Recensione: Le tre del mattino di Gianrico Carofiglio

Le tre del mattino

  • Titolo: Le tre del mattino
  • Autore: Gianrico Carofiglio
  • Casa Editrice: Einaudi
  • Data pubblicazione: 10 Ottobre 2017
  • Pagine: 176
  • Trama: Antonio è un liceale solitario e risentito, suo padre un matematico dal passato brillante; i rapporti fra i due non sono mai stati facili. Un pomeriggio di giugno dei primi anni Ottanta atterrano a Marsiglia, dove una serie di circostanze inattese li costringerà a trascorrere insieme due giorni e due notti senza sonno. È così che il ragazzo e l’uomo si conoscono davvero, per la prima volta; si specchiano l’uno nell’altro e si misurano con la figura della madre ed ex moglie, donna bellissima ed elusiva. La loro sarà una corsa turbinosa, a tratti allucinata a tratti allegra, fra quartieri malfamati, spettacolari paesaggi di mare, luoghi nascosti e popolati da creature notturne. Un viaggio avventuroso e struggente sull’orizzonte della vita.  

Le tre del mattino è il primo romanzo di Gianrico Carofiglio che leggo, sebbene avessi molto sentito parlare dell’autore. È arrivato come regalo inaspettato e mi ha incuriosito dal primo momento con la trama in quarta di copertina e la promessa di un romanzo di formazione.Antonio è un adolescente affetto da epilessia, che si trova a dover affrontare la cosiddetta prova da scatenamento: due giorni e due notti senza dormire, per verificare di essere definitivamente guarito. Questa occasione offre a lui e a suo padre la possibilità di trascorrere del tempo insieme, autentico, senza filtri, come mai avevano fatto prima.
Mi è piaciuta da subito l’idea che si prospettava dietro la trama: quella di un confronto tra due persone tanto diverse, che si portano dietro risentimenti e segreti; di cose raccontate e riscoperte l’uno nell’altro; di un’esperienza intensa da vivere insieme.

Una schizofrenia che in realtà è di tutti gli adolescenti. Agire per essere uguali e sognare di essere diversi. 

padre_hijoIn realtà non c’è stato il racconto del passato che mi aspettavo e mi auguravo, le grandi rivelazioni… O meglio: all’inizio sembrava proprio che tutto volgesse in quella direzione, che (in modo forse prevedibile, ma anche rassicurante), quella fosse la cornice perfetta per sfogliare le pagine del passato. Invece sono rimasta un po’ delusa da qualche incipit di racconto lasciato in sospeso.
In secondo luogo, sono mancate anche le grandi avventure nel presente: padre e figlio si muovono sullo sfondo di una Marsiglia che devono vivere a fondo, a qualunque ora, per restare svegli e per approfittare al massimo del tempo che hanno a disposizione. Eppure sembrano muoversi in un modo estremamente lento, ad un ritmo quasi innaturale, a tratti snervante per il lettore. Alcune delle esperienze che si trovano a vivere finiscono così per risultare assurde, altre incomplete, a metà tra il sogno e la realtà; molti discorsi si caricano di una pesantezza non necessaria, diventano costruiti.

Perfetto viene dal latino perficere, cioè compiere. Imperfetto, in senso etimologico, è ciò che non è compiuto. L’incompiutezza distingue il jazz da ogni altro genere  musicale.

Però, però… è lo stesso ritmo misurato ma profondo che accompagna l’altro viaggio, quello interiore. Sin dall’inizio Antonio ri-conosce letteralmente suo padre, lo riscopre nel suo modo di comportarsi, di parlare, di relazionarsi con gli altri. Conosce un pianista di jazz, un matematico appassionato, un lettore famelico, un padre premuroso, cheGettyImages-160292245_medium ricorda ogni più piccolo dettaglio. Si trova costretto a spogliarlo invece della maschera che negli anni gli aveva cucito addosso: quella di uomo distratto e interessato solo ai numeri, a cui aveva attribuito una decisione, una scelta sbagliata, che forse non c’è mai stata. Quest’altro aspetto mi è piaciuto molto, questa intimità graduale e spontanea, che per me è stata compiuta quando il padre sale sul palco, e Antonio si gonfia di orgoglio. Molto molto bello.
E mi è piaciuto il fatto che nello stesso modo, riflettendosi negli occhi del padre, Antonio riscopre sé stesso, forse per la prima volta, al di fuori di quella malattia che aveva usato per definirsi.
L’ho letto in un solo giorno, questo libro, ed è stato un ottimo compagno per una giornata di mare. Mi ha lasciato un po’ di confusione, per questo suo costruirsi più sul piano astratto che concreto, che non è necessariamente un male: l’effetto però non è dei migliori, ecco.
Però ha portato colori nella mia giornata, musica (ce n’è tanta), la bellezza di rinascere e la fortuna di poterlo fare con qualcuno accanto (e dentro il cuore) che ci ama e si prende cura di noi, nonostante tutto.

Gli antropologi lo chiamano pensiero magico. […] è il meccanismo mentale per cui vediamo significati dove non ce ne sono, immaginiamo inesistenti rapporti di causa ed effetto e siamo convinti di influenzare la realtà attraverso i nostri pensieri o attraverso azioni simboliche o rituali. 

♥ ♥ ½


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Gianrico Carofiglio:  (Bari, 30 maggio 1961) è uno scrittore, politico ed ex magistrato italiano. Ha scritto racconti, romanzi, saggi. I suoi libri, sempre in vetta alle classifiche dei best seller, sono tradotti in tutto il mondo. Ha creato il popolarissimo personaggio dell’avvocato Guido Guerrieri. Nel 2016 è stato insignito del Premio Vittorio De Sica per la letteratura e del Premio speciale alla carriera della XVII edizione del premio letterario Castelfiorentino di Poesia e Narrativa.

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