Recensione: L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera

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  • Titolo: L’insostenibile leggerezza dell’essere (Nesnesitelná lehkost bytí)
  • Autore: Milan Kundera
  • Casa Editrice: Adelphi
  • Data pubblicazione: 1984
  • Prima edizione italiana: 29 Ottobre 1988
  • Pagine: 318
  • Trama: Protetto da un titolo enigmatico, che si imprime nella memoria come una frase musicale, questo romanzo obbedisce fedelmente al precetto di Hermann Broch: «Scoprire ciò che solo un romanzo permette di scoprire». Questa scoperta romanzesca non si limita all’evocazione di alcuni personaggi e delle loro complicate storie d’amore, anche se qui Tomáš, Teresa, Sabina, Franz esistono per noi subito, dopo pochi tocchi, con una concretezza irriducibile e quasi dolorosa. Dare vita a un personaggio significa per Kundera «andare sino in fondo a certe situazioni, a certi motivi, magari a certe parole, che sono la materia stessa di cui è fatto». Entra allora in scena un ulteriore personaggio: l’autore.

    Il suo volto è in ombra, al centro del quadrilatero amoroso formato dai protagonisti del romanzo: e quei quattro vertici cambiano continuamente le loro posizioni intorno a lui, allontanati e riuniti dal caso e dalle persecuzioni della storia, oscillanti fra un libertinismo freddo e quella specie di compassione che è «la capacità massima di immaginazione affettiva, l’arte della telepatia, delle emozioni».


È vero che si dice di non giudicare mai un libro da una copertina, che è una cosa Catturrra.PNGsacrosanta, ma ogni lettore sa quanto ci sia sempre la tentazione a farlo. In questo caso non è tanto la copertina, quanto il titolo ad essere una calamita per la curiosità. Lo ricordo al suo posto nella libreria della mia mamma praticamente da sempre: non notarlo, con una sorta di poesia impressa sul dorso, sarebbe stato impossibile. E così il desiderio di leggerlo, prima o poi, è sempre rimasto nascosto da qualche parte, per risvegliarsi ogni volta che ci buttavo uno sguardo.
Non mi aspettavo il bel romanzo che ho trovato, piuttosto pensavo che avrei letto una storia molto più astratta, magari con pochi eventi. E invece così non è stato. L’insostenibile leggerezza dell’essere è un romanzo bello in tutti i sensi: dalla storia che racconta, allo stile che è mezzo ma anche contenuto, passando per tutte le riflessioni che l’autore fa, o che non fa e lascia al lettore. L’ambientazione è quella di Praga negli anni ’60, a cavallo dell’occupazione sovietica. Ci sono più storie d’amore: quella di Tereza con Tomas, di Tomas con Sabina, di Sabina con Franz, di Franz con la piccola studentessa con gli occhiali. Ci sono infiniti conflitti, interiori e non, che hanno come profonda ragion quella di diversi sguardi sul mondo che si confrontano tra loro. Leggerezza o pesantezza? Cosa è il bene e cosa il male? 

Tutti noi consideriamo impensabile che l’amore della nostra vita possa essere qualcosa di leggero, qualcosa che non ha peso, riteniamo che il nostro amore sia qualcosa che doveva necessariamente essere; che senza di esso la nostra vita non sarebbe stata la nostra vita.

Cupido.PNGI personaggi sono assolutamente spettacolari. Per ciò che mi riguarda, ho amato Tereza, con le sue insicurezze, la sua voglia di costruirsi un’identità e quella di amare ed essere amata. Il suo bisogno di discrezione, contrapposto all’esibizionismo della madre che la tormenta per tutta la vita. Ho un po’ disprezzato Tomas, o meglio, non sono riuscita ad accettare le sue motivazioni e le sue giustificazioni sull’avere mille donne, di cui mai nessuna sarà come Tereza. Non posso spiegare quanto la personalità di ogni personaggio sia così ben delineata, costruita attraverso la storia di ognuno. E così ogni relazione che viene fuori è un piccolo universo meraviglioso: esigenze che si scontrano, incomprensioni, ma anche bisogni soddisfatti, vuoti finalmente colmati. Ogni azione diventa ricordo o rimorso impresso nell’anima.
Lo stile è l’altro aspetto che mi ha fatta innamorare di questo libro: l’autore interpreta sé stesso nel romanzo e ci racconta come sono nati i suoi personaggi, quanto quell’immagine li rappresenti. Per lunghi periodi si fa da parte, non ti accorgi quasi più della sua presenza. E poi ti riporta con i piedi per terra all’improvviso, con uno stomaco che brontola. E un personaggio che prende vita. Le interpretazioni che dovrebbe fare il lettore, alcune conclusioni da trarre, sono qui già esplicitate dal narratore-autore, ma non in un modo invadente. Piuttosto strano, ma piacevole. È lui che sviscera le azioni e i pensieri dei personaggi, motiva il tutto e dà uno spessore. Come a dire “Non ti permetto di travisare le mie creature, né tanto meno che passino come insensate. Vieni qui, ti spiego io”. Ha un che di geniale. 

