbosky

locandina noi siamo infinito.jpg(TRAILER)

The perks of being a wallflower fu pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1999. In Italia, la prima pubblicazione risale al 2016, edito da Feltrinelli con il titolo di Ragazzo da parete. Nel 2012, lo stesso autore, Stephen Chbosky è regista del film (omonimo in lingua originale) che in Italia diventa Noi siamo infinito, titolo che forse vi suonerà  più familiare e che è poi diventato anche il nome della nuova versione del libro.
Ricordo di averlo guardato circa dieci volte subito dopo l’uscita: all’inizio per la presenza (spettacolare) di Emma Watson, e poi perché mi piacque davvero. Eccome se mi piacque! Decisi poi di leggere anche il libro, ma ne rimasi un po’ delusa: lo stile epistolare/diario non rendono sicuramente giustizia alla trama né ai personaggi che vengono fuori dal film. Il merito della resa perfetta sullo schermo è forse anche del fatto che il regista è anche lo scrittore.
Mi piace per la sua capacità di evocare perfettamente l’unicità e la sfuggevolezza di ogni momento e l’intensità di cui possiamo caricarlo. Mi piace per quelle citazioni che ho ancora stampate nella mente e per la colonna sonora che forse non rende giustizia a quella del libro, ma ovviamente nel film è tutta un’altra cosa (nel frattempo la ascolto). Mi piacciono gli attori, il Secret Santa e la malinconia velata da eccitazione (o forse è il contrario). Mi piace perché lo associo alla mia adolescenza e a quello che mi faceva emozionare.
C’è così tanta solitudine (we accept the love we think we deserve) e così tanta amicizia, così tanto dolore e così tanta speranza.

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Perché io so che ci sono persone che dicono che queste cose non esistono, e che ci sono persone che quando compiono diciassette anni dimenticano com’è averne sedici; so che un giorno queste diventeranno delle storie e le immagini diventeranno vecchie fotografie, e noi diventeremo il padre o la madre di qualcuno, ma qui, adesso, questi momenti non sono storie, questo sta succedendo, io sono qui, e sto guardando lei… ed è bellissima. Ora lo vedo: il momento in cui sai di non essere una storia triste, sei vivo, e ti alzi in piedi, e vedi la luce dei palazzi, e tutto quello che ti fa stare a bocca aperta. E senti quella canzone, su quella strada, insieme alle persone a cui vuoi più bene al mondo, e in questo momento, te lo giuro, noi siamo infinito!


Il diavolo veste Prada

da Il diavolo veste Prada di Lauren Weisberger

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(TRAILER)

Anche in questo caso, ho conosciuto la storia per la prima volta grazie al film (super celebre) Il diavolo veste Prada (2006), per poi provare con l’omonimo libro, uscito nel 2003, alla ricerca di una storia leggera e divertente. E anche in questo caso ne sono rimasta delusa.
La versione cinematografica è una commedia leggera ma molto divertente, con due attrici fantastiche e visto ai tempi in cui Anne Hathaway era la mia girl crush indiscussa. Certo, gioca molto sullo stereotipo della ragazza-pesce fuor d’acqua nel mondo della moda, ma ci gioca bene. E ne esce quindi con battute, scene e personaggi che restano impresse e lasciano più di un sorriso.
Il libro al contrario racconta una storia che risulta scontata e a tratti banale, perché piena di stereotipi e molto molto lenta. E poi perché ho un problema con i libri in cui la protagonista mi sta antipatica. In realtà sto demolendo un libro che a molti è piaciuto, ma credo che non sia assolutamente il mio genere. Mi è capitato di leggerlo semplicemente perché mi ero divertita molto con il film e ho voluto provare.
In ogni caso Meryl Streep, Anne Hathaway e il film in sé, danno tutto un altro tono e valore alla storia! 

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Mi sono detta, provaci. Corri il rischio. Assumi la ragazza sveglia e grassa.


