Bookchiacchierando: Che cos’è un libro?

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Portami con teQuando ho aperto questo blog, non avevo assolutamente immaginato quante opportunità stavo abbracciando: dalla possibilità di interagire con gli autori che leggo, a quella di poter confrontare le mie opinioni con quelle di altri blogger e lettori, passando per la gioia di riuscire a trasmettervi le mie emozioni.
Oggi ho trovato nella casella della posta in arrivo un’e-mail di Erica Surace: ho subito riconosciuto il nome, è l’autrice di Portami con te, libro che ho letto qualche mese fa e che, a dirla tutta, non mi era piaciuto poi così tanto. Il mondo di scrivere di Erica però mi aveva colpito sin da subito. Non sapevo cosa aspettarmi dal suo messaggio, ma invece è stata gentilissima e mi ha aiutata a riflettere sull’impressione che avevo avuto del suo libro: ha chiarito i dubbi che avevo espresso nella recensione e le cose che non avevo capito. Credo di doverglielo, di riportarvi quello che mi ha scritto, perché nonostante ognuno interpreti il libro a modo suo, e ne tragga i messaggi che riesce a vederci, bisogna tener conto che indipendentemente da noi, la storia ha una vita propria, ha un significato e un messaggio propri.
Potersi confrontare conerica surace un autore è una cosa bellissima soprattutto per questo, perché come ha detto lei stessa nell’email, dalla lettura nascono tanti ma tanti punti di vista. E un autore può raccogliere i nostri pensieri, può aiutarci o anche solo riflettere con noi.
Per questo vorrei ringraziarla per essere stata così disponibile!
In più ci tengo a farvi leggere il nostro scambio di e-mail perché Erica è riuscita anche a farne nascere una bella riflessione, che spero possa aver chiarito alcuni punti della mia recensione, e spero anche che possa aiutare voi a riflettere su cosa è un libro?

