Bookchiacchierando: Libri come medicine, si può?

Avrete notato che ormai da secoli non aggiorno la rubrica WWW…Wednesday. Ho deciso infatti di non pubblicarla più, perché mi sembra che sia diventata superflua: la usavo per aggiornarvi sulle letture che stavo facendo, ma ormai presento ogni settimana un libro diverso attraverso il teaser del martedì; recensisco i libri abbastanza velocemente e nella barra laterale vi dico cosa sto leggendo. Quindi penso di lasciar perdere questa rubrica almeno per un po’. Torna invece Bookchiacchierando, con la quale cerco di raccogliere curiosità varie. Spero che l’argomento di oggi sia interessante ❤

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Libri come medicine, si può?

Avete mai sentito parlare di biblioterapia? No? Ne stavo leggendo in un articolo pubblicato recentemente dall’Huffington Post.
Ella Berthoud e Susan Elderkin (biblioterapiste e co-autrici di Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno) la definiscono come “la prescrizione di narrativa per guarire dagli acciacchi della vita”. La concezione alla base di questa pratica è che leggere un romanzo può avere un effetto profondo sulla nostra psiche, in relazione al momento e la situazione che stiamo vivendo. Elderkin ha infatti dichiarato in un’intervista “Uno degli effetti collaterali della lettura è che vi può, in maniera incredibile e radicale, cambiare il modo in cui concepite il mondo. Abbiamo iniziato a renderci conto che molte persone, in un momento o in un altro della loro vita, avevano provato sulla loro pelle che la lettura di un romanzo li aveva portati a guardare il mondo con occhi nuovi.”
BiblioterapiaOltre all’influenza di una singola lettura, poi, ci sono i benefici del leggere in generale, che non riguardano solo l’aspetto culturale, come si è portati a credere: leggere riduce lo stress, migliora la qualità del sonno, attenua i sintomi della depressione e protegge il cervello contro l’Alzheimer. Può anche aiutare ad essere persone più empatiche, facendo sì che il lettore si relazioni emotivamente con molte situazioni e personaggi diversi. In poche parole, allena a calarsi nei panni altrui.
Dal 2008, quindi, le due donne aiutano le persone a ristabilire il loro equilibrio psicologico attraverso la lettura specifica di alcuni romanzi o generi. Hanno dato vita ad un’organizzazione chiamata School of Life, attraverso la quale le persone e seguono delle vere e proprie terapie. Alcune  si sono trovati ad affrontare esperienze traumatiche, mentre altri lo fanno solo perché amano leggere e cercano libri da cui potrebbero trarre benefici. Alcuni devono risolvere dei dubbi o delle situazioni, superare un cambiamento.
Ogni cliente deve compilare un questionario a proposito del suo rapporto con la lettura e con la biblioterapia, di ogni cambiamento che stia avvenendo nella sua vita. Poi viene coinvolto in un incontro con la biblioterapista che crea una vera e propria prescrizione letteraria personalizzata, di solito composta dai sei agli otto libri, che offrano diversi punti di vista.

Per avere un esempio, la scrittrice e antropologa sudafricana Ceridwen Dovey ha condiviso con il New Yorker la sua esperienza con la biblioterapia, incontrata grazie ad un regalo, in un articolo intitolato Può la lettura renderci più felici?

In un’epoca non religiosa credo che la lettura di storie sia una delle poche strade rimaste per la trascendenza, questa condizione sfuggente in cui la distanza fra il sé e l’universo si fa più piccola. Leggere romanzi mi fa perdere la percezione di me, ma allo stesso tempo mi fa sentire in maniera assolutamente unica me stessa.

E c’è di più, sempre Dovey, ha stillato una lista di dieci buoni motivi per sottoporsi alla biblioterapia:

