Recensione: Bianco come Dio di Nicolò Govoni

Bianco come Dio

  • Titolo: Bianco come Dio
  • Autore: Nicolò Govoni
  • Casa Editrice: Rizzoli
  • Data pubblicazione: 30 Ottobre 2018
  • Pagine: 220
  • Trama: Se ti dicono che il mondo è sbagliato e non puoi fare nulla per aggiustarlo, hai due possibilità: ti rassegni a vivere una vita che non è la tua, con il dubbio dì sprecare tempo prezioso, o ti rimbocchi le maniche e provi a migliorare le cose, un bambino alla volta. È quello che sceglie Nicolò, vent’anni carichi di domande, di energia e di un’inestinguibile ricerca di senso. A casa, in Italia, mancano le risposte, le prospettive di un futuro che lo riempia, così sceglie di partire. Lo zaino che si porta è leggero: è convinto di trattenersi in India, nell’orfanotrofio di Dayavu Home, per qualche mese. Ma non sa che in quell’angolo remoto di mondo la sua vita è destinata a cambiare. Perché presto scoprirà che una vacanza da “volonturista” non è quello che sta cercando. I venti bambini che incontra sono stati abbandonati dalla società ma nonostante questo, ogni giorno gli insegnano che si può sempre rinascere. E anche se Nicolò sa bene che la battaglia contro il male è persa in partenza, capisce che vale la pena di rischiare tutto per regalare un solo sorriso ai suoi ragazzini. Così decide di restare: Dayavu Home diventa la sua Casa, Joshua, direttore dell’orfanotrofio e suo mentore, un secondo Padre e i bambini la sua Famiglia. “Bianco come Dio” è la loro storia, il racconto che Nicolò ha scritto – prima su un blog e poi su Facebook – per raccogliere fondi destinati alla struttura e agli studi dei ragazzi. È la testimonianza semplice e sincera di una passione contagiosa che vuole cambiare il mondo, sorriso dopo sorriso.

Nicolò Govoni.PNGSe ricordo bene, ho conosciuto questo libro grazie a mia mamma, che qualche mese fa mi mandò il link al blog di Nicolò Govoni, un ragazzo di ventisei anni, che a venti è partito per un periodo di volontariato in India. È un’esperienza che sta diventando sempre più comune tra gli adolescenti e non, ma per lui è stato diverso: in India ci è rimasto. Quell’orfanotrofio che lo ha accolto e lo ha scaraventato nella vita di venti bambini, è diventata la sua casa, così come la stessa India, dove Nicolò si è laureato in giornalismo, ha conosciuto persone di ogni estrazione sociale, con le storie più disparate alle spalle. Ed è cresciuto, più di quanto, molto banalmente, avesse fatto in venti anni da questa parte del mondo.

Non ho mai creduto nei miracoli,ma se assistere allo spettacolo di un bambino che impara qualcosa di nuovo non lo è, non so cos’altro possa esserlo.

Con Bianco come Dio Nicolò ha voluto raccontare tutto questo al paese che si è lasciato alle spalle. Prima di iniziare la lettura, ma anche nelle prime pagine ad essere sincera, le mie aspettative erano poco lusinghiere: ero curiosa di leggere il racconto di un’esperienza che resta comunque fuori dagli schemi, ma mi aspettavo poco sia dalla narrazione che dai contenuti. Di libri che parlano di esperienze di volontariato, ne hoNicolò Govoni1.PNG
visti stracolmi gli scaffali delle librerie: temevo l’esaltazione, fino alla pesantezza, di un’esperienza che ti fa crescere, rimette le cose in prospettiva facendoti capire davvero cosa è importante. Mi annoiavo al solo pensiero di dialoghi drammatici e poco realistici attraverso i quali il protagonista apprende il senso della vita. Però quel ragazzo, il suo sorriso e tutte i piccoli visi che gli vedevo affiancati nelle foto su Instagram, mi incuriosivano.
Niente di quello che temevo si è realizzato per un semplice motivo: le parole di Nicolò vengono direttamente dal suo cuore, e si sente, o meglio, si legge. Non è proprio difficile farmi piangere, ma se un libro ci riesce vuol dire che è arrivato dove doveva, e questo lo ha fatto. Oltre allo scopo di raccontare e di far riflettere, queste duecento pagine sono state scritte con la passione di chi deve mandare all’università tre dei suoi venti fratelli orfani (o quasi orfani). È per questo motivo che il libro è nato, con lo scopo di raccogliere fondi per garantire un’istruzione ai piccoli protagonisti.

Loro non ignorano il colore della mia pelle, mi dico. Semplicemente, ai loro occhi, è irrilevante. Ai loro occhi io non sono bianco o occidentale o privilegiato, sono semplicemente io. A un bambino non importa se indossi Ralph Lauren, se mangi cibi costosi e se hai studiato a Harvard. Amalo, e ti amerà di rimando. Fagli del male, e ti amerà comunque. Questa è la grande bellezza e il profondo orrore dell’innocenza.

