Recensione: Quello che ti dirò di Albert Espinosa

Ringrazio Matteo dell’ufficio stampa Salani per avermi dato la possibilità di leggere e recensire questo libro. ♥


Quello che ti dirò.jpg

  • Titolo: Quello che ti dirò (Lo que te diré cuando te vuelva a ver)
  • Autore: Albert Espinosa
  • Casa Editrice: Salani
  • Data pubblicazione: 23 Marzo 2017
  • Prima edizione italiana: 30 Agosto 2018
  • Pagine: 228
  • Trama: Izan ha quarant’anni ed è sordo. Suo padre si è sempre rifiutato di parlargli nella lingua dei segni e non ha mai voluto accettare la sua disabilità. I due hanno un rapporto difficile: fin da quando Izan era piccolo il padre lo ha trascurato per il suo lavoro: cercare bambini scomparsi. Ma ora è anziano e malato e Izan decide di accompagnarlo in Italia, sul lago di Como, per aiutarlo ad affrontare il suo ultimo caso, quello di Catherina, una tredicenne vittima di abusi. Una volta lì, però, i due scoprono che le cose non sono come sembrano: Catherina è ricoverata in un ospedale psichiatrico e non ha affatto tredici anni. La versione della ragazza non regge e, in più, nessuno sa chi sia veramente e da dove venga. Catherina racconta una storia incredibile, ma la verità non è solo una fredda successione di fatti e Izan dovrà rivedere tutto il suo passato…

Albert Espinosa, fino a prima di leggere questo libro, era nella mia testa costantemente associato a Braccialetti Rossi, serie TV tratta da un suo libro, che tra l’altro non ho mailago.PNG visto, ma che guardavano tutti quando ero alle superiori. Quando l’ho visto tra le nuove uscite, mi è sembrata l’occasione giusta per fare finalmente la sua conoscenza.
Izan, dopo la morte del padre, scrive un diario in cui racconta l’ultimo caso di cui lui si era occupato, o meglio loro. Il padre di Izan si occupava di ritrovare i bambini smarriti, e Catherina è solo l’ultima, ma la più particolare: è lei a cercare il suo aiuto, ricoverata in un ospedale psichiatrico dopo essere stata vittima di abusi. O almeno questo è ciò che racconta. Così Izan, per la prima volta, fa quello che vorrebbe suo padre costretto su un letto d’ospedale e cerca la bambina smarrita.

Siamo così idioti da pensare che la nostra esistenza sarà eterna. Nessuno ci dice che la vita passa in fretta, che tutto quello che non facciamo, che non decidiamo, che non realizziamo… non sarà mai fatto, realizzato o deciso da altri.

Sin dall’inizio della lettura ho avuto problemi con lo stile dell’autore: il racconto è sotto forma di diario di Izan, ma risulta scritto in un modo confusionario, pieno di ripetizioni e di cose ribadite. Andando avanti, mi sono poi accorta che tutte le voci narranti, che sia quella di Izan o di Catherina, sono uguali: in entrambi i casi si tratta di diari, ma i due si esprimono nello stesso modo, rendendo la lettura monocromatica, o addirittura incolore.
Ci sono metafore eccessivamente utilizzate, colpire di volè è ripetuto forse un centinaio di volte, i pozzi altrettante. Sì, il senso è chiaro, ma non si può portare avanti un paio di espressioni per un romanzo intero, ripetendole di continuo. Appesantisce il tutto.
Stessa cosa per i dettagli su cui l’autore vuole far concentrare il lettore: credo ci voglia una certa eleganza nel nascondere indizi durante una narrazione. Ripetere un particolare più e più volte, descrivendolo però sempre nello stesso modo, rende palese anche il finale, quello che dovrebbe essere il punto di svolta a sorpresa.

Le promesse se le porta il vento, dobbiamo evitare che soffi. 

I personaggi non li ho conosciuti per niente alla fine. Ho assistito ad atteggiamenti fiori.PNGsconnessi tra loro, mai un tratto di familiarità e riconoscibilità. Il padre di Izan non impara il linguaggio dei segni nonostante suo figlio sia sordo e nonostante abbia già familiarità con delle disabilità, eppure si prende cura di lui per giorni interi. Dovrebbe essere una persona fredda, ma poi viene descritto in tutt’altri comportamenti.
La trama, la storia ha avuto qualche tratto in ripresa che sul finale mi ha convinta un po’ di più. Fin troppo prevedibile, certo, ma carina.
Ho avuto la sensazione che l’autore cercasse di mettere troppe cose in queste pagine, tutte insieme, cercando di creare connessioni forzate, accorciando alcuni momenti che andavano ampliati e ingigantendone altri che non meritavano. Poi personaggi di troppo, semplici sfondi su cui però si tornava ogni volta inutilmente.
Purtroppo, come credo si sia capito fin troppo bene, Quello che ti dirò non mi è piaciuto affatto. 

FOTO DI: SARA CICERO (INSTAGRAM  FACEBOOK)

È molto facile allontanarsi dal mondo per evitare di essere feriti, ma tornarci dopo essersene allontanati è complicatissimo.

♥ ½


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Albert Espinosa:  (Barcellona, 1973), laureato in ingegneria chimica, è uno dei più noti scrittori, registi, autori di teatro e televisione spagnoli. Il mondo giallo è il primo libro che ha scritto: in esso l’autore ha riversato l’esperienza intensissima dei dieci anni della sua giovinezza segnati dal tumore. Espinosa ne ha poi tratto una fortunatissima fiction, Pulseras rojas, i cui diritti sono stati acquistati all’estero: la Rai e Palomar ne hanno infatti realizzato uno sceneggiato in onda da gennaio 2014 dal titolo Braccialetti rossi. Negli Stati Uniti, i diritti sono stati acquistati da Steven Spielberg, che realizzerà una fiction dal titolo The Red Band Society.

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