La leggenda del pianista sull’oceano

da Novecento di Alessandro Baricco

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(TRAILER)

Novecento (Feltrinelli, 1994) è un monologo teatrale scritto da Alessandro Baricco perché fosse interpretato da Eugenio Allegri con la regia di Gabriele Vacis, cosa che accadde in uno spettacolo quello stesso anno. Si tratta dunque di un copione teatrale, ma riesce a rapire nella storia, in un modo all’altezza del miglior romanzo, con delle parole e delle immagini che restano ancora oggi tra le mie preferite in assoluto. Credo di essere tornata a sfogliare quelle pagine decine di volte.
Dopo aver letto il libricino e esserne stata conquistata, ho guardato La leggenda del pianista sull’Oceano (1998), film diretto da Giuseppe Tornatore con colonna sonora composta da Ennio Morricone. E anche sullo schermo la meravigliosa storia di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento mi ha lasciata a bocca aperta. Il link del trailer che ho inserito è in lingua inglese, perché non sono riuscita a trovare quello in italiano, ma solo a guardarlo ho i brividi. Novecento da quella nave in cui è nato, non è mai sceso. Lì ha imparato a suonare il pianoforte come un Dio, e ha trascorso tutta la sua vita tra la follia  e la genialità. È uno dei migliori personaggi che io abbia mai incontrato, in una delle storie migliori, che racconta l’infinito attraverso la paura di esso e il mondo intero dall’interno di una nave.

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Tutto quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce, e quanto ce n’è. 
Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell’enormità, solo a pensarla? A viverla… 
Io ci sono nato su questa nave. E vedi, anche qui il mondo passava, ma non più di duemila persone per volta. E di desideri ce n’erano, ma non più di quelli che ci potevano stare su una nave, tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità su una tastiera che non era infinita. 
Io ho imparato a vivere in questo modo.


Via col vento

da Via col vento di Margaret Mitchell

locandina via col vento.jpg
(TRAILER)

Via col vento esce nel 1939 e conquista da subito un enorme successo, vincendo l’anno successivo ben dieci premi Oscar, tra cui anche il primo Oscar ad una donna afroamericana a Hatti McDaniel per il ruolo della domestica Mami (meravigliosa). È considerato uno dei migliori film della storia del cinema e durante tutto il corso del novecento ne sono state fatte più riedizioni, passando dalla versione in bianco e nero a quella a colori.
Io l’ho guardato praticamente a puntate in più serate con le mie amiche qualche anno fa, vista la durata di quattro ore. Ho davvero voglia di riguardarlo prima o poi, perché credo sia un capolavoro di film. Poco tempo dopo, mia mamma mi ha regalato il libro, in una versione stupenda. Fu pubblicato per la prima volta nel 1936 e l’anno successivo vinse il premio Pulitzer. Le vicende dei protagonisti si intrecciano a quelle dell’America durante e subito dopo la guerra di Secessione, in un ritratto di un’epoca e di tutta la mentalità dell’epoca.
L’ho letto con una facilità incredibile, nonostante le dimensioni notevoli e uno stile che non è sicuramente attualissimo. Eppure l’ho amato e ne ho amato i personaggi (tanto da nominare Rossella e Rhett tra le mie coppie preferite), complessi e costruiti davvero a tutto tondo.
La realizzazione di questo film conta numeri allucinanti, tra cui due anni di riprese, più di mille provini per il ruolo di Rossella O’Hara (poi assegnato a Vivien Leigh, assolutamente perfetta), per il quale ci fu una vera  e propria guerra tra tutte le star e non dell’epoca, e circa 90 set. Per non parlare di un esaurimento nervoso del regista Victor Fleming, che di giorno registrava Via col vento e di notte Il mago di Oz.

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«Rhett, se te ne vai, che sarà di me, che farò?».
«Francamente me ne infischio».


Il buio oltre la siepe

da Il buio oltre la siepe di Harper Lee

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(TRAILER)

Ho letto il libro e guardato il film molto recentemente e ve ne ho parlato qui e qui. Perciò non mi sembra il caso di ripetermi.
In ogni caso, posso solo ripetere che si tratta di una bellissima resa cinematografica, che si rivela perfetta nel raccontare una vicenda così complessa in un modo così delicato. Proprio come vista dagli occhi innocenti di una bambina.

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Una volta Atticus mi aveva detto: “Non riuscirai mai a capire una persona se non cerchi di metterti nei suoi panni, se non cerchi di vedere le cose dal suo punto di vista”. Ebbene, io quella notte capii quello che voleva dire. Adesso che il buio non ci faceva più paura, avremmo potuto oltrepassare la siepe che ci divideva dalla casa dei Radley, e guardare la città e le cose dalla loro veranda. Accadde tutto in una notte, la notte più lunga, più terribile… e insieme la più bella di tutta la mia vita. 

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