Giveaway + Intervista all’autore: A un passo dalla vita di Thomas Melis

Finalmente è arrivato il momento di pubblicare questo articolo: non vedevo l’ora! 
Con i libri in paradiso organizza il suo primo giveaway: il premio è una copia ebook del bellissimo libro di Thomas Melis, A un passo dalla vita. Qui trovate la mia recensione. In più, ho avuto l’opportunità di intervistare l’autore, che ringrazio di cuore per la disponibilità nell’organizzazione, per il suo libro in palio e per tutto.
A un passo dalla vita è stata per me una bellissima lettura, perfetta sia per la trama che per tutta la riflessione che fa nascere. Credo che sia davvero una storia che meriti di essere conosciuta e letta. E non vado avanti, perché sarei capace di scrivere una seconda recensione! Preferisco lasciarvi alle parole dell’autore, convinta che sapranno presentarvi A un passo dalla vita, meglio di quanto io possa mai fare. Inoltre leggere queste risposte è stato molto interessante, per me, credo che chiarisca per chi ha già letto il libro, e incuriosisca per chi non lo ha ancora fatto. E soprattutto fa conoscere uno scrittore davvero meritevole. E poi, su Amazon è disponibile gratuitamente lo spin off Platino Blindato, che si legge in pochissimo, ma potrebbe davvero aprirvi le porte di un’avventura fantastica.
Buona lettura, e vi aspetto più giù per il giveaway! ❤


Thomas Melis è nato a Tortolì, in Sardegna, nel 1980. Ha studiato presso le Università di Firenze e Bologna concludendo il suo percorso accademico nell’anno 2008. Nella vita si occupa di progettazione su fondi comunitari e consulenza aziendale per lo sviluppo. Ha collaborato con diverse riviste on line, dedicandosi alle analisi degli scenari internazionali e della politica interna. Per Lettere Animate Editore ha pubblicato A un passo dalla vita, il suo romanzo d’esordio, e lo spin off Platino Blindato. 

Ciao Thomas, ti ringrazio per aver accettato di organizzare con me questa intervista e giveaway, benvenuto!
Grazie a te per avermi voluto ospitare nel tuo blog e un grande saluto a tutti i tuoi lettori.

Cominciamo a parlare un po’ di te come scrittore: cos’è per te la scrittura? Che ruolo
ha nella tua vita e coFoto Intme è cominciata?

La scrittura è il modo attraverso cui cerco di esprimere dei concetti complessi che non sarei in grado di comunicare solamente
attraverso le parole. La scrittura è riflessione, meditazione, elaborazione, tutti elementi che permettono a un’idea di assumere una struttura e un senso che spesso si perde in questo mondo fatto di rapidità e momenti rubati ad altre attività. Per me è cominciato tutto quando ero bambino e leggevo le storie dai libri e dai fumetti che i miei genitori mi compravano, anche io volevo crearne una mia, da lì è nato tutto. Poi sono venuti lo studio universitario e il lavoro in un campo molto legato alla scrittura – quello della consulenza aziendale e istituzionale. Queste esperienze hanno completato il mio percorso formativo, fornendomi gli strumenti tecnici e cognitivi per scrivere un romanzo come A un passo dalla vita.

Quali sono state le speranze realizzatesi dopo la pubblicazione e quali le delusioni? E’ accaduto tutto come lo avevi immaginato?
In realtà non sapevo cosa aspettarmi quando ho pubblicato, è stato un momento stranissimo che ho vissuto praticamente in solitudine visto che non avevo parlato quasi a nessuno di questa possibilità. Sapevo solo che inizialmente il libro sarebbe uscito solo in formato e-book. Un giorno, nell’ottobre dello scorso anno, ricevetti una mail da parte di Roberto Incagnoli di Lettere AniFoto Promo mate – il mio editore – che diceva: il tuo romanzo è on line. Fu una notizia che mi colse totalmente di sorpresa. Misi il mio nome su google e visualizzai la copertina del romanzo: una sensazione indescrivibile. Sono poi arrivate tante altre soddisfazioni: le ottime recensioni, il successo di pubblico, i primi posti nelle classifiche di vendita e, infine, la pubblicazione in formato cartaceo, che poi è il vero sogno di qualsiasi scrittore. Per altro, ho la fortuna di poter dire di non aver vissuto particolari delusioni. Magari ogni tanto arriva qualche recensione meno entusiasta, ma sono cose che fanno parte del gioco, sono una parte molto piccola della vicenda e soprattutto non cancellano tutto il resto.

