Happy Valentine’s Day: Le storie d’amore che mi hanno fatta innamorare

Buon San Valentino a tutti ❤
Spero che passiate una felice e bella giornata in compagnia delle persone che amate! Nel frattempo io ho pensato di pubblicare un articolo a tema per parlarvi delle nove storie d’amore che mi hanno fatta innamorare. Premetto che non sono in ordine perché non avrei saputo scegliere e che non ho scelto solo storie esclusivamente d’amore. D’altra parte però non mi sembrava il caso di mettere in questa lista, per esempio, Lily e James Potter, che adoro, ma senza un apparente storia effettivamente narrata. Quindi ecco a voi le dieci coppie che ne sono venute fuori. Fatemi conoscere le vostre.
Enjoy ❤

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Theodore Finch e Violet Markey

da Raccontami di un giorno perfetto di Jennifer Niven

Due studenti del liceo, lui eccentrico, brillante, fuori dagli schemi; lei ex normalissima ragazza, ora immersa del dolore per la morte di sua sorella. Si conoscono sul tetto della scuola. Mi hanno fatta piangere, ridere e sperare con tutta me stessa. Theodore è uno di quei personaggi che non scordi più, perfetti, uno di quelli che Violet un po’ la invidi e un po’ la ami perché anche Theodore la ama. La loro storia è salvezza e distruzione insieme, è incredibilmente dolce e delicata, e allo stesso tempo è travolgente e fuori dagli schemi. Si trova, nel vero senso della parola tra l’eccitazione vitale e la disperazione della morte. 

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All’improvviso non ho più voglia di sentire Charlie o Brenda parlare di Violet, voglio tenermela tutta per me, come il Natale di quando avevo otto anni – all’epoca in cui il Natale era ancora una bella cosa – quando ricevetti in regalo la mia prima chitarra, che battezzai Proprietà privata perché fosse chiaro che nessuno poteva toccarla tranne me.


Heathcliff e Catherine

da Cime tempestose di Emily Brontë

Tutti li conoscono, almeno di nome, ma se non li avete letti, fatelo. Heathcliff viene adottato dalla famiglia di Catherine quando entrambi erano piccoli. Crescono insieme, innamorati l’uno dell’altra. Il loro è però un amore impossibile, incredibilmente forte e inspiegabile, e altrettanto carico di sofferenza. È pieno di orgoglio, di schemi sociali, di rimpianti. Di tantissimi rimpianti e cose non dette. Ovviamente è coinvolgente fino all’inverosimile, fino a mangiarsi le mani per i rimorsi (i loro).

Le mie grandi sofferenze in questo mondo sono state quelle di Heathcliff, e le ho viste e vissute tutte fin dal principio; il mio pensiero principale nella vita è lui. Se tutto il resto morisse, e lui rimanesse, io continuerei ad esistere; e se tutto il resto continuasse ad esistere e lui fosse annientato, l’universo si trasformerebbe in un completo estraneo: non ne sembrei parte. – Il mio amore per Linton è come il fogliame nei boschi: il tempo lo cambierà, ne sono consapevole, come l’inverno cambia gli alberi. Il mio amore per Heathcliff somiglia alle rocce eterne che stanno sotto quegli alberi: una fonte di piacere ben poco visibile, ma necessaria. Nelly, io SONO Heathcliff! Lui è sempre sempre, sempre nella mia mente: non come una gioia, non più di quanto io lo sia per me stessa, ma come il mio stesso essere. Quindi non parlare più di separazione: non è possibile.


Beatrice e Alfredo

da Il Rumore dei tuoi passi di Valentina D’Urbano

Nella Fortezza, li chiamavano i gemelli, sono cresciuti insieme, difendendosi e ferendosi, curando e sfruttando le reciproche ferite. Sono amore e amicizia insieme, sono l’appartenenza totale, la gelosia. Sono praticamente venti litri di lacrime versate sulle loro debolezze e fragilità, e poi un enorme nonostante tutto, perché le loro vite sono indissolubilmente legate. E poi c’è la natura di questo legame, che sembra a tratti malato, a tratti l’unica salvezza.

il rumore dei tuoi passi

Volevamo ammazzarci. Io non avevo mai odiato nessuno come odiavo lui in quel momento. E non avevo mai amato nessuno come sentivo di amare lui in quell’istante.


