Recensione: Eccomi di Jonathan Safran Foer

Eccomi

 

  • Titolo: Eccomi (Here I am)

  • Autore: Jonathan Safran Foer

  • Casa Editrice: Guanda
  • Data pubblicazione: 2016
  • Prima edizione italiana: 29 Agosto 2016
  • Pagine: 677
  • Genere: Narrativa straniera
  • Trama: «Eccomi.» Così risponde Abramo quando Dio lo chiama per ordinargli di sacrificare Isacco. Ma com’è possibile per Abramo proteggere suo figlio e al tempo stesso adempiere alla richiesta di Dio? Come possiamo, nel mondo attuale, assolvere ai nostri doveri a volte contrastanti di padri, di mariti, di figli, di mogli, di madri, e restare anche fedeli a noi stessi?
    Ambientata a Washington nel corso di quattro, convulse settimane, Eccomi è la storia di una famiglia sull’orlo della crisi. Mentre Jacob, Julia e i loro tre figli devono fare i conti con la distanza tra la vita che desiderano e quella che si trovano a vivere, arrivano da Israele i cugini in visita, in teoria per partecipare al Bar Mitzvah del tredicenne Sam. I tradimenti coniugali veri o presunti, le frustrazioni professionali, le ribellioni e le domande esistenziali dei figli, i pensieri suicidi del nonno, la malattia del cane, anche i previsti festeggiamenti: tutto rimane in sospeso quando un forte terremoto colpisce il Medio Oriente, innescando una serie di reazioni a catena che mettono a repentaglio l’esistenza stessa dello stato di Israele. Di fronte a questo scenario imprevisto, ognuno sarà costretto a confrontarsi con scelte a cui non era preparato, e a interrogarsi sul significato della parola casa.

Opinione personale

Si è parlato tanto di questo libro durante il 2016: nella prima metà dell’anno lo aspettavano tutti, nella seconda metà lo recensivano tutti. Io personalmente ho letto Molto forte, incredibilmente vicino, dello stesso autore, qualche anno fa e ricordo che mi piacque abbastanza; ero perciò sicuramente incuriosita da questa nuova uscita, ma dopo averlo segnato in lista (che ormai è diventata una lista immaginaria), l’ho archiviato fino a Luglio, quando ho deciso di recuperarlo e finalmente scoprire l’oggetto di tanto scalpore.
prisonLa storia è quella di una comune famiglia ebrea, una madre, un padre, tre figli (più nonni e bisnonno), che vive nella quotidianità i problemi e le sfide di tutti e nella spiritualità il problema della fede, dell’appartenenza ad una cultura che va ben oltre il semplice concetto di religione. E così tra un problema e un altro, ogni cosa sembra andare a rotoli, ogni silenzio va a corrodere il matrimonio ormai impossibile, ogni insicurezza va ad accentuare la solitudine dei ragazzi. A tutto ciò si aggiunge l’arrivo dei cugini da Israele per il Bar Mitzvah di Sam, e tutta una serie di invidie, paragoni, confronti e vergogne. Sullo sfondo, ma non troppo, compare poi il terremoto in Israele, nel contesto della tensione estrema con il mondo arabo, e sembra essere la fine.

Niente passa da solo. O affronti tu le cose o loro affrontano te.

Esordisco con una banalità: io questo libro non l’ho capito fino in fondo, non mi è arrivato, molto semplicemente non mi ha convinta. E devo ancora provare a spiegarmi il perché: quindi lo farò con questa recensione.
Mi risulta molto difficile dare una mia op
inione a proposito della trama: l’autore tratteggia una storia abbastanza lineare, una serie di eventi, di aneddoti che si succedono tra loro e che si accostano alle vicende di portata maggiore che riguardano il mondo in cui i personaggi si muovono. L’insieme di queste vicende e il loro impatto sulla famiglia Bloch, sono il motore delle coscienze individuali, quelle coscienze che sembrano segregate, nascoste sotto le convenzioni sociali, le costrizioni (auto)imposte, i silenzi e gli imbtumblr_m6d7kkZB8U1qaq1ymo1_1280arazzi.
La famiglia Bloch è intrappolata nella routine e concentrata sul raggiungimento di una tranquillità, di un equilibrio vuoto: rispettare le tradizioni, portare uno stipendio a casa, compiere tanti gesti quotidiani
che solo nel leggerli comunicano tutta la loro inadeguatezza. Sì, perché in realtà ognuno è solo dietro quei gesti e quei silenzi; ognuno avrebbe altri sogni, altri modi con cui passare la giornata, altre cose da dire, altri modi per affrontare i problemi. Certo che Jacob (il padre) appare come l’emblema della repressione, ma aguzzando la vista si percepisce che anche gli altri si muovono come sagome, controvoglia, cullandosi nelle colpe degli altri e nel “facciamo così perché è così che si fa”.

