Recensione: Va’, metti una sentinella di Harper Lee

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  • Titolo: Va’, metti una sentinella (Go set a watchman) (To kill a mockingbird #2)
  • Autore: Harper Lee
  • Casa Editrice: Feltrinelli
  • Data pubblicazione: 14 Luglio 2015
  • Prima edizione italiana: 19 Novembre 2015
  • Pagine: 271
  • Trama: “Va’, metti una sentinella” è ambientato a metà degli anni Cinquanta e presenta molti personaggi de “Il buio della siepe” vent’anni dopo. Scout (Jean Louise Finch) torna a Maycomb da New York per andare a trovare Atticus. Cercando di comprendere l’atteggiamento del padre nei confronti della società e i suoi stessi sentimenti verso il posto dove è nata e dove ha passato l’infanzia, Scout è costretta ad affrontare difficili questioni personali e politiche. Esaminando come i personaggi de “Il buio oltre il siepe” cambiano di fronte agli eventi turbolenti che caratterizzano l’America in trasformazione della metà degli anni Cinquanta, “Va’, metti una sentinella” getta una nuova affascinante luce sul classico di Harper Lee. 

Dopo aver letto Il buio oltre la siepe (qui la mia recensione), era per me inevitabileGelato.PNG proseguire con Va’, metti una sentinella. Non so se sia proprio corretto definirlo un sequel: sì, è ambientato venti anni dopo e ha per protagonisti gli stessi personaggi del suo più celebre predecessore. Però è stato scritto prima de Il buio oltre la siepe: da un lato non si incorre nel rischio tipico dei secondi libri, cioè quello che non sia ai livelli del precedente e sia solo un tentativo di allungare il brodo. D’altra parte, però, il libro rifiutato dall’editore, rimase per decenni all’interno di una cassetta di sicurezza e fu pubblicato solo  nel 2015 quando l’autrice era in fin di vita (con non poche polemiche). In questo caso, i rischi, che poi si sono rivelati realtà, sono altri: uno fra tutti che sembri quasi solo una bozza, neanche l’ombra della grandezza del capolavoro Il buio oltre la siepe.Scout ha ormai ventisei anni e nessuno quasi usa più il suo nomignolo di infanzia: ora è Jean Louise, vive a New York e torna a Maycomb solo per trascorrere le vacanze, solo per dieci giorni. I suoi sentimenti verso la tranquilla cittadina sono contrastanti: se da un lato sarà sempre casa sua, dall’altro ci sono usi e costumi che continueranno a starle stretti, come è sempre stato. Ma in realtà è cambiato il suo modo di guardare al mondo, a suo padre, è cambiato il periodo storico, la situazione politica…

L’isola di ogni uomo, Jean Louise, la sentinella di ognuno di noi, è la sua coscienza. Non esiste una cosa come la coscienza collettiva.

Diciamo che con la trama posso fermarmi qui: non ce n’è una vera e propria, non ci sono molti eventi concreti e rischio facilmente di fare spoiler. Qualche flashback ai ricordi Cattura6.PNGd’infanzia, poche descrizioni (scordatevi quelle del primo libro), altri personaggi solo sullo sfondo. Lo stile muta profondamente: via la delicatezza e la vocina da bambina che quasi mi risuonava nella testa, ma le pagine scorrono e Scout continua a starmi sempre molto simpatica. È indubbiamente una lettura più complessa, ricca di citazione letterarie e storiche, ricca di ragionamenti e discorsi articolati, ma questo non vuole necessariamente dire più contenuti.
Credo che l’intento fosse quello di ricalcare il percorso di maturazione che avviene ne Il buio oltre la siepe: se in quell’occasione assistiamo ai primi confronti di Scout con i pregiudizi e le discriminazioni, qui abbiamo una Jean Louise che (finalmente) matura il modo di confrontarsi con questi temi e con la società in generale. Questo almeno mi è sembrato l’intento, non proprio raggiunto. L’autrice, infatti, ha proposto una versione ancora più ampia di uno dei messaggi del primo libro: l’importanza di mettersi nei panni degli altri e il rispetto per il diverso, nell’aspetto o nelle opinioni.

Com’è vero che due più due fa quattro, la storia si ripete, e com’è vero che un uomo è un uomo, la storia è l’ultimo posto dove andrà a cercare le sue lezioni.