Il personaggio principale di A un passo dalla vita, Calisto, è ovviamente quello di cui viene tratteggiata al meglio la personalità, in un quadro di forte dissidio interiore. Quanto c’è di te in lui? E quanto negli altri personaggi?
A parte la vicinanza anagrafica e la comune appartenenza alla cosiddetta generazione perduta non c’è molto di me in Calisto e negli altri personaggi. Il tratto che possiamo condividere è una certa disposizione cinica e disillusa nei confronti della vita, nel loro caso propriamente nichilista, riassumibile nel concetto hobbesiano di Homo Homini Lupus: l’uomo è un lupo per i proprio simili, l’uomo è disposto a diventare predatore verso i propri simili se questo serve a raggiungere i propri scopi. Questo modo di pensare alle cose, estremamente diffuso tra chi è nato in quegli anni, è parte fondamentale del messaggio del romanzo, quindi ho voluto utilizzarlo per caratterizzare parte dei personaggi principali. Certo, c’è il rovescio della medaglia, rappresentato da altri personaggi che affrontano la vita in modo opposto e inconciliabile con questa Weltanschauung, ma questa parte del romanzo mi piacerebbe fossero i lettori a scoprirla.

L’immagine della società moderna che traspare dal tuo racconto è piuttosto pessimista. A cosa è dovuta questa visione? E soprattutto quale pensi che sia la soluzione?
Il quadro della società che traspare dal romanzo è frutto dei dati oggettivi che i giornali, la televisione e le pubblicazioni specializzate non fanno che fornirci ininterrottamente: che altra immagine avrebbe potuto emergere? Facciamo solo un paio di considerazioni: viviamo in un mondo in cui la speculazione finanziaria domina l’economia, impone l’agenda economica globale, spesso distruggendo posti di lavoro, e finendo per determinare la vita degli individui. In questo contesto s’inserisce l’Italia, un paese con un criminalità organizzata che fattura ogni anno 180 miliardi di euro – la Romania, uno stPlatino blindatoato con 20 milioni di abitanti arriva appena a 200 –, con una classe politica impotente, se non connivente, e con una popolazione giovane che per 30 anni a dovuto assistere a questo spettacolo deprimente senza nessun tipo di guida morale capace di emergere in mezzo alla corruzione e al malaffare. Poi c’è la vita di ogni giorno. Per dire, il fatto che un trentenne di oggi possieda una ricchezza netta media del 49% inferiore a quella di un trentenne del 1993 non è una trovata narrativa di A un passo dalla vita: è quanto dicono i risultati di una ricerca dell’Università Luiss di Roma. Per queste motivazioni, se mi chiedi la possibile soluzione, non saprei darti una risposta, credo che la responsabilità di trovarla ricada su chi prende le decisioni in questo mondo. Io posso solo cercare di darmi da fare perché le cose vadano al meglio nella mia piccola realtà.

Cosa ti ha spinto a scegliere come sfondo, e anche di più, per la tua storia, il narcotraffico?
Anche in questo caso mi sono basato sull’osservazione della realtà. A quanto ci dicono osservatori qualificati come il magistrato Nicola Gratteri o studiosi del fenomeno come Roberto Saviano, il narcotraffico è ormai, per quantità di denaro creata e inserita nelle transazioni, un ingranaggio imprescindibile di questo grosso mercato finanziario globale di cui parlavamo. I soldi del narcotraffico creano ricchezza dalla ricchezza, ungono ruote e pagano corpose parcelle professionali. Il narcotraffico in Europa è gestito in gran parte dalla criminalità organizzata italiana, non mi riferisco alla vendita in strada (e ci sarebbe da dire anche su quella) ma ai grandi numeri, all’ingrosso. Nella situazione di crisi generale che è esplosa nel settembre 2008, con una disoccupazione giovanile ai massimi dalla Grande Depressione del 1929, può diventare molto realistico pensare che personaggi privi di scrupoli e che non credono in niente come Calisto possano scegliere quel tipo di strada per ottenere la ricchezza che ritengono di meritare. Del resto nulla s’inventa: è di agosto la notizia di un gruppo di imprenditori dell’area di Firenze arrestati perché avevano cercato di porre rimedio alla crisi delle loro aziende attraverso il narcotraffico. Ovviamente, come quest’ultimo esempio dimostra, certe scelte si pagano, e il male non è mai una soluzione.

