Bookchiacchierando: Leggete per vivere

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Roberto Saviano: Leggete per vivere

SavianoSo che pubblicando oggi questo articolo potrei vincere il premio come blog meno aggiornato dell’intero web, ma io lo devo fare lo stesso. Non so se seguite la trasmissione televisiva Amici, o se leggete frequentemente il blog di Roberto Saviano, ma se fate una di queste due cose, avrete già capito di cosa sto parlando.
Quest’anno, precisamente il 9 Maggio, Saviano, ospite di Maria De Filippi, ha dato vita ad un momento, secondo me, bellissimo: una sorta di flashmob, come lo ha definito la presentatrice. Ad ogni persona in studio è stato dato un pacchetto, da aprire contemporaneamente per scoprire che conteneva Le notti bianche di Dostoevskij. 

A quel punto, l’atmosfera bellissima era già stata creata, ma vi lascio a leggere le sue parole, o se preferite a guardare il video, che spiegano bene quale messaggio lui volesse mandare. 
Tutto ciò succedeva più o meno quando ho dato vita a questa rubrica, e dopo aver guardato il video (ed essermi commossa, ovviamente), ho deciso che prima o poi ne avrei dovuto parlare, perché è un messaggio da condividere, qualcosa che probabilmente voi pensate già, ma che è significativo vedere trasmesso i prima serata in televisione. Poi mi è passato di mente. Oggi però, facendo un giro, mi sono ritrovata a leggere il blog di Saviano (se non leggete http://www.robertosaviano.com/ vi conviene farlo perché ha una sezione intera dedicata alla cultura e ai libri, ma anche per tutto il resto), e a decidere che dovevo condividere con voi le sue parole, anche con il 90% della possibilità che le abbiate già lette o ascoltate. 

Penserete, avendo questo libro tra le mani, “Cosa c’entra? Proprio in questo momento, un libro?” Io credo che invece c’entri molto: nessuno più di un ventenne – perché questa è più o meno la vostra età – ha il diritto meraviglioso di avere un libro tra le mani.
Al libro, in realtà, si arriva da soli, lo so. Suona un po’ paternalistico il consiglio, l’indicazione “leggi”. Sembra quasi come sentirsi dire “ama veramente”, “ascolta buona musica”… Ti senti un po’ invaso quando ricevi il consiglio. Ma mi sono preso questi minuti per invitare a non guardare il libro come una montagna inscalabile, come spesso succede. Spesso si percepisce una raccolta di poesie, un romanzo, un saggio come qualcosa di complicato da affrontare. Invece io vi invito a catapultarvi nelle librerie, a “saccheggiare” libri, a mettere il naso tra le pagine, senza timore: la complessità è una delle cose più belle da affrontare nei libri. Ci sono libri terribili, orrendi, altri invece meravigliosi, ma sta a voi la scelta, ed è leggendo che si comprende la differenza.

Spesso mi è capitato di pensare, avendo un libro tra le mani, che non sono semplici parole, ma qui dentro c’è tempo: tempo per scriverlo, tempo per assaporarlo. Avete tra le mani una cosa preziosa in questo momento, non è un titolo, non è un trailer, non è un flash. Tempo, qualcosa che starà con voi per un po’, che è stato costruito attraverso il tempo. Mi è sempre sembrato, leggendo, di moltiplicare il tempo: è come se la mia vita non mi fosse mai fino in fondo bastata, e leggere mi aumentava la vita. Ma non è perché ti senti più bravo o hai più nozioni: hai più possibilità di percepire le strade dell’esistenza. Umberto Eco dice una cosa anche divertente: “Chi non legge e muore a 70 anni avrà vissuto una sola vita di 70 anni. Chi legge ne avrà vissuti 5 mila. Era presente quando Caino ha ammazzato Abele e quando Giulio Cesare è stato ucciso, e anche alla battaglia delle Termopili e quando Leopardi guardava l’infinito.”
Leggere, in qualche modo, è avere un’immortalità al contrario, è come se ci permettesse di vedere l’intero percorso che ci ha portato qui, quindi vivi di più, sei qualcosa in più.

In questi anni un po’ complicati io ho identificato la mia vita con i libri, cioè dove c’erano i libri lì sentivo casa mia. E forse è proprio per questo che ho scelto oggi di portare questo libro che, quando ero ragazzino, mi piaceva tantissimo: “Le notti bianche”, di Dostoevskij. Il protagonista ha 26 anni, e Dostoevskij non gli dà un nome: lo chiama “Sognatore”. È un ragazzo un po’ solitario, che passa la vita attraversando libri e sognando un’esistenza che sente lontana ma che cerca di avvicinare attraverso le pagine. Sogna anche un amore romantico, che sente irrealizzabile. Però, una notte, succede qualcosa. È una notte bianca.

