Recensione: La coscienza di Zeno di Italo Svevo

Mi scuso davvero per l’assenza così prolungata: ho un paio di recensioni da scrivere, tante uscite da presentarvi, una pila infinita di libri da leggere… Intanto comincio da questa bozza che mi aspetta da mesi ❤

La coscienza di Zeno

  • Titolo: La coscienza di Zeno

  • Autore: Italo Svevo

  • Casa Editrice: Giunti
  • Data pubblicazione: 1923
  • Pagine: 413
  • Genere: Narrativa italiana
  • Trama: Nato come forma teraupetica suggerita da un medico, l’auto-racconto di Zeno percorre le tappe di una vita malata, attraverso la lotta contro il fumo, la morte di un padre colpevolizzante, la storia di un matrimonio senza amore, di un adulterio appassionante e infelice, di un’iniziativa commerciale disastrosa. La coscienza di Zeno è uno dei grandi romanzi del Novecento: come Joyce, Musil, Kafka, Italo Svevo affonda qui nelle più oscure e dolorose regioni dell’incertezza umana, per poi risalire alla quieta consapevolezza del “male di vivere”.

Opinione personale:

tumblr_lwnsezEjP31qenrdgo1_1324764580_coverIl programma di letteratura italiana del quinto superiore è, per i lettori, un divertimento più che un obbligo scolastico: i romanzieri sono tanti e interessanti e il tutto diventa l’occasione perfetta per leggere, sapendone il più possibile e capendo molte cose in più. Il problema è che tra le mille letture da fare, non ho avuto il tempo di approfondire il programma così tanto. Ma La coscienza di Zeno, che spiccava nella mia libreria, ed era nel mio immaginario conosciuta solo come qualcosa che ha a che fare col fumo, è stata la lettura prescelta. 

L’amore sano è quello che abbraccia una donna sola e intera, compreso il suo carattere e la sua intelligenza.

Zeno è un inetto, uno dei tre creati dalla penna di Italo Svevo: un inadatto a vivere che si trova in difficoltà negli schemi sociali che lo circondano. In terapia dal dottor S., causa credersi continuamente malato, non come un ipocondriaco, ma ad un livello ancora più psicologico, gli viene prescritto di raccontare la sua vita, cercando le cause della sua malattia (altrimenti definibile come inettitudine). Racconta di suo padre e di sua madre, del suo rapporto con il fumo, del suo amore per Ada e del suo matrimonio con sua sorella, del rivale/amico Guido… Racconta con un filtro psicologico particolare tutto ciò che ha vissuto, dilatando e costringendo il tempo nei suo ritmi personali, modificando gli eventi, giustificandoli.
Zeno è un signor personaggio, è fantastico. E Svevo è un artista brillante. Dal momento in download (15)cui ho finito il libro ho cercato di immaginare come avrei potuto spiegare ciò che tanto avevo amato. Secondo me non si può, ma ci provo. Per pagine io sono stata Zeno, in tutto e per tutto, con un’immedesimazione perfetta e profonda. Sono stata dietro ai suoi occhi mentre guardava Ada, dentro la sua mente mentre progettava quell’ultima sigaretta e l’ultima dopo. Ho riflettuto insieme a lui, convinta delle giustificazioni (o scuse assurde) che mi stavo dando. Davvero una cosa bellissima: afferrare tutta la complessità di quella persona, tutti i meccanismi quasi folli che si muovono nella sua mente, senza poterseli spiegare, proprio come fossero i propri.

Curioso come si ricordino meglio le parole dette che i sentimenti che non arrivarono a scuotere l’aria.

Poi sì, certo che la storia è interessante, che ci si chiede come andrà a finire. Certo che gli altri personaggi visti dagli occhi di Zeno sono divertenti, angelici se nelle sue grazie, brutti se non e patetici se nei loro confronti c’è risentimento o voglia di vendetta. Certo che lo stile di Svevo è stato una piacevole scoperta. Ma a me ciò che piaciuto di più ve l’ho detto.
Poi, subito dopo (tempismo perfetto) abbiamo parlato in classe del tema della malattia/sanità, in relazione anche alla guerra, in cui Zeno sembra trovare il suo riscatto.
Ma il tema di una vita insoddisfatta a me è arrivato con più intensità, una vita vissuta strana, spigolosa, quasi casuale.
Ho allungato la lista dei libri da leggere aggiungendo gli altri di Svevo. E consiglio a voi, se non lo avete fatto di leggere questo (se lo avete letto commentate!). Perché dà uno scorcio del novecento dell’ansia, piacevole e davvero davvero geniale.

Allorché la rondinella comprese che per essa non c’era altra possibile vita fuorché dell’emigrazione, essa ingrossò il muscolo che muove le sue ali e che divenne la parte più considerevole del suo organismo. La talpa s’interrò e tutto il suo corpo si conformò al suo bisogno. Il cavallo s’ingrandì e trasformò il suo piede. Di alcuni animali non sappiamo il progresso, ma ci sarà stato e non avrà mai leso la loro salute. Ma l’occhialuto uomo, invece, inventa ordigni fuori del suo corpo e se c’è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa. Ed è l’ordigno che crea la malattia con l’abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice. Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un più ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli proba di parassiti e malattie.

Il mio voto:

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L’autore:
Italo Svevo: pseudonimo di Aron Hector Schmitz, fu uno scrittore e drammaturgo italiano, autore di tre romanzi (Una vita, Senilità e La coscienza di Zeno), numerosi racconti brevi e opere teatrali.  

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