Oltre allo spin off già pubblicato, Platino blindato, hai intenzione di dare un ulteriore seguito alla storia o magari di focalizzarti ancora su altri personaggi?
Partendo dal presupposto che si tratta di un discorso molto prematuro, scrivendo la storia ho cercato di lasciare delle porte aperte per un eventuale seguito e per lo sviluppo di altri personaggi secondari. A dire la verità ho una mezza idea che mi frulla per la testa da un po’, ma è troppo presto ancora, anche perché se mai decidessi di realizzarla dovrei impegnarmi al massimo per creare una storia che mantenga – almeno ai miei occhi – il livello dell’originale. Vorrei prima cimentarmi con qualcos’altro, magari relativo alla mia terra, la bella e malinconica Sardegna su cui tanto ci sarebbe da scrivere.

Il tuo romanzo è molto descrittivo e spinge il lettore ad immaginare ogni dettaglio, come se stesse guardando un film. Ecco, se A un passo dalla vita dovesse diventare un film, come immagini il cast? Scusa se mi concentro sui personaggi, ma sono un dettaglio che amo nei romanzi.
Questa è una domanda difficile! Se devo stare al gioco ti dico che penso preferirei avere attori italiani per questo ipotetico film… Dunque, vediamo un po’, la parte di Calisto la darei a un giovane attore come Alessando Borghi, ora al cinema con il film Non essere cattivo. Il Secco invece potrebbe essere Claudio Santamaria, mentre il Principe lo immagino con il volto di Daniele Liotti de Il Capo dei Capi. Per i ruoli femminili vedrei bene Miriam Leone, nella parte di Tati, e Cristiana Capotondi in quello di Holli. Fabrizio Ferracane, di Anime Nere, potrebbe essere Liggio e, infine, per il Commissario Cattani, concedetemi Michele Placido di cui una storica interpretazione ha ispirato nome e personaggio.

Voglio chiedere il tuo parere su un tema molto importante nel mondo attuale dell’editoria: il self-publishing. Molti ricorrono a questo tipo di pubblicazione, ma tu hai scelto la via “classica”. Cosa ne pensi? L’hai mai presa in considerazione?
Nella situazione di graA un passo dalla vitave crisi del mercato editoriale italiano, il self publishing è una grande risorsa per chiunque voglia pubblicare senza prestarsi ai ricatti di quell’enorme piaga che è l’editoria a pagamento. Detto questo, ci sono alcune osservazioni un po’ più critiche da fare: il self publishing non deve diventare un escamotage per pubblicare qualsiasi cosa. Bisogna riflettere bene sul valore della propria opera e sulla presenza o meno delle qualità per immetterla sul mercato, e questo spesso non accade. Proprio per evitare errori simili ho scelto di percorre la strada tradizionale e di affidarmi a una casa editrice. Mi è servito molto esordire sotto la guida di professionisti del mercato, e sicuramente non sarei stato pronto ad affrontare quest’avventura affidandomi al livello inesistenze di esperienza che avevo al principio. Ecco, direi che il self publishing è uno strumento più adatto a coloro che hanno già pubblicato con una CE e hanno una conoscenza più approfondita del mercato editoriale.

