Recensione: Le nove chiavi dell’antiquario di Martin Rua

  • Titolo: Le nove chiavi dell’antiquario

  • Autore: Martin Rua

  • Casa Editrice: Newton Compton Editori
  • Data pubblicazione: 5 Settembre 2013
  • Pagine: 381
  • Genere: Thriller
  • Trama: Gerusalemme, 1118. Alcuni monaci del neonato Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo, più tardi noti come Templari, fanno una scoperta inquietante nelle viscere del Monte del Tempio. Berlino, 1945. Un gruppo scelto di uomini si inoltra nella capitale del Terzo Reich devastata dai bombardamenti, per recuperare un prezioso manufatto. Napoli, 2012. La vita dell’antiquario Lorenzo Aragona procede tranquilla, finché una giovane donna dell’Est, comparsa misteriosamente, lo trascina in una drammatica vicenda dai risvolti esoterici. Ma chi è veramente Anna Nikitovna Glyz e che cosa lega suo nonno al nonno di Lorenzo? Per scoprirlo, i due iniziano un viaggio seguendo tracce e simboli da interpretare e decifrare. Un viaggio che, da Gerusalemme a Berlino, porta a Napoli e a Kiev, fino a Roma, e che presto assume i contorni di una fuga. Perché tutti gli indizi che Anna e Lorenzo trovano conducono a un misterioso e millenario enigma… il Codice Baphomet. Cosa si cela dietro questo antichissimo arcano ideato e tenuto segreto sino a oggi dai leggendari maghi caldei?

Opinione personale:

Le nove chiavi dell’antiquario è un libro piacevole. È scritto molto bene, in modo scorrevole, quasi mai noioso. Lorenzo Aragona, antiquario disordinato e sempre alla ricerca di azione, dopo essere stato drogato e ingannato per mesi,  si ritrova ad essere il protagonista di un’indagine alla ricerca del Baphonet che lo porterà a conoscere un mondo mistico, a cui suo nonno era molto legato, un mondo conosciuto fin dall’anno 1000 dai templari, riscoperto durante la seconda guerra mondiale e trasmesso fino ai nostri giorni da preti esperti nelle scienze esoteriche, dei quali fa parte addirittura il Papa. La trama è ben strutturata, gli intrecci sono perfetti, tanto che alla fine del libro ogni pezzo del puzzle trova il suo posto senza sforzo. Non è però molto coinvolgente: dato il genere, mi aspettavo di trovarmi spesso con il fiato sospeso!
I luoghi della narrazione sono diversi: Napoli, Zurigo, Kiev per poi tornare in Italia a Roma. Proprio per quanto riguarda i luoghi del nostro paese, l’autore è riuscito ad evocarli in un modo sensazionale: mi è piaciuto davvero molto il modo in cui sono stati descritti i percorsi attraverso le due città, e come i luoghi e  le loro storie vengono inseriti nella trama principale.
Lorenzo, il protagonista, l’ho immaginato come un uomo buono, sognatore, innamorato di sua moglie (che sarà il motivo che lo spingerà ad avventurarsi in quell’assurda impresa) e della sua vita. In alcuni punti il suo comportamento mi è apparso un po’ forzato, così come le frasi pronunciate…ma solo di tanto in tanto. Anna, la sua compagna di avventura, è una donna forte, misteriosa, e lo resta ancora dopo la fine del libro. Durante la storia sarà vittima di una vicenda drammatica, e al contrario di quello che mi aspettavo non viene dato molto spazio ai suoi sentimenti. Per gli altri personaggi non ho niente da dire, non perché siano impeccabili, ma  perché sono solo uno sfondo: i cattivi sono tutti cattivi e basta, i buoni sono tutti buoni e basta. Fatta eccezione per Woland, il nemico numero 1: mi è piaciuta la sua caratterizzazione, motivata e complessa, tratteggia
Mi dispiace dire che ho altre note negative: non ho letto molti libri di questo genere, e nonostante questo l’argomento mi dà l’impressione di già sentito troppe volte. I templari, il tesoro da proteggere, gli indizi da decifrare con un codice, la corruzione nella Chiesa… Non dico di essermi annoiata, ma era tutto prevedibile. Nelle note finali, anche l’autore scrive di essersi ispirato ad altri libri, ad altre storie. Inoltre la parte storica che c’è dietro il Baphonet viene raccontata almeno una decina di volte, sempre in modo uguale, ogni volta da un diverso personaggio!!
Il finale mi ha un po’ delusa, l’ho trovato banale: essendoci un seguito, uscito proprio il mese scorso, mi aspettavo un colpo di scena, qualcosa che spingesse a leggere immediatamente La cattedrale dei nove specchi, ma non è stato così.
Lo leggerò comunque! Ma aspetterò perché ho altri libri che non vedo l’ora di leggere. Ve lo consiglio per una lettura leggera ma interessante sotto il profilo storico.

“Ciascuno di noi conserverà una chiave e un simbolo; noi che siamo i nove fondatori del nostro Ordine, come nove erano coloro che accompagnarono l’Architetto nel suo ultimo viaggio, custodendone anche il segreto più tremendo. Prendiamo tutto e richiudiamo per sempre questa grotta.”

Il mio voto:

L’autore:
Martin Rua: È nato a Napoli dove si è laureato in Scienze Politiche. I suoi studi si sono concentrati particolarmente su Massoneria e alchimia. I suoi romanzi sono in bilico tra avventura ed esoterismo. Le nove chiavi dell’antiquario è il primo romanzo della Parthenope Trilogy, La cattedrale dei nove specchi è il secondo.

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4 pensieri su “Recensione: Le nove chiavi dell’antiquario di Martin Rua

  1. Grazie per aver letto il mio primo lavoro e per averne messo in evidenza anche i lati negativi. Lo apprezzo e spero di averne fatto tesoro nel seguito.
    Seguitemi su Twitter e Facebook se v’interessa avere notizie sulle mie prossime pubblicazioni e gli eventi ai quali parteciperò.
    Un abbraccio!
    M

    Mi piace

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