Le notti bianche sono quelle prime notti d’estate nella Russia del nord in cui il cielo non diventa mai buio e, anzi, è chiaro. Dostoevskij inizia proprio così: “Era una notte incantevole, una di quelle notti che succedono solo se si è giovani, gentile lettore. Il cielo era stellato, sfavillante, tanto che, dopo averlo contemplato, ci si chiedeva involontariamente se sotto un cielo simile potessero vivere uomini irascibili ed irosi”…

La potenza di Dostoevskij risiede nel raccontare il sentimento, l’emozione. Qui forse è bene ricordare che non dovete dare per scontate le emozioni o i sentimenti, in molte parti del mondo non è possibile esprimere emozioni. Ci sono parti del mondo in cui baciarsi in pubblico è reato. Ci sono in molti stati delle regole durissime che impediscono alla felicità di essere espressa. Vi ricordate “Haple notti bianchepy”, di Pharrell? Giravano online diverse cover del suo video, ne hanno fatte in tutto il mondo, ovunque. Ebbene, l’hanno fatto anche in Iran: sei ragazzi decidono di fare una cover di “Happy” sui tetti di Teheran, di riprendersi, di postare online il video per raccontare al mondo che anche i giovani iraniani vogliono sorridere, giocare, danzare. La polizia si accorge di questo video, li arresta, li condanna a sei mesi di carcere e a 91 frustate a testa. Una condanna, ricevuta con la condizionale, che li costringerà a chiedere scusa sulla TV pubblica. Il reato è aver violato la morale pubblica: uomini che danzano con donne, su una musica americana… Questo è il peso specifico del provare un’emozione, del provare a condividerla. E non è l’unico caso. Pensate che pochissimo tempo fa, in Libia, i soldati dell’Isis hanno requisito strumenti musicali, tamburi. In altre zone hanno requisito chitarre. Ho portato delle foto che mostrano come raccolgono questi strumenti e gli danno fuoco perché, nella loro folle interpretazione dell’Islam, li considerano strumenti nemici.
Ecco, ancora una volta la musica, l’amore, il sentimento e la condivisione della felicità sono visti con pericolosità. E non è soltanto una questione di fondamentalismo islamico. È successo anche a Miriam Makeba in Sudafrica, è successo – in maniera diversa – a John Lennon negli Stati Uniti…

Insomma, può sembrare incredibile, ma si ha paura dell’amore, del sentimento, perché almeno per un momento, quando provi quell’emozione, pensi che le cose possano cambiare. Queste canzoni, come “Happy”, non sono canzoni di denuncia sociale, non sono dei reportage, delle accuse politiche, no, ma semplicemente ti dicono che vale la pena vivere e vale la pena vivere con felicità, e se vuoi vivere con felicità non subisci quei regimi, vuoi cambiare le cose, vuoi trasformare… È per questo che fanno paura. Ecco perché la potenza del sentimento, che è qui dentro raccontata, è una potenza rivoluzionaria: perché è una traccia che può trasformare realmente il quotidiano.

Questo Sognatore mi ha fatto pensare più volte a una frase di uno scrittore afroamericano, Ralph Ellison. A lui chiesero “Come definiresti il blues?”, e lui rispose “Il blues era quello che gli schiavi avevano al posto della libertà”. I libri in qualche modo sono al posto di qualcosa che ci manca e ci indicano il percorso per trovare quella cosa…

Per concludere, c’è un passaggio in una lettera che Gustave Flaubert scrive a una donna, in cui lui fa il più bell’invito a leggere che io abbia mai sentito nella mia vita: “Non leggete per divertirvi… Non leggete per istruirvi… No, leggete per vivere”.

Non so, mi pare superfluo aggiungere altro, è davvero un discorso chiaro, ma molto bello. Forse il modo più bello per far capire cosa vuol dire leggere, sia sul piano delle emozioni sia su quello culturale… che poi sono la stessa cosa no? Come ha detto anche lui, la potenza del sentimento ci spinge a cambiare le cose.
Non ho letto Le notti bianche, ma ce l’ho qui nella mia libreria, e ormai da qualche mese penso sempre che prima o poi dovrò leggerlo. Spero che riesca a trasmettermi anch’esso quel senso di vivere nei libri, così come il discorso di Saviano.
Come sempre fatemi sapere cosa ne pensate, perché è la parte più bella ❤
Ah, e già che parliamo del blog di Saviano, qui c’è un articolo recente che troverete sicuramente molto interessante.

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6 pensieri su “Bookchiacchierando: Leggete per vivere

  1. Bellissimo articolo: grazie per aver condiviso le splendide le parole di Saviano. Quando ero piccola ho deciso di passare un sacco di tempo tra i libri e sinora ho mantenuto la promessa ;P. PS. Mi hai fatto venire voglia di leggere Le notti bianche.

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  2. Non ho letto Le Notti Bianche, né ero informata su questo discorso di Saviano. Ma ho apprezzato tantissimo il tuo post che ho letto tutto d’un fiato…e corro a mettere Le Notti Bianche in Wishlist.
    Parole bellissime le sue, grazie di averle condivise! 🙂

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