Recensione: Il buio oltre la siepe di Harper Lee

Da questa recensione in poi c’è una bella novità: solitamente mi piace inserire negli articoli delle immagini/foto che mi facciano pensare al libro in questione, che siano evocative.
In più, di recente mi sono appassionata ad un meraviglioso profilo instagram, di una ragazza che fa foto molto molto molto belle.
Si chiama Sara (qui il link al suo profilo instagram), ed oltre ad essere una bravissima fotografa, è anche una mia amica.
La novità è che le foto che userò nelle recensioni da oggi in poi saranno proprio foto sue: ne sono davvero felice e sono sicura che saranno assolutamente perfette. ♥

 

 

Sara Cicero


Il buio oltre la siepe.jpg

  • Titolo: Il buio oltre la siepe (To kill a mockingbird) (To kill a mockingbird #1)
  • Autore: Harper Lee
  • Casa Editrice: Feltrinelli
  • Data pubblicazione: Luglio 1960
  • Prima edizione italiana: 1960
  • Pagine: 290
  • Trama: In una cittadina del “profondo” Sud degli Stati Uniti l’onesto avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d’ufficio di un negro accusato di violenza carnale; riuscirà a dimostrare l’innocenza, ma il negro sarà ugualmente condannato a morte.
    La vicenda, che è solo l’episodio centrale del romanzo, è raccontata dalla piccola Scout, la figlia di Atticus, un Huckleberry in gonnella, che scandalizza le signore con un linguaggio non proprio ortodosso, testimone e protagonista di fatti che nella loro atrocità e violenza non riescono mai a essere più grandi di lei. Nel suo raccontare lieve e veloce, ironico e pietoso, rivive il mondo dell’infanzia che è un po’ di tutti noi con i suoi miti, le sue emozioni, le sue scoperte, in pagine di grande rigore stilistico e condotte con bravura eccezionale.

Il buio oltre la siepe, esce nel 1960, e sin dagli esordi ha un successo enorme, tanto da far conquistare ad Harper Lee il premio Pulitzer l’anno seguente. Ad oggi è considerato un classico della letteratura americana del ‘900, e quasi non avrebbe bisogno di una presentazione.
Fino a ieri era una grande lacuna tra le mie letture, ma sono felice di averlo finalmente letto, e di averlo fatto in un momento in cui è più attuale che mai. O forse resta semplicemente sempre attuale.Cattura.PNG
Scout Finch è la voce narrante dell’intero romanzo: vive a Maycomb, tranquilla cittadina nell’Alabama degli anni ’30, con suo padre Atticus, suo fratello Jem e Cal, la cuoca/tata/cameriera. Tra il racconto di un’estate spensierata e quello di un dispetto all’inquietante vicino Boo Radley che non esce mai di casa, suo padre Atticus, avvocato, riceve un caso ingombrante: difendere Tom Robinson, bracciante di colore, dall’accusa di aver violentato una ragazza. Bianca.
Per la Maycomb degli anni ’30, così come per gli interi Stati Uniti del sud, questo caso, o meglio la difesa dell’imputato, rappresenta un affronto alla radicata mentalità di pregiudizi e razzismo, che probabilmente tutti conoscono. Il grande, forse immenso, merito di questo libro e della sua autrice, è la narrazione, lo stile. È Scout.

Aver coraggio significare sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare ugualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda.

Quando ho iniziato a leggere Il buio oltre la siepe, l’ho fatto aspettandomi una storia avvincente e struggente, un eroe che sfida il sistema, o forse più di uno. Quello che invece ho trovato è un racconto innocente e puro, la voce di una bambina che con  la sua delicatezza e il suo sguardo ingenuo è in grado di mettere in luce tutte le insensatezze della società che la circonda, tutte le storture.Cattura1.PNG
La semplicità con cui Scout si affaccia al mondo, è disarmante e riesce a mettere tutti i fatti sotto una luce diversa, senza banalizzare né minimizzare nulla. Il disprezzo della comunità nei confronti dei neri, il rancore verso Atticus, il rifiuto di riconoscere la palese innocenza di un uomo…tutto ciò colpisce Scout in un modo profondo, la sconvolge, le fa pensare che ci sia qualcosa che evidentemente non capisce, ma la mette davanti all’amarezza dell’ingiustizia.
La narrazione è assolutamente credibile anche nel modo di scoprire le persone, di giudicarle. Se da un lato la voce di una bambina può risultare penalizzante per i personaggi, a volte appiattendoli, dall’altro l’approccio è impeccabile: il lettore si trova a idealizzare Atticus perché è così che fa ogni bambina di sei anni con il proprio padre, a trovare antipatica la vicina di casa anziana e scortese, e così via. Allo stesso modo, però, il lettore scopre insieme a Scout, che c’è dell’altro, che non tutto è come appare.
Atticus vive in funzione dei suoi figli, nel senso che, ogni sua scelta è ponderata in modo da essere un esempio per loro. Non in modo da rendere loro la vita facile, ma giusta, guidata da principi solidi, da gentilezza e coscienza. È per questo che accetta il caso, senza pensarci due volte, che ci mette tutto l’impegno possibile; ed è sempre per questo che con semplicità spiega ai suoi figli di non preoccuparsi del giudizio altrui, di analizzare ogni cosa con la propria testa.

