Recensione: L’arte di essere fragili di Alessandro D’Avenia

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  • Titolo: L’arte di essere fragili

  • Autore: Alessandro D’Avenia

  • Casa Editrice: Mondadori
  • Data pubblicazione: 31 Ottobre 2016
  • Pagine: 209
  • Genere: Saggio
  • Trama: Leopardi è spesso frettolosamente liquidato come pessimista e sfortunato. Fu invece un giovane uomo affamato di vita e di infinito, capace di restare fedele alla propria vocazione poetica e di lottare per affermarla, nonostante l’indifferenza e perfino la derisione dei contemporanei. Nella sua vita e nei suoi versi, D’Avenia trova folgorazioni e provocazioni, nostalgia ed energia vitale. E ne trae lo spunto per rispondere ai tanti e cruciali interrogativi che da molti anni si sente rivolgere da ragazzi di ogni parte d’Italia, tutti alla ricerca di se stessi e di un senso profondo del vivere. Domande che sono poi le stesse dei personaggi leopardiani: Saffo e il pastore errante, Nerina e Silvia, Cristoforo Colombo e l’Islandese… Domande che non hanno risposte semplici, ma che, come una bussola, se non le tacitiamo possono orientare la nostra esistenza. La sfida è lanciata, e ci riguarda tutti: Leopardi ha trovato nella poesia la sua ragione di vita, e noi? Qual è la passione in grado di farci sentire vivi in ogni fase della nostra esistenza? Quale bellezza vogliamo manifestare nel mondo, per poter dire alla fine: nulla è andato sprecato? 

 

Opinione personale

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Grazie Livi ♥

Il mio primo vero incontro con Leopardi è stato all’inizio del quinto anno delle scuole superiori: l’ho conosciuto grazie ad una professoressa bravissima e ne sono rimasta inevitabilmente conquistata. Nella mia testa, ricordi di scuole medie e voci in generale, me lo avevano fatto associare (come accade per la maggior parte delle persone) ad un pessimismo (suddiviso nelle varie fasi evolutive) totale e pesante. Ho avuto poi la fortuna di conoscerlo meglio, di vedermelo presentare mediante le sue mille contraddizioni e sfumature, più semplicemente attraverso la sua poesia.
Alessandro D’Avenia, scrittore e insegnante di letteratura italiana, ha fatto, per me, esattamente la stessa cosa: questo libro non è una biografia, né tanto meno una critica letteraria. È una raccolta di lettere che il romanziere scrive al poeta, e che hanno il potere di presentare al lettore Leopardi come D’Avenia lo conosce. 

Erotismo e eroismo sono le due tonalità della vita che vive, perché solo la passione spinge a superare la fatica che serve per portare al compimento di cose e persone.

Anche questo libro, come fanno i testi scolastici di letteratura, divide la vita di Leopardi in fasi, che non sono però correlate all’evoluzione del suo pessimismo: Adolescenza, o l’arte di sperare; Maturità, o l’arte di morire; Riparare, o l’arte di essere fragili; Morire, o l’arte diGinestra.jpg rinascere. Questi momenti, più che alle vicende biografiche, sono associati ai suoi testi, al loro rivelare messaggi sempre nuovi che hanno a che fare con il cambiamento interiore. Ma soprattutto sono associati a momenti della vita collettiva, di cui Leopardi è semplicemente riuscito a farsi poeta portavoce.
Non saprei da dove iniziare per spiegare qualcosa sui contenuti, sui miliardi di spunti di riflessione che questa lettura mi ha dato. Parto dal titolo: l’arte di essere fragili…non è la fragilità di Leopardi ad essere posta al centro, ma la sua capacità, la sua arte, di convivere con quella fragilità. Giacomo (mi viene più spontaneo chiamarlo come lo chiama l’autore, caro Giacomo) non si è limitato a vivere nonostante la sua fragilità, ma ne ha fatto un punto focale della sua poesia, del suo interrogarsi continuo. Così come ha posto al centro la fragilità dell’essere umano, della vita, la fragilità di tutte le cose belle, evidenziandola e allo stesso tempo negandola attraverso la poesia stessa, che esalta tutto ciò, che la fa sembrare tutto fuorché fragile.
Non so se riesco a spiegarmi come vorrei: è riduttivo dire semplicemente che in queste pagine Leopardi viene rivisto in chiave positiva. La sua figura, piuttosto, viene spogliata di tutte le etichette che le sono state apposte, (sfigato, pessimista, gobbo e quant’altro), e il suo vissuto, i suoi versi, vengono fatti parlare per lui, cogliendo sfaccettature continue.
D’Avenia fa risuonare la voce di Leopardi nel suo non essersi mai arreso, nel suo aver trasformato un destino in destinazione, nel suo amore per i suoi fratelli e per i suoi amici, nelle sue speranze verso il futuro, nella bellezza della luna, delle stelle, della ginestra…Certo che era arrivato a credere che l’uomo era condannato al dolore, indipendentemente dalla sua individualità e dalla sua epoca, per la sua natura stessa di uomo (o addirittura essere vivente): ma non era lui stesso che, mentre lo scriveva, cantava la bellezza della luna? È un po’ l’inverso delle sue domande senza risposta: dettagli che lasciano trapelare sì l’insensatezza dell’esistenza, ma anche la capacità della fragile bellezza di resistere.

