Recensione: Effetto Farfalla di Vanessa Ferrari

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  • Titolo: Effetto Farfalla

  • Autore: Vanessa Ferrari

  • Casa Editrice: Mondadori
  • Data pubblicazione: 5 Maggio 2015
  • Pagine: 143
  • Genere: Autobiografia
  • Trama: «Io sono il mio corpo» dice Vanessa Ferrari, un corpo forgiato dalle ore in palestra, dalla routine agli attrezzi, dalle rinunce, dagli infortuni e dalle vittorie. Un corpo estenuato dalla ginnastica e dal suo incanto. Una magia che ammalia una bambina di sei anni che vede per la prima volta in televisione un’atleta alla trave e insiste con la madre perché – dopo una prima rovinosa esperienza con la danza – la iscriva a un corso per provare le prime capriole, le rovesciate e le ruote. Un periodo spensierato e divertente, destinato presto a finire perché tutti si accorgono che quella bambina è straordinariamente dotata. E questo talento non può essere sprecato, va coltivato, così una Vanessa ancora piccolissima conosce il volto spietato della ginnastica: le scuole serali, l’incubo del peso e l’ossessione della leggerezza, il diktat alimentare e gli allenamenti senza sosta sotto la guida di Enrico, l’allenatore, la figura paterna, che plasma quella bambina fino a farle salire il più alto gradino del podio e diventare campionessa mondiale a quindici anni e mezzo. L’oro splende, e sarà la prima di molte medaglie; ma mentre l’atleta siede sul tetto del mondo, alla ragazza non verrà concesso nemmeno di assaggiare la torta preparata in suo onore. L’incantesimo della ginnastica e i suoi demoni, il grave infortunio al tendine del 2008 e una carriera che sembrava finita. Il volo della farfalla e la sua caduta.

Opinione personale:

ds36155Seguo con molto interesse e piacere la ginnastica artistica: pur avendola praticata solo da piccola, è uno sport che adoro. Così come ho sempre adorato Vanessa Ferrari, come ginnasta e come sportiva, per mille motivi che verranno probabilmente fuori in questa recensione. C’è sempre stato anche quel “dicono che è antipatica”, ma in realtà la mia ammirazione andava oltre.
Le olimpiadi di Rio de Janeiro, un’altra medaglia olimpica sfuggita per un soffio, a dieci anni dal suo titolo di campionessa mondiale, e poi la decisione di operarsi al tendine (domani!!) e di non smettere con la ginnastica, mi hanno convinta a leggere questo libro, a conoscerla meglio.

Ma il destino è un ubriaco che fa discorsi seri.

L’ho definito un’autobiografia, perché credo che il genere sia quello: c’è il racconto del suo intero percorso sportivo e personale, di tutta la sua vita. Parla di quando la ginnastica non c’era ancora nella sua vita, dell’inizio di tutto, della sua famiglia, del suo allenatore, Enrico Casella. Sapevo che sarei stata interessata dalle vicende vere e proprie, che conoscevo già a grandi linee, ma che avrei letto dal suo punto di vista: il titolo mondiale di Aarhus, il suo problema al tendine d’Achille, che ha segnato la sua carriera quasi dall’inizio, i vari episodi con la stampa, con il mondo di fuori. Poi le cose che ci si aspetta da un’autobiografia: il rapporto con la sua famiglia, ciò che le piace fare, gli aneddoti.
Ciò che non mi aspettavo, forse per il fatto di averla sempre vista da fuori, un mostro su quella pedana, una ragazza di poche parole davanti alle telecamere, era quell’intimità che è riuscita a creare nel libro, un dialogo che sembra di ascoltarla parlare e ripercorrere tutto. Con una sincerità disarmante Vanessa Ferrari si è guardata dentro e si è guardata alle spalle, ha tirato fuori tante riflessioni dure e bellissime allo stesso tempo. L’
imaghesho ascoltata parlare dei suoi rimpianti, del disagio che si porta dentro, delle mancanze che non ha mai colmato. E poi ho sentito la sua forza, la sua determinazione, due termini che sembrano riduttivi, ma che lei incarna alla perfezione.
Mentre leggevo di quanto lei senta dolore ogni volta che compie un esercizio, mi scorrevano nella mente le immagini di Rio, in cui volava davvero come una farfalla, esprimendo una grazia e un’energia che spesso mi fanno scendere qualche lacrima. Mentre leggevo i problemi che ha attraversato, pensavo alla bellezza di vederla volare ancora, oggi come dieci anni fa, ai suoi sorrisi quando porta a termine un esercizio spaventosamente bello.