Da lettrice, ma anche da inesperta del tuo genere, non posso non chiedertelo: quali sono gli autori che ami leggere, e quali di questi ti hanno ispirato nella scrittura?
La mia attività di autore, e di lettore ancora prima, è stata profondamente influenzata da due pilastri del cosiddetto New Italian Epic: il Collettivo Wu Ming e Giancarlo De Cataldo. Dalle loro opere – soprattutto da 54 dei primi e dalla trilogia Romanzo Criminale/Nelle mani giuste/Suburra, del secondo – ho tratto gran parte dell’ispirazione, sia a livello tecnico sia a livello di contenuti, per costruire il mio romanzo. Gli elementi a cui ho attinto, innanzitutto, fanno riferimento al loro modo di analizzare la contemporaneità, nei suoi elementi criminali, per quanto riguarda De Cataldo, e in quelli sociali, per il Wu Ming. A questi autori sono debitore di un modello narrativo basato sull’utilizzo di un linguaggio meticcio, su un codice comunicativo aperto, arricchito da termini gergali, vernacolari e slang, una tecnica che caratterizza entrambi, così come l’inserimento di elementi extratestuali (per es. articoli di giornale, estratti di lettere o documenti, etc.) studiati per completare e arricchire la narrazione. Un grande ringraziamento lo devo poi ad alcuni autori più marcatamente noir, come Massimo Carlotto, in Italia, molto attivo nel racconto della criminalità moderna e della sua penetrazione nell’economia legale, oppure Don Wislow, un maestro nelle storie di narcotraffico ai suoi livelli più elevati. C’è infine un altro libro che ha ispirato A un passo dalla vita, e questa è la prima volta che lo menziono: si tratta di Brucia la città di Giuseppe Culicchia. Questo romanzo racconta una storia simile a quella di Calisto ma da una prospettiva diversa, dalla prospettiva sociale dei suoi clienti, quelli ricchi da sempre. Se Calisto è il parvenu che cerca l’ascesa sociale attraverso il narcotraffico, i personaggi di Culicchia sono invece altolocati patrizi che utilizzano soggetti come lui per i loro lavoretti sporchi. Una visione speculare di un certo spaccato di società e di quei suoi componenti che, pur trovandosi socialmente gli antipodi, abitano gli stessi luoghi”.

Un consiglio che ti senti di dare a tutti gli aspiranti autori?
Il consiglio principale che mi sente di dare è quello di non avere fretta: non avere fretta di spedire alle case editrici, non avere fretta di pubblicare il romanzo, non avere fretta di vedere grosse vendite. La fretta è spesso una cattiva consigliera e in un mondo come quello editoriale, basato su tempi biblici e sulla sostanziale impotenza degli aspiranti autori, la fretta può compromettere il destino di un lavoro potenzialmente di successo e di conseguenza quello del suo autore.


E ora passiamo al giveaway!

Giveaway

Avete tempo per iscrivervi da oggi 16 Settembre, fino a Sabato 26 Settembre

Per partecipare
È NECESSARIO:

-Iscriversi al blog (potete farlo anche tramite email, quindi non è un problema non avere un blog!).
-Seguire il profilo dell’autore, Thomas Melis, su Twitter (Ovviamente questo potete farlo solo se avete Twitter).
-Commentare questo post, confermando la vostra partecipazione, comunicando il vostro nome su Twitter e inserendo eventuali link alle vostre condivisioni.

È MOLTO GRADITO:
-La condivisione su qualunque social network.
-La condivisione del banner che trovate qui su (semplice, ma spero efficace) sul vostro blog, se ne avete uno, ovviamente.
-Seguire il l’account del blog su Twitter.

L’estrazione e la pubblicazione dei risultati avverrà Domenica 27 tramite il sito random.org. Per questo è necessario che ad ogni iscritto venga assegnato un numero, e lo farò nei commenti.
Spero che sarà una bella iniziativa. Buona fortuna ❤

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14 pensieri su “Giveaway + Intervista all’autore: A un passo dalla vita di Thomas Melis

  1. Wooow! Complimenti per l’intervista, davvero. La trovo molto professionale, elegante e interessante. Tutto questo mi ha spinto a voler leggere questo autore che non conoscevo e, incrociando le dita e con un po’ di fortuna, partecipo al tuo primo giveaway! Mi sento molto emozionata! 🙂
    Per quanto riguarda le richieste:
    1) Al tuo blog sono già iscritta 🙂
    2/6) Ho seguito l’account dell’autore e il tuo su twitter con il nome @sofia_barboni
    3) Sto già commentando e confermando con questo post XD
    4) Ho condiviso questo articolo sulla mia pagina FB che puoi cercare sotto il nome di “Mille Splendidi Libri”
    5) Finito questo luuuuuuuuunghissimo commento andrò anche a questo bellissimo banner nel mio blog!

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  2. Bella intervista, domande intelligenti, risposte interessanti e non scontate.
    Credo di aver toccato tutti i punti necessari per il Giveaway, quindi confermo la partecipazione e condivido in pieno l’ultima risposta di Thomas. La fretta è cattiva consigliera 😉

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  3. Ciao, è un po che ti seguo e ho appena visto che anche non avendo twitter è possibile partecipare, mi piacerebbe tanto potermi aggiudicare questo ebook che da un po è nella mia lista. Dimmi tu.

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