Recensione: La legge del baccalà di Nicoletta Retteghieri

Ringrazio la casa editrice Fratelli Frilli Editori per avermi dato la possibilità di leggere e recensire questo libro. Ecco le mie impressioni… ❤

La legge del baccalà

  • Titolo: La legga del baccalà (Le indagini della Berta #2)

  • Autore: Nicoletta Retteghieri

  • Casa Editrice: Fratelli Frilli Editori
  • Data pubblicazione: Giugno 2016
  • Pagine: 248
  • Genere: Giallo
  • Trama: Il quieto settembre loanese viene spezzato da un evento drammatico e teatrale: il cadavere della proprietaria di un negozio per animali viene ritrovato su un balcone di Palazzo Doria, sede del Comune. Il maresciallo Marmotta non ha un compito facile: deve scoprire, oltre al movente, anche come la vittima possa essere finita in un posto apparentemente così inaccessibile. Per sua (s)fortuna, collaboreranno alle indagini la cocciuta settantenne Berta Riccardi, il suo fascinoso ma sfigato figlio Davide Traverso e l’amico giornalista e palloniforme Marco Castello. Attorno a loro, una variegata umanità che parte da una ex fiamma olandese di Davide, passando da un cugino scroccone ed anticonvenzionale, per approdare ad un mondo caleidoscopico di metallari di provincia. E – sullo sfondo – il gerbillino Roddy li osserva tutti, sorridendone con la sua bonaria arguzia da roditore. La Loano post-vacanziera, archiviata la leggerezza del periodo balneare, si trova alle prese con inspiegabili delitti cui volge la propria attenzione, mai dimenticando la semplicità dei gesti, la familiarità dei luoghi e la genuinità dei piatti della tradizione, siano essi più elaborati oppure cibo da strada, come i cartocci pieni di deliziose frittelle di baccalà.

Opinione personale:

images.jpgNon ero sicura sull’accettare o meno di leggere questo libro: è infatti il secondo capitolo di una serie (che ho arbitrariamente denominato Le indagini della Berta) che vede appunto per protagonista Berta, assieme a suo figlio Davide e al suo gerbillo Roddy. Ho poi riflettuto sul genere, un giallo, e quindi sul fatto che solitamente i libri anche di una stessa serie fanno riferimento a indagini totalmente indipendenti. Quindi mi sono buttata, affascinata dall’atmosfera paesana, che di solito offre il palcoscenico migliore per qualunque dramma o mistero, ma soprattutto per l’espressione di persone e personaggi davvero interessanti.
La trama è quindi quella di vari omicidi che avvengono a Loano, su cui indagano (a tratti separatamente, a tratti insieme) la Berta, Davide, il giornalista Marco e il dipartimento della polizia locale e non. Attorno a questo filo, si sviluppano poi le vicende personali di questi e altri personaggi, più o meno collegati alle indagini.  

Riguardo a ciò che ho detto prima, sul fatto che questo sia il secondo capitolo di una serie, si è poi rivelato non essere un problema: l’autrice ha fatto pochi riferimenti all’indagine del primo capitolo, corredata comunque da note a piè di pagina.
Ora, le mie impressioni su questo libro vanno in due direzioni contrastanti.
Lo stile è coinvolgente, carico di ironia, leggera ma al tempo stesso pungente e comunque in grado di alleggerire anche i momenti caratterizzati da toni particolarmente gravi, in modo sempre delicato. È come se ogni personaggio fosse in grado di osservare le cose da un punto di vista del tutto personale, e il modo che ognuno ha per relazionarsi con queste cose e proprio l’ironia. Quindi ne viene fuori un’analisioriginal.jpg frammentata ma efficace: ogni voce ironizza secondo la propria personale sensibilità e mentalità. Diciamo che si passa da pensieri più chiusi, a pensieri più libertini, da un ragionamento più superficiale ad uno più profondo, e si ha quindi la possibilità di confrontare e di costruire qualcosa da sé.
Insieme a tutto questo ho apprezzato molto anche l’ambientazione, che (nonostante non sia proprio stata all’altezza delle aspettative) è stata a suo modo efficace: mi è piaciuto il modo di muoversi dei personaggi al suo interno, l’accostamento tra aspetti fin troppo noti e conosciuti e aspetti sempre nuovi, colpi di scena tanto per i personaggi quanto per il lettore.
Tutto ciò, in special modo lo stile, che è di fondamentale importanza nella percezione di un libro, mi hanno reso la lettura piacevole e scorrevole. Non direi mai che questo libro non mi è piaciuto, ma la verità e che non mi ha saputa coinvolgere più di tanto, per vari motivi.
Partiamo dalla trama: certo, ha tutte le caratteristiche di un giallo, ma dovrebbe essere l’elemento più coinvolgente del genere, quello meglio strutturato. Invece qui non è stato così: probabilmente mi aspettavo dettagli più numerosi e più astuti, e un’indagine che il lettore potesse condurre assieme ai personaggi. In realtà la struttura lo rende proprio impossibile e confina il lettore al ruolo di spettatore.
I personaggi dovrebbero essere un altro punto cardine del genere: si dovrebbero presentare come una galleria di personalità e sospetti. Qui i personaggi principali, i buoni, trovano ampio spazio, mentre gli altri sono un po’ costretti nel loro ruolo marginale. In più images (1).jpgnessuno è tratteggiato approfonditamente: ognuno è caratterizzato in modo eccessivo da un tratto o due. A Davide piacciono le belle donne, Marco è disordinato e mangia molto, la Britte sorride, Birnenhause è goffo e ride. E questo succede per tutto il libro. Ho tralasciato la Berta, perché francamente non siamo entrate in sintonia: da un lato è positivo, perché vuol dire che è stata in qualche modo caratterizzata, d’altra parte però è stato snervante. In lei convivono più caratteri stereotipati (e per me insopportabili): è rompiscatole, di mentalità assolutamente chiusa, e sembra a volte non avere sentimenti. on ho trovato in lei neanche quello spirito da investigatrice, ma solo una curiosità da paesana.
Tirando le somme: non sono una grande intenditrice di gialli, ma ne ho letti alcuni, e so apprezzarli per alcuni tratti che qui non ho trovato altrettanto stimolanti. Credo che sarebbe un’ottima lettura da ombrellone, piacevole, con una bella trama, che in fondo resta leggera. Purtroppo non mi ha saputa coinvolgere e analizzandolo credo di aver capito il perché. Potrebbe anche essere che nella costruzione dei personaggi mi sono mancati alcuni elementi del primo capitolo, chissà! 

Tipi strani, gli umani. Sempre ad agitarsi per ogni quisquilia, quando la gioia poteva stare in qualche semino e in un bacio di dama.

Il mio voto:

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L’autrice:
Nicoletta Retteghieri: genovese, laureata in lingue straniere, usa lo pseudonimo di Draky per svolgere la sua attività di cantautrice. Appassionata gastronoma ed enigmista, ha scritto poesie e racconti, in particolare di genere thriller, ha lavorato in radio ed in campo musicale ha preso parte a numerosi spettacoli e inciso i CD “Landemer” e “Violino Violento”. Nel 2003 ha vinto il premio letterario “I Fiumi”, sezione musica. Tiene anche conferenze sempre dedicate alla scrittura ed all’ambito linguistico. Grande collezionista di maialini (ne ha quasi 900), il suo sogno è quello di aprire un museo del maiale. A tale proposito, cerca volonterosi sponsor. 

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