Recensione: Capo Ferro di Nicola Minessi

Ringrazio di cuore la casa editrice EKT Edikit, con cui ho già collaborato in passato, per questa lettura indefinibilmente bella! ❤

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  • Titolo: Capo Ferro

  • Autore: Nicola Minessi

  • Casa Editrice: EKT Edikit
  • Data pubblicazione: Maggio 2016
  • Pagine: 220
  • Genere: Narrativa italiana
  • Trama: Spesso chi arrivava per caso a Capo Ferro decideva di fermarsi per sempre e si univa alla comunità, chi spaccano legna per il fuoco, chi facendo il pane, chi il vino, chi costruendo canali che portavano l’acqua dal Tarasso alle case, chi allevando bestie, chi coltivando la terra, cucendo vesti, mietendo il grano, intagliando, costruendo, riparando… E il paese sopravvisse così, un po’ come era nato, con l’ingegno dell’uomo e la condivisione dei membri della tribù degli homo sapiens, in assoluta solitudine dal resto del mondo. Per questo non deve stupire se quando scoppiò la seconda guerra mondiale, devastando tutto il pianeta e cambiando per sempre la storia dell’umanità intera, a Capo Ferro nessuno venne a saperlo.

Opinione personale:

Sto provando a iniziare questa recensione da circa cinque minuti senza successo: la verità è che vorrei rendere giustizia all’tumblr_nuwhn98oje1rjgrppo1_1280.jpgoriginalità del libro con un esordio all’altezza di quello che vi racconterò, ma ho evidentemente fallito miserabilmente.
Avrei voluto partire da lontano come fa Nicola Minessi, che dal cielo stellato e gli uomini primitivi, fa uno zoom su una scimmia qualunque che poi inaspettatamente darà inizio alla storia, proprio a Capo Ferro. Non so se valga come spoiler, e se così dovesse essere mi scuso, ma dovevo anticiparvelo, perché l’effetto è meraviglioso e fa iniziare la lettura con il piede giusto e il sorriso già pronto sulle labbra.
Capo Ferro  è un posto sperduto, da qualche parte in Italia, un luogo dove le persone vivono isolate dal mondo e da tutto ciò che vi accade, in modo autosufficiente, e anacronistico. Ogni straniero che si trovi a passare da quelle parti, per i motivi più disparati, viene accolto, nutrito, gli viene data una casa, e a poco a poco anche un lavoro.

…e ciò che non ha padroni non è in vendita, si può condividere, con chiunque, perché ciò che non appartiene a nessuno è di tutti.

Io questa storia non so raccontarvela, così in un anteprima, perché è impossibile spiegare cosa ho letto: l’autore traccia un divertente ritratto di una comunità assolutamente fuori dagli schemi, nel modo di parlare, di vestirsi, nelle relazioni sociali, nelle abitudini e tradizioni. Accentua in modo grottesco alcuni tratti, ne deforma altri. Scrive di amori tra persone che non parlano la stessa lingua, da cui nasce un bambino che si esprime mettendo insieme il lessico dei loro due vocabolari più altwood.jpgri. Scrive di vasche giganti in cui si cucina polenta. In una sola parola, lo definirei assolutamente geniale.
La trama raggiunge il suo apice durante la seconda guerra mondiale, in eventi che si collocano a metà tra commedia e tragedia, tanto da essere ancora più imprevedibili: sceglierà la svolta seria o continuerà a collocarsi in bilico?
I personaggi sono un teatro di maschere tutte da ridere e riflettere, vengono da ogni angolo del mondo, ma Capo Ferro è casa loro: ogni storia si intreccia con quella subito prima e subito dopo, ogni passato va a costruire il presente di tutti gli altri.
Ma poi c’è qualcosa che non riesco ad evocare in nessun modo: quell’atmosfera di magia, di distacco dal reale, in cui spazio e tempo diventano relativi, non c’è una percezione certa che sia una. E paradossalmente è lì che emergono i valori più reali: quelli dell’amicizia e della solidarietà; dell’altruismo disinteressato, di un senso comunitario coronato dalle ultime pagine. Tutto sta tra il detto e il non detto, tutto si scontra con l’assurdità di una download.jpgguerra mondiale vista da questa prospettiva.
C’è di tutto: colpi di scena, amore, ironia e risate, avventure, un po’ di storia, un po’ di tutto quello che ho già detto. Tanti controsensi, paradossi che poi alla fine sono i mezzi più efficaci per far comprendere un messaggio appieno, perché te lo fanno avvertire e intuire con forza ancor prima di rendersene conto davvero. E se poi ci rifletti avverti tutto.
Non lo so come spiegarvi questo libro, e continuo nel frattempo ad essere ripetitiva, poco professionale e lamentosa. Ma la verità è che per capire dovreste leggerlo.
Vi farà trovare in un’altra dimensione, vi farà sorridere, ridere, resterete perplessi. Alcune cose non le capirete, ma in un’atmosfera così assurda e più reale del reale, vi piacerà non capirle. (Si veda il discorso del Griso qui riportato)
E poi vi dispiacerà lasciare Capo Ferro, perché anche voi vorreste non dover mai andare via.

Ferma là lupotti! Succeduto tutto così rapidissimamente, si deve stà muttu attenziuni di non incasinà la matassa che l’è già ingarbugliosa. La Isidona l’è prigioniera del compar di quistu cacafuoco, chillu che tienu la faccia da babao. Che Gavetta nun dice nigot ma sapom che cià l’amor che trivella il suo corazon. Ma con chesto chè, el magna tabacco, anche noialtri ora tenimmo un bel casotto per colpa di sticazz di crukki, già quasi che questu qua mi voleva sbogiare la bogia col pistolù.

Il mio voto:

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L’autore:
Nicola Minessi: nasce a Brescia nel maggio 1972. L’amore incondizionato per musica e letteratura si manifesta in lui già in fanciullezza e in età adulta si sintetizza nel cantautorato. Pubblica due album (Addosso 2009 – Lina voglio ucciderti 2013), scritti, cantati e suonati interamente da lui. Dopo essersi esibito dal vivo avvalendosi dei servigi di musicisti di livello internazionale, approfondisce l’esperienza della scrittura maturata nel redigere i testi delle sue canzoni. Si dedica alla narrativa scrivendo racconti brevi e caricature fantasiose di vita quotidiana. Con una di queste (Lettera al direttore) vince nel 2014 il Concorso Letterario Scrivimi una storia dell’associazione culturale Don Chisciotte. Capo Ferro è il suo primo romanzo.

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