Teaser Tuesdays #37

Ho da poco terminato Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini, e mentre rifletto su quello che mi ha lasciato e decido se recensirlo o meno, ho deciso di leggere un libro che mi ha regalato tempo fa mia madre. Non è molto nuovo, anzi: è stato pubblicato nel 1997 (anno della mia nascita, tra l’altro), però devo dire che mi sta già piacendo: il merito è tutto dello stile, semplice ma coinvolgente. Mi dispiaceva lasciarvi con uno spezzone piccolo, quindi per darvi un’idea, ho scritto un po’ più del solito!

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•Prendi il libro che stai leggendo
•Aprilo in una pagina a caso
•Condividi un breve spezzone di quella pagina (“Teaser”)
•Attento a non fare spoiler!
•Riporta anche il titolo e l’autore così che i tuoi lettori possano aggiungere il libro alla loro wishlist se sono rimasti colpiti dall’estratto

Sto leggendo Il buio dentro di Suzanne Berne:

Il buio dentroMia madre e le sue sorelle apparivano all’interno di queste storie come una confraternita femminile allegra e vendicativa: Fran, Claire, Lois e Ada, le fantastiche ragazze Mayhew – buffe, sfacciate, compassionevoli e senza scrupoli, una piccola banda in gonnella. Le Ragazze Mayhew, così io pensavo a loro. Come al titolo di un libor.
Erano tutte molto alte, il che forse può spegare perché i colpi bassi fossero il loro forte. “Grande così” dicevano, tenendo l’indice e il pollice della mano a pochissimi centimetri di distanza, quando passava qualche mascalzone. Stava a lui decidere se quel gesto stesse a indicare una sua certa parte anatomica o più in generale la personalità. 
Nelle mie fantasie le Ragazze Mayhew sono sempre vestite di un nero monacale, con gonne alle cabviglie, candide camicie e seducenti dècolletè di vernice nera col tacco. Mettono il rossetto, ma la loro biancheria intima è tagliata e cucita dalla madre recuperando vecchie federe di lino. Fumano sigarette e buttano lì frasi fatte come “ehilà, papino” e “ci si vede”. E tuttavia prendono ottimi voti in latino declamando Virgilio nella vasca da bagno e scrivono “panis” al posto di “pane” sulla lista della spesa; si interrogano spesso a vicenda sulle coniugazioni dei verbi mentre si strappano le sopracciglia con la pinzetta. Come mia nonna, da bambina io facevo fatica a separare una zia dall’altra. Nelle storie che narrava mia madre, non esisteva di fatto alcuna separazione.

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