Bella Swan e Edward Cullen

dalla saga Twilight di Stephenie Meyer

Sì, ho letto per anni l’intera saga di Twilight e riletta ancora di più, e nonostante quante se ne dicano sulla sua credibilità e serietà, la trovo una bellissima storia d’amore, e un bellissimo fantasy. Mi sembra quasi inutile ricapitolare la trama, ma mi piace riflettere sul modo in cui insegna ad oltre gli ostacoli, i sacrifici, l’amore incondizionato e mai egoista. Poi almeno io, dal mio canto, non ho trovato mai banale nulla di ciò che c’è dentro i quattro libri, dalla trama alla coppia stessa. C’è l’amore che diventa ammirazione, anche nei difetti dell’altro. Che poi non ha mai avuto importanza che Jacob fosse infinitamente più bello, per me non c’era alternativa!

Prima di te, Bella, la mia vita era una notte senza luna. Molto buia, ma con qualche stella: punti di luce e razionalità…  Poi hai attraversato il cielo come una meteora. All’improvviso, tutto ha preso fuoco: c’era luce, c’era bellezza. Quando sei sparita la meteora è scomparsa dietro l’orizzonte e il buio è tornato. Non era cambiato nulla, ma i miei occhi erano rimasti accecati. Non vedevo più le stelle. Niente aveva più senso.


Henry DeTamble e Clare Abshire

da La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo di Audrey Niffenegger

Non credo di avervi mai parlato di questo romanzo, io stessa non ci pensavo da tanto, ma mi è tornato in mente automaticamente quando ho pensato alle coppie più belle di cui avessi letto. Henry ha la capacità di saper viaggiare nel tempo, e questi viaggi lo portano sempre da sua moglie, bambina, ragazza, donna. È difficile da spiegare, perché nella realtà lui conosce già sua moglie, ma nei suoi viaggi va dalla lei che non lo ha ancora mai incontrato, eppure nel momento del loro primo incontro nel presente, lei lo conosce già, ma lui no. Non so se si capisce, ad ogni modo è una storia fantastica, e qui davvero che non si può dire cosa è destino, cosa inevitabile. Un sentimento che sfida passato, presente e futuro (sì, anche il futuro)! (Anche il film è molto bello, ma ovviamente vi consiglio il libro)

«Non mi hai ancora dimostrato di essere vero» dice.
«Nemmeno tu.»
«Perché, ne dubiti?» mi domanda sorpresa.
«Magari ti sto sognando. Magari mi stai sognando tu; magari esistiamo soltanto nei nostri sogni e ogni mattina al risveglio ci dimentichiamo completamente l’uno dell’altra.» 


Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti

da Romeo e Giulietta di William Shakespeare

Nell’immaginario collettivo rappresenta l’amore impossibile per eccellenza, e credo che sia stata la prima di numerosissime storie e romanzi dei secoli che l’hanno seguito. Non credo di essere in grado di spiegare la grandezza di una tragedia che viene letta e amata da tutto questo tempo, ma posso dirvi che a me piace, leggerla, guardarla al cinema o a teatro, perché è un’unione perfetta di un giovane amore ingenuo che proprio perché primo si stupisce della sua grandezza, e di una passione forte universale. E poi c’è quella fatalità crudele, quel destino avverso…

Amore mio, mia sposa! La morte, che ha gia succhiato il miele del tuo respiro, nulla ha potuto sulla tua bellezza. Ancor sulle tue labbra e le tue guance risplende rosea la gloriosa insegna della bellezza tua: su te la Morte non ha issato il suo pallido vessillo… Tebaldo, tu che te ne stai là in fondo nel tuo bianco lenzuolo insanguinato, qual maggiore tributo posso renderti che spezzare con questa stessa mano che ha spezzato la tua giovane vita quella dell’uomo che ti fu nemico? Perdonami, cugino!… O mia Giulietta, perché sei tanto bella ancora, cara? Debbo creder che palpita d’amore l’immateriale spettro della Morte? E che quell’aborrito, scarno mostro ti mantenga per sé qui, nella tenebra, perché vuol far di te la propria amante? Per paura di questo, io resterò per sempre accanto a te e non mi partirò mai più da questo palazzo della scura notte. qui, qui, voglio restare insieme ai vermi, tue fedeli ancelle, qui fisserò l’eterno mio riposo, qui scrollerò dalla mia carne stanca il tristo giogo delle avverse stelle. Occhi, guardatela un’ultima volta, braccia, stringetela nell’ultimo abbraccio, o labbra, voi, porta del respiro, con un bacio puro suggellate un patto senza tempo con la morte che porta via ogni cosa. Vieni, amarissima mia scorta, vieni, mia disgustosa guida. E tu, Romeo, disperato nocchiero, ora il tuo barco affranto e tormentato dai marosi scaglia contro quegli appuntiti ronchi a sconquassarsi… Ecco, a te, amor mio! Bevo al mio amore! O onesto speziale! Il tuo veleno è rapido, e così, con un bacio, io muoio.


