Recensione: Il sentiero della mano sinistra di Annalisa Di Piazza

Buona domenica a tutti!
Sono riuscita, per la prima volta dopo molto,, a terminare un libro nel tempo che mi ero promessa: una settimana. Il sentiero della mano sinistra, che sto per recensirvi, mi è stato mandato dall’autrice, Annalisa Di Piazza, e sono stata molto molto contenta sia della richiesta, sia del libro 🙂

ilsentiero

  • Titolo: Il sentiero della mano sinistra

  • Autore: Annalisa Di Piazza

  • Casa Editrice: Silele Edizioni
  • Data pubblicazione: Settembre 2014
  • Pagine: 226
  • Genere: Giallo
  • Trama: Una mattina di scirocco Mimmo Abbate, palermitano ispettore della polizia scientifica, viene chiamato sul cellulare di servizio: è stato trovato un cadavere alle case Rocca, un gruppo di case diroccate vicino al parco della Favorita. La vittima è un bambino di otto anni, il cui cadavere viene trovato in uno scenario di simboli satanici e con delle strane incisioni sul corpo. L’indagine viene condotta da Mimmo insieme ai colleghi della scientifica Mario Barresi e Costanza Marcella Bivona, e ai colleghi della mobile Leonardo Bennici e Stefania Mannino. Ma la soluzione del caso, pare tutt’altro che agevole, e l’assassino è pronto a colpire ancora, con la medesima efferatezza.

Opinione personale:

Mimmo, Leonardo, Stefania, Marcella e Mario sono una squadra, una squadra coi fiocchi. Indagano senza sosta sul loro caso in una Palermo che non conoscevo, ma che mi ha colpita tantissimo. Satanismo, pedofilia, furti, varie piste si intrecciano e si srotolano tra le strade della città, i luoghi diroccati e gli ambienti più disparati.
La cosa che himages (1)o amato di questo libro, fin dall’inizio, sono stati i personaggi, tutti i personaggi. Anche le semplici comparse, chi è presente nel libro solo per poche pagine, lasciano un’impronta ben precisa, sono colti in un momento della loro giornata e della loro vita da cui emergono tanti piccoli dettagli adorabili. O meglio, è l’autrice a farli emergere: dal giardiniere che si trova al parco, fino al prete che aiuta nelle indagini, tutti hanno una storia, delle passioni o debolezze che non vengono presentate  prepotentemente e senza uno scopo, ma con eleganza e arricchiscono la narrazione, senza appesantirla. Basta pensare che anche la giovane coppia che trova uno dei corpi viene ritratta nella loro emozione da primo appuntamento, per capire quanto siano belli (sì, non trovo un aggettivo migliore) i protagonisti con le loro paure, le loro famiglie o solitudini, le loro controversie mentre si avvicendano tra la vita lì fuori e quel lavoro pesante che li fa soffrire, sentire inutili, a tratti disgustati, ma in cui ci mettono l’anima.

Fate di tutto per opporvi agli eventi ed essere decisivi nelle vostre azioni nel mondo. Il diavolo si cela anche nella mancanza di coraggio.