Quando si è scelti si scopre la propria originalità: lo spazio interiore si amplia a dismisura e da lì ci si può lanciare nel mondo senza paura.

Da un lato, ora, Leopardi è un po’ meno Leopardi e un po’ più Giacomo, con le sue debolezze umane, i suoi amori adolescenziali, i suoi amatissimi amici, i suoi dubbi… 8bf25d703ee7bddc6b78748bdd61aec0.jpgdall’altro la complessità del suo pensiero mi si è manifestata in tutto il suo splendore, bello e complesso, assolutamente geniale.
Lo stile di D’Avenia, poi, ha già di suo un che di poetico, di riflessioni armoniose e profonde: in questo contesto è stato capace di rendere la lettura ancora più delicata e allo stesso tempo coinvolgente. Mi ha dato la sensazione che cercavo, quella di conoscerlo come insegnante, ma con tutte le qualità che me lo hanno fatto ammirare come scrittore. La sua passione e il suo coinvolgimento trapelano da ogni parola, ed è questo che in primo luogo rende la lettura bellissima, e in secondo luogo diventa il primo esempio pratico del grande messaggio dietro a Leopardi: vivere portando bellezza attraverso ciò che si fa. Non bellezza superficiale, estetica, ma bellezza fragile, rara e insostituibile. Preziosa.
Non nego che sia una lettura impegnativa, che ha richiesto riflessione, riletture di paragrafi, ma pesante assolutamente no: l’ho letto con piacere, con meraviglia a dirla tutta. Meraviglia nel ricostruire i ragionamenti, nell’afferrare significato in dettagli, nel leggere frasi assolutamente stupende.
Mi è piaciuto il modo in cui le mille riflessioni portavano sempre a esempi di vita vissuta, anche contemporanei, in modo da rendere vivo e attuale ogni tema. Mi è piaciuto il percorso che si è delineato davanti a miei occhi, il percorso dell’anima, fatto di passi, cadute, rialzarsi, corse, pause…
Un’opera d’arte a tutti gli effetti, un promemoria che vuole spingere a vivere con creatività, amore, imparando l’arte di essere fragili.

Quando guardo una rosa mi rendo conto che le cose dell’universo non sono tenute ad essere belle eppure lo sono. Perché noi non riusciamo a raggiungere la bellezza di una rosa o dimentichiamo come si fa? Troppo concentrati sui risultati anziché sulle persone, trascuriamo di prenderci cura di noi stessi come esseri viventi, cioè chiamati ad essere di giorno in giorno più vivi, capaci di un destino inedito, e ci accontentiamo di attraversare stancamente la ripetizione di giorni senza gioia. 


L’amicizia è la strada principale perché un destino diventi destinazione, ma sono pochissimi gli amici che sanno salvare il nostro rapimento, confermarci nella nostra vocazione, perché a volte devono amarci più di quanto noi amiamo noi stessi. E questo richiede coraggio e pazienza. Essere fragili costringe ad affidarsi a qualcuno e ci libera dell’illusione di poter fare da soli, perché la felicità si raggiunge sempre almeno in due.

Il mio voto:

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L’autore:
Alessandro D’Avenia: trentanove anni, dottore di ricerca in Lettere classiche, insegna Lettere al liceo ed è sceneggiatore. Dal suo romanzo d’esordio, Bianca come il latte, rossa come il sangue (Mondadori 2010), è stato tratto nel 2013 l’omonimo film. Sempre per Mondadori ha pubblicato Cose che nessuno sa (2011). Con Ciò che inferno non è (2014) ha vinto il premio speciale del presidente al premio Mondello 2015. Le sue opere sono tradotte in tutto il mondo. Da questo libro l’autore ha tratto un racconto teatrale che porterà in giro per l’Italia.

 

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