Recensione: Il regno degli amici di Raul Montanari

Ultimamente mi stanno capitando tra le mani solo libri meravigliosi, quindi non posso fare altro che recensirli con entusiasmo! Il Regno degli amici di Raul Montanari è stata una piacevolissima sorpresa, spero che lo sia stata/lo sarà anche per voi ❤

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  • Titolo: Il Regno degli amici

  • Autore: Raul Montanari

  • Casa Editrice: Einaudi
  • Data pubblicazione: 17 Marzo 2015
  • Pagine: 316
  • Genere: Narrativa italiana
  • Trama: È l’estate del 1982. L’Italia ha appena vinto i mondiali di Spagna e Milano è deserta. Demo, Elia e Fabiano trovano una casa abbandonata sul naviglio Martesana e decidono di farne il loro Regno. Un posto segreto dove è possibile fumare, ascoltare i Led Zeppelin, sfogliare i giornaletti porno, scoprire il confine sottile tra complicità e gelosia, tra emulazione e rivalità. Un posto, anche, dove accogliere i nuovi amici, come Ric. Poi incontrano Valli, ed è un’apparizione. Lei è selvatica, ha gli occhi verdi, i capelli lunghi, un corpo esile chiuso in una salopette; vive in un camper con la madre e ogni giorno pesca nel canale. Senza volerlo la ragazza rompe il goffo equilibrio maschile del Regno, insinuando nel gruppo quella tensione erotica che è per tutti la grande scoperta e il grande dolore dell’adolescenza. Ma che qui genera un danno capace, in una sola notte, di cambiare il destino dei protagonisti. Mentre la pioggia si porta via l’ultima estate della loro giovinezza.

Opinione personale:

download (1)Premetto che non avevo mai letto nulla di questo autore. Così, una delle prime cose che ho pensato iniziando il libro, è stata: Niccolò Ammaniti. Sì, perché lo stile me lo ha ricordato tanto, ovviamente in modo positivo: l’ho ritrovato nel coinvolgimento che ti trasmette, nelle descrizioni, nell’amaro in bocca che ti lascia. Ma vi dirò di più: questo libro mi è piaciuto di più di quelli di Ammaniti che ho letto finora. Bellissimo, davvero.
Demo racconta vent’anni dopo, guardandosi indietro, persona l’estate che gli ha cambiato la vita. L’estate del Regno degli amici, casa abbandonata in cui trascorre le pigre giornate milanesi degli anni ottanta con Fabiano, il Profeta e Velardi. L’estate di Valli, la ragazza che vive su un albero, sulle rive della Martesana e che porta una ventata nuova tra loro. Tra i primi amori e i primi scontri, tra i problemi familiari e quelli a scuola, si snodano eventi quotidiani e eventi sconvolgenti, straordinari. 

I grandi abissi e le grandi vertigini li vivi da ragazzo, perché hai il tempo e lo spazio mentale per accoglierli.

Certo che detta così perde fascino. Infatti la trama non rende giustizia alla storia: ma che altro posso aggiungdownloadere, che non rovini tutti? Ci saranno morti, fughe, affari strani, il tutto riempito dall’entusiasmo di un sedicenne cresciuto.
Poi c’è quell’impressione costante di star leggendo una storia vera. Ma sì, dai, ho pensato, sarà autobiografico. Ho cercato anche, ma no, non lo è. Ci sono questi personaggi perfetti, sia fuori che dentro, tanto che te li immagini e riesci a conoscerli e capirli. Sarà quel guardarsi indietro che dà al tutto un’autenticità pazzesca, che nella storia ti ci ritrovi dentro. Sarà la colonna sonora, che accompagna le vicende, il rievocare di eventi sportivi e della cronaca di quel periodo: l’impressione è quella di una fotografia un po’ sbiadita, ma originale, vera. Sarà che io i sedici anni li ho passati da poco, e quei personaggi li sentivo vicini, perfetti, anche se di qualche decennio fa.