Augustus Waters e Hazel Grace Lancaster

da Colpa delle stelle di John Green

A me, Colpa delle stelle, non era piaciuto tanto quanto volevo. Voglio dire, avevo delle aspettative così alte che niente sarebbe bastato, ne avevo sentito parlare troppo e troppo bene, e dalla trama mi aspettavo qualcosa di più. Nonostante questo, non posso dimenticare quel momento in cui, su una sdraio in spiaggia piangevo a singhiozzi incurante di tutto il resto del mondo. Che cosa posso dire, John Green è stato crudele, nel costruire la vicenda sicuramente, ma soprattutto nelle parole, nelle metafore. Geniale e spietato. Micidiale nell’unire una normale storia d’amore tra due adolescenti, con le loro speranze, debolezze, passioni, e una cosa più grande di loro che li condiziona e li tiene prigionieri. E poi la sensibilità dell’accettazione…no davvero, potrei piangere ancora. (PS Ho riletto quel pezzo e ho pianto)

Non posso parlare della nostra storia d’amore, quindi vi parlerò di matematica. Non sono un matematico, ma una cosa la so: ci sono infiniti numeri tra 0 e 1. C’è 0,1 e 0,12 e 0,112 e una lista infinita di altri numeri. Naturalmente c’è una serie infinita di numeri ancora più grande tra 0 e 2, o tra 0 e un milione. Alcuni infiniti sono più grandi di altri infiniti. Ce l’ha insegnato uno scrittore che un tempo abbiamo amato. ci sono giorni, e sono molti, in cui mi pesano le dimensioni della mia serie infinita. Vorrei più numeri di quanti è probabile che ne vivrò, e Dio, voglio più numeri per Augustus Waters e per me di quelli che ci sono stati concessi. Ma Gus, amore mio, non riesco a dirti quanto ti sono grata per il nostro piccolo infinito. Non lo cambierei con niente al mondo. Mi hai regalato un per sempre dentro un numero finito, e di questo ti sono grata.


Louisa Clarks e Will  Traynor

da Io prima di te di Jojo Moyes

Sono giorni che ripenso a Io prima di te, perché è uscito il trailer, che ovviamente ho guardato piangendo (in questo articolo sto confessando di piangere fin troppo spesso), e non vedo l’ora che esca il film a Giugno. Okay, è uno dei miei libri preferiti, è più di una storia d’amore, molto di più. Ogni volta che lo leggo, anche quando lo apro solo per qualche pagina, mi motiva a vivere la vita, ad allargare gli orizzonti, a dare il meglio di me e capire anche il meglio degli altri. E poi questo libro ha una capacità allucinante di rendere empatico il lettore, di farlo entrare nei dolori di Will e nel cuore buono di Louisa. E loro sono capaci di prendere il meglio dell’altro, di migliorare sé stessi e migliorarsi a vicenda. E tutto questo è incredibilmente triste, ingiusto, ma anche bellissimo.

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Il tempo rallentò, e si fermò. Eravamo soltanto noi due. Io sussurravo nella stanza vuota inondata di sole. Will non diceva molto. Non interveniva, non faceva commenti ironici né mi prendeva in giro. Di tanto in tanto annuiva, il capo contro il mio, e mormorava o emetteva un debole suono, forse per esprimere compiacimento davanti a un altro piacevole ricordo.
«Sono stati i sei mesi più belli di tutta la mia vita» gli dissi.
Seguì un lungo silenzio.
«Guarda caso, Clark, è stato lo stesso anche per me.»


Tori Spring e Michael Holden

da Senza Nuvole di Alice Oseman

Dulcis in fundo, questa non è una storia d’amore. Eppure eccoci qua, perché Tori e Michael sono fantastici, perfetti da soli e ancora di più insieme. Poi è una lezione di vita, la loro storia, un’educazione all’affetto vero e autentico, di cui comunque non si può fare a meno, perché ci sono due pezzi che combaciano perfettamente. La grandezza di questo libro sta anche e soprattutto in quello che c’è oltre loro due, in ogni singolo personaggio messo a nudo nelle sue debolezze. Ma Michael è il capolavoro massimo, è un po’ me e quindi lo adoro. E Tori è tantissime persone che conosco. Ognuno di loro dovrebbe trovare il suo Michael.

Senza nuvole

-Ti ho cercato.- dico. Non riesco a percepire più gran parte del corpo.
Per qualche ragione, mi mette le mani sulle guance, si sporge e dice:
-Tori Spring, io ti cerco da sempre.

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