  1. Avrete il piacere di descrivere a qualcuno tutti i libri che amate. E non a qualcuno che non vi ascolta o si distrae, ma a persone di grande sensibilità, realmente interessate alle vostre impressioni. (Okay, questo punto mi piace. Molto)
  2. Riuscirete a parlare di voi stessi con facilità e trasparenza, come avete fatto raramente nella vita.
  3. Parlerete anche di spiritualità, ma in un modo semplice e fuori dagli schemi. Forse, quello che avete sempre cercato.
  4. Saprete ritrovare grazie alla lettura qualche episodio di vita particolarmente rilevante su cui vale la pena di soffermarsi.489-books
  5. Riceverete consigli di lettura mirati e profondi da una persona che vuole davvero aiutarvi a superare un momento difficile.
  6. Capirete che la lettura è oggi, in fondo, una delle poche strade rimaste per avvicinarvi al trascendente, in qualsiasi modo lo intendiate. Come scriveva Virginia Woolf, infatti, il libro ci divide in due parti, perché l’atto di leggere consiste nella completa eliminazione dell’ego.
  7. Potrete sperimentare diverse forme di biblioterapia. Dai corsi di letteratura ai circoli di lettura. E tenete presente che esistono anche lezioni per carcerati e “momenti del libro” dedicati agli anziani affetti da demenza, sulla scia di quella che è stata definita una biblioterapia affettiva.
  8. Ricordate che il valore dei libri è noto dall’antichità. Come recita l’iscrizione sopra la porta della Biblioteca di Tebe, i luoghi che custodiscono i libri sono luoghi che curano l’anima. Molto dopo, alla fine del diciannovesimo secolo, Sigmund Freud si servì della letteratura per gestire il percorso psicanalitico. E i libri furono usati spesso nel corso degli anni, per esempio per aiutare i soldati di ritorno dal fronte a superare il trauma della guerra.
  9. Sappiate che il momento giusto per rivolgersi al biblioterapista è quello delle difficoltà della vita. Se la vostra carriera è in crisi, se l’amore è finito o non funziona più, se soffrite per qualcosa in modo profondo e su base quotidiana, il libro potrà non solo darvi conforto ma indicarvi una direzione, un approccio alle cose, una risposta.
  10. Forse vi stupirà scoprire che, secondo gli studiosi, esiste un fondamento scientifico alla base del ruolo benefico della lettura. Uno studio del 2011 pubblicato sull’Annual Review of Psychology e basato sulla risonanza magnetica funzionale ha mostrato come, quando si legge, risulta stimolata la stessa area cerebrale che è stimolata quando si vive direttamente un’esperienza. Significativa anche la ricerca pubblicata su Science nel 2013 che ha riconosciuto ai lettori più accaniti un grado di empatia maggiore con le altre persone. (Come avevamo già detto)

Volete uno spunto per cominciare? Le prescrizioni sono totalmente personalizzate, ma ci sono dei libri da cui ognuno di noi ne uscirebbe arricchito, secondo le due donne: 


Il buio oltre la siepe
di Harper Lee,
Madame Bovary di Gustave Flaubert,
Se questo è un uomo di Primo Levi,
Profumo di Jitterbug di Tom Robbins,
Siddhartha di Herman Hesse.

magicIn Italia un progetto equivalente è stato avviato da Rosa Mininno, psicologa e psicoterapeuta, ideatrice, nel 2006, del sito http://www.biblioterapia.it. È un sito molto ben organizzato, vi consiglio di dare un’occhiata per chiarirvi le idee. Nelle sue terapie ha scelto di integrare anche la lettura di particolari libri: “L’importante è chiarire che la sola lettura di un libro non può guarire, ma può avere una efficacia se integrata in un percorso di psicoterapia e con la scelta giusta dei testi in relazione alla situazione del singolo paziente e alla sua capacità di lettura”.
Cosa consiglia la Mininno? L’ho letto in un articolo su la Repubblica:

“Partendo dal presupposto che non esiste un libro che va bene per tutti, in assoluto, si possono dare alcune indicazioni a seconda del tipo di problema”, spiega Rossi. Cosa consigliare, ad esempio, a chi ha appena perso il lavoro? “Il libro adatto è Chi ha Spostato il Mio Formaggio? perché è un invito a sperimentare la propria imprenditorialità esplorando nuovi percorsi”, suggerisce l’esperta. E a chi sta vivendo il dolore di un lutto familiare? “Consiglio Tu non ci sei più e io mi sento giù: è uno splendido libro per tutte le età, per parlare del dopo, ma ci sono anche Oscar e la dama in rosa, per parlare degli ultimi giorni, delle cose difficili da vivere…. E poi sicuramente Ho vissuto più di un addio di David Servan-Schreiber”

Che ve ne pare? Siete scettici o convinti?
Di progetti così ce ne sono tanti, ma questi due sono quelli su cui ho trovato più notizie.

Io credo che sia una cosa fantastica, e che se davvero queste donne riescono a trovare le letture perfette per ognuno, e per ogni situazione, la lettura può essere sfruttata al meglio. D’altronde un libro scritto bene (ma anche uno scritto male) è capace di modificare l’umore in modo significativo, e anche il modo di vedere le cose. Se la sola lettura possa fare miracoli? Questo non lo so. Forse è più giusto dire che aiutano molto, a capire cose, a ascoprire, a guardare da un nuovo punto di vista. Quindi, perché no?
Se ne avessi la possibilità lo proverei sicuramente. E voi?

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14 pensieri su “Bookchiacchierando: Libri come medicine, si può?

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