Gentilissima “conilibriinparadiso”, 

Sono Erica Surace, l’autrice di “Portami con te”.
Ho avuto il piacere di leggere la recensione e volevo ringraziarti per esserti presa del tempo da dedicare al mio libro, quindi anche a me. La trovo una recensione molto dettagliata e fatta con i piedi per terra, entrambi particolari che ho veramente apprezzato perché è molto gratificante essere letti con attenzione. 
Vorrei solo fare alcune precisazioni, a onor del vero, perché altrimenti la recensione potrebbe risultare fittizia agli occhi di un lettore ben informato ed essere in qualche modo “diffamatoria” per chi non si è mai confrontato con la realtà del libro (diffamatoria, in quanto non si attenga alla realtà dei fatti – studio Giurisprudenza, scusami, è quasi deformazione professionale :D).
Il libro NON È UN’AUTOBIOGRAFIA. Non c’è scritto da nessuna parte e il fatto che io utilizzi il mio nome è stata una scelta fatta su misura per poter scrivere più “senza filtri” e per metterci la faccia, in un certo senso. Anche perché un’autobiografia ha una struttura completamente diversa che non avrei mai saputo affrontare per come scrivo in questo momento della mia vita, per come metto nero su bianco, per come comunico adesso con il mondo. Ovviamente, ho preso molto ispirazione dal mio vissuto – ma nella misura in cui fa ogni scrittore ritengo (declinato poi nei diversi stili, scelte, generi, etc.). Si tratta di un romanzo di viaggio, declinato nella forma del diario che ho ritenuto più adatta per questo libro, tenendo conto di come scrivo (flussi di coscienza – sono un po’ troppo fissata con Joyce e la sua gente di Dublino). 
“Ma lo ha strutturato troppo come se fosse il suo diario personale: del tipo “Scrivo perché sono triste, cosa provo, ma non cosa è successo. Tanto lo devo leggere solo io, lo so cos’è successo!”. Ecco in quel caso lo stile usato sarebbe stato perfetto. Anche perché passa dal presente al passato come se non ci fosse un domani” 
Il fatto che a te non sia piaciuto mi dispiace tantissimo. Spero sarà di tuo gradimento il prossimo. Ma volevo ringraziarti davvero per le critiche perché le ho trovate assolutamente costruttive. Mi sembri una persona veramente sveglia e con acume, sicuramente. Per questo, ti pongo di fronte ad una riflessione che sono sicura potrà dare una visione più nell’insieme:
“Ma il loro scopo è essere dei post e delle pubblicità. Non dei libri.
La vera domanda a questo punto è: che cos’è un libro? Che cosa distingue del materiale per essere definito “da post” o “da pubblicità”. Quasi come se fosse declassato. 
“Molte volte ho avuto l’impressione di leggere quei lunghi post su facebook, quelli che dovrebbero essere commoventi, e che condividi solo quando sei un po’ giù di morale.” 
Perché si scrivono questi post? Perché si scrivono i libri? A mio parere, la risposta è univoca. Per comunicare. Però vorrei sapere il tuo parere. Perché se essere da “post” o da “pubblicità” è un qualcosa di meno rispetto ad un libro (questo è ciò che ho inteso, o comunque che sia qualcosa di diverso; che i contenuti per un libro debbano essere diversi) a me va bene esserlo. Perché quando qualcuno pubblica qualcosa du Facebook, Instagram o chissà che penso che stia comunicando al mondo una parte di sé e, se queste persone leggono una parte di loro stesse nelle mie parole, io non potrei essere più contenta. 
Ad ogni modo, scusa, mi faccio prendere molto mentre scrivo e questa mail è già lunghissima. Mi piacerebbe avere il tuo parere riguardo a questo punto perché lo ritengo uno snodo interessante della questione “che cos’è un libro? che cosa determina i suoi contenuti?”. 
In più, mi sarebbe piaciuto darti delle risposte per i dubbi che hai avuto nei confronti del libro, della trama e della storia in generale, che ovviamente per te non sono stati di chiara lettura, credo però che non ci sia una vera spiegazione dell’opera. 
Non appena ho pubblicato “Portami con te”, sapevo cosa avevo scritto, sapevo il messaggio del mio libro – la consapevolezza e l’indipendenza del singolo, il percorso verso la liberazione dagli standard imposti dalla società (scrivere un libro dove ogni capitolo presenta un ragazzo diverso non va bene – e parliamo di fiction comunque -, ma passare ore al giorno su siti di incontri e uscire ogni sera con qualcuno di diverso, sì) -, ero cosciente di tutto questo. Poi ho cominciato a ricevere mail, messaggi su Facebook e Tumblr e ognuno ci aveva letto qualcosa di diverso. Quanto può essere meraviglioso l’essere umano? Meraviglioso, complesso e diverso. 
Sono giunta quindi alla conclusione che ci siano moltissime verità e interpretazioni e che ognuno – di fronte ad un libro, a questo ammontare di pagine bianche sporcate dall’inchiostro, che detto così sembra non sia molto, ma quanta vita che c’è in realtà! – possa leggere sé stesso in ogni diversa storia, a seconda del proprio vissuto, delle proprie aspirazioni e delle proprie verità. 
Mi piace confrontarmi con chi mi legge. Quando posso c’è di mezzo una tazza di caffè, un telefono, altrimenti un computer. Bisogna accontentarsi. Ma per il tempo che hai dedicato alla lettura del mio libro e ad una recensione così specifica e ben fatta, credevo fosse giusto scriverti questa mail nella speranza che tu non trovi offensivi o lesivi i contenuti – si tratta di riflessioni. 
Ti auguro il meglio ed un blog in ascesa perché è veramente ben fatto (lo condividerò al più presto e suggerirò a tutti gli amanti del genere) e il vero potere non lo danno i soldi, la fama o chissà che, ma la cultura. E leggere è sicuramente il primo passo. 
Un abbraccio forte, 
Erica