Questa volta, attraverso la figura di una Jean Louise definita integralista per la convinzione con cui presenta le sue idee e di un Atticus ormai irriconoscibile, l’autrice vuole farci capire l’importanza di essere aperti e disponibili anche verso chi ha un’idea diametralmente opposta alla nostra, ma non è una semplice disponibilità al dialogo. Jean Louise sta male fisicamente quando assiste alla scena di suo padre seduto al tavolo con persone apertamente razziste che urlano i loro improperi denigranti e ignoranti; eppure non solo lui non discute con quegli uomini, ma sembra tacitamente sostenerli. La spiegazione sarebbe, che non tutti debbano pensarla come lui.
Sorvolando sul fatto che non si trattava di un tavolo in un bar, ma di un organo amministrativo, credo che questo sia un tema un pelino più complesso del semplice vivere civile: mi viene immediatamente da pensare al paradosso della tolleranza di Popper. In sintesi: se si tollera l’intolleranza, si sancisce la morte della tolleranza stessa, tanto più se questo avviene in un contesto simile. Non mi sembra credibile che un personaggio come Atticus Finch, ritratto come il gentiluomo perfetto, nessun difetto, giusto per eccellenza, possa tacere davanti alla manifestazione più chiara di una mentalità chiusa e discriminante. 

Il pregiudizio, parola sporca, e la fede, parola pulita, hanno qualcosa in comune: cominciano entrambi là dove finisce la ragione.

Atticus Finch come lo avete conosciuto non esiste più: era davvero il prodotto dell’immensa ammirazione di sua figlia Scout proiettato sul lettore. In realtà, nonostante Cattura7.PNGsia un grande sostenitore della giustizia, nonostante abbia rispetto per ogni essere umano e non userebbe violenza o atteggiamento esplicitamente sprezzante verso nessuno, è anche lui un uomo del sud di inizio ‘900: alcuni uomini sono meno uguali degli altri, possiamo vivere bene anche senza mischiarci, sono arretrati (cosa indubbiamente vera in quel contesto, ma per colpa di chi?) e ci rovinerebbero. Questo cambio radicale non mi ha sorpresa in realtà, perché è semplicemente un andare a fondo e perché Scout (e quindi anche il lettore) non ha più sei anni, e suo padre viene inevitabilmente declassato da Dio a uomo. Il suo atteggiamento, però, arriva anche a smentire ciò che c’era di certo e irreprensibile su di lui, anche solo l’amore per la giustizia. Come può il silenzio essere la risposta alla violenza e all’ignoranza?
Jean Louise è avanti anni luce, non c’è dubbio, ma c’è un punto in cui si ferma anche lei: non sposerebbe mai un nero, non c’è rischio che nessuno dell’alta società lo faccia. Ora, io capisco che lo sfondo sociale sia quello degli anni ’50 e che Scout, per quanto cresciuta in una famiglia aperta e di cultura, sia comunque figlia di quell’epoca, ma direi che passare da uno dei manifesti contro il razzismo a questo sia un po’ triste. Come lo è realizzare una volta per tutte che crescere vuol dire davvero uscire dal mondo delle illusioni, perdere l’innocenza e l’ingenuità, buttarsi tra le fauci affilate di una società feroce e entrarne a far parte.
In conclusione: non è un seguito, non lo è affatto. E sebbene di spunti di riflessione ne dia molti, tutti velati da uno sconforto notevole, pecca di mancanza di trama, e di altre piccole e ben più grandi mancanze. Forse però, come specchio per la realtà, funziona sempre bene.

FOTO DI: SARA CICERO (INSTAGRAM  FACEBOOK)

Ho bisogno di una sentinella che mi dica: questo è ciò che un uomo dice, ma questo è ciò che pensa, che tiri una riga nel mezzo e dica: qui c’è questa giustizia e là c’è quella giustizia e mi faccia capire la differenza. Ho bisogno di una sentinella che vada avanti e proclami a tutti loro che ventisei anni sono troppi per dire “abbiamo scherzato”, per divertente che sia.

♥ ♥ ½


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Nelle Harper Lee: nata nel 1926, è meglio nota come Harper LeeÈ stata una scrittrice americana, conosciuta in tutto il mondo per Il buio oltre la siepe (1960) con cui nel 1961 vince il premio Pulitzer. Il suo libro è un classico della letteratura americana moderna. Nel 2007 la scrittrice fu premiata dal Presidente George W. Bush con la più alta onorificenza civile statunitense, la Medaglia presidenziale della libertà, per il suo primo e più famoso romanzo che, secondo la motivazione del premio: «Ha influenzato il carattere del nostro paese in meglio. È stato un dono per il mondo intero. Come modello di buona scrittura e sensibilità umana questo libro verrà letto e studiato per sempre». Ha ricevuto numerose lauree ad honorem ed è anche conosciuta per aver aiutato il suo amico Truman Capote nelle ricerche per il suo romanzo A sangue freddo.
Nel 2015 è stato pubblicato Và metti una sentinella, scritto negli anni ’50 e ambientato 20 anni dopo Il buio oltre la siepe.

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