…il desiderio di spremere qualche goccia in più di felicità quasi sempre distrugge la felicità che avevi la fortuna di avere e di cui sei stato così sciocco da non accorgerti

C’è una crepa pronta a rompersi che percorre la casa, la famiglia, Israele. E lo fa, si rompe. Spinge tutti ad interrogarsi sulle storture alle quali si sono adattati, sulla libertà alla quale hanno rinunciato. E ne è valsa la pena?
Sinceramente non so. Forse non lo sanno neanche loro. Perché a questo punto nel libro succede qualcosa di strano e l’attenzione s
i sposta su Israele e poi c’è l’epilogo, e poi non ho capito cosa pensano, cosa fanno, come rimediano i personaggi. Se la bomba esplosa doveva spazzare via l’apatia, perché mi sembra che in realtà ogni cosa continui il suo cammino per inerzia nonostante il cambio di direzione?
Tutto ciò che ho scritto finora sono le uniche cose che ho afferrato con certezza e consapevolezza, per il resto è davvero tutto confuso. Tanti dettagli, tantissime pagine, ma io credo di essermi persa, di essere rimasta u
tumblr_static_tumblr_static__640n po’ indietro. E mi dispiace, molto, perché io quel potenziale lo avverto ancora, perché i drammi individuali mi piacciono (per semplificare il concetto): mi piacciono le storie di famiglie, perché offrono spunti sempre nuovi,  i cambiamenti interiori, le personalità stravaganti, le ambientazioni attuali che mi fanno capire meglio tante cose. Mi piace l’ironia, ma non quella messa sulla bocca di chiunque stia parlando, come se ogni voce fosse uguale, come se un bambino possa avere l’arguzia di un adulto e la saggezza di un bisnonno con una storia assurda sulle spalle.
Di frasi belle e profonde ne ho trovate in quantità, ma davvero attribuite a chiunque: ogni frammento di conversazione è uno spunto per una riflessione lunghissima (e disarmante quando realizzi che uno degli interlocutori di anni ne ha sette).
Non l’ho capito, davvero. Credo sia uno di quei titoli che o lo ami o lo odi. Eppure non l’ho odiato: l’ho letto coinvolta, merito di uno stile astuto, in calma attesa che succedesse qualunque cosa dovesse succedere. Che tanto di pagine ce ne erano…
Invece non è successo e io sono un po’ confusa. Sono un po’ confusa anche sul voto. E dispiaciuta perché avrei voluto capire di più e avere una bella occasione di riflessione, perché di spunti ce ne sarebbero stati. E invece sono qui a interrogarmi di tecniche narrative. Sarà per la prossima.

Tra due esseri qualunque c’è una distanza unica, invalicabile, un santuario inaccessibile. Qualche volta prende la forma della solitudine. Qualche volta prende la forma dell’amore.

Il mio voto

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L’autore
Jonathan Safran Foer: è nato a Washington nel 1977 e vive a New York. Attualmente insegna Scrittura creativa alla New York University. Ha esordito a venticinque anni con Ogni cosa è illuminata (2002), best seller internazionale e vincitore del National Jewish Book Award e del Guardian First Book Award; ugualmente fortunato il secondo romanzo, Molto forte, incredibilmente vicino (2005); ha scritto il saggio-reportage Se niente importa. Perché mangiamo gli animali? (2010) Da entrambi i romanzi sono stati tratti film di successo. I libri di Jonathan Safran Foer sono pubblicati in Italia da Guanda, che nel 2016 ha pubblicato anche il suo ultimo romanzo Eccomi.

 

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6 pensieri su “Recensione: Eccomi di Jonathan Safran Foer

  1. benny ha detto:

    Anche io ho avuto grossi problemi con questo romanzo, secondo me il problema sta nell’aver voluto mettere troppi ingredienti in un unico libro: famiglia, identità, ebraismo, politica e chi più ne ha più ne metta. Direi che è normale, volendo essere onesti, trovarsi spiazzati di fronte ad alcune scelte di Foer. Ci si vede alla prossima lettura, che spero ti darà più soddisfazioni 😉

    Piace a 1 persona

  2. Carla ha detto:

    A me non è piaciuto, la trama è troppo “scialacquata” ci sono troppi eventi, troppi riferimenti all’ebraismo, ho fatto difficoltà a leggerlo, ma anche come hai detto tu a comprenderlo e devo dire che non mi ha lasciato nulla.

    Piace a 1 persona

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