Ciao Erica, sono molto felice che tu mi abbia scritto. Credo che potersi confrontare con l’autrice di un libro che abbiamo letto e vissuto sia davvero una delle cose più belle, e devo ringraziare l’esperienza del blog se ho potuto farlo così spesso negli ultimi tempi.
Sono io, comunque, che ti ringrazio per aver letto la mia recensione e per avermi scritto e soprattutto per aver capito tutto quello che intendevo dire, senza prendertela.
Ho amato il tuo modo di scrivere, davvero, e anche per questo mi è dispiaciuto non essere riuscita ad appassionarmi di più ai contenuti e alla trama. Probabilmente non è completamente il mio genere.
Per quanto riguarda la questione “Che cos’è un libro?”, credo che tu abbia ragione, che sia un mezzo di comunicazione importantissimo, perché comunica tante, ma tante emozioni. Allo stesso modo è vero che un post su Facebook, o una didascalia su Instagram hanno la stessa funzione, quella di comunicare e in alcuni casi di comunicare emozioni. Te lo dico con il cuore, perché io stessa ho scelto il mio blog come mezzo per esprimermi e per arrivare agli altri, e ogni volta che scrivo cerco di trasmettere quello che ho provato leggendo un determinato libro o quello che penso su temi e questioni varie.
I libri, non tutti, ma quelli che raccontano una storia, si pongono un obiettivo in più, che è quello di comunicare attraverso una trama, di fare letteratura. Sono i personaggi, le situazioni e le vicende a parlare da sé.
Io credo che tu ci sia riuscita benissimo, a sviluppare una storia che si intrecciasse con il messaggio, perché nonostante io abbia scritto di non essermi trovata d’accordo su alcune riflessioni, comunque quelle riflessioni le ho afferrate. Il mio
“Molte volte ho avuto l’impressione di leggere quei lunghi post su facebook.”, si riferiva ad alcuni passi del tuo libro in cui ho trovato queste lunghe riflessioni che sembravano non andare a parare da nessuna parte. Voglio dire: quando scrivo un post su Facebook, magari esprimo semplicemente ciò che penso in quel momento; quando pubblico un articolo sul blog, mi riferisco invece ad un libro che ho letto; e se penso alle riflessioni di un romanzo, le trovo più spontanee quando sono collegate alla trama. Questo non significa che le tue non siano molto belle, e non significa che non sia andata a rileggere più e più volte l’inizio del primo capitolo del tuo libro, o l’ultimo. Ma quando le ho lette la prima volta, le ho trovate inadatte, quasi forzate se devo essere sincera.
Pensandoci ora, soprattutto dopo aver letto la tua email, posso dirti che semplicemente non mi sono trovata bene con il genere, che prevede riflessioni abbondanti e a cui non sono abituata, e che forse mi hanno distolta dalla trama. Perché non si può negare che se uno degli elementi di un libro non ci piace, va a rovinare anche tutto il resto.
La tua email mi ha un po’ spaventata all’inizio, ma dopo averla letta posso solo ringraziarti e stimarti per la voglia che hai di confrontarti con chi ti legge, capire le loro impressioni, di imparare e far imparare cose nuove.
Ti ringrazio anche per i complimenti sul mio blog. E se non è un problema, mi farebbe molto piacere pubblicare in un articolo questa e-mail, o anche solo la riflessione che hai fatto, perché credo che sia davvero utile.
Un abbraccio,
Dalì 🙂

Ecco, succedono cose belle e inaspettate continuamente. Soprattutto inaspettate.
Un libro è come una canzone, come un quadro, che a differenza di un post su facebook, sono più che un semplice veicolo per il nostro messaggio. Sono essi stessi parte del messaggio. E, sì, devono comunicare ma anche fare molto di più. 

Ecco perché ho criticato alcuni passaggi del libro che stonavano un po’. Ma ho anche definito il resto come poesia, indipendentemente dai miei gusti…
Per voi che cos’è un libro? Che cosa fa di semplici pagine scritte, un libro?

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