Nicolò Govoni2.PNGE poi c’è stato un secondo motivo: niente è stato romanzato. Anzi, faccio un passo indietro: ci sono un paio di dialoghi un po’ calcati e appesantiti, che rischiano di stonare con la semplicità e sincerità di tutto il resto, ma il tutto si esaurisce in poche pagine. Fatta eccezione per questi pochi frammenti, è una storia vera. L’India è bella, le persone autentiche, i bambini hanno dei sorrisi meravigliosi. Ma c’è la siccità, nelle grandi città i bambini ti circondano per avere qualche spicciolo, le persone oltre che autentiche sono segnate da una profonda ignoranza e quei bambini che Nicolò vorrebbe aiutare, si trovano a fare i conti con un passato di abusi e abbandoni. Ogni singola storia va a comporre un puzzle triste, ma in cui c’è anche tanta speranza.
Accanto a tutto questo, c’è il discorso delle grandi agenzie che si occupano di mandare giovani volontari nel terzo mondo, del mercato assurdo che alimentano, facendo pervenire a strutture come Dayavu Home solo circa 3€ al giorno. Pochi soldi, da cui essi comunque dipendono. Oltre alle grandi somme, ad essere alimentato è anche il delirio di onnipotenza degli occidentali, la convinzione di cambiare le vite di persone deboli e in difficoltà con poche settimane. Certo che loro avranno sempre larghi sorrisi in risposta, ma è perché c’è un vuoto d’affetto che il fenomeno del volonturismo va solo ad ampliare. Come se fosse una seconda conquista del mondo, con una seconda e altrettanto falsa convinzione di superiorità, di mezzi di salvezza.

Non è tanto ciò in cui credono quanto ciò a cui sono indifferenti a creare questa separazione: non quello per cui si battono, ma quello che accettano come immutabile.

Mi ha colpito tanto anche il cambiamento del rapporto con la sua famiglia e i suoi amici, Nicolò Govoni3.PNG
la comparsa di una distanza inevitabile, quasi triste. Forse a tutti è capitato di sperimentarla, nel nostro piccolo. Ma forse ancora più inconsapevolmente, ci siamo posti dall’altra parte, quella di chi non capisce, guarda il mondo con superficialità, senza cattiveria, ma con un altro tipo di ignoranza. Magari il libro di Nicolò può aiutarci anche in questo, a sforzarci di capire un secondo di più le conseguenze di ciò che accade a decine di migliaia di chilometri da noi.
Sto provando a riportarvi le cose che più mi hanno fatta riflettere, punti su cui non mi ero mai soffermata, ma che sono interessanti e preoccupanti quanto il finto perbenismo che c’è dietro. Non può essere però la stessa cosa di leggerlo direttamente dalle parole di Nicolò. Io non conosco assolutamente questi argomenti, non sono in grado di apprezzarne la complessità anche solo etica che nascondono. Sicuramente mi è stato offerto un nuovo punto di vista, oltre all’innocente “Che bello sarebbe poter partire per fare volontariato”.
Nicolò dopo essere rimasto in India per quattro anni, ha auto-pubblicato questo libro per creare un corridoio di donazioni sempre aperto per Dayavu Home. Con il ricavato è riuscito a mandare all’università i ragazzi più grandi. Da qualche mese il libro è edito da Rizzoli, e i nuovi fondi stanno per diventare una biblioteca che Nicolò sta costruendo. È tornato in India per questo, è tornato da Samos, dove ha aperto la prima scuola per bambini profughi e rifugiati.
Con questo libro costruisci una biblioteca per bambini in India.

Ho letto una ricerca che definiva il fenomeno del volonturismo un fardello per le istituzioni locali, ridotte a un mero strumento attraverso cui i volontari compiono quello che ormai è diventato un vero e proprio rito di passaggio all’età adulta. Il volonturismo, in definitiva, riguarda il desiderio occidentale di cercare un significato, trasformando la povertà in un feticismo, uno spettacolo con cui interagire.

♥ ♥ ♥ ½


Link all’acquisto su Amazon

Nicolò Govoni: (1993) è cresciuto a Cremona. A vent’anni è partito per l’India e si è unito a una missione umanitaria presso l’orfanotrofio Dayavu Boy’s Home, dov’è rimasto per quattro anni. Ha studiato giornalismo e lavorato per le testate «BBC Knowledge», «South China Morning Post» e «Metropolis Japan». Oggi vive e lavora in un campo profughi sull’isola greca di Samos, dove ha aperto una scuola. Il ricavato di Bianco come Dio sarà destinato alla costruzione di una biblioteca nell’orfanotrofio indiano in cui è ambientato il libro.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...