Forse uno dovrebbe assegnarsi al fatto che la stagione dell’amicizia finisce nell’adolescenza. E questo mito che ti rimane appiccicato addosso, che sia possibile affrontare il mondo insieme e volersi bene e proteggersi e non tradirsi mai, e scoprire sul cammino tortuoso della vita le cose belle e quelle spaventose sapendo che l’altro è lì, che c’è sempre, che tu per lui arrivi prima di chiunque, perfino prima della sua ragazza – questo sogno invecchiato svanisce proprio quando ti accorgi che la donna è più importante.

dusk-girl-lake-photography-reeds-Favim.com-218532E ti ci ritrovi dentro anche grazie al modo di usare le parole: ti invoglia a leggere, per scoprire tutto ciò che si può sapere,  Poi ti inchioda al muro con una rivelazione: è un crescendo continuo e poi un vortice. E quando pensi che sia finita, allora ti da quel dettaglio in più che ti spinge a fare ancora mille castelli di pensieri. 
Il finale è un colpo ben assestato: un mix di amore, amicizia, e mistero. Una rivelazione, una chiusura della vicenda, lasciando però aperto ancora uno spiraglio. Un dubbio, come è giusto che sia in un libro del genere.
Mi rendo conto di non poter aggiungere molto altro. Mi è piaciuto, molto più di quanto mi sarei aspettata, e il perché è tutto questo, ma anche di più. È esserci entrata dentro, aver sofferto, sperato e trattenuto il fiato in sincrono con Demo.
Spero che lo leggiate. Uno di quei libri che vi rimarrà sempre un po’ sotto pelle, a ricordarvi cosa vuol dire amare, cambiare, ma soprattutto cosa vuol dire ricordare e sperare. Se poi c’è un messaggio vero e proprio, per me, è stato quello della fugacità di quello che ora sto vivendo, e invece della forza di un sentimento vero. 
Una nuova perla della narrativa italiana.

Quando ti volti a guardare ciò che è accaduto nel passato è facile diventare fatalisti. Per questo le persone che hanno molti anni e molto passato sono più inclini dei giovani a esserlo. È come ho appena detto: trovi sempre un filo segreto che tiene insieme le cose, scorgi un disegno nei fatti che, a viverli istante per istante, ti sembravano semplici casualità. Ma è più probabile che ce lo mettiamo noi, questo disegno, perché niente ci terrorizza più del pensiero che la nostra vita sia dominata dal caso. Che conforto, invece, immaginare che a lato dei nostri giorni scorrano le pagine di un grande libro in cui tutto è già scritto, e che a volte si possano anche scorgere frammenti di questo libro, frasi isolate o interi paragrafi o riassunti di capitoli, se non del libro intero. Magari ci appaiono nei sogni, nelle premonizioni. O nelle linee della mano o nei simboli dei tarocchi, nelle geometrie misteriose degli astri e dei pianeti.
Riguardando ora il mio diario l’illusione si fa più forte. Mi sembra che le righe scritte in caratteri greci non siano il reportage che facevo dopo aver vissuto i fatti, ma la descrizione di ciò che doveva accadermi, il copione che mi era destinato di recitare. Anche i personaggi di un libro credono di essere liberi, in fondo.

Il mio voto:

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L’autore:
Raul Montanari: (Bergamo 1959) vive a Milano dove tiene, dal 1999, un corso di scrittura creativa strutturato su più livelli. Ha pubblicato vari romanzi, più di cento suoi racconti sono usciti in antologie e sui maggiori quotidiani e periodici italiani, insieme a diversi articoli e saggi. Collabora con i principali editori italiani e ha pubblicato numerose traduzioni dalle lingue classiche e moderne. Ha sceneggiato il film Tartarughe dal becco d’ascia di Antonio Syxty (Out Off, 2000). Per il progetto radiofonico Ricuore ha riscritto La piccola vedetta lombarda (Radiorai3, 2001).
Interviene in televisione principalmente sulla Rai, La7 e SkyTv. 

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