Recensione in anteprima: Isola di neve di Valentina D’Urbano

Il 13 Settembre esce per Longanesi il nuovo libro di Valentina D’Urbano, Isola di neve. Adoro questa scrittrice sin da Il rumore dei tuoi passi, e da lì in poi ne ho letto e amato ogni libro e personaggio (qui trovate le mie recensioni).
Quindi ringrazio Tommaso e Francesca dell’ufficio stampa Longanesi per la possibilità di leggere e recensire in anteprima Isola di neve. ♥


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  • Titolo: Isola di neve
  • Autore: Valentina D’Urbano
  • Casa Editrice: Longanesi
  • Data pubblicazione: 13 Settembre 2018
  • Pagine: 320
  • Trama: 2004. A ventotto anni, Manuel sente di essere già al capolinea: un errore imperdonabile ha distrutto la sua vita e ricominciare sembra impossibile. L’unico luogo disposto ad accoglierlo è Novembre, l’isola dove abitavano i suoi nonni. Sperduta nel mar Tirreno insieme alla sua gemella, Santa Brigida – l’isoletta del vecchio carcere abbandonato -, Novembre sembra a Manuel il posto perfetto per stare da solo. Ma i suoi piani vengono sconvolti da Edith, una giovane tedesca stravagante, giunta sull’isola per risolvere un mistero vecchio di cinquant’anni: la storia di Andreas von Berger – violinista dal talento straordinario e ultimo detenuto del carcere di Santa Brigida – e della donna che, secondo Edith, ha nascosto il suo inestimabile violino. Del destino di Andreas e del suo prezioso e antico strumento si sa pochissimo. L’unico indizio che Edith e Manuel hanno è il nome di una donna: Tempesta.
    1952. A soli diciassette anni, Neve sa già cosa le riserva il futuro: una vita aspra e miserabile sull’isola di Novembre, senza alcuna possibilità di fuggire. Figlia di un padre violento e nullafacente, Neve è l’unica in grado di provvedere alla sua famiglia. Tutto cambia quando, un giorno, nel carcere di Santa Brigida viene trasferito uno straniero. Sull’isola non si fa che parlare del nuovo prigioniero, ma la sua cella si affaccia su una piccola spiaggia bianca e isolata sui cui è proibito attraccare. È proprio lì che sbarca Neve, contravvenendo alle regole, spinta da una curiosità divorante. Andreas è il contrario di come lo ha immaginato. È bellissimo, colto e gentile come nessun uomo dell’isola sarà mai, e conosce il mondo al di là del mare, quel mondo dove Neve non è mai stata. Separati dalle sbarre della cella di Andreas, i due iniziano a conoscersi, ma fanno un patto: Neve non gli dirà mai il suo vero nome. Sarà lui a sceglierne uno per lei.

Ci sono due motivi che mi hanno fatto iniziare questo libro con mille aspettative. Il primo è ovvio, ormai scontato per quante volte l’ho scritto: amo Valentina D’Urbano e leggerei volentieri persino la sua lista della spesa. Il secondo è che mi sono sempre piaciute le storie che si intrecciano e sovrappongono, svolgendosi  nello stesso luogo in diverse epoche, o contemporaneamente ma in posti diversi. C’è questa parte di me, che viene fuori quando leggo storie simili, che non vede l’ora di stupirsi per come tutti i dettagli andranno ad incastrarsi e completarsi tra loro. Questa volta ci troviamo nell’isola di Novembre. Nel 1952 è un luogo fermo in un’epoca lontana, in cui si parla una lingua diversa da quella del continente, le persone sono umili, apparentemente sempre uguali a sé stesse. È l’isola gemella di Santa Brigida, in cui si trova solo il carcere e in cui è appena arrivato un nuovo prigioniero. È la casa di Neve, la più piccola della sua numerosa famiglia, la più selvatica… che trova il modo di conoscere il nuovo prigioniero, il violinista che diventerà compagno delle sue giornate.
Nell’inverno del 2004 Novembre è semi-deserta: ci sono gli anziani che non se ne sono mai andati, c’è Manuel, completamente perso e alla ricerca di sé stesso in quell’aspra isola e c’è Edith, violinista tedesca sulle tracce di Andreas, quel talentuoso violinista prigioniero di Santa Brigida, del suo spartito incompleto e del suo violino perduto.

