Recensione: Trecento secondi di Patrizia Fortunati

Trecento secondi mi è stato inviato dall’autrice, Patrizia Fortunati, che ringrazio di cuore; non ve l’ho presentato perché ho iniziato subito a leggerlo, anche se ho tardato nella recensione. Sulla prima pagina ho trovato la dedica di emozioni indispensabili. Me le ha lasciate, questo è sicuro. E indispensabili è il termine giusto.

Trecento secondi

  • Titolo: Trecento secondi

  • Autore: Patrizia Fortunati

  • Casa Editrice: Falco Editore
  • Data pubblicazione: 30 Aprile 2015
  • Pagine: 174
  • Genere: 
  • Trama: Paolo Mazzini è un uomo come tanti, sposato con tre figli. Ha una famiglia, un lavoro e una vita normali. Una casa, un cane, un grande amore per la montagna e una salda fede in Dio. Una sera torna a casa e la trova vuota. Da lì inizia il suo incubo, che durerà quattro anni. Anzi sette. E tutta la vita. Scoprirà che la moglie lo ha lasciato, portandosi via i loro tre figli. Che ha sporto, con la complicità dei genitori, trentasette denunce contro di lui contenenti accuse gravissime, tra cui quella di aver abusato sessualmente dei propri figli. Inizia così il lungo calvario di Paolo. Tra avvocati, giudici, assistenti sociali e psicologi. Quella di Paolo Mazzini è una storia indelebile. Come indelebile è la cicatrice che gli riga il polso destro. Un romanzo ispirato a cento e più storie sofferte e taciute, storie che non finiscono sulle prime pagine e che, anche per questo, vanno raccontate. “Trecento secondi” è un romanzo coraggioso. Scritto da una donna, per tutte le donne e gli uomini che si sono ritrovati all’inferno. Per tutte le donne e gli uomini che fuggono e poi tornano. Per tutte le donne e gli uomini segnati da una cicatrice indelebile. Su un polso o sul viso o nell’anima. Perché abbiano la forza, sempre, di continuare la salita.

Opinione personale:

Non so se avete notato che non ho inserito alcuna definizione di genere a questo libro: non saprei proprio come descriverlo, come inquadrarlo in una categoria. La verità è che non so neanche se sia o meno un romanzo. È una storia, una storia insidiosa da leggere e da capire, carica di angoscia e di tristezza, ma anche capace di far aprire gli occhi al lettore su un tema molto complesso.
tumblr_mvz96fZGQo1rx0hvvo1_500Andiamo con ordine. Paolo è la voce di queste pagine, un padre, un marito, un lavoratore, che dopo anni si ritrova a non poter essere più nessuna di queste cose. Ciò che dividerà in due la sua vita, o forse che semplicemente le porrà fine, sarà la scelta di sua moglie, Francesca, di andare via di casa, con Matteo, Riccardo e Pietro, dopo aver sporto quattro denunce con l’aiuto dei suoi genitori. Paolo viene accusato di violenza contro la sua famiglia, fisica e psicologica, e infine anche sessuale. Nulla di tutto ciò è vero, e così tra queste pagine restano intrappolati in modo doloroso i flash di sette anni di sofferenze.

La guerra era cominciata. Una guerra che avremmo perso tutti. Che avevamo già perso tutti.

Il tema è difficilissimo, da comprendere, ma soprattutto da trattare: forse è stata una scelta insolita, quella dell’autrice, ma molto nobile. Perché, come dice lei stessa nell’introduzione, queste storie non trovano spazio sui giornali, e le vite distrutte di intere famiglie rimangono nascoste, vite di innocenza rubata, quella dei figli e quella di Paolo.
“Gli adulti spesso si feriscono a vicenda, e quando ci sono di mezzo i bambini, ne fanno il loro strumento.”, mia madre mi ha detto una cosa del genere, quando le ho spiegato la trama del libro. Aveva ragione, insieme ad un turbine di altre cose, ho avvertito intensamente quella spietatezza, quella voglia di fare del male, e una forte insensatezza che mi ha spiazzata. 
Francesca è una donna piena di controversie che si porta dietro da un’infanzia difficile; Paolo se ne innamora, di un amore che crede capace di porre un rimedio a tutto, di cancellare il buio del passato. Purtroppo non è così; purtroppo in lei, ragazza inquieta, che non riesce a trovare la sua felicità, si sveglia ben presto un bisogno di liberarsi, di punire chi probabilmente non l’amava nel modo che lei desiderava. Non voglio definirli personaggi, sono delle vere e proprie persone, forse il loro volto ne nasconde centinaia, così come la loro storia, sono autentici. Loro, e i bambini, poi ragazzi, che non saranno mai più gli stessi, che cercano un equilibrio nel caos ingiusto che li investe.

Ognuno di noi sceglie. Anche non scegliere è una scelta. Anche decidere di vivere all’angolo, in penombra, senza disturbare o lasciare traccia, limitandosi a respirare è una scelta. Tutti scegliamo. Scegliamo infinite volte ogni giorno.

La narrazione è molto particolare: non va in ordine strettamente cronologico, né tanto tumblr_nssa8gUqnA1tzfsm8o1_500meno è lineare, ordinata per così dire. Si tratta piuttosto di un flusso di coscienza (quasi) continuo, ricco di salti temporali e anche di giri di parole. Se da un lato è molto suggestivo e riesce a trasmettere tutto il dolore e l’angoscia e l’ingiustizia, dall’altro dà ancora più pesantezza a degli eventi che lo sono di per sé. Non mi sembra neanche giusto criticare questo aspetto, perché in fondo lo scopo del libro (il messaggio che io ho recepito) è quello di far conoscere una sofferenza, tante sofferenze. Ma è comunque inevitabile che in un libro abbia il suo peso.
Se cercate una lettura leggera, facile, anche gentile, lasciate perdere. Non lo è. Se volete confrontarvi con tante storie vere che non conoscevate e forse non immaginavate neanche, dovete leggerlo per forza. Vi rimarrà tanto amaro in bocca, un senso di impotenza, ma scavando anche di forza, perché c’è chi sa sopravvivere a cose inimmaginabili e anche, a volte, ricominciare a vivere.

L’abbiamo vissuta anche noi la vostra guerra. Ed è stata durissima. In qualche modo, siamo sopravvissuti. La prof di lettere una volta ci ha parlato dei soldati italiani che sono stati mandati a combattere in Russia, con addosso vestiti troppo leggeri e mal armati. Da allora ho pensato a noi tre come a quei soldati. Ho pensato che dovevamo attraversare quel deserto di neve e di ghiaccio senza nessuna protezione, senza sapere dove eravamo diretti, ma con la sola certezza che, se ci fossimo fermati, sarebbe stata la fine.

Il mio voto:

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L’autrice:
Patrizia Fortunati: Patrizia Fortunati vive e lavora a Terni. Laureata in Lettere e appassionata di scrittura, ha lavorato per oltre dieci anni nell’ambito delle politiche sociali, del volontariato e dell’associazionismo. Marmellata di prugne (2013) è stato il suo romanzo d’esordio tratto da una storia vera; nel 2015 è uscito Trecento secondi, suo secondo romanzo.

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