Recensione: La ragazza del treno di Paula Hawkins

Con qualche giorno di ritardo, oggi vi parlerò de La ragazza del treno, libro che sta riscuotendo molto successo!

La ragazza del treno

  • Titolo: La ragazza del treno (The girl on the train)

  • Autore: Paula Hawking

  • Casa Editrice: Piemme
  • Data pubblicazione: 13 Gennaio 2015
  • Prima edizione italiana: 23 Giugno 2015
  • Pagine: 378
  • Genere: Thriller
  • Trama: La vita di Rachel non è di quelle che vorresti spiare. Vive sola, non ha amici, e ogni mattina prende lo stesso treno, che la porta dalla periferia di Londra al suo grigio lavoro in città. Quel viaggio sempre uguale è il momento preferito della sua giornata. Seduta accanto al finestrino, può osservare, non vista, le case e le strade che scorrono fuori e, quando il treno si ferma puntualmente a uno stop, può spiare una coppia, un uomo e una donna senza nome che ogni mattina fanno colazione in veranda. Un appuntamento cui Rachel, nella sua solitudine, si è affezionata. Li osserva, immagina le loro vite, ha perfino dato loro un nome: per lei, sono Jess e Jason, la coppia perfetta dalla vita perfetta. Non come la sua.
    Ma una mattina Rachel, su quella veranda, vede qualcosa che non dovrebbe vedere. E da quel momento per lei cambia tutto. La rassicurante invenzione di Jess e Jason si sgretola, e la sua stessa vita diventerà inestricabilmente legata a quella della coppia. Ma che cosa ha visto davvero Rachel?

Opinione personale:

La ragazza del treno mi ha letteralmente tenuta incollata alle sue pagine. È uno di quei libri che puoi leggere per ore senza accorgerti del tempo che passa e delle pagine che scorrono.
Rachel Watson è una giovane donna divorziata che viaggia dalla periferia verso Londra e ritodownload (4)rno ogni giorno. Dal finestrino, ferma al solito semaforo, riesce a scorgere spezzoni di vita di Jess e Jason, che abitano nella stessa via del suo ex marito. Quando legge sui giornali che Jess è scomparsa, e che in realtà si chiama Megan, si ritroverà legata alla vita di Jason, che in realtà si chiama Scott, più psicologicamente che per altri motivi. A questa situazione si aggiunge il suo problema con l’alcool e quello con il suo ex marito, Tom, e la sua seconda moglie, Anna, che la renderanno poco credibile agli occhi della polizia, nonostante lei abbia visto molto da quel finestrino, e ancora di più la sera della scomparsa, solo che non riesce a ricordarlo.

L’ho letta praticamente tutta di un fiato, questa storia, e devo dire che l’intreccio creato dall’autrice mi è piaciuto molto. Dall’inizio alla fine, lascia ogni possibilità aperta, chiunque potrebbe essere il colpevole, grazie ai vuoti di memoria causati dall’alcool, grazie a incontri descritti senza dire però con chi. Ho apprezzato i continui colpi di scena inaspettati e anche il modo di scrivere della Hawkins, che è incalzante e molto adatto al genere. Praticamente sempre è carico di malinconia, nascosta anche nei momenti felici, ma è bello comunque; e il tema dei treni, binari, ferrovie e stazioni ricorre, come previsto in tutto il libro. Su e giù, su e giù da una stazione all’altra. Ammetto di essermi persa di tanto in tanto.

La vita non è un paragrafo, e la morte non è una parentesi.

Insomma, la trama di per sé mi è piaciuta, brillante fino alla grande rivelazione ma carente nel finale, che presenta una situazione un tantino banale. Ma ci si passa su, con la voglia di arrivare alla fine per mettere ogni pezzo del puzzle al proprio posto: ecco, l’abilità dell’autrice è stata quella di scombussolare ogni pezzo dell’equilibrio apparente iniziale, e di dare vita a una caccia al tesoro molto invitante.
Il problema, almeno per me, è stato il resto: il motivo principale per cui non preferisco i gialli, nonostante ne ammiri le trame geniali, è la carenza sul piandownload (5)o delle emozioni. Non intendo solo le storie d’amore, ma anche la costruzione dei personaggi, spesso stilizzati o l’interazione tra eventi e la loro psicologia. Con Una famiglia quasi perfetta avevo trovato il mix perfetto, che avevo sperato di ritrovare anche qui, perché l’inizio del libro presentava Rachel in modo molto introspettivo: invece, secondo me, mentre molti libri del genere trascurano questo aspetto a favore della trama, qui c’è stato proprio un tentativo fallito. Rachel, Anna e Megan, le tre voci narranti, parlano in prima persona, sono inserite all’interno di una loro storia personale di sofferenza e gioia, ma riescono comunque ad essere stilizzate. Sono straordinariamente uguali, deboli, assoggettate al loro uomo. Si comportano allo stesso modo, pensano le stesse cose, affrontano gli stessi problemi. Tant’è che due di loro, dopo essersi odiate a lungo, saranno alleate perfette. Più o meno in quel momento, mi sono resa conto di quanto fossero uguali. E dal loro comportamento ho anche pensato che fossero davvero dei personaggi stupidi.