Se ami davvero qualcosa, la ami a tal punto da farti male.

Isola di neve è inevitabilmente un’altra creatura amara e struggente di Valentina D’Urbano: è il suono assolutamente perfetto di un violino, che si leva sulle rovine di un carcere vuoto e sventrato, sui ricordi custoditi da quel braccio di mare, sulle spalle di una ragazza che piange col pugno in bocca per non urlare invasa dalla bellezza. È uno scorrere lento e spietato di cose non dette, di scelte non fatte, di occasioni perse.
Eppure allo stesso tempo è un inno all’amore, nelle sue varie forme: il consiglio di una sorella, la protezione di un fratello, una rosa cucita su un maglione, qualche cartolina di Roma e un abbraccio nel sonno per farsi compagnia tra anime sole. E a quell’amore che spinge Neve oltre la paura, contro ogni ragione, oltre le sbarre che la dividono da Andreas. La spinge a prendersi cura della sua anima e del suo corpo, e lo stesso fa lui con lei.
Se si guarda bene, tra la spiaggia bianca e la cella buia, c’è tutta la vita che Neve non ha mai vissuto e più di quella che Andreas abbia mai visto, in giro per il mondo intero. Nonostante le differenze, nonostante le prigioni.

Quando lui la bacia le pare davvero di aver vissuto tutta la sua vita a trattenere il fiato in fondo al mare.

Ce ne sono tante di prigioni, e se alcune possono apparire più immediate, con quattro sbarre e una cella, altre sono nascoste. Il mare che circonda Novembre imprigiona i suoi abitanti, li confina e li forgia; il richiamo della sua famiglia incatena Neve a una vita che odia; Manuel è succube dei suoi fantasmi, dei sensi di colpa e di un talento ingombrante.
È inevitabile procedere per immagini quando recensisco un libro della D’Urbano: mi limito a riportare a parole quello che c’è nella mia testa, infiniti flash che provo a mettere insieme. Quello che ne viene fuori è un quadro complicato.
Ho versato qualche lacrima mentre leggevo, ho imparato a conoscere ogni personaggio, a prevederlo, ci sono entrata dentro a tal punto da pensare che fosse scritto per me, come l’oroscopo o le canzoni più belle.
Mi ha conquistata anche questa volta, completamente. Mi è piaciuto che ci sia un fondo di avventura, molto più degli altri romanzi, e che venga fuori con maggior prepotenza il ruolo del destino. Ho preso tutta l’irrazionalità dei sentimenti che sono riuscita a cogliere, perché era quello che mi serviva, e ho preso il coraggio di scegliere e di inseguire i propri sogni e il proprio cuore, perché quello serve sempre.
E ho provato a darvi tutto quello che sono riuscita a prendere. Ma non è sicuramente abbastanza.

Ogni pezzo che infilava nella borsa era un pezzo di corpo che se ne andava.
Sparì lo stomaco e il fegato. Sparì il suo cuore raffreddato, la gola scorticata dai succhi gastrici che vomitava la mattina, tutti i muscoli che l’avevano tenuta in vita fino a quel momento. Sparì la testa, l’ultimo brandello di ricordo. 
 

♥ ♥ ♥ ♥ ½


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Valentina D’Urbano:  è nata nel 1985 a Roma, dove vive e lavora come illustratrice per l’infanzia. Il rumore dei tuoi passi, suo libro d’esordio uscito con Longanesi nel 2012, ha vinto il Premio Città di Penne Opera Prima e il Premio Cultura Mediterranea Fondazione Carical. In seguito sono apparsi Acquanera (2013) che in Francia ha vinto il Prix Literaire Cezam, Quella vita che ci manca (2014) che si è aggiudicato il Premio Rapallo, Alfredo (2015) e Non aspettare la notte (2016). I suoi romanzi sono stati pubblicati in Francia e in Germania, ottenendo importanti riconoscimenti da parte della critica. Isola di neve (2018)  è il suo nuovo romanzo.

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3 pensieri su “Recensione in anteprima: Isola di neve di Valentina D’Urbano

    • conilibriinparadiso ha detto:

      Ti ringrazio!! Secondo me è bello iniziare dal primo libro (“Il rumore dei tuoi passi”), che poi mi è rimasto nel cuore. Però forse l’ultimo (“Isola di Neve”) è il più completo e coinvolgente sotto certi punti di vista 🙂

      Mi piace

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