Il tempo umano non ruota in cerchio ma avanza veloce in linea retta. È per questo che l’uomo non può essere felice, perché la felicità è desiderio di ripetizione.

Tra tutte le riflessioni che mi hanno spinto a chiudere per qualche secondo le pagine e fissare il soffitto, ce n’è stata una che mi è piaciuta particolarmente, e che è un po’ il filo conduttore del romanzo intero: quanto ogni piccola decisione cosciente o casuale, segna profondamente la nostra vita? Sono bastate sei coincidenze a Tereza e Tomas per credere di essere anime gemelle. È bastato il ritorno di Tereza a Praga da Zurigo, per cambiare il destino di Tomas. In meglio o in peggio? Chi può dirlo…
Ma ce ne sono state così tante di riflessioni, così tanti spunti che mi hanno fatto sorridere per la loro unicità: il significato del sentirsi realizzati, la necessità di rendere perfette le nostre azioni, e l’impossibilità di farlo, perché per ogni cosa nella vita ci è dato un solo tentativo. La leggerezza, che non è superficialità, e la pesantezza, che non è profondità, del vivere.
Credo che sia stata una lettura unica e stupenda. Coinvolgente e strana. Ma in un modo molto bello.

FOTO DI: SARA CICERO (INSTAGRAM • FACEBOOK)

Ma davvero la pesantezza è terribile e la leggerezza meravigliosa? Il fardello più pesante ci opprime, ci piega, ci schiaccia al suolo. Ma nella poesia d’amore di tutti i tempi la donna desidera essere gravata dal fardello del corpo dell’uomo. Il fardello più pesante è quindi allo stesso tempo l’immagine del più intenso compimento vitale. Quanto più il fardello è pesante, tanto più la nostra vita è vicina alla terra, tanto più è reale e autentica. Al contrario, l’assenza assoluta di un fardello fa sì che l’uomo diventi più leggero dell’aria, prenda il volo verso l’alto, si allontani dalla terra, dall’essere terreno, diventi solo a metà reale e i suoi movimenti siano tanto liberi quanto privi di significato. Che cosa dobbiamo scegliere allora? La pesantezza o la leggerezza?

♥ ♥ ♥ ♥


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Milan Kundera: (Brno, 1 Aprile 1929) è uno scrittore, poeta, saggista e drammaturgo ceco naturalizzato francese, assurto prepotentemente alla notorietà nell’Italia del riflusso negli anni Ottanta per il suo romanzo L’insostenibile leggerezza dell’essere, considerato un capolavoro della letteratura mondiale contemporanea.

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10 pensieri su “Recensione: L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera

  1. Luca ha detto:

    Ciao Dalì, anche io ho letto questo libro, un po’ di anni fa, e ho percepito tutte quelle belle sensazioni di cui hai parlato tu. Non sono stato a pensare: questo personaggio mi piace, quello no; mi sono limitato ad ammirare con gli occhi della mente la Praga di quegli anni, con tutte le sue rivoluzioni interne. Tempo dopo, da qualche parte, lessi che il titolo di questo libro andrebbe interpretato come “L’ineluttabile pesantezza del vivere”. Gran bel libro, comunque. Dopo questo, dell’autore ho letto qualcos’altro; l’ultimo è stato “La vita è altrove”, ma non mi è piaciuto per niente. Buon pomeriggio, un abbraccio. 🙂

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    • Dalì ha detto:

      Scusa il ritardo nella risposta: non sono sempre molto presente, purtroppo.
      L’antipatia che ho provato io, invece, è stata inevitabile ed è venuta fuori da sé con la lettura.
      Avevo intenzione anche io di leggere altro dell’autore, ma così mi scoraggi!
      Ciao Luca, un abbraccio anche a te 🙂

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      • Luca ha detto:

        Ciao, non preoccuparti per il ritardo 😉 Mi dispiace se con le mie parole ti ho scoraggiato, ma non devi; prima di leggere “La vita è altrove” ne ho letto almeno un altro, “L’immortalità”: non ricordo come fosse, ma credo che nel mio immaginario abbia avuto un giudizio positivo; a parte questi tre, altri romanzi di Kundera non li conosco. Ti augur o un piacevole pomeriggio. 😉

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  2. JuliaVolta ha detto:

    Ciao! Appartengo alla stessa categoria di persone che hanno visto questo titolo in libreria innumerevoli volte, ma mai hanno provato a leggerlo, forse perché mi aspettavo un mappazzone filosofico con infiniti monologhi riflessivi e zero storia (non il mio genere). La tua recensione mi ha incuriosita e penso lo aggiungerò alla lista dei libri che devo leggere 😉

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