…i buchi della vita non si chiudono più. Devi crescere intorno a loro, come le radici che affondano nel cemento, e devi rimodellarti attorno alle crepe.

Poi ci sono Tom e Scott: entrambi sembrano uomini perfetti, vittime della stranezza della propria moglie, premurosi, ed entrambi nascondono altro, in modo insospettabile, chi più e chi meno. Praticamente tutti i personaggi principali non sono esattamente stabili psicologicamente e questo a lungo andare toglie credibilità alla storia; ne ha infatti risentito il finale. Ma il problema maggiore è stato la ripetitività: tre punti di vista con la stessa mentalità non sono il massimo come espediente narrativo. Se poi sono carichi di tristezza, ancora peggio.
Non è proprio il libro perfetto per me, si direbbe tutt’altro, ma è stato comunque capace di catturarmi, per i motivi che vi ho detto. Quindi ve lo consiglio per una lettura interessante e piacevole, anche se non molto allegra. Perde in originalità, questo è sicuro, ed è un peccato. Ma resta sempre una bella trama thriller che mi ha lasciata soddisfatta da questa lettura.

È sepolta sotto una betulla bianca, vicino ai vecchi binari della ferrovia. La tomba è segnalata solo da un mucchietto di pietre, nient’altro. Non volevo attirare l’attenzione sul luogo in cui riposa, ma nemmeno potevo abbandonarla all’oblio. Dormirà in pace, lì: a turbare la sua quiete solo il canto degli uccelli e lo sferragliare dei treni.

Il mio voto:

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L’autrice:
Paula Hawkins: nata e cresciuta in Zimbabwe, si è trasferita a Londra nel 1989, dove vive ancora oggi. Ha lavorato per quindici anni come giornalista. La ragazza del treno è il suo prima romanzo thriller

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11 pensieri su “Recensione: La ragazza del treno di Paula Hawkins

  1. Appena concluso “La ragazza del treno” e devo dire che sta volta la pensiamo allo stesso modo 🙂 Trama soddisfacente anche se sul finale si poteva fare qualcosa di meglio, ma personaggi sempre uguali a se stessi. L’unica che a tratti mi è arrivata di più è stata Rachel, in certe pagine potevo quasi sentire l’odore dei suoi fallimenti. Le altre figure purtroppo sono state tutte solo abbozzate. In generale un libro che si legge bene. Se ti va, passa a dare un’occhiata alla mia recensione. Adesso mi butto sui gialli scandinavi con Il segreto degli angeli di Camila Lackberg, non ho mai letto nulla di suo ma ne ho visto opinioni entusiaste, vedremo! A presto

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    • Sì, la pensiamo proprio allo stesso modo! Anche io ho percepito di più Rachel, soprattutto nella prima parte. Passo immediatamente! Nel frattempo io ho proprio cambiato genere, dopo aver sperimentato un periodo un po’ thriller 🙂

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  2. Sono passata a leggere la tua recensione dopo aver finito oggi il libro io stessa. Devo dire che in parte concordo con te: a livello psicologico ci sono personaggi che non sono riuscita a digerire. *coff coff – Anna – coff coff*
    Il romanzo l’ho letto sotto periodo di esami e forse per questo non mi ha catturata così tanto: non l’ho letto in maniera continuativa. Però, onestamente, dal caso mediatico che ne è uscito fuori, mi aspettavo qualcosina di più. Sarebbe stato più interessante se si fosse scoperto che fosse stata Rachel la colpevole, in maniera inconscia magari, a causa dell’alcool. E invece no. Pazienza.

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