Hanno diritto di pensarlo e hanno il diritto di far rispettare la proprio opinione, ma prima di vivere con gli altri, bisogna che viva con me stesso: la coscienza è l’unica cosa che non debba conformarsi al volere della maggioranza.

Maycomb è assolutamente perfetta, così come ogni figura che si muove tra le vie della tranquilla cittadina. Ognuno con le sue abitudini, le sue stranezze. Ognuno con una facciata esposta al giudizio di tutti, e poi un mondo nascosto e complesso, perché non si conosce realmente un uomo se non ci si mette nei suoi panni e non ci si va a spasso. Maycomb è apparentemente irremovibile dalle sue cornici che inseriscono ogni famiglia nel suo ruolo e nel suo destino; si tiene strette le sue gerarchie, la sua paura del diverso, la sua ipocrisia velata dall’integrità morale. Tutto questo viene, pagina dopo pagina, raso al suolo, per rivelare ciò che davvero si nasconde dietro ogni dito puntato. Ed è sempre lei a farlo, a smontare ogni cosa nella testa del lettore e non solo.
È spettacolare il modo in cui questa sensazione, di innocenza contro crudeltà insensata e ipocrita, si palesa nero su bianco nel momento in cui Scout fa desistere un gruppo di uomini dal loro intento violento semplicemente riportando l’attenzione su ciò che conta davvero, su un mondo fatto di inviti a colazione che se ne fregano del ruolo sociale. 

Fino al giorno in cui mi minacciarono di non lasciarmi più leggere, non seppi di amare la lettura: si ama, forse, il proprio respiro?

Cattura2.PNGAl mondo di oggi, queste pagine possono e devono ancora dare la scossa di cui ha bisogno. Scossa è la parola giusta per descrivere la sensazione di essere posti davanti a un’ovvietà: se una bambina di sei anni è in grado di rendersi conto dell’ipocrisia di chi condanna Hitler, ma discrimina e disprezza allo stesso modo, come possiamo non renderci conto dell’odio che continuiamo a coltivare? Della convinzione di superiorità che alimentiamo, dei pregiudizi che cuciamo addosso agli altri, del modo assolutamente crudele e insensato con cui mettiamo il bisogno di sentirci al sicuro e scaricare la colpa  su qualcun altro, davanti al diritto alla vita di esseri umani.
Non ha senso, non è possibile. Eppure accade, oggi come quasi cento anni fa.
Potrei davvero parlarne per pagine e pagine, ma preferisco assicurarvi che leggendo questo libro con la mente e il cuore bene aperti sarete travolti da una marea di dettagli e di particolari da analizzare. È stato molto difficile seguire un filo conduttore in questa recensione, forse alla fine non ci sono riuscita.
La verità è che la mia voce non sarà mai efficace come quella ingenua e saggia di una bambina di sei anni.

C’è qualcosa nel nostro mondo che fa perdere la testa alla gente: non riescono a essere giusti neanche quando lo vogliono. E nei nostri tribunali, quando contro la parola di un bianco c’è soltanto quella di un nero, è sempre il bianco che vince. Sarà brutto, ma la vita è fatta così

♥ ♥ ♥ ♥ ♥


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Nelle Harper Lee: nata nel 1926, è meglio nota come Harper Lee. È stata una scrittrice americana, conosciuta in tutto il mondo per Il buio oltre la siepe (1960) con cui nel 1961 vince il premio Pulitzer. Il suo libro è un classico della letteratura americana moderna. Nel 2007 la scrittrice fu premiata dal Presidente George W. Bush con la più alta onorificenza civile statunitense, la Medaglia presidenziale della libertà, per il suo primo e più famoso romanzo che, secondo la motivazione del premio: «Ha influenzato il carattere del nostro paese in meglio. È stato un dono per il mondo intero. Come modello di buona scrittura e sensibilità umana questo libro verrà letto e studiato per sempre». Ha ricevuto numerose lauree ad honorem ed è anche conosciuta per aver aiutato il suo amico Truman Capote nelle ricerche per il suo romanzo A sangue freddo.
Nel 2015 è stato pubblicato Và metti una sentinella, scritto negli anni ’50 e ambientato 20 anni dopo Il buio oltre la siepe.

 

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