Recensione: Il quadro mai dipinto di Massimo Bisotti

Buon anno a tutti ❤
Voglio cominciare questo 2017 al meglio ed esordire quindi con una recensione (non ne scrivo da tanto tempo). Purtroppo non è una recensione positiva: ho anzi il sospetto che si tratti del peggior libro letto nel 2016.

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  • Titolo: Il quadro mai dipinto

  • Autore: Massimo Bisotti

  • Casa Editrice: Mondadori
  • Data pubblicazione: 2014
  • Pagine: 219
  • Genere: Romantico
  • Trama: Patrick è un pittore che, in una mattina di giugno, lascia Roma per ricominciare da zero a Venezia, città d’acqua e d’incanto. Prima di partire vuole dare un ultimo sguardo al quadro che ritrae la donna che ha molto amato, ma quando scopre la tela la vede vuota. Sgomento, Patrick corre all’aeroporto. Durante il volo batte la testa e all’arrivo si ritrova confuso, non riesce a ricordare il motivo per cui è partito. In tasca ha un biglietto con un indirizzo: «Residenza Punto Feliz». Qui troverà una strana famiglia ad accoglierlo. La nuova vita di Patrick scorre tra amnesie e scoperte, finché a una festa incontra Raquel e non ha dubbi: è lei la donna sparita dal suo quadro. Un libro sul perdersi e il ritrovarsi, sulla memoria e l’accettazione di se stessi, sull’importanza di restare fedeli al precetto più vero e necessario: “mai controcuore”

Opinione personale:

Massimo Bisotti e il suo romanzo Il quadro mai dipinto sono associati, ai miei occhi, alle cit. sotto le immagini su instagram e agli hashtag #maicontrocuore e tante altre frasette che da un lato mi insospettivano per l’aspetto virale di questa cosa e dall’altro mi incuriosivano, perché questo libro e questo autore piacciono, e molto.
Archiviata la cosa e rimandata ad un momento in cui avessi avuto meno libri già da leggere, ho poi ricevuto questo libro in regalo per Natale. Mi prospettavo una lettura non troppo impegnativa ma romantica e coinvolgente, perché tutte quelle frasi che leggevo sapevano far immedesimare e molto.

Così ho letto questa storia di un professore di arte, Patrick, che si trasferisce da Roma a Venezia, per un motivo inizialmente non specificato. Vuole portare con sé il quadro raffigurante la donna che ha tanto amato, ma lo trova vuoto. Nel viaggio in aereo cade, batte la testa, e dimentica il motivo del suo viaggio, quando poi all’aeroporto intravede la donna fuggita dal suo dipinto. Non ricorda comunque nulla ma resta a Venezia e ritrova poi Raquel, la donna dell’aeroporto.
Mi scuso per aver scritto questa sintesi in modo così povero, ma non posso farne a meno: la trama stessa è molto scarna e anche banale e ripetitiva. Per analizzarla voglio fare però prima una premessa: avete presenti le frasi belle, poetiche e “Oh mio Dio, sta parlando di me” che vi accennavo prima? Il libro ne è pieno. Compaiono una dopo l’altra in ogni dialogo, pronunciate da chiunque, tassisti, studenti, baristi, bambini, gondolieri e quant’altro. E se non ci sono dialoghi vengono pensate, o scritte sui fogli, o scritte in lettere. L’impressione che ho avuto è che il libro fosse solo una cornice per mettere insieme frasi sull’amore e sulla vita neanche troppo connesse tra loro. Infatti in una stessa pagina si spazia da riflessioni sulla distanza a riflessioni sul tempo che passa, senza un filo logico. Solo un botta e risposta di frasi belle ma, in questo contesto, assolutamente pesanti.
A parte il fatto che non sia realistica come cosa, ma è anche deleteria per la lettura. Io personalmente sono arrivata a saltare intere pagine di riflessioni e dialoghi. Non sarei riuscita a seguire, altrimenti.
Non che ci sia molto da seguire: la trama presenta pochi eventi, assolutamente prevedibili. Non vorrei fare spoiler, ma non riesco a trattenermi: succede addirittura che Patrick e Raquel non riescono a trovarsi durante un viaggio (intendo fisicamente tra la folla) e quindi lui torna a casa disperato per essere stato abbandonato e poi lei torna da lui e gli dice che era seduta al bar di fronte. (è solo un esempio, potrei farne a decine)
Ho considerato l’ipotesi che non si tratti di un romanzo canonico, ma no, non regge. Neanche Prometto di sbagliare lo era, ma seguiva un filo, spingeva a riflettere, tratteggiava situazioni non realistiche, ma chiaramente metaforiche. Qui si susseguono assurdità fine a sé stesse.
Dovrei commentare lo stile, ma rispecchia il resto: pesante e ridondante. Gli spazi e i tempi non sono assolutamente ben tratteggiati, cambiano continuamente con salti che fanno perdere il filo.
Io non l’ho respirata quest’aria di un amore inevitabile, di due innamorati che si cercano e si trovano, che seguono il loro cuore. Non so niente di loro, se non i loro nomi, non ho neanche capito perché si erano lasciati (lei le ha rinfacciato solo frasi fatte in uno dei tanti dialoghi filosofici). Gli altri personaggi fanno da cornice, anche loro sofferenti per more un attimo prima e poi no perché hanno accettato il tutto.
No davvero, non mi è piaciuto per niente, nonostante poi mi ponga domande del tipo “Possibile che abbia avuto tutto questo successo e io non riesca a capirlo?”. SE qualcuno lo ha letto e vuole condividere il suo pensiero mi farebbe sentire meno pazza.
Intanto, a chi non lo ha letto, chiaramente lo sconsiglio.
P.S. Non ho scelto immagini perché non mi ha evocato nulla da trasmettervi e non ho preso frasi perché ne erano troppe e decontestualizzarle le faceva apparire davvero belle, ma non rende l’idea. Cercatele in rete, ma non vi lasciate ingannare!

Il mio voto:

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L’autore:
Massimo Bisotti: è nato e vive a Roma, ha studiato Lettere, suona il pianoforte ed è appassionato di psicologia. Dice di sé di avere iniziato a scrivere perché le sue parole rimarginassero le ferite e si chiudessero in cicatrici. Nel 2012 ha pubblicato il suo romanzo di esordio La luna blu (prima edizione Psiconline, seconda edizione 2013 Ultranovel), che è stato uno dei casi editoriali dell’anno. Il successo è stato confermato e accresciuto dal romanzo seguente, Il quadro mai dipinto (Mondadori), uno dei libri più letti degli ultimi anni. Nel 2015, ancora per Mondadori, ha ripubblicato i Foto/grammi dell’anima, una raccolta illustrata di favole, scritte a poco più di venti anni. Un anno per un giorno è il suo nuovo romanzo.

 

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