Sudore e quotidianità: quanto di meno spettacolare esiste rispetto a certi guizzi che vorrebbero i giornali. Non sarò mai quella delle ardenti dichiarazioni, delle polemiche a rotta di collo e innescate ad arte, col profitto dell’alta fotogenia mediatica. Sono quella che fa quesl che deve, e stop.

Mi è piaciuto confermare quelle caratteristiche che già le avevo attribuito nella mia mente, quelle che la rendono una grande sportiva e che le hanno fatto scrivere la storia. Ma mi è piaciuto ancora di più constatare la sua sensibilità, la complessità del suo rapporto con la ginnastica e la maturità con cui si è messa a nudo totalmente, svelando anche cose che potrebbero sminuire la sua immagine, danneggiarla: ai miei occhi, in tutta onestà, l’hanno tratteggiata meglio, me l’hanno resa più vicina.
Per quanto riguarda lo stile, onestamente, mi ha sorpresa: in ogni caso non sarebbe stato ciò su cui mi sarei concentrata durante la lettura, non stavo leggendo un romanzo o comunque una scrittrice. Eppure leggendo, come ho già detto, sembra di ascoltarla parlare, si crea un effetto molto bello, una sorta di intimità, di atmosfera intensa.
Non so se questo libro attiri anche lettori estranei al mondo della ginnastica, vorrei che fosse così. Vorrei che tutti potesser
1395388_212086782295827_685764624_n-940x800o apprezzare la tenacia e la sensibilità di Vanessa Ferrari, che tutti potessero cogliere la complessità del mondo dello sport e della ginnastica, vista dagli occhi di chi gli ha dedicato la vita. Spiegare tutte le controversie che sono riuscita ad afferrare è impossibile…Se invece siete già appassionati da questo mondo, è un libro che dovete assolutamente leggere, una testimonianza che vi piacerà sicuramente, che racconta la ginnastica, com’era e com’è e il suo modo di viverla e poi di dominarla.
Credo che sia un esempio da tenere presente sotto molti punti di vista, una storia carica di messaggi, di spunti per riflettere e per imparare…

Le immagini sono state prese dal sito Ginnastica Artistica Italiana.

Dovendo ribadire l’immagine, direi che mi sono sempre sentita, e a volte ancora mi sento, sul fondo di qualcosa da cui non posso facilmente risalire. A volte mi basta alzare gli occhi: intorno a me, il buio. Lassù, in alto, uno spiraglio luminoso, una piccola luce che mi spia.
Oltre quella luce, il mondo di fuori.
Ho allungato la mano per raggiungerlo, a volte ci sono anche riuscita, ma poi sono ricaduta di nuovo nel pozzo e per la maggior parte del tempo me ne sto qui. Anche mentre rido, mi alleno o parlo al telefono. Mi arrivano solo echi di quello che succede là fuori.
Tuttavia, per essere precisi, non è esatto nemmeno affermare che io mi senta in prigione. Perché è più complicato di come sembra: io ho voluto stare qui, anche quando ho odiato starci. Anche quando sarei scappata via. Anche quando mi sono smarrita e sola.

Il mio voto:

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L’autrice:
Vanessa Ferrari: nata ad Orzinuovi (BS) nel 1990, è stata la prima e unica ginnasta italiana ad essere campionessa del mondo, nel 2006 ad Aarhus. Effetto Farfalla (2015), edito da Mondadori, è il suo primo libro.

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