Nelle prime pagine mi sono trovata a pensare che presentare i personaggi principali così, tutti insieme in tutte le loro sfaccettature fosse innaturale, che togliesse gusto al libro. Ma non è così: di solito mi piace imbattermi in volti sconosciuti che imparo a conoscere poco a poco, ma questa volta è stato nuovo e altrettanto piacevole conoscerli bene fin dall’inizio per poi riuscire a prevedere le loro emozioni e le loro azioni, per comprenderli. Contemporaneamente sono riuscita anche a cogliere la schiettezza dell’autrice che dà originalità al libro e che influenza anche questa scelta. Non voglio fermarmi a descrivervi tutti i personaggi, non sarebbe giusto nei confronti del libro stesso che lo fa alla perfezione, ma non posso evitare di soffermarmi su Marcella, la giovane (o almeno io l’ho vista così, perché non si fanno riferimenti all’età) agente che mi è piaciuta di più: è sola, ma alla ricerca di una felicità che inspiegabilmente non riesce a raggiungere. Furba, forte, ma anche passionale, al contrario delle apparenze.
palermoCome ho detto all’inizio Palermo e la Sicilia in generale sono una presenza costante, più di un semplice sfondo: c’è quel dialetto che si presenta nei momenti di maggiore tensione, i luoghi che si succedono fuori e dentro la città, c’è il mare con i gabbiani, lo zolfo nei giacimenti, pub e parchi che sono poi solo piccoli stralci di prato.
Non leggo molti libri di genere giallo, mi piacciono ma non sono i miei preferiti, ma a proposito di questo devo dire che la trama, l’indagine è tessuta alla perfezione. Ogni possibilità è vagliata fino all’ultimo, per quanto assurda o moralmente insopportabile. Sospettati con motivazioni validissime, ma non abbastanza, vittime collegate tra loro da un filo invisibile, false piste seguite con tutto l’ardore possibile e poi smentite, per dover ricominciare da capo. Ma io ci ho creduto a quelle false piste, ho pensato di individuare il colpevole, ho spalancato gli occhi davanti alle smentite più insospettabili. E la parte più sfiziosa è stato riuscire a capire il vero colpevole, ma restare con quel dubbio alla gola fino all’ultima riga, che è ancora un altro colpo di scena.

L’idea che qualcuno potesse attraversare il mare della vita per poi ritrovarsi da solo gli sembrava terrificante.

Cosa non ho amato: quella forzatura nei discorsi, soprattutto nella prima parte. Ho avuto la netta sensazione che chi parlava stesse leggendo direttamente da una pagina dell’enciclopedia Treccani, o da un trattato sulla filosofia. C’è molta cultura in tutto il libro, perché il caso coinvolge così tanti ambiti, ma non ho trovato credibili tante frasi pronunciate, che forse sarebbero state meglio in bocca al narratore. Poi, probabilmente per sdrammatizzare, ho trovato frasi del tipo “Ma che te lo sei imparato a memoria?”, ma comunque il ritmo ne risente, e io come lettrice, ho fatto un passo indietro chiedendomi, ma chi sta parlando in questo momento?
Cos’altro ho amato:  ho riempito l’ebook di frasi evidenziate! La profondità di alcune riflessioni è sensazionale, images (2)tutto è attualizzato, si parla di società, di madri, di solitudine, di volontà. Si parla continuamente di convenzioni, di qualunquismo: c’è una coppia omosessuale tra i personaggi principali, che pensano all’avere un bambino. Gli spunti di riflessione sono forti e molti. Ci sono citazioni inserite qua e là, che contribuiscono a creare collegamenti e motivazioni nelle indagini. E poi quell’ironia che fa sorridere spesso e volentieri e che alleggerisce momenti pesanti, un po’ amara forse, ma terribilmente efficace.
Ultima nota negativa ve lo giuro, che dispiace anche a me farle: l’epilogo è così insensibile sotto alcuni punti di vista. La risoluzione di un caso che toccava alcune persone da vicino (non posso spiegarmi meglio, altrimenti farei uno spoiler di dimensioni assurde), sembra lasciare poche tracce nella sfera emozionale. Dà solo spiegazioni in più, chiarimenti tecnici. Si lascia da parte tutto quell’intimo coinvolgimento che c’era stato tra indagini e persone, che le aveva costrette a passare notti insonni.
Basta non aggiungo altro, ho parlato (scritto) fin troppo. Leggetelo, vi assicuro che sarà un viaggio bellissimo dentro luoghi e persone, e che vi lascerà uno sprazzo di genialità che emerge da ogni pagina.

Pensaci Marcella. Ha quasi realizzato il suo sogno e se l’è visto sfuggire di mano. Un uomo può davvero sopravvivere indenne a questo? Non è meglio, allora, lasciare i sogni  lì dove sono? Se arrivi a sfiorarli per perderli non solo non li hai realizzati, ma non hai più nemmeno nulla da sognare. Ti rimane solo il rimpianto.

Il mio voto:

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L’autrice:
Annalisa Di Piazza: è nata a Palermo 45 anni fa. E’ sposata ed ha due figli. Da anni vive e lavora in provincia di Bergamo. Ha alle spalle diverse pubblicazioni a contenuto giuridico. Il sentiero della mano sinistra è